venerdì 2 ottobre 2026
La terribile storia della surrogata ribelle e del neonato malato conteso in tre stati Usa
lunedì 14 settembre 2026
Cattolici, ma
Detto questo, vorrei segnalare un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti: si sta affermando, cioè, una sorta di tribù di persone che potremmo definire come “cattolici, ma…”. La nascita di tale agglomerato, a dire il vero, non è recentissima. In Italia si è appalesata, per la prima volta, in occasione del referendum sul divorzio (1974), quando molti personaggi pubblici (tra cui importanti sindacalisti), che non avevano mai confessato in pubblico di essere cattolici, improvvisamente si misero a dire: “Sono cattolico, ma sono favorevole al divorzio” e ciò anche se la Chiesa italiana si era espressa chiaramente contro il divorzio (che, in effetti, divenne un fattore di ulteriore indebolimento della famiglia).
Lo stesso fenomeno si verificò, anche se in tono minore, a proposito del referendum sull’aborto (1981) e poi in ogni occasione in cui si dovettero affrontare temi di carattere antropologico. Significativo, poi, è stato un famoso intervento di un ex primo ministro, che si definì “cattolico adulto”, cioè cattolico, ma libero di decidere secondo propri criteri personali e non secondo l’appartenenza alla Chiesa ed alla sua dottrina sociale.
Dal Massachusetts al Veneto
A livello internazionale, il fenomeno si è manifestato clamorosamente. Per esempio, