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lunedì 27 luglio 2026

Chiedo all’Europa di difendere la mia libertà di pensarla cristianamente su matrimonio e sessualità

https://www.tempi.it/paivi-rasanen-ricorso-cedu-liberta-pensiero-matrimonio/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=%C2%ABLegittima+difesa%3F+Non+si+cambia+la+legge+per+il+caso+Roggero%C2%BB+-+22671379


Condannata in patria dopo 7 anni di assurda persecuzione giudiziaria a causa di un libro «basato sugli insegnamenti della Bibbia», l’ex ministro finlandese Päivi Räsänen ufficializza il suo ricorso alla Cedu. E qui offre la sua versione.

Pubblichiamo di seguito il comunicato diffuso ieri dalla parlamentare finlandese Päivi Räsänen, già ministro dell’Interno del paese scandinavo, in merito al suo annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro la sentenza della Corte suprema di Helsinki del marzo scorso che l’ha riconosciuta colpevole di “incitamento all’odio” per aver scritto quel che pensa, da cristiana luterana, su matrimonio e omosessualità. Qui il Te Deum con cui nel dicembre scorso Räsänen ha raccontato ai lettori di Tempi i suoi incredibili sette anni di persecuzione.


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Päivi Räsänen nella “guerra dei mondi” intorno alla libertà

Il ricorso dell’ex ministro finlandese alla Cedu contro la censura delle sue idee su matrimonio e omosessualità offre la chance per dimostrare che Vance si sbagliava a proposito dell’Europa. O no?

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Päivi Räsänen condannata. La sua battaglia non è ancora finita


Dopo sette anni, la politica finlandese è stata condannata per aver scritto un pamphlet intitolato “Maschio e femmina lì creò”. L’accusa? «Incitamento all’odio»

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Te Deum laudamus perché hai usato la mia persecuzione per la Tua gloria



Non è piacevole essere processati per avere condiviso sui social pochi versetti della Bibbia. Ma in questi sei anni di interrogatori e udienze sono stata benedetta con migliaia di nuovi amici e occasioni impensabili per testimoniare Lui


































martedì 21 luglio 2026

La coppia gay che fa causa alla madre surrogata e l’ipocrisia della Gpa “solidale”

Di Piero Vietti
20 Luglio 2026

Due canadesi hanno chiesto un risarcimento alla donna che ha portato in grembo loro figlio perché si è rifiutata di abortire. Se c'è un contratto non c'è amore, e il bambino è un prodotto che si può scartare


Che la gestazione per altri sia un sistema dove i desideri dei più forti diventano ordini e dove il bambino è ridotto a una merce con tanto di clausole di recesso, lo racconta bene una vicenda recente accaduta in Canada, Paese in cui la gestazione per altri è “solidale” e il Sistema sanitario nazionale copre gran parte delle spese. La storia, poco ripresa sui media italiani, è stata raccontata dal National Post:


Una coppia canadese ha intentato causa contro la madre surrogata che ha portato in grembo il loro figlio, due anni dopo che quest’ultima si era rifiutata di interrompere la gravidanza a causa di una labiopalatoschisi e di possibili anomalie genetiche. La madre surrogata, residente in Ontario, ha insistito affinché venissero effettuati ulteriori esami e alla fine la coppia omosessuale ha acconsentito a portare avanti la gravidanza, poiché gli specialisti hanno indicato che il bambino era sano e presentava una malformazione congenita relativamente lieve. Ma in una causa intentata presso la Corte Superiore dell’Ontario lo scorso maggio, i genitori sostengono che la donna non li abbia tenuti informati sulla salute del bambino, abbia messo a rischio il piccolo, abbia causato loro un forte stress emotivo e abbia violato la loro riservatezza, accuse che la madre surrogata nega con veemenza. Nell’atto di citazione non si menziona specificamente la loro richiesta, avanzata nel giugno 2024, di interrompere la gravidanza alla ventiduesima settimana. Tuttavia, sia la madre surrogata che il responsabile dell’agenzia che le ha messe in contatto affermano che il rapporto ha iniziato a deteriorarsi dopo il disaccordo sull’aborto.
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«Vogliamo interrompere la gravidanza in conformità con il nostro contratto»

La coppia gay avrebbe chiesto un risarcimento di 600.000 dollari perché, sostanzialmente, la madre surrogata di loro figlio non avrebbe eseguito i loro ordini, rifiutandosi di abortire dopo che sembrava che il feto avesse una malformazione (poi rivelatasi lieve) e scegliendo di partorire in casa.

La donna racconta che il loro rapporto è stato positivo durante i primi mesi di gravidanza, ma poi, alla fine di giugno del 2024, ha comunicato loro i risultati di un’ecografia che indicava la presenza di una labiopalatoschisi nel bambino, forse anche di una palatoschisi e di un piccolo difetto cardiaco. La madre surrogata a quel punto ha ricevuto una lettera dal tono formale e legale dai “genitori intenzionali”.


segue al link

Fine vita, la preoccupazione della Chiesa in Francia

Il duro comunicato della Conferenza episcopale francese, firmato dal suo presidente cardinale Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia, e dai suoi vice, dopo l’approvazione alla Camera della legge sul diritto al suicidio assistito. E l’intervista di Vatican News al portavoce della Cef, Mathieu Rougé, pastore di Nanterre

sabato 18 luglio 2026

Asini imbarazzati

Tratto da:

giovedì 4 giugno 2026

Crans-Montana, non tutto è filato liscio con il piano d’emergenza dell’ospedale universitario di Losanna

SMS d’allerta ignorati, carenze di antidoti e tracciabilità dei pazienti difficile: la Commissione della gestione del Parlamento cantonale vodese ha rilevato lacune, senza conseguenze, sulla presa a carico dei feriti.

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I deputati vodesi hanno individuato alcune criticità nell’attuazione del piano INCA. Disfunzioni che, fortunatamente, non hanno avuto conseguenze per i pazienti.
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sabato 9 maggio 2026

A Londra l'aborto anche “fino alla nascita”

La contestatissima “clausola 208” approvata dal Parlamento inglese (e ora firmata da re Carlo) lascia immutate le restrizioni per i medici, ma depenalizza per le donne - lasciate sole e indifese - il ricorso a pratiche abortive oltre gli attuali limiti di legge. E ignora ogni diritto alla vita del nascituro

segue:

martedì 28 aprile 2026

Germania: produzione dell’industria chimica in calo nel quarto trimestre del 2025 - Berlino, 13 mar 08:57

(Agenzia Nova) - Nel quarto trimestre del 2025, in Germania, le aziende del settore chimico hanno registrato nuovamente cali nella produzione, nei prezzi e nelle vendite, mentre l'industria farmaceutica ha stabilizzato il quadro generale con una leggera crescita. È quanto emerge dai dati pubblicati dall'Associazione tedesca dell'industria chimica (Vci). “L'utilizzo della capacità produttiva negli impianti chimici è rimasto al di sotto della soglia di redditività e il settore sta soffrendo a causa della pressione delle importazioni e dell'intensa concorrenza sui prezzi”, si legge nel rapporto. “I risultati annuali dell'industria chimica sono stati pessimi e la correzione di rotta della politica economica del governo, attuata con il freno a mano tirato, sta esacerbando la frustrazione tra le aziende. Il 2026 non sarà più facile, dato che i prezzi elevati e la persistente incertezza spingeranno molte aziende al limite”, ha affermato il presidente della Vci, Wolfgang Grosse Entrup.


lunedì 27 aprile 2026

Crans-Montana e fatture delle cure: i veri termini della questione

L’Italia ribadisce che non intende pagare nulla, ma l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali precisa: è in base alle regole europee che ogni Paese deve pagare per le proprie vittime ricoverate all’estero.

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Proprio oggi l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha chiarito, una volta ancora, che i pazienti non pagheranno direttamente queste fatture. Ai microfoni di SRF la sua direttrice Doris Bianchi ha sottolineato che la tragedia d’inizio anno “ha causato gravi danni alla salute dei sopravvissuti” e che “la pena per i famigliari è immensa”. Ma anche in relazione a questa tragedia “valgono le regole stabilite” fra la Svizzera e i paesi dell’UE, di cui l’Italia è parte. Di conseguenza “un cittadino italiano che ha” subito “un incidente in Svizzera ha accesso alle cure mediche in Svizzera” e i costi delle cure “sono a carico del Paese di residenza”. Dunque, per l’Italia, a carico del Servizio sanitario nazionale.
Da rilevare che l’ambasciatore Cornado aveva subito sottolineato come due cittadini svizzeri fossero stati ricoverati all’ospedale milanese Niguarda per alcuni mesi, citiamo, “gratuitamente”. Il rappresentante di Roma pretendeva così reciprocità e solidarietà. Ma le cose non stanno proprio così. Nella regolamentazione in vigore “c’è il principio di reciprocità”, ha ricordato sempre Doris Bianchi. Quindi anche i costi “per le spese mediche di cittadini svizzeri curati in Italia sono a carico delle casse malati” elvetiche. E anche lì “bisogna avere un estratto dei conti delle autorità italiane”. L’UFAS attende quindi che l’Italia inoltri le fatture alla Svizzera, ha concluso la direttrice.
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Crans-Montana, l’equivoco infinito fra Italia e Svizzera


Ennesima polemica sui media italiani attorno all’incendio di Capodanno al bar Le Constellation. Tre persone ferite hanno ricevuto dall’ospedale di Sion una copia della fattura per prestazioni mediche ricevute. Si tratta di un obbligo di legge in Svizzera. Anche laddove, come in questo caso, nella fattura si specifica che non si tratta di una richiesta di pagamento.

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Obbligo di legge

Il bisticcio nasce dalla mancata comprensione del funzionamento del sistema sanitario svizzero, e dall’ignoranza sul contenuto dei trattati bilaterali fra i due Paesi, che regolano anche l’assistenza medica. Nella Confederazione, enti e soggetti che forniscono prestazioni mediche, come in questo caso l’ospedale di Sion, sono obbligati a inviare copia delle fatture alle persone che hanno curatoCollegamento esterno. Lo prevede la Legge federale sull’assicurazione malattie (LAMalCollegamento esterno) all’articolo 42, capoverso 3. La logica dietro questo obbligo di legge è di consentire ai pazienti di verificare le informazioni contenute nella fattura e se necessario, comunicare alle rispettive assicurazioni eventuali correzioni.
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Le cure prestate in Svizzera a una persona di cittadinanza italiana sono regolate dai trattati bilaterali fra i due Paesi. In nessun caso, a quella persona verrà richiesto di pagare una fattura. Sono gli enti rispettivi a gestire la partita, attraverso l’Istituzione comune LAMalCollegamento esterno, fondazione di diritto pubblico elvetica che gestisce le pratiche sanitarie internazionali. Nel caso delle persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana, poi, un eventuale importo che non dovesse essere coperto dagli enti coinvolti, sarebbe materia risolta dalla Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAVCollegamento esterno).

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domenica 26 aprile 2026

«L’aborto fino alla nascita, un colpo ai diritti umani»: arriva la “supplica” a re Carlo

A Londra confronto serrato sulla famigerata “clausola 208” che depenalizzerebbe l’interruzione di gravidanza in ogni momento. Associazioni per la vita in campo per tentare una strada sinora ritenuta impossibile

