sabato 12 settembre 2026

Pegoraro (Pontificia Accademia per la Vita): nessuna resa al suicidio assistito, meno armi più cure

Intervista al presidente: la sanità non può prevedere un servizio alla morte. Serve una norma nazionale? Prima applichiamo le leggi che ci sono già

Lo Stato e le Regioni possono limitare il diritto naturale di ogni persona alla vita consentendo non solo che si dia la morte (una libertà dagli esiti tragici, ma spesso inevitabile) ma che suoi rappresentanti lo aiutino a farlo, date alcune circostanze? In altri termini: la vita è ancora un bene assoluto oppure può diventare subalterno ad altri criteri, per legge? Non proprio domande semplici. Quando si discute di “scelte di fine vita” è di questo che si parla: su quali fondamenta si regge la nostra società, oggi e tanto più lo farà domani? Per questo occorre fare lo sforzo di liberare il confronto attorno alle leggi – quelle regionali già varate e quella nazionale ancora in alto mare – dall’eccesso di retorica e di rivendicazioni politiche di ogni segno, come anche da una sbrigativa tendenza a considerare “sorpassato” chi non condivide quella che considera una inquietante “deriva di morte”. Meglio, molto meglio impegnarsi a ragionare sui termini essenziali della questione, che sono bioetici, medici, giuridici e antropologici. Complesso, faticoso, ma indispensabile per costruire un pensiero consistente. Lo facciamo grazie alla disponibilità di monsignor Renzo Pegoraro, neo-arcivescovo, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Padovano, ha seguito con un surplus di coinvolgimento personale la vicenda della legge veneta sul suicidio assistito approvata mercoledì.

Qual è il suo pensiero sulla legge appena varata dalla Regione Veneto, essendo questa la sua terra di origine e di formazione?
Innanzi tutto chiariamo i termini: in Italia esiste il reato di aiuto al suicidio, mai eliminato dal Codice penale. In certe puntuali e circoscritte situazioni, tale reato è depenalizzato dalla sentenza 242/19 della Corte costituzionale, pronuncia che auspica l’intervento del legislatore che, vista la delicatezza della materia, dovrebbe essere nazionale. Le Regioni non possono fare altro che disciplinare una procedura. Credo che, nel caso veneto, bisognasse però prendere ancora più tempo e ascoltare tante realtà territoriali al servizio dei malati e del buon funzionamento della rete di cure palliative. La fretta non è mai buona consigliera. Soprattutto quando si mette mano a una norma sul senso stesso della vita. I membri del Consiglio regionale che si sono espressi per il sì hanno, credo, pensato di interpretare il sentire della popolazione che li ha eletti: molta gente, davanti alla prospettiva di una malattia grave e invalidante, dice che “preferirebbe morire”. Bisogna avere il coraggio e la pazienza di parlare di questo, di informare, di educare al rispetto del valore della vita, del ruolo della medicina nella disabilità. Una società che rimane muta, che non sa o non vuole trovare parole e attenzione su questo tema, è destinata a derive eutanasiche tristi e deleterie. Almeno, nella legge mi pare comunque contemplato un elemento positivo: l’ente pubblico si obbliga a fornire un percorso di cure palliative e di sostegno psicologico e offre la «possibilità di ricevere informazioni relative agli enti che perseguono statutariamente finalità di tutela della vita». Se ben impostato e accettato, questo aiuterà i richiedenti a scegliere per la vita. Come già capitava, senza legge, prima di ogni sentenza.
Il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha scritto che con la legge veneta «un certo modello di vicinanza umano è stato ferito e limitato». Cosa sta succedendo alla nostra società?
Il «modello di vicinanza umana» di cui parla il Patriarca è quello, per i cristiani, della compassione evangelica che si ispira al Buon Samaritano: farsi vicino, rimanere accanto a chi soffre, ascoltare le domande, farsi carico di come alleviare il dolore e sostenere il senso della vita anche in una fase terminale dell’esistenza. La richiesta di anticipare la fine dei propri giorni – anche se non sempre – è domanda di vita curata, di eliminazione del dolore o sorge dal timore di dover essere un peso per altri. È richiesta di non essere lasciati soli. Siccome il Veneto lo conosco, so bene, ed è opportuno che tutti sappiano, che alcune persone che avevano richiesto la procedura del suicidio assistito hanno deciso di continuare ad affrontare la malattia grazie a colloqui, percorsi di cure palliative, informazioni dettagliate su quello che il Servizio sanitario nazionale poteva loro offrire: per vivere fino alla fine, accettando la morte, senza provocarla. È necessario, infatti, aprire canali di dialogo comprensivo e attento, che assumano le ragioni profonde di una richiesta di aiuto al suicidio e sappiano diventare proposta concreta che non lasci sole le persone e le famiglie. Il patriarca Moraglia intuisce un problema enorme: non è tanto la legge a ferire il modello di vicinanza, ma la società intera che rischia di perderlo e negarlo. È la “mentalità di questo mondo”, come direbbe san Paolo.

Il dibattito sul suicidio assistito e la sua adozione come possibile “risposta” alla sofferenza estrema possono cambiare l’idea stessa della medicina come cura?
Nessuna visione della scienza medica potrà mai contemplarla come scienza al servizio della morte. In situazioni limite si può solo parlare di un lasciar morire, evitando trattamenti inutili o sproporzionati, l’accanimento terapeutico. È già oggi legittimo che il malato possa rifiutare o sospendere tutti i trattamenti e che lo si possa accompagnare offrendo la sedazione profonda, quando necessaria. Certo, con la tecnologia contemporanea bisognerebbe riflettere su cosa voglia dire, in situazioni estreme, l’espressione «morte naturale»: oggi si possono prolungare i giorni di vita molto più che in passato. Ma c’è un punto decisivo. Viviamo tempi in cui il valore della vita sembra diminuire sempre più. Come Francesco ha sottolineato con forza, e Leone XIV riprende con altrettanta decisione, ci sono segni evidenti di quanto, oggi, la “società dello scarto” ci circondi. A tanti livelli, c’è poco amore per la vita. Non la facciamo nascere, non la accogliamo volentieri con lo sforzo di integrarla nel volto di fratelli e sorelle migranti, ci mette in crisi la vita di tanti anziani, non sappiamo bene come far diventare adulta la vita giovane, educandola alle cose grandi. La vita appare svilita. In un quadro così, i malati gravi rischiano di più, perché
domandano ai nostri giorni frenetici di sapersi fermare e di spendere tempo, risorse, affetto. La medicina vera, quando non può più guarire, continua sempre a prendersi cura. Dobbiamo tornare a riflettere, cattolici e laici, su quanto sia grave smarrire la grandezza del valore della vita umana e della missione di medici, infermieri e di tutti gli operatori sanitari coinvolti nel curare.
Una legge sul fine vita, secondo lei, è necessaria? E a quali criteri dovrebbe essere ispirata per garantire la massima protezione possibile della vita? Non è meglio evitare che le cure palliative siano inserite come una sorta di “baratto”?
Il Parlamento è sovrano e libero, e come tale deve agire. La Corte può solo indicare che una legge sarebbe opportuna. Indicazione da tenere in considerazione, non vincolante. In Parlamento si dovrebbe discutere con serietà e coraggio di questo tema: serve una legge per uniformare in Italia i limitati cambiamenti che la Consulta ha apportato? Non è scontato. Non è superfluo, inoltre, sottolineare che, grazie alla legge 219/2017 sul consenso informato e le Dat e alla legge sulle cure palliative 38/2018, la maggior parte delle situazioni e delle storie personali di chi è gravemente malato possono essere affrontate alla luce di questa normativa. Riterrei comunque opportuno che l’Italia adottasse l’obbligo di proporre a tutti i cittadini percorsi di cure palliative – come in Veneto – assumendosi l’onere di reperirne fondi e finanziamenti. Una buona legge sulle cure palliative, in Italia, c’è già, e riconosce un esplicito diritto a usufruirne. Ma chi si propone a difensore della vita deve anche trovare i soldi per implementarle. Meno armi e più cure palliative, direi. Così non sarebbe una sorta di “baratto” ma un messaggio preciso: è la Costituzione stessa che “obbliga” lo Stato a prendersi carico del malato, con la proposta della cura adeguata a una situazione personale precisa. Uno Stato laico non è affatto uno Stato indifferente al malato. Non esiste alcun diritto all’aiuto al suicidio. Esiste, in Italia, l’obbligo in capo allo Stato di prendersi cura, e anche di rispettare la volontà del singolo di non ricevere trattamenti. Bisognerebbe, inoltre, vigilare sull’eventuale legge nazionale perché non sconfini, superando la strettoia precisa indicata dai criteri stabiliti dalla Corte. Da parte cattolica, si tratta insomma di valutare se saremo in presenza di una “legge imperfetta”, a cui sarebbe comunque morale dare il proprio assenso, in vista del fatto che in Parlamento potrebbero invece essere prontamente approvate leggi più permissive e libertarie, molto più lesive della dignità del malato e del valore della vita. Occorre anche confermare che, per il Magistero della Chiesa, ogni operatore sanitario dovrebbe sempre impegnarsi per salvare la vita, per accompagnare l’ultimo tratto dell’esistenza e mai per provocare la morte o collaborare al suicidio. Il suicidio si è sempre cercato di prevenirlo, mai di sostenerlo. Si aiuta alleviando il dolore, nel capire i motivi di certe domande, valutando l’impatto della malattia sulla psiche, lo spirito, sulla stessa volontà del paziente. Quanto una volontà è del tutto davvero libera, in certe circostanze? Auspico, in Parlamento, una discussione profonda e seria. Come ricordava il criminologo Nigel Walker, «la legislazione di una generazione può diventare la morale di quella successiva». Che “morale” vogliamo costruire, per i giovani di domani?

