
"Holly e Benji - Due fuoriclasse", oggi trasmesso con il nome originale del manga da cui è tratto, "Capitan Tsubasa" - .
18 maggio 2026 - 17:34
6 minuti
Michele NovagaÈ un giorno qualsiasi della settimana in via Ulrico Hoepli nel centro di Milano. Passanti e turisti camminano sotto ai portici della strada che dal 1959 porta il nome di quel libraio svizzero arrivato a Milano nel 1870 poco più che ventenne dal cantone Turgovia per rilevare una piccola libreria per 16’000 lire. La Hoepli è aperta, i suoi commessi librai sono, come sempre, tutti al proprio posto, i clienti entrano.
Ma un clima mesto si avverte già dall’entrata. La storica insegna luminosa laterale blu, che nei giorni scorsi aveva già perso l’accensione di una lettera, oggi è spenta del tutto. Sulle vetrine, tra i cartelli di rivendicazione affissi dai dipendenti come “Difendiamo il patrimonio culturale e professionale” e “Milano insisti Hoepli resisti”, “I lavoratori e le lavoratrici non si liquidano!!!”, anche quello che annuncia la liquidazione totale con uno sconto del 50% su tutti gli articoli. Un dettaglio che è di per sé una sentenza perché certifica, ufficialmente, la chiusura della libreria.
Il prologo di The population bomb non lasciava spazio a dubbi: «La battaglia per sfamare tutta l’umanità è perduta. Negli anni Settanta il mondo subirà carestie, centinaia di milioni di persone moriranno di fame nonostante qualsiasi programma d’emergenza avviato ora. Niente potrà impedire un sostanziale aumento del tasso di mortalità mondiale».
Concetti che Ehrlich ribadì in numerose interviste: «Se continuiamo a far crescere la popolazione, se continuiamo a sfruttare i paesi sottosviluppati e a inquinare è molto difficile per me immaginare che il mondo stia in piedi per più di un altro decennio o poco più»; «entro i prossimi quindici anni arriverà la fine: per fine intendo un crollo totale della capacità del pianeta di sostenere l’umanità».
Nell’anno di pubblicazione del volume di Ehrlich vivevano nel mondo 3,5 miliardi di persone, più che raddoppiate da inizio secolo e quasi quadruplicate rispetto al 1800.
È trascorso da allora più di mezzo secolo e la arrampicata in verticale della popolazione è continuata. Nel 2022 abbiamo superato il traguardo degli 8 miliardi di abitanti.

Ma non solo la catastrofe prevista dal biologo statunitense non si è materializzata. È accaduto il contrario.
Se prendiamo in esame tutti i principali parametri che descrivono quantitativamente le condizioni di vita sulla Terra vediamo come il miglioramento già in atto da un secolo quando il bestseller venne dato alle stampe è proseguito fino a oggi.
Partiamo dalla disponibilità di cibo. Nel 1968 l’apporto calorico medio disponibile nel mondo era pari a 2.300 kcal; nel 2023 ha raggiunto il valore record di 3.006 kcal.

Si è quindi registrata una forte riduzione del tasso di mortalità causato dalla denutrizione: nel 1980 esso si attestava nel mondo a 11,6 vittime per 100mila persone; nel 2023 è risultato pari a 3. In Africa si è passati da 31,8 a 6,7 con una riduzione del 79%.
La mortalità infantile che in epoca preindustriale era pari ad almeno il 50% era già stata più che dimezzata a metà del secolo scorso; da allora si è verificata un’ulteriore drastica riduzione che ha portato all’attuale valore di 3,6% nel mondo (e il 6,3% in Africa).
Negli ultimi decenni è altresì proseguito con regolarità – con la notevole eccezione del biennio 2020-21 come conseguenza della pandemia – l’aumento della aspettativa di vita che ancora all’inizio del secolo scorso era pari a soli 34 anni e che nel 2023 ha raggiunto i 73,2 anni.
Nel 1968 una persona su due viveva al di sotto della soglia di povertà assoluta, oggi meno di una su dieci; il reddito medio procapite è triplicato.
Nonostante l’accumularsi di evidenze empiriche di segno opposto alle sue previsioni, Ehrlich non ha mai rivisto la propria posizione; al più, ha concesso di avere sbagliato l’orizzonte temporale e il New York Times ha scritto due giorni fa che le sue previsioni si sono rivelate “premature”. Verrebbe da dire, con il conte Mascetti di Amici Miei, più che premature, prematurate.
Ehrlich sembra non aver voluto riconoscere la fallacia della trappola malthusiana ed essersi ostinato a vedere nell’uomo solo un consumatore di risorse e non anche, anzi soprattutto, un creatore e un risolutore di problemi come a più riprese sostenne il suo forse più tenace oppositore, l’economista Julian Simon: «Ogni uomo in più che nasce è una bocca in più da sfamare, ma anche un cervello in più e due mani in più per lavorare». Simon sosteneva che, lasciando gli uomini liberi di interagire e
garantendo il rispetto del diritto di proprietà, «le condizioni materiali della vita continueranno a migliorare per la maggior parte delle persone, nella maggior parte dei paesi, la maggior parte del tempo, indefinitamente».
E, lungi dal considerarla un “cancro” come il suo oppositore, considerava la popolazione l’unica risorsa davvero scarsa come, forse troppo tardi, stiamo comprendendo solo oggi di fronte a uno scenario che non è più quello della bomba (carta) ma di una incipiente deflagrazione demografica.

"Holly e Benji - Due fuoriclasse", oggi trasmesso con il nome originale del manga da cui è tratto, "Capitan Tsubasa" - .
E tale diritto non l’hanno neppure i sindacati: alcuni di loro, invece, si atteggiano e si comportano come i padroni dell’istruzione e dell’educazione dei giovani italiani. Un pensiero abusivo.
Proprio in questi giorni, abbiamo letto e sentito molte voci che, attaccando i diritti della famiglia, vorrebbero escluderla da ogni rapporto con la scuola. Come sempre, questi insani tentativi anticostituzionali di emarginare la famiglia da uno dei suoi compirti fondamentali (istruire ed educare) prendono spunto da alcuni infelici episodi in cui alcune famiglie (in nettissima minoranza) mettono in atto comportamenti che devono essere assolutamente condannati. Ma la condanna di alcuni episodi patologici non può arrivare fino al punto di oscurare il sacrosanto diritto delle famiglie, proclamato anche da tutte le dichiarazioni dei diritti umani oltre che dalla nostra legge fondamentale. Equi occorre dire, anche con una certa tristezza, che è innanzi tutto la famiglia che deve riprendere coscienza di essere lei la titolare del diritto all’educazione. Purtroppo, molte famiglie sono state rese convinte che, invece, il diritto all’educazione spetti allo Stato, a cui, purtroppo, delegano ogni iniziativa.
È giunto il tempo, allora, che sia la famiglia stessa a ribellarsi di fronte a questo clima anticostituzionale, facendo valere, in modo saggio e discreto, tutti gli strumenti legittimi e costituzionali per riaffermare con orgoglio il diritto al compito che la natura e la Costituzione le assegnano. Forse vale la pena ricordare ciò che scrisse il grande san Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio: “Famiglia, diventa ciò che sei!”. In particolare, è bene ricordare ciò che il Papa scrisse al punto 44: «Il compito sociale delle famiglie è chiamato ad esprimersi anche in forma di “intervento politico”: le famiglie, cioè, devono per prime adoperarsi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere “protagoniste” della cosiddetta “politica familiare” ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza».
Tutte le componenti della famiglia, quindi, nonni compresi, sono tenuti, anche nella vita scolastica, a non far mancare la propria voce (espressa in modo civile e paziente), opponendosi a tutti coloro che, portati dalle correnti dell’attuale pensiero statalista, tendono ad eliminare la famiglia dalla sua presenza nella scuola. Si tratta di una questione fondamentale, che coinvolge le fondamenta stesse della democrazia. Ricordiamo, ancora, che sono i regimi totalitari che si appropriano indebitamente di ciò che spetta solo alla famiglia. Mi pare che il ministro Valditara abbia positivamente le idee chiare in proposito, ma che il clima culturale e burocratico che si respira nel complessivo mondo della scuola non lo aiuti.
Peppino Zola
(ad esempio 25 °C invece di 25 °C), il Template:Spazi (ad esempio 25{{spazi}}°C) oppure utilizzando il Template:M;Per ulteriori approfondimenti, si veda Sistema internazionale di unità di misura.
Alcuni esempi di errori comuni e notazioni non SI da evitare sono:
A questo vorrei aggiungere che la frase messa così è di una banalità che va giusto bene per venire condivisa da hippy e complottisti vari. Soggetti che non sono interessati a comprendere la complessità della realtà, ma solo a veder confermati i propri pregiudizi.
Se tra i vostri insegnanti a scuola, tra i vostri colleghi al lavoro, tra i vostri amici, avete soggetti che condividono false citazioni come questa, state certi che alla stessa maniera non verificano buona parte degli altri contenuti che condividono. Potete dare loro materiale, falso o vero che sia, basta che sia in linea coi loro bias (pregiudizi) e state sicuri che lo condivideranno e saranno pure disposti a discutere per difenderlo anche se fosse dimostrato falso. Perlomeno il web ci permette di analizzare questi comportamenti: una volta per fare ricerche di questo genere servivano strutture non alla portata di un semplice blogger.
Ascoltare la voce di chi soffre patologie gravi rimette al centro la prospettiva umana, rimossa da un approccio procedurale. E fa capire che...