Il 14 aprile si è aperta in Inghilterra alla Camera dei Comuni la fase finale per l’approvazione del “Crime and Policy Bill”, un ampio disegno di legge penale su varie tematiche, che attraverso la “clausola 208” renderà possibile l’aborto per qualunque motivo, inclusa la selezione del sesso, «in qualsiasi momento fino al parto e durante lo stesso», come denuncia l’associazione “Right to life” (Diritto alla vita) in seguito alla sua totale depenalizzazione. Il 16 e il 20 aprile è poi continuato il ping pong tra Comuni e Lords sugli emendamenti al disegno di legge, in cui le due Camere hanno cercato di trovare un accordo sul testo finale, mentre all'orizzonte già si scorge il passaggio finale della firma di re Carlo, da qualcuno non ritenuta una mera formalità come dicono quasi tutti
La clausola 208 è ritenuta ormai intoccabile dopo il tentativo fallito il 18 marzo di rimuoverla, nel tentativo di abrogare un altro emendamento – il 361 – con i relativi sotto-emendamenti, che renderebbe retroattiva la depenalizzazione degli aborti tardivi. Il testo di quest’ultimo emendamento, che grazia le donne già condannate e cancella le indagini, accuse e arresti dai registri, arresti e accuse, è passato senza una votazione formale.
John Deighan, alla guida della “Society for Unborn Children” (Spuc, la Società per il bambino non nato), ha affermato che «questa legge offende i bambini che sono stati inutilmente distrutti in passato. Un tempo avevano giustizia. Ora è stata loro sottratta».
Sir Edward Leigh, “Padre della Camera” (ovvero il deputato con la maggiore anzianità di servizio), ha criticato la clausola insieme all’emendamento che concederebbe la grazia retroattiva. «Posso richiamare l'attenzione su una questione di vita o di morte? – ha esordito Leigh –. Non è forse un terribile atto d'accusa contro la nostra società che una vita umana possa essere tolta quando sta per nascere e che vi sia un indulto per un caso così grave?».

Matt Vickers, vicepresidente del Partito Conservatore, ha affermato che lui e molti cittadini in tutto il Paese condividono queste preoccupazioni. Vickers ha criticato il modo in cui l'emendamento è stato aggiunto al disegno di legge dopo la fase in commissione, evitando così il controllo e le sessioni a cui sarebbe stato altrimenti sottoposto: «Un cambiamento così sismico nel rapporto tra lo Stato e i singoli individui avrebbe dovuto ricevere maggiore attenzione in questa sede».
La clausola 208 proposta dalla deputata laburista Tonia Antoniazzi, infatti, è stata approvata dopo meno di un'ora di discussione il 17 giugno 2025. «46 minuti di dibattito, senza consultazione pubblica o esame analitico in commissione – fa notare Right to life –. Se introdotta come disegno di legge autonomo, la norma avrebbe richiesto ore di esame dettagliato, incluse letture multiple e analisi riga per riga».
Domenica 19 aprile 2026, i vescovi cattolici di Inghilterra e Galles, riuniti a Roma per il loro ritiro spirituale primaverile, hanno celebrato una “Holy Hour”, una solenne ora di adorazione al Santissimo Sacramento per pregare per la promozione di una cultura della vita nel Regno Unito.

Oltre al dibattito ancora acceso sulla clausola 208, nella Camera dei Lord prosegue il dibattito sulla possibile legalizzazione del suicidio assistito. Il momento di preghiera è stato presieduto dall'arcivescovo di Liverpool, John Sherrington, vescovo referente per le questioni legate alla vita per la Conferenza episcopale. L'incontro si è svolto nella cappella di Palazzola, la chiesa di Santa Maria ad Nives, villa estiva del Venerabile Collegio Inglese vicino a Roma.
Mentre la Spuc sta valutando cosa ancora si può fare per fermare questa deriva contro madre e bambino, Right to Life ha lanciato una petizione al Primo Ministro per chiedergli di fare tutto ciò che è in suo potere per ridurre il limite temporale per l'aborto. C’è chi inoltre sta lavorando su una supplica al re Carlo per chiedergli che non conceda il Royal Assent a questa legge perché introducendo l’aborto andrebbe a colpire alla base il primo dei diritti umani: quello alla vita.

Tratto da: 

giovedì 9 aprile 2026

La Spagna verso il “diritto di abortire” in Costituzione - Avvenire

https://www.avvenire.it/vita-e-cura/la-spagna-verso-il-diritto-di-abortire-in-costituzione_105548?mnuid=522gd0a49g112211bc03121279a55b09642130cea921f2907f&mnref=s93b,ocf74&utm_term=53108+-+Vai%3E%3E&utm_campaign=VITA&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=94+-+VITA+-++11+Marzo+2026+(2026-03-11)

Parere favorevole del Consiglio di Stato alla riforma che il premier Sanchez vuole portare a compimento entro la legislatura


Di lui si è molto parlato perché tra i leader occidentali è stato il solo a prendere posizione contro la guerra in Iran, inviando poi comunque una fregata a presidiare Cipro. Negli stessi giorni il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che il Consiglio di Stato di Madrid ha espresso parere favorevole alla proposta del governo di inserire il “diritto all’aborto” nella Costituzione, nell’articolo 43 sulla tutela della salute. «Promuoveremo questo cambiamento» ha dichiarato Sanchez, sostenendo che l’attuale normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza «non si applica nella sua integrità», con molte prestazioni delegate alle cliniche private in alcune regioni.

Intervenendo a Burgos nella campagna elettorale del Psoe in Castiglia e Leon per le elezioni regionali del 15 marzo, il leader socialista ha affermato che «è importante blindare questo diritto» perché non dipenda dai colori politici dei governi regionali. Il pensiero va però anzitutto agli equilibri nazionali: con il governo di coalizione (8 partiti) in precario equilibrio con 179 voti a fronte dei 171 dell’opposizione, e i sondaggi che danno i Popolari di Alberto Núñez Feijóo in vantaggio sui Socialisti del premier (32% conro 26), Sanchez pensa a un futuro in cui potrebbe non essere più lui il primo ministro – le elezioni politiche sono in programma l’anno prossimo – e dichiara di voler mettere l’aborto al sicuro rispetto a una possibile nuova maggioranza. In caso di successo, infatti, i Popolari dovrebbero quasi certamente allearsi con la destra di Vox, come sta accadendo nelle regioni autonome dove la coalizione ha prevalso (Comunità Valenciana, Extremadura, Murcia, Baleari e Castiglia-Leon). Un’alleanza che, come già accaduto a Madrid, intende tra l’altro sottoporre l’accesso all’aborto a regole più stringenti delle attuali.

La riforma costituzionale che Sanchez vuole assolutamente portare fino in fondo, come ha fatto due anni fa il presidente francese Macron, ha anche un formidabile valore simbolico e identitario per tutta la sinistra. Si capisce così perché ora Sanchez stia spingendo su questioni nodali per la sua parte politica, come anche l’avversione al trumpismo e alla guerra. Per cambiare la Costituzione con il “diritto all’aborto” serve però un'ampia maggioranza parlamentare: ed è assai difficile che il Partito popolare dia una mano al rivale politico.
Sanchez però non molla: insieme ai primi ministri di Slovenia, Svezia, Danimarca ed Estonia ha infatti firmato una lettera in cui chiede alla Commissione europea di adottare le richieste di My Voice My Choice, l’Iniziativa di cittadini europei che chiedeva di introdurre la libertà di abortire in qualunque Paese preferito al proprio per una maggiore liberalità delle regole, a spese dell’Unione, richiesta respinta sebbene in modo ambiguo. Ma potrebbe essere proprio la Spagna a voler usare il Fondo sociale europeo per estendere il ricorso agli aborti di donne straniere sul proprio territorio, come concesso dalla Commissione.



mercoledì 8 aprile 2026

“Libertà di abortire” il Lussemburgo secondo Paese a introdurla nella Costituzione - Avvenire, 7 marzo 2026

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Solo sei deputati su 60 si sono opposti alla riforma che introduce tra le libertà fondamentali garantite dallo Stato l’interruzione di gravidanza. Una riforma proposta dalla sinistra ma votata anche dai cristiano-sociali al governo

Dopo la Francia, il Lussemburgo. Con una maggioranza schiacciante (48 sì, 6 no e 2 astenuti) il Parlamento del Granducato ha approvato un emendamento all’articolo 15 che introduce nella Costituzione la “libertà di abortire”, inserendo l’interruzione di gravidanza tra i valori fondanti del Paese. Esattamente come aveva accaduto a Parigi nel 2024.

«La libertà di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza è garantita – recita il testo ora in vigore –. La legge determina le condizioni nelle quali si esercita questa libertà». In Lussemburgo è possibile abortire entro i primi tre mesi di gravidanza, ma anche più avanti in caso di gravi anomalie del feto o rischi per la vita della madre.
La proposta di legge costituzionale era stata avanzata nel 2024 dal partito di sinistra Lenk (all’opposizione) con una formulazione che però parlava di “diritto”. Il confronto parlamentare tra la maggioranza, formata da Partito Popolare Social-Cristiano (Csv) e Partito Democratico (Pd), e le opposizioni si è concentrata solo sulla scelta del concetto: se cioè prevedere che lo Stato si impegni a eliminare ogni ostacolo per chi vuole abortire oppure assuma l’aborto come un dovere delle istituzioni a fronte di una richiesta di ottenerlo. Il solo partito schierato contro la riforma, si trattasse di libertà o diritto, è Adr (Alternativ Demokratesch Reformpartei), conservatore, all’opposizione, i cui cinque deputati sono quasi tutti i contrari alla riforma, con il capogruppo Fred Keup che ha attaccato il Csv accusandolo di incoerenza rispetto ai suoi valori cristiani di riferimento. La replica del presidente della Camera Laurent Zeimet, esponente cristiano-sociale, si è concentrata sull’idea che la riforma rifletterebbe i cambiamenti nella società, e alla politica non resta che adattarsi ai tempi assecondando ciò che vuole la gente.

Pragmatismo a sfondo elettorale: con il 29% e 21 seggi, il Csv è il partito di maggioranza relativa in Lussemburgo, ed esprime il primo ministro Luc Frieden.

Se Adr si è impegnato in una battaglia parlamentare contro la riforma, sapendo di avere poche chance, gli altri partiti hanno lasciato libertà di coscienza ai loro deputati. Col risultato che la maggioranza dei due terzi richiesta per una riforma costituzionale è stata largamente superata.
E la sua coscienza Gérard Schockmel non l’ha certo messa a tacere: è lui, esponente del Pd (formazione liberale parte della coalizione di governo), ad aver espresso il sesto voto contrario alla “libertà di abortire” in Costituzione. In Parlamento ha sostenuto che la riforma considera solo le donne ma non tiene in alcun conto i diritti del bambino non ancora nato, ed è frutto di una ideologia femminista definita spietata. La Chiesa cattolica era intervenuta ripetutamente nei diversi gradi dell’iter parlamentare, avvertendo tra l’altro che una simile riforma costituzionale potrebbe avere l’effetto di radicalizzare l’opinione pubblica in un Paese da sempre sinonimo di stabilità e pace sociale.

lunedì 9 marzo 2026

Iran, il cardinale americano Cupich (vicino al Papa) contro video di Trump: «È disgustoso»

"Ridurre la guerra a un videogioco, profondo fallimento morale". L'arcivescovo di Chicago è tra gli esponenti più autorevoli della Chiesa negli Usa, leale a Leone XIV. Il suo «appello alla coscienza» rappresenta la più dura e amara delle critiche all'uomo di War-a-Lago.


domenica 22 febbraio 2026

Come il cinema USA vedeva Israele nel 1968 - Combattenti della notte (Film=

https://it.wikipedia.org/wiki/Combattenti_della_notte


Combattenti della notte (Cast a Giant Shadow) è un film del 1966 diretto da Melville Shavelson.

È un film di guerra statunitense con Kirk DouglasJohn WayneFrank Sinatra e altre star del cinema dell'epoca in ruoli di supporto. È basato sulla vita del colonnello ebreo-americano David Mickey Marcus che comandò le unità del nascente esercito israeliano durante il conflitto arabo-israeliano del 1948.[1]

venerdì 6 febbraio 2026

Record di aborti nel Regno Unito. Non è questione di soldi ma di “paura”

Le donne britanniche rinunciano al figlio non per il carovita, ma per il terrore di non essere “abbastanza brave” in un paese che ha trasformato la maternità in una performance e l’interruzione di gravidanza in un servizio sanitario eccellente

segue:

citazioni:

Record di aborti nel Regno Unito

Mentre in Italia il picco storico è stato toccato poco dopo la legalizzazione del 1979, con i 234.801 aborti del 1981 che poi sono costantemente diminuiti (con un solo paio di modesti rimbalzi) fino ai 65.491 del 2023, in Inghilterra e Galles due anni dopo la legalizzazione erano 49.829, nel 1981 erano già 128.581, nel 2018 hanno superato i 200 mila all’anno e nel 2023 hanno raggiunto il già citato massimo storico di 277.790. Solo nella prima metà degli anni Novanta le interruzioni di gravidanza conobbero una leggera discesa, poi ripresero ad aumentare.


Si tenga presente che le due popolazioni, quella anglo-gallese e quella italiana, sono perfettamente comparabili: la prima è composta da 61,8 milioni di persone, la seconda da 58,9 milioni. Se si toglie la Russia, il Regno Unito anche senza calcolare Scozia e Irlanda del Nord è il paese europeo col maggior numero di aborti.




«Non siamo abbastanza brave per essere madri»

Un’altra interlocutrice, anonima, si giustifica con le pressioni sociali intorno alla necessità di essere una mamma perfetta:




«È interessante notare che nessuna delle donne con cui ho parlato ha dichiarato di aver subito pressioni da parte di partner, amici o familiari per interrompere la gravidanza. La pressione, invece, era interna e incessante. Non si sentivano abbastanza brave per essere madri».



L’altra causa, citata dalle donne intervistate dalla Kennedy, è che l’interruzione di gravidanza è diventato uno dei servizi più efficienti del Servizio sanitario nazionale (Nhs), tale da surclassare anche l’assistenza alla contraccezione.




L’aborto “fino al momento della nascita”

Secondo le statistiche governative l’87 per cento dei britannici è favorevole all’aborto legale e solo il 6 per cento vorrebbe che non fosse permesso. Il 74 per cento vorrebbe che l’interruzione di gravidanza diventasse un vero e proprio diritto, mentre nelle leggi attuali è soltanto depenalizzata. Il 65 per cento ritiene che prima delle 24 settimane di gravidanza dovrebbe essere possibile l’aborto su semplice richiesta, mentre formalmente ci sono oggi delle condizioni. L’anno scorso la Camera dei Comuni ha votato un comma del Crime and Policing Bill che di fatto autorizza l’aborto senza restrizioni per tutta la durata della gestazione. Frutto di un emendamento di una deputata laburista approvato con 379 voti contro 137, il comma 191 è stato subito ribattezzato “aborto fino al momento della nascita”.


La Camera dei Lord sta cercando di evitare che la legge entri in vigore nella sua forma attuale. 

venerdì 30 gennaio 2026

Pompieri per dovere, non per mestiere: il segreto – e le crepe – del sistema svizzero

In Svizzera il 98% del corpo pompieri è costituito da cittadini e cittadine di milizia: artigiani, impiegate e agricoltori e agricoltrici che lasciano il lavoro per correre a spegnere un incendio. Un dovere civico, spesso obbligatorio, che svela un modello di Stato basato sulla partecipazione attiva dei suoi abitanti. 





citazione:

La sicurezza come dovere civico

Per capire la Svizzera, bisogna partire da qui: il servizio antincendio non è primariamente un lavoro, ma un dovere. Circa il 98% dei pompieri del Paese sono volontari che prestano servizio per la loro comunità. Solo una piccola frazione (l’1,5%) è costituita da professionisti, concentrati nelle grandi città o in siti strategici come gli aeroporti o la galleria autostradale e ferroviaria del San Gottardo. 

In molti Cantoni vige un vero e proprio obbligo di servizio per i cittadini (uomini e donne) di una certa fascia d’età. Chi non può o non vuole partecipare attivamente è tenuto al pagamento di una tassa sostitutiva, un contributo finanziario che sottolinea il carattere universale di questo dovere civico. 

L’organizzazione è un esempio di federalismo in azione. Il cuore del sistema è a livello comunale: ogni Comune, o consorzio di Comuni, gestisce il proprio corpo pompieri, responsabile del primo intervento. A livello cantonale si definiscono le leggi, gli standard per la formazione e si gestiscono centri di rinforzo con mezzi specializzati (ad esempio per incidenti chimici).  

Infine, a livello federale, la Coordinazione svizzera dei pompieri (CSPCollegamento esterno) e la Federazione svizzera dei pompieri (FSP) definiscono la strategia nazionale e coordinano la formazione superiore. È una piramide che garantisce capillarità e prontezza, basandosi sulla conoscenza del territorio dei militi locali.



ed anche


La politica part-time 

Lo stesso principio si estende anche alla politica. Mentre nel resto d’Europa la politica è una carriera a tempo pieno, in Svizzera, a livello comunale e cantonale ma anche a livello federale, è un’attività di milizia. Si stima che poco più di 100’000 persone ricoprano una carica politica a tutti i livelli, e la stragrande maggioranza di esse lo fa a titolo volontario. Il sindaco di un piccolo Comune, i membri del Municipio, i deputati di un Parlamento comunale, cantonale e federale sono cittadini che, terminato il loro lavoro, dedicano serate e fine settimana alla gestione della Cosa pubblica, ricevendo indennità modeste che non possono essere considerate uno stipendio. 

Le radici di questo approccio affondano nelle LandsgemeindeCollegamento esterno, le antiche assemblee medievali dove i cittadini si riunivano in piazza per decidere per alzata di mano, una forma di democrazia diretta che sopravvive ancora oggi nei cantoni di Appenzello Interno e Glarona. In alcuni Cantoni, addirittura, sopravvive l’obbligo di accettare una carica locale, con multe salate per chi rifiuta, a testimonianza dell’idea che il servizio pubblico sia un dovere prima che una scelta. 


L’esercito dei cittadini 

L’espressione più antica e conosciuta del sistema di milizia è, naturalmente, l’esercito. Ispirato al principio romano dell’identità tra cittadino e soldato, l’esercito svizzero è composto da cittadini che, dopo una scuola reclute di 18 settimane, vengono richiamati per corsi di aggiornamento periodici.  

L’obbligo di servizio è sancito dalla Costituzione per tutti i cittadini maschi, mentre le donne possono arruolarsi volontariamente. La durata totale del servizio varia in base al grado: un soldato semplice presta alla Confederazione 245 giorni, un sergente 440, mentre un ufficiale subalterno arriva a 680 giorni distribuiti su diversi anni.  

Vige poi la prassi di conservare l’arma personale a casa, fatto che simboleggia la profonda fiducia tra Stato e cittadino. Fino al 2007 i militi conservavano anche le munizioni a domicilio, una tradizione oggi rivista per ragioni di sicurezza ma che racconta molto dell’identità nazionale.  



Embrioni (congelati) d'Europa

Embrioni (congelati) d'Europa Quanti bambini nascono in Europa ogni anno da concepimento in provetta? 247mila, quasi il 7% ormai dei 3,7...