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venerdì 11 settembre 2026

Delpini, incarico prorogato per un anno

La comunicazione di papa Leone XIV dopo che l’Arcivescovo, lo scorso 29 luglio, ha compiuto 75 anni e, come prescritto dal Diritto canonico, ha rimesso nelle mani del Santo Padre il governo pastorale dell’Arcidiocesi


giovedì 10 settembre 2026

L'allarme Giocattoli contenenti amianto, ministero Salute: quali sono e cosa fare se li avete in casa

Il richiamo per tutte le Regioni con indicazioni su come comportarsi

Giochini deformabili contaminati dall'amianto: nelle ultime settimane è scattato l'alert del ministero della Salute - nell'ambito del sistema europeo Safety Gate - per alcuni giocattoli contenenti sabbia contaminata da amianto con inviti a tutte le Regioni a diffondere notizia e a dare indicazioni su come comportarsi.

Nel dettaglio, si tratta di un giocattolo elastico a forma di carota, di colore arancione, lungo circa 17 centimetri e riempito di sabbia (marca Trendhaus, modello 967176, codice a barre 4032722967176); di un giocattolo deformabile a forma di fantasma pieno di sabbia, bifacciale con due facce diverse felice e triste (marca Trendhaus, modello 964700, codice a barre 4032722964700); di un giocattolo deformabile a forma di umanoide pieno di sabbia di colore nero (marca: TOI TOYS, modello: 35162Z, codice a barre: 8714627012248).

Le analisi hanno rilevato la presenza di amianto tremolite nella sabbia contenuta nei giocattoli.

In caso di rottura dell'involucro, il materiale di riempimento contaminato potrebbe fuoriuscire. La commercializzazione in Italia potrebbe essere avvenuta tramite piattaforme online. 

Come comportarsi

Nel caso in cui si abbia il giocattolo oggetto del richiamo, se è integro, occorre immediatamente sospenderne l'utilizzo (non aprirlo, non svuotarlo) e verificare la possibilità di riconsegnarlo al rivenditore.

Se non è possibile, contattare l'Azienda sanitaria territorialmente competente, chiedendo quale procedura sia stata prevista dalla Regione. Se il giocattolo è rotto e la sabbia è fuoriuscita l'indicazione è di non spazzare la sabbia, non utilizzare un normale aspirapolvere, non soffiare sul materiale, non disperderlo ulteriormente e impedire temporaneamente l'accesso dei bambini e delle altre persone all'area interessata. In questo caso è necessario contattare l'Azienda sanitaria territorialmente competente e segnalare chiaramente che si tratta del prodotto oggetto della notifica Safety Gate.

In caso di giocattolo simile, per il quale non sia più possibile risalire al codice identificativo, si dovrà comunque sospenderne immediatamente l'utilizzo a scopo precauzionale e contattare l'Azienda sanitaria competente. Questi prodotti non vanno gettati tra i normali rifiuti.


https://www.rainews.it/articoli/2026/09/amianto-nei-giocattoli-allerta-dal-ministero-della-salute-e70e29b3-9904-4b6b-a884-cbc3352d7691.html


Allerta giocattolo contenente amianto

Il Ministero della Salute segnala la presenza sul mercato di un giocattolo contenente sabbia contaminata da tremolite, una forma di amianto.

Il giocattolo è elastico a forma di carota, di colore arancione, riempito di sabbia, lungo circa 17 centimetri.


Giocattoli contenenti sabbia contaminata da amianto, come comportarsi e come smaltirli

Pubblicato il 03/09/2026 - Redattore Kregel John Martin 


Allerta del Ministero della Salute per alcuni giochi per bambini

mercoledì 9 settembre 2026

Intervista ad Emiliano Procucci, ideatore e autore del Film Tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano

Domenica 20 settembre andrà in onda, in prima serata, il film Tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano, dedicato alla biografia del grande scrittore, giornalista, umorista e caricaturista, unico nel suo genere, con uno stile ed una verve che non ha eguali con nessun altro e benché i suoi contenuti siano sempre stati legati alla sua terra emiliana e alla suo patriottismo tutto italiano, la sua straordinaria penna è nota in tutto il mondo, tanto da essere considerato uno degli scrittori italiani più popolari ed influenti di sempre, in quanto i suoi libri hanno venduto oltre 20 milioni di copie.






...


Chi è per l’Italia e per il mondo Giovannino Guareschi?

In Italia Giovannino Guareschi è, senz’altro, identificato con i suoi personaggi letterari più noti: Don Camillo e Peppone, rispettivamente il prete burbero ma di cuore e il sindaco comunista intransigente ma umano, resi eterni nella nostra penisola e nel mondo anche dai famosi film con Fernandel e Gino Cervi.

Fu fondatore anche della rivista satirica Candido, di area conservatrice. Convinto monarchico ed anticomunista viscerale, fu fieramente critico verso ogni forma di potere (tra l’altro fu l’unico giornalista italiano a scontare una pena detentiva in carcere, per diffamazione a mezzo stampa contro l’allora presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi).

Durante la Seconda Guerra Mondiale rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale italiana rimanendo fedele al giuramento prestato al Re e scelse la prigionia nei lager nazisti, trasformando quell’esperienza di dolore in un inno alla propria fede nella Divina Provvidenza, alla tenacia (celebre la frase che scrisse “Non muoio neanche se mi ammazzano”) e ai valori umani.

Nel mondo è, senza ombra di dubbio, l’autore italiano più tradotto: i suoi libri hanno, infatti, venduto oltre 20 milioni di copie e sono stati tradotti in decine di lingue, arrivando a essere letti, con acceso interesse, in luoghi lontanissimi e culturalmente diversi come, ad esempio, il Giappone.

 

martedì 8 settembre 2026

Non si spegne l’odio contro la Chiesa in Canada

Saint-Simon ridotta in cenere e l’assoluzione del cardinale Ouellet dopo anni di gogna sono l’ultimo capitolo di una lunga spirale di ostilità anticattolica. Minimizzata o negata dai liberal, mentre i luoghi di culto continuano a bruciare

La settimana scorsa è bruciata un’altra chiesa canadese. Questa volta è toccato a Saint-Simon, nella penisola acadiana del New Brunswick: un edificio di oltre cent’anni, costruito nel 1918, punto di riferimento della comunità cattolica locale, raso al suolo da un incendio che la Royal Canadian Mounted Police ha confermato essere doloso.

segue:

lunedì 7 settembre 2026

Un telefono senza fili per ricucire
le ferite del lutto

Riccardo Maccioni racconta in un libro l’esperienza delle “cabine
del vento”, dove
un telefono consente
a chi resta di trovare
le parole che non ha potuto o saputo dire

domenica 6 settembre 2026

Strage di Sinnai

La strage di Sinnai è un caso di omicidio plurimo avvenuto a Sinnai, in provincia di Cagliari, l'8 gennaio 1991.

Tre pastori furono uccisi e un quarto ferito; un altro pastore, Beniamino Zuncheddu, fu incolpato dell'assassinio e condannato all'ergastolo dalla Corte d'assise di Cagliari l'8 novembre 1991, venendo poi assolto dopo 32 anni di carcerazione, il 26 gennaio 2024, in seguito alla revisione del processo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Sinnai



giovedì 3 settembre 2026

La guerra alla Croce di San Giorgio

Da Birmingham all'Oxfordshire, dai ricorsi all'Alta Corte fino agli psicologi per i funzionari "traumatizzati": la crociata dei consigli comunali per vietare il vessillo nazionale perché «pericoloso» per la circolazione e la coesione dei cittadini (quello palestinese o pakistano, invece, non si tocca)

segue:


L’ultimo cortocircuito va in scena a Birmingham, il gigante delle amministrazioni locali britanniche, dove la giunta ha deciso di fare sul serio: trasformare l’esibizione dell’orgoglio patrio in un illecito da perseguire per vie legali. La fobia per la Croce di San Giorgio ha raggiunto livelli tali da spingere gli amministratori ad adire persino le vie dell’Alta Corte, pur di criminalizzare chiunque esponga in pubblico la bandiera nazionale e ripulire le strade da qualunque traccia di patriottismo. Anzi, di “ultranazionalismo”.
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mercoledì 2 settembre 2026

Suicidio assistito e altri “diritti”. Zaia non è il solo a sbandare in Europa

Olanda, Francia, Norvegia, Svezia. Come e perché in diversi paesi la destra populista ha imboccato la deriva progressista su valori “moderni” come eutanasia, aborto, nozze gay. La Lega della “dolce morte” in Veneto non è un caso isolato

segue:




martedì 1 settembre 2026

Controllo di commestibilità dei funghi

Ispettorati micologici a Garbagnate Milanese, Parabiago e Magenta

Descrizione

Gli ispettorati micologici delle ATS di Regione Lombardia mettono a disposizione micologi qualificati per verificare la commestibilità dei funghi spontanei. Nel nostro territorio servizio gratuito su appuntamento a Garbagnate Milanese, Parabiago e Magenta dal 31 agosto al 27 novembre 

Buccinasco (28 agosto 2026) – Ogni anno si registrano in Italia migliaia di casi di intossicazione determinati da funghi tossici o non idonei al consumo. Nella maggior parte dei casi si tratta di funghi raccolti e non controllati o provenienti da luoghi non idonei, o commestibili ma preparati in modo scorretto. 

L’unico modo per stabilire se un fungo è commestibile è identificarne con certezza la specie di appartenenza, operazione che solo un esperto micologo è in grado di compiere, basandosi su conoscenze scientifiche specifiche. 

