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mercoledì 25 giugno 2025

Legge 40. Vent’anni fa il referendum: cosa abbiamo imparato?



La consultazione del 12 e 13 giugno 2005 vide fallire il tentativo di cancellare le regole sulla procreazione assistita varate un anno prima. Anche grazie alla mobilitazione unitaria dei cattolici


Uno dei manifesti realizzati da Scienza & Vita nel 2005 per il referendum sulla legge 40

Il 12 giugno 2005 – vent’anni fa – gli italiani venivano chiamati a esprimersi sulla legge 40 che da poco più di un anno aveva steso una rete di principi, norme e sanzioni nel terreno prima del tutto privo di regole della fecondazione assistita. A votare si recò poco più di un quarto degli elettori, un dato nettamente inferiore alla partecipazione a ogni altro referendum. Il segno del pieno successo della campagna per il “non voto” consapevole e informato promossa dall’associazionismo cattolico per mettere in salvo una legge che cattolica di certo non era ma che conteneva alcuni principi elementari di salvaguardia della vita umana.
Non andare al voto non fu un segno di disinteresse o indifferenza: al contrario, fu l’esito di un’opera informativa vastissima, che coinvolse la base del mondo cattolico, dalle parrocchie alle sigle del laicato impegnato nel sociale, in una prova di unità e condivisione che è rimasta come un punto di riferimento.

Tornare alle motivazioni e al clima di quella stagione serve a capire meglio anche il presente, con sfide che sul fronte della bioetica si sono nel frattempo assai estese. Per il rilievo dei temi che vent’anni fa tutto il Paese affrontò e sui quali si pronunciò è utile ricordare lo spirito e i contenuti dell’impegno che percorse i mesi di avvicinamento alla scelta degli elettori.
Paola Binetti era presidente del Comitato Scienza & Vita (poi Associazione e oggi Centro studi) insieme a Bruno Dallapiccola, al centro della mobilitazione dei cattolici. Di quell’esperienza che poi si tradusse in un impegno diretto in politica ci offre la riflessione che qui pubblichiamo (e che su Avvenire del 12 giugno è uscita insieme a un articolo di Paola Ricci Sindoni, che le succedette alla guida di Scienza & Vita, e a un’analisi sui vent’anni di “è vita”, la sezione di bioetica di Avvenire che nacque proprio durante la campagna referendaria come strumento di informazione).

Il 12 e 13 giugno 2005, giusto vent’anni fa, ci fu il referendum sulla fecondazione assistita, in cui non fu raggiunto il quorum, perché oltre il 75% degli italiani non andò a votare, mentre l’80% di chi votò chiedeva di cancellare i divieti della legge 40. Una prima domanda – ancora oggi – riguardava il valore di un referendum abrogativo, se con il tempo il tribunale può vanificarne il senso e il significato. Il risultato vent’anni fa fu chiarissimo e contribuì, allora, a comprendere quale fosse la volontà degli italiani, ma, ciò nonostante, negli anni successivi i tribunali ribaltarono in gran parte la volontà popolare.

Il referendum popolare sulla legge 40/2004 mirava ad abrogare alcune disposizioni ritenute da troppo restrittive, in particolare quelle riguardanti la fecondazione eterologa, la crioconservazione degli embrioni e la ricerca. A favore dell’abrogazione dei limiti si schierarono tutta la sinistra e i radicali. Schierata per il no, o l’astensione, tutta l’area del centrodestra, salvo qualche eccezione. Fin dal primo momento apparve tuttavia chiaro che la contrapposizione era soprattutto con il mondo cattolico, estremamente variegato ma coinvolto in modo compatto nel suo opporsi al cambiamento della legge, che pure non si poteva certo definire né “cattolica” né “per i cattolici”. Ma il successo del non voto caratteristico di quel referendum fu proprio la grande unità dei cattolici, incoraggiata da Giovanni Paolo II in occasione della 44 Settimana sociale dei cattolici, il 4 ottobre 2004, quando il referendum non era ancora stato ammesso dalla Corte costituzionale. Wojtyla affermò in modo chiaro che «a nessuno sfuggono i rischi e le minacce che, per un autentico assetto democratico, possono derivare da certe correnti filosofiche, visioni antropologiche o concezioni politiche non esenti da preconcetti ideologici».

I cattolici devono «riconsiderare l’importanza dell’impegno nei ruoli pubblici e istituzionali e in quegli ambienti in cui si formano decisioni collettive significative, e in particolare in quello della politica, intesa nel senso alto del termine». Il suo appello venne immediatamente raccolto dal suo vicario, cardinale Camillo Ruini, allora presidente della Cei: «È inutile inseguire cambiamenti della legge in Parlamento – disse pochi mesi dopo – poiché nessuna modifica apporterebbe miglioramenti a una legge che comunque salvaguarda princìpi e criteri essenziali». Lo stesso Ruini propose di far mancare il quorum alla consultazione popolare, obiettivo per il quale serviva una grande mobilitazione popolare spiegando bene le varie questioni a tutti i cittadini e ottenendo un consenso realmente informato.

Fu creato il Comitato Scienza & Vita (del quale fui nominata copresidente insieme a Bruno Dallapiccola) cui aderirono tutti – ma proprio tutti – i movimenti, le associazioni, i gruppi di ispirazione cattolica, che si prodigarono in una incessante attività pedagogica in cui i contenuti scientifici si intrecciavano ai valori umani, in perfetta coerenza con i princìpi della fede cristiana. Questa enorme campagna divulgativa coinvolse anche la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. E così andò prendendo forma la grande avventura in cui si imbarcarono professionisti di diversa estrazione culturale: medici, giuristi, ricercatori. Tutti insieme resero familiari all’opinione pubblica i più recenti sviluppi della scienza, sconosciuti ai più. Gli incontri preparatori ai referendum diventarono una gigantesca operazione di formazione popolare, sul piano medico-giuridico e sul valore e i limiti della ricerca.

L’esito della consultazione secondo Ruini fu il «frutto della maturità del popolo italiano, che si è rifiutato di pronunciarsi su quesiti tecnici e complessi, che ama la vita e diffida di una scienza che pretenda di manipolare la vita».

Oggi, a distanza di vent’anni, la legge 40 conserva solo alcuni punti di riferimento essenziali, che vanno difesi per evitare ulteriori errori in futuro. Due sono ancora oggi i punti chiave: l’inizio della vita umana dal momento del concepimento e la vita umana come progetto biologico unico e irripetibile

Tutte le opzioni di chi annuncia e realizza altre azioni legali per continuare a demolire la legge 40 puntano a separare la nascita di un bambino dal suo contesto familiare, per soddisfare il desiderio di avere un figlio da parte di un adulto che lo considera un diritto da soddisfare quando e come vuole.

La legge 40, il suo iter e la mobilitazione per fermare la demolizione delle regole per via referendaria continuano ad avere ancora molto da insegnarci. Lo slogan di Scienza & Vita era molto semplice: “sulla vita non si vota”, ma se si vota allora è democraticamente doveroso rispettare il risultato delle urne. Qualche numero a distanza di anni può ancora aiutare a capire l’effettiva manipolazione a cui è stato sottoposto quel referendum: complessivamente votò solo il 25,50% degli aventi diritto (12 milioni su 50), di questi solo un 85% (10 milioni su 12) chiese l’abrogazione. Un quinto del corpo elettorale. Stiamo parlando di un 20%. Malgrado questa cifra eloquente, in questi vent’anni si è preteso (e spesso ottenuto) di piegare l’esito inequivocabile delle urne a scelte di parte. Un approccio nel quale c’è davvero poco di democratico. È forse questo il rischio maggiore per il prossimo futuro.

martedì 24 giugno 2025

Legge 40. Liberiamo il desiderio di figli dall'idea di un bene da possedere



A 20 anni dal referendum che, fallendo, sancì la conferma popolare delle regole approvate l'anno prima dal Parlamento: quali questioni ha aperto da allora l'affermarsi della genitorialità in provetta?


Manifesti per modificare la legge 40 nei referendum del 12 e 13 giugno 2005, poi falliti - -

Molta acqua è passata sotto i ponti da quando la legge 40/2004 sulle procedure di applicazione della Pma (procreazione medicalmente assistita) accese un dibattito politico e sociale culminato nel referendum abrogativo con i risultati che tutti conosciamo, legati all’astensione del mondo cattolico e risultato di un potente risveglio della coscienza etico sociale degli italiani.

Tale risultato fu il frutto della convergenza politica di una maggioranza trasversale che condivise alcuni assunti fondamentali: il primo secondo il quale non si poteva lasciare privo di governo legislativo un campo nel quale ogni novità scientifica automaticamente rischiava di diventare occasione per “aggiungere” un modo nuovo per generare un bambino, senza alcuna valutazione dell’impalcatura culturale e morale.

Il secondo, per il quale era indispensabile provvedere a una omogeneizzazione su standard minimi accettabili e condivisi per i Centri ove si realizzavano le procedure della Pma; il terzo, qui elencato per ultimo ma in realtà centrale nella riflessione bio-politica, per cui era da rimarcare la tutela di tutti i soggetti coinvolti in queste procedure, e tra questi anche il concepito. Sottoposta negli anni alla scure delle varie sentenze della magistratura e dei tentativi, da parte di alcune frange politiche, di annullarne l’impianto di fondo, la legge 40 continua a mostrare la sua solidità, se è vero che – ad esempio – negli ultimi dieci anni i centri clinici preposti hanno visto un aumento significativo nell’attività e nel numero delle coppie trattate, con un certo miglioramento del tasso di successo.


Detto questo, è il caso di indagare più a fondo, all’interno dello scenario sociale italiano, sul paradosso presente oggi, dopo vent’anni: da una parte sembrano aumentare le decisioni delle coppie sterili di intraprendere il cammino della procedura medica, spesso sofferto e talvolta destinato al fallimento, pur di vedere realizzato il sogno di tenere fra le braccia un neonato. Dall’altro però si assiste al continuo e inquietante fenomeno della crescita zero – la denatalità, appunto – che negli ultimi anni ha assunto percentuali impressionanti. Oltre le numerose indagini socioeconomiche e gli studi antropologici, spesso inclini a delineare quadri sconfortanti, occorre individuare, nel complesso dei fenomeni in gioco, almeno un nodo culturale, in grado di immaginare lenti ma necessari passi verso un cambio di prospettiva. Fare diagnosi, insomma, per individuare qualche forma di terapia. Si può al riguardo pensare a una passione triste che ci attraversa e che prende il nome di “crisi del desiderio”.

Desiderare è l’autentica spinta del vivere in modo giusto, quando questo sentire sia mosso non dalla misura breve del “tutto e subito” ma dall’immaginazione di un percorso lento di maturazione personale, che tutti dovremmo sostenere e proteggere. Riflettiamo sul vissuto sofferto di una coppia sterile che “desidera” un figlio e che la legge 40 tutela giuridicamente: il difficile percorso medico sostenuto dalla futura madre, spinta al raggiungimento del suo obiettivo, è certamente un bene in sé, ma talvolta – a causa del clima sociale segnato da obiettivi autocentrati – può essere il frutto di un bisogno di possesso di un bene, che altrimenti presuppone la maturazione responsabile verso il nuovo nato, altro rispetto al desiderio, e che è un altro che sfugge alle prese della soggettività della madre e del padre.

Non basta partorire bambini se non li si genera con impegni di vita che sappiano riattivare quella solidarietà generazionale che investe i genitori, i nonni, i fratelli, i cugini, e tutti gli altri attori sociali attraverso un forte investimento personale. Discorso analogo, anche se di segno opposto, è il rifiuto della genitorialità in nome di una autonomia della vita di coppia e di una polarizzazione del desiderio, calcolato ai fini personali e sganciato dalla responsabilità sociale. Manca in questo caso la molla del desiderio che superando i limiti della propria prospettiva, è pronta all’apertura verso il non più cercato, che con la sua imprevedibilità scardina le sicurezze e si impone come assoluta novità.

Tornare a desiderare non è soltanto una disciplina personale: è una virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo spesso appagata e appiattita. Fare o non fare un bambino non è un diritto della donna o una esclusiva scelta privata della coppia, ma è un evento che obbedisce a regole proprie: il nuovo altro che viene al mondo “esige” di essere accolto, curato e rispettato, pretende una nuova responsabilità relazionale, educativa e affettiva, che coinvolge l’intero corpo sociale. Fermare la corsa irresponsabile verso la morte del desiderio è compito di tutti: educatori, comunicatori, politici e tutte le persone che abbiano uno sguardo attento, quello che produce un gesto di responsabilità e di fiducia verso il futuro della famiglia umana.


lunedì 31 marzo 2025

Referendum abrogativi del 8 e 9 giugno 2025




Descrizione

In questa sezione sono pubblicate tutte le informazioni, notizie e approfondimenti utili inerenti allo svolgimento delle prossime elezioni referendarie del 8 e 9 giugno.

Domenica 8 e lunedì 9 giugno i cittadini regolarmente iscritti nelle liste elettorali potranno esercitare il diritto di voto in merito ai 5 referendum abrogativi previsti dalla Costituzione.

I seggi elettorali saranno aperti continuativamente nelle giornate di: 

  • domenica 8 giugno dalle ore 7:00 alle ore 23:00;
  • lunedì 9 giugno dalle ore 7:00 alle ore 15:00.

I quesiti referendari, la cui disciplina normativa è contenuta nel Decreto Legge n. 27 del 19 marzo 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 65 di pari data, recante “Disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2025”, sono i seguenti:

Quesito n.1:«Volete voi l’abrogazione del d.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, recante “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183” nella sua interezza?»

Quesito n.2:«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, recante “Norme sui licenziamenti individuali”, come sostituito dall’art. 2, comma 3, della legge 11 maggio 1990, n. 108, limitatamente alle parole: “compreso tra un”, alle parole “ed un massimo di 6” e alle parole “La misura massima della predetta indennità può essere maggiorata fino a 10 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai dieci anni e fino a 14 mensilità per il prestatore di lavoro con anzianità superiore ai venti anni, se dipendenti da datore di lavoro che occupa più di quindici prestatori di lavoro.”?»

Quesito n.3:«Volete voi l’abrogazione dell’articolo 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, comma 1, limitatamente alle parole “non superiore a dodici mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque”, alle parole “in presenza di almeno una delle seguenti condizioni”, alle parole “in assenza delle previsioni di cui alla lettera a), nei contratti collettivi applicati in azienda, e comunque entro il 31 dicembre 2025, per esigenze di natura tecnica, organizzativa e produttiva individuate dalle parti;” e alle parole “b bis)”; comma 1 -bis , limitatamente alle parole “di durata superiore a dodici mesi” e alle parole “dalla data di superamento del termine di dodici mesi”; comma 4, limitatamente alle parole “,in caso di rinnovo,” e alle parole “solo quando il termine complessivo eccede i dodici mesi”; articolo 21, comma 01, limitatamente alle parole “liberamente nei primi dodici mesi e, successivamente,”?»

Quesito n.4:«Volete voi l’abrogazione dell’art. 26, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, recante “Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” come modificato dall’art. 16 del decreto legislativo 3 agosto 2009 n. 106, dall’art. 32 del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modifiche dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonché dall’art. 13 del decreto legge 21 ottobre 2021, n. 146, convertito con modifiche dalla legge 17 dicembre 2021, n. 215, limitatamente alle parole “Le disposizioni del presente comma non si applicano ai danni conseguenza dei rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.”?»

Quesito n.5:«Volete voi abrogare l'articolo 9, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole “adottato da cittadino italiano” e “successivamente alla adozione”; nonché la lettera f), recante la seguente disposizione: “f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.”, della legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza”?»


mercoledì 27 marzo 2024

L’Irlanda tiene ancora famiglia

https://www.tempi.it/irlanda-referenudm-tiene-ancora-famiglia/

Media ed élite non si danno pace per il no irlandese a modificare la Costituzione «sessista» del 1937 in chiave «inclusiva». Ecco perché i referendum dell’8 marzo hanno chiarito le idee invece di confonderle

...

Famiglia fondata sul matrimonio e “women in the home”

I risultati sono noti: il 67,7 per cento di chi è andato a votare ha bocciato la proposta di estendere il concetto di “famiglia” (articoli 41.1 e 41.3 della Costituzione che riconoscono nei loro passaggi la famiglia fondata sul matrimonio) ad «altre relazioni durature» e di «convivenza fra coppie o con i figli». Soprattutto, il 74 per cento ha bocciato la proposta di eliminare la clausola “women in the home” (art. 41.2), secondo la quale lo Stato riconosce il contributo al bene comune delle donne che si occupano della cura di casa e figli e «si deve sforzare pertanto di garantire che le madri non siano costrette, per necessità economica, ad impegnarsi in un lavoro» trascurando i loro doveri di cura.

lunedì 22 maggio 2023

Guerra in Ucraina. Cardini: «Un errore continuare ad armare Kiev»

N.B. pubblicare questo articolo nl mio blog NON significa che io condivida questa posizione.

Lo storico e saggista, tra i promotori del referendum contro gli aiuti bellici: giusto votare sì perché dove c'è guerra bisogna aprire una speranza di pace

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/intervista-allo-storico-e-saggista-tra-i-promotor

Il 3 marzo sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale tre quesiti referendari. Due sono promossi da Generazioni Future (ex Comitato Rodotà, lo stesso dei due referendum sull’acqua del 2011), dal comitato “Ripudia la guerra”. Due dei quesiti hanno come obiettivo il disarmo e uno la salute pubblica, intesi come beni comuni da governare nell’interesse delle generazioni future. La raccolta delle firme per tutti i tre quesiti è cominciata il 22 aprile.

domenica 5 giugno 2022

Il 12 giugno. Referendum: ecco i cinque quesiti sulla giustizia / Guida al voto

Il voto referendario del prossimo 12 giugno (insieme alle amministrative): aventi diritto e soglia del quorum, voto da casa per chi ha il Covid, ragioni dei sostenitori del Sì e di quelli del No

lunedì 7 marzo 2022

Perché la Consulta non ha ammesso i referendum su cannabis e omicidio del consenziente

Sono state rese note le motivazioni con le quali la Corte costituzionale ha "bocciato" le consultazioni referendarie

MIE CONSIDERAZIONI
Si conferma che che ha presentato (e magari firmato) le proposte di referendum aveva in mente ben altro che quello che comunicava apertamente.  E mentre si possono perdonare i cittadini, non possiamo perdonare i partiti e le organizzazioni che li hanno sostenuti, e che quindi dovranno pagare politicamente per il loro operato

giovedì 6 gennaio 2022

Referendum. Eutanasia e cannabis, nascono i «Comitati per il No»

Contro i quesiti su omicidio del consenziente e droghe «leggere» due organismi presieduti da scienziati (Assuntina Morresi e Angelo Vescovi) e aperti all’adesione di tutti. Via a siti e recapiti email

Info e adesioni: 
info@noallomicidiodelconsenziente.it
info@nodrogalegale.it. I siti: 

domenica 11 dicembre 2016

"sono gli elettori che hanno sbagliato a non votare SI"

Tratto da: http://www.aldogiannuli.it/10-disinteressati-consigli-al-pd/
10 disinteressati consigli al Pd.
Scritto da Aldo Giannuli.

Lo stato in cui versa il Pd mi muove a solidale compassione, per cui sento il dovere morale di far qualcosa e, per questo, offro la mia disinteressata consulenza (non mi faccio nemmeno pagare) per aiutarli a por termine alle sue sofferenze. Pochi sentiti consigli, eccoli. 

1.    Continuate pure a discutere senza mai chiedervi dove averte sbagliato: non siete voi ad aver sbagliato (o, al massimo, si è trattato solo di errori di comunicazione) sono gli elettori che hanno sbagliato a non votare SI.

2.    Ricordate sempre all’elettorato che è colpa sua se non avete vinto e che questo è dipeso dal fatto che, come dice Hilly, quelli che hanno votato no, lo hanno fatto perché sono troppo ignoranti. Ditelo spesso e questo renderà l’elettorato del NO più disponibile verso di voi

lunedì 5 dicembre 2016

Sì 40,89% 13.432.187 No 59,11% 19.419.528 voti

Ora è il momento di festeggiare.
Questa notte ho avuto la tentazione di partecipare ai caroselli di auto con clackson stomabazzanti e bandierone italiane sventolate che di solito festeggiano le vittorie di importanti (?) partite di calcio.
Poi ho rinunciato, ma sicuramente  la partecipazione ed i risultati del referendum di ieri vanno celebrati.

Abbiamo sventato il pericolo di dovere convivere con la pessima Costituzione disegnata ed approvata dai Parlamentari ubbidienti a Renzi.
Parlamentari che per primi avrebbero dovuto dimettersi questa mattina.  Prima del Presidente del Consiglio Pro tempore che almeno ha la scusa di NON avere mai votato  di persona questa riforma elettorale.  Invece i Parlamentari resteranno al loro posto, almeno fino a che non potremo finalmente tornare a votare.  Ed anche i vari portavoce e testimoni autentici del pensiero del capo resteranno al loro posto.  Non comprendono il loro distacco dal volere popolare, hanno tentato di imporre una pessima modifica della Costituzione, dopo le tante pessime leggi che hanno approvato nei 1'000 giorni di Renzi. Ed anche oggi si esercitano  nella pratica dell'arrampicarsi sui vetri spiegando che "ha vinto il NO, ma...!".

Siamo lieti per lo scampato pericolo, e lavoriamo perché il prossimo Governo non sia peggiore di questo!

venerdì 2 dicembre 2016

Proviamo a smontare le bufale del PD?

Questi consigli li ho trovati sul sito di Possibile.   Come smontare in poche parole le bufale del PD sul referendum Costituzionale.  E perché Domenica  4 Dicembre votare NO

Ciao Franco Gatti
Domenica votiamo sulla nostra Costituzione. Si tratta di una scelta importante sulla quale dobbiamo rimanere concentrati.
Purtroppo ci hanno più volte distratto con argomenti che non hanno - non possono avere - lo stesso peso, come il destino del governo nei prossimi mesi, o che non c'entrano niente, come il prezzo delle siringhe o l'ammontare delle bollette.
Noi ti chiediamo di stare al quesito, di decidere su quello che troverai effettivamente scritto sulla scheda il 4 dicembre.
Superamento del bicameralismo perfetto
Vuoi mantenere due Camere una delle quali non sarà più eletta da te? E vuoi che i procedimenti legislativi aumentino e diventino più complessi e portino a ulteriori conteziosi alla Corte Costituzionale?
Riduzione del numero dei parlamentari
Vuoi che siano ridotti solo i senatori, mantenendone però 100 non più eletti da te ma che rimangano invece tutti e 630 i deputati con le stesse laute indennità (che tre settimane fa la maggioranza non ha voluto ridurre)?
Revisione del titolo V
Vuoi che dopo 15 anni procediamo a una nuova revisione del titolo V che lascia immutato lo schema di fondo della precedente (sono le regioni normalmente a fare tutto quello che non è attribuito allo Stato) senza risolvere però i motivi di conflitto che hanno portato l'ampio contenzioso alla Corte costituzionale con l'aggiunta degli ulteriori conflitti che origineranno dalla clausola di supremazia, con cui lo Stato potrà decidere al posto delle Regioni ordinarie, lasciando però immutati poteri e finanze di quelle speciali?
Contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni
Vuoi lasciare un Senato che, anziché 500 milioni ne costerà 450 a costo però di non essere più eletto da te è mantenuto con tale esborso per svolgere funzioni ridotte e spesso poco utili affidate a consiglieri regionali e sindaci?
Ecco. Non abbiamo fatto altro che seguire il quesito approvato dalla maggioranza, aiutandoti a guardarci dentro, però. Perché non si deve andare per slogan e nemmeno per titoli in un voto così importante.
A noi interessa che tu voti nel merito, con consapevolezza, rispondendo a queste domande, che effettivamente sono tante, ma non per scelta nostra. Noi ti proporremmo un percorso più semplice, che riduce deputati e senatori, elimina il CNEL, semplifica i rapporti tra le Camere e tra queste è il governo, abbassa il quorum per tutti i referendum e sottopone a referendum le leggi popolari che le Camere non vogliono approvare. Un percorso che si lega a una legge elettorale che restituisce ai cittadini la possibilità di scegliere tutti i propri rappresentanti.
Un percorso che il Sì a questo referendum chiuderebbe e che un No aprirebbe.

Se quello che hai letto ti convince, diffondi questa lettera ai tuoi contatti.

Contiamo sul tuo voto consapevole. 

Appello per il NO

Il PD negli ultimi due giorni mi ha mandato diversi messaggi SMS per convincermi a votare sì. La motivazione che indicano è avere un governo più forte.  Credo che il modello dell'ufficio marketing del Partito Democratico sia un tipo di Stato dove il "CAPO", rappresentante pro tempore del PD (liquidato l'attuale segretario che ha fatto il lavoro sporco) ... non faccia più perdere tempo ai cittadini con elezioni per Consiglieri Provinciali e Senatori, alle elezioni più o meno finte sia sufficiente che  il partito raggiunga il 20% dei voti per avere la maggioranza assoluta del Parlamento, che il Parlamento stesso approvi praticamente solo le Leggi proposte dal Governo, che il Partito "Mangiatutto" nomini Presidente della Repubblica, membri del CSM (controllando la magistratura), la Corte Costituzionale (decidendo che le proprie leggi siano legittime), e di fatto abbia il controllo di ogni potere, oltre a controllare i media (vedi il ruolo della RAI in questa campagna elettorale)
Sicuramente, come mi scrive il Marketing del PD, se vincerà il Sì avremo  una Italia più semplice, dove chi governa non dovrà rispondere a nessun controllo, neppure a quello dei cittadini (che infatti con il sistema elettorale indiretto indicato  da questa riforma Costituzionale non avranno più il diritto di votarsi i propri rappresentanti).
Se volete fare un passo avanti verso il baratro, votate sì!

Per voi, per i vostri figli, per l'Italia diamoci invece la possibilità di evitare questo incubo, e votiamo no.

Alcuni articoli sulla campagna elettorale:

venerdì 25 novembre 2016

Il guaio, purtroppo, è che appresso a questa campagna, comunque vada a finire, perderà la sua innocenza un pezzo di rispettabile opinione pubblica.

Pubblico un articolo tratto dal blog di Nando dalla Chiesa, 23 novembre 2016
Fonte: http://www.nandodallachiesa.it/2016/11/23/spirito-di-monaco-e-amare-riflessioni-sulla-patria-e-almeno-votiamo-wikimafia/
Spirito di Monaco e amare riflessioni sulla patria. E almeno votiamo WikiMafia

Dovevo venire da Milano a Monaco per rivedere le stelle; e per prepararmi una lezione (meraviglia delle meraviglie…) al tavolino di un bar sotto il sole. Ho trovato più numerosi i miei studenti e a loro ho presentato e commentato il bellissimo “romanzo della mafia” di Sebastiano Vassalli, “Il cigno”, che pochi in Italia inseriscono nelle bibliografie sulla mafia. Il guaio è che se le bibliografie si fanno solo con Google ne escono obbrobri. Si cerca mafia, boss, clan, killer, processo, boss, pentito, strage, Cosa nostra, giudici. Chi cerca cigno? Vedi un po’ come le tecnologie possono aiutare o azzoppare…

Eppure anche da qui penso all’Italia e a quella sciagurata “riforma” su cui dovremo andare a votare. Penso che si deve essere proprio bravi e irresponsabili per spaccare radicalmente un paese su una cosa di cui nessuno sentiva il bisogno (inutile ciarlare: anche chi ora fa il tifo per Renzi manco ci pensava). E continuo a chiedermi quali ragioni “vere” possano militare a favore del sì. Me le ripasso una per una, quelle ufficialmente addotte, e non ce n’è una che tenga. O perché sono solenni panzane (l’abolizione del Senato), o perché sono il contrario di quel che si dice (più poteri ai cittadini), o perché sono alla prova dei fatti puri pretesti (la riduzione dei costi della politica; già saliti per cinque anni con le promesse fatte per conquistare il consenso ai sì). Senza contare il metodo: dall’occupazione della Rai al voto all’estero fino alla risposta unica ai molti quesiti eterogenei, roba mai vista in un referendum.
Il guaio, purtroppo, è che appresso a questa campagna, comunque vada a finire, perderà la sua innocenza un pezzo di rispettabile opinione pubblica. Che avrà dimostrato tutto d’un colpo di considerare il metodo “pura forma” (salvo volere accanitamente “quel” metodo, chissà perché) e di essere più sensibile alle ragioni della politica (Renzi, Salvini, D’Alema…) che non a quelle superiori delle istituzioni (ovvero la Costituzione; in foto Calamandrei). Per lo meno poi smetteremo di parlare di fine delle ideologie, palla stratosferica, qui ce n’è una ubriacatura.

Intanto vediamo però di fare una buona cosa. Votiamo per fare avere alla grande WikiMafia, unica enciclopedia sulla mafia, a cui lavorano diversi miei virgulti e virgulte universitari, l’Oscar della Rete. Ecco qui il link dove è spiegato tutto: https://goo.gl/f5f6qU. Andate a vedere quel che è stato fatto da loro senza mezzi, e poi siate giustamente generosi!

Nando

IL 4 DICEMBRE IO VOTO “NO” PER LA LIBERTA’ DEL MIO PAESE…

Tratto da: https://pietrodimino.wordpress.com/2016/11/24/referendum-se-vince-il-si-parlamento-esautorato-erdogan-fa-scuola/
REFERENDUM: SE VINCE IL “SI”…PARLAMENTO ESAUTORATO…ERDOGAN FA SCUOLA…
novembre 24, 2016
…ieri sera guardando il programma “Porta a Porta” che non guardo mai, in quanto la TV di stato non la seguo e non sono un suo abbonato, non ho mai firmato un abbonamento con essa, mi sono reso conto ascoltando il capo del governo Renzi che con la sua proposta di riforma, se vincente, perde non solo la democrazia parlamentare ma tutta la Nazione.

L’ha chiamata democrazia decidente, ma è solo una formula subdola d’illegittima e sostanziale concentrazione del potere legislativo nelle sole mani del governo.

mercoledì 23 novembre 2016

Cosa sarà il PD dopo il 5 Dicembre (o anche cosa è già ora)

Il Segretario / padrone / capo del PD sta trasformando questo partito in una cosa nuova, diversa, i cui dirigenti potrebbero essere politici noti come Dennis Verdini, Marcello Pera, Maurizio Lupi, Giuliano Ferrara, Luciano Violante, Pier Ferdinando Casini, Vincenzo De Luca.
Se gongolate all'idea, votate sì al referendum ed applaudite i nuovi capi, in attesa che vista la comunanza di ideali formino un nuovo partito tutti assieme, che possa avvantaggiarsi della Riforma Costituzionale e della nuova Legge Elettorale.