I cittadini che raccolgono funghi per uso personale possono rivolgersi al Servizio di Ispettorato Micologico delle ATS di Regione Lombardia per far esaminare il proprio raccolto gratuitamente dagli esperti micologici e determinare la commestibilità dei funghi. 

Sedi e orari di accesso dal 31 agosto al 27 novembre 2026 nel nostro territorio, solo su appuntamento chiamando il numero 02 85785865 – 4129: 

- Garbagnate Milanese, via per Cesate 62 (c/o RSA Pertini – edificio 1 – 4° piano), lunedì dalle 14 alle 16

- Parabiago, via Spagliardi 19, lunedì e giovedì dalle 14 alle 15.30

- Magenta, via al Donatore di Sangue 50 (Palazzina N Ospedale – 1° piano), lunedì dalle 14 alle 15.30. 

10 consigli per consumare meglio i funghi

1. Rivolgiti sempre all’Ispettorato Micologico di ATS per certificare la commestibilità dei funghi raccolti o ricevuti in regalo.

2. Non raccogliere funghi vicino a discariche, zone industriali o strade trafficate.

3. Raccogli e conserva i funghi in contenitori areati, riponili in frigorifero e consumali il prima possibile.

4. Acquista funghi solo da fornitori autorizzati.

5. Mangia funghi dei quali hai la certezza della commestibilità.

6. Consuma funghi in buono stato di conservazione, non deteriorati o invasi da muffe e parassiti.

7. Consumali in quantità moderate ed evita di mangiarli in pasti ravvicinati.

8. Non somministrarli ai bambini e non consumarli in stato di gravidanza.

9. Alcuni funghi necessitano di cotture particolari (pre-bollitura/cottura prolungata) prima del consumo.

10. Recarsi al Pronto Soccorso in caso di malore dopo aver mangiato funghi (portando eventuali avanzi del pasto).  

 

Ufficio stampa Comune di Buccinasco

https://www.comune.buccinasco.mi.it/it/news/controllo-di-commestibilita-dei-funghi

lunedì 31 agosto 2026

Emergenze mediche in spiaggia: come agire correttamente

https://tcs-mymed.ch/it/viaggiare-in-salute/medicina-di-viaggio/emergenze-mediche-in-spiaggia-come-agire-correttamente


nsolazione, incidente durante la balneazione o puntura di medusa: in spiaggia, disturbi apparentemente innocui possono trasformarsi rapidamente in un’emergenza medica. Il Prof. Dr. Dr. med. Martin Müller, medico dirigente della Clinica universitaria di medicina d’urgenza dell’Inselspital di Berna, spiega quali segnali d’allarme devono essere presi sul serio, quali sono le corrette misure di primo soccorso e quando occorre allertare il servizio di soccorso.

L’articolo risponde alle seguenti domande:


«Ci serve un battistero più grande». Il miracolo di St-Jo, Grenoble

Così padre Christophe Rosier e la catecumena Ines Saada hanno raccontato al Meeting l’ondata di conversioni che sta travolgendo la loro parrocchia (e la Francia). «I primi a essere stupiti siamo noi. Forse la secolarizzazione estrema si è trasformata in un’opportunità per la fede»

segue:

«Francamente, facciamo fatica a spiegarci i motivi di quello che sta accadendo. I primi a essere stupiti siamo noi. Forse possiamo dire che la secolarizzazione estrema si è trasformata in un’opportunità per la fede: ha creato un vuoto nei cuori che le persone non possono sopportare a lungo, e così si risveglia il senso religioso. Comunque sia, siamo certi che si tratta di una grazia di Dio, per la quale siamo profondamente grati. E di un’altra cosa sono certo: che l’anno prossimo la veglia pasquale durerà parecchio, perché avrò da battezzare 40 giovani e adulti, dopo i 12 di quest’anno. A questo punto abbiamo anche bisogno di un battistero più grande, perché quello di adesso a St-Jo è un po’ piccolo. Ci serve aiuto finanziario».

sabato 29 agosto 2026

Ora l’Uruguay scopre che la cannabis brucia il cervello

Nel 2013 Montevideo presentava la legalizzazione come un «esperimento di avanguardia». Oggi i ricercatori ammettono che la canna innocua non esiste e il mercato nero ringrazia

Segue

Per anni in Europa la cannabis è stata raccontata come la droga «leggera» per eccellenza: poco più di un innocuo rito generazionale, accompagnato dai peana per la liberalizzazione. Quella narrazione trovò nell’Uruguay di José "Pepe" Mujica il suo laboratorio politico più celebre. Nel 2013 Montevideo presentava la legalizzazione come un «esperimento di avanguardia». Il presidente di allora, ex guerrigliero diventato icona di sobrietà e realismo, sosteneva che qualcuno dovesse essere il primo a tentare una via diversa dalla guerra alla droga. L’obiettivo dichiarato era sottrarre il mercato ai narcos, tutelare la salute pubblica e mettere lo Stato al centro della regolamentazione. Oggi, a più di un decennio di distanza, proprio dall’Uruguay arrivano dati che obbligano a guardare quell’esperimento da un’altra prospettiva. La ricerca che affossa il "modello Uruguay" Una ricerca condotta dal medico Rodolfo Ferrando, professore aggregato di Medicina nucleare e Immaginologia molecolare dell’Un...

venerdì 28 agosto 2026

Documenti: Il mio amico Domenico, ucciso da una società indifferente

Il suo è il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dalla sanità regionale lombarda. La consigliera milanese Giovanati accusa: è stato abbandonato, nessuno lo ha aiutato a vivere meglio. «Serviva un caso per rompere ulteriori argini»

segue:

Il 25 agosto è morto suicida Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla. Il suo è il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dalla Sanità regionale lombarda. La consigliera comunale milanese Deborah Giovanati, che lo aveva conosciuto dopo un articolo pubblicato su Tempi, ci racconta il loro rapporto d’amicizia.

mercoledì 19 agosto 2026

Vuoi un figlio? Trova online il tuo sperminator

Tra superdonatori seriali, deliri eugenetici e ricatti sessuali nelle chat, la penuria di gameti spinge migliaia di donne dall'Australia al Regno Unito nel mercato della procreazione fai-da-te. Dove l'illusione del figlio con un click si schianta contro il Far West biologico

martedì 18 agosto 2026

L’autoritratto snob di Paolo Mieli

L’ex direttore del Corriere della Sera interviene sul caso Lavitola con orgoglioso autocompiacimento. Alla fine, ci risulta più simpatico il megalomane faccendiere

segue in:

vedi anche:

A che punto siamo della barzelletta su Ranucci



Essere Sigfrido Ranucci deve essere una pacchia


Il subdolo inganno del social freezing

La possibilità di congelare gli ovuli non libera le donne dalla tirannia dell'orologio biologico, le rende solo schiave del mercato e del profitto

segue:


Le ragazze dagli ovuli d’oro


Banche e agenzie promettono soldi facili per procedure rapide e indolori. Ma nascondono a migliaia di universitarie rischi e conseguenze dell’ovodonazione. L’inchiesta di Tfp sul “Wild, Wild West” di un’industria milionaria

lunedì 17 agosto 2026

Il paradiso su misura di Francesco Guccini, che cercava il minuto prima della notte

https://www.tempi.it/il-paradiso-su-misura-di-francesco-guccini/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=Il+nervo+scoperto+del+mondo.+Il+nuovo+libro+di+Tempi+-+22812063


È morto a 86 anni il grande cantautore emiliano. Ritornato nella sua Pàvana, non parlava più delle sue canzoni e amava raccontare le cose che finiscono
...



Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto



Pegoraro (Pontificia Accademia per la Vita): nessuna resa al suicidio assistito, meno armi più cure

Intervista al presidente: la sanità non può prevedere un servizio alla morte. Serve una norma nazionale? Prima applichiamo le leggi che ci s...