Se avete dei dubbi, ed alcuni di quei politici (che sono molto più  uniti tra loro di quanto crediamo) non rappresentano il vostro ideale, provate a leggere questi due articoli di Aldo Giannuli









Alcune citazioni dai due articoli, che suggerisco di leggere integralmente seguendo i due link

Il danno è fatto e quelli del Pd si sono comportati come una banda di pazzi irresponsabili, trascinando il paese verso lo scontro interno.
Il 5 dicembre constateremo il fossato di odio che si è aperto e che si approfondirà sempre più se la situazione economico sociale del paese dovesse peggiorare ancora.
Una vittoria del no di larga misura ed il ritorno alla legge elettorale proporzionale sono le primissime misure che possono fermare questa discesa agli inferi del paese.

Ora cerca di sanare tutto questo con un referendum-plebiscito condotto con ogni scorrettezza possibile: la Rai è stata occupata dal Si ed in particolare dal Presidente del Consiglio che si è installato nei suoi studi. Si fa costantemente del terrorismo psicologico inventando le catastrofi più strampalate se vincesse il NO,

Opinioni sul referendum: Fiorello Cortiana

Link:  http://fiorellocortiana.blogspot.it/2016/11/riforma-della-costituzione-le-mie.html

domenica 20 novembre 2016

Riforma della Costituzione: le mie considerazioni di merito e quelle politiche

La riforma della Costituzione che siamo chiamati a confermare o a bocciare ha a che fare innanzitutto con le regole del gioco del Patto Civile, ma non possiamo trascurare il senso politico contingente che l'ha generata.
Di seguito trovate, quindi, le mie considerazioni di merito e quelle politiche.

martedì 22 novembre 2016

Ed io pago!

Interessante leggere nella mail settimanale di Matteo Renzi, che in realtà fare il Presidente del Consiglio non gli interessi poi molto, e preferisca usare i mezzi che ha a disposizione come Presidente del Consiglio, come gli aerei e gli elicotteri che ama tanto, e che noi paghiamo..., per fare il Segretario del PD.

Ecco una citazione tratta dalla Enews 453 di Lunedì 21 novembre 2016
E' TUTTO VERO, non ho modificato nulla!  Renzi cita come prioritari gli impegni per raccattare ancora qualche sì al referendum, e solo nell'ultima parte si ricorda di essere ANCHE il Presidente del Consiglio dei Ministri

La mia agenda prevede in questa settimana molto centronord dopo che la settimana scorsa abbiamo fatto molto mezzogiorno: toccherò tra gli altri Piombino, Livorno, Pisa, Reggio Emilia, Modena, Torino, Savona, Genova, Verona, Vicenza, Venezia, Roma (nello splendido scenario della Nuvola di Fuksas, sabato 26 pomeriggio, alle 17.30), Monza e Bologna.

Nel frattempo il Governo ha compiuto i primi mille giorni.

... mi sono venuti in mente gli undici professori universitari che non presero la tessera del Fascio ...

Tratto da:   http://www.nandodallachiesa.it/2016/11/22/i-mille-si-della-rai-la-turba-degli-esau-e-la-canzone-popolare/

I mille “sì” della Rai. La moltitudine degli Esaù e la Canzone popolare

lunedì 21 novembre 2016

Sempre peggio la campagna elettorale del PD a favore della SUA riforma costituzionale

Ora fanno capire agli artisti che se non dichiareranno di sostenere il Governo (pro tempore, sempre pro tempore..., un giorno torneremo a votare!)  ci saranno delle conseguenze.
Ecco come Nando dalla Chiesa racconta cosa sta accadendo:

Segnalo anche un commento di Giusepppe Civati in cui evidenzia come il PD, impermeabile al ridicolo, spiega che votare Sì sia la risposta giusta sia per chi preferisce Trump alls Sig.ra Clinton, sia per chi la pensi in modo opposto:

Morale: votiamo e suggeriamo di votare per il NO
per bloccare questa pessima riforma costituzionale
e per 1'000 altri motivi...!

A Londra l'aborto anche “fino alla nascita”

La contestatissima “clausola 208” approvata dal Parlamento inglese (e ora firmata da re Carlo) lascia immutate le restrizioni per i medici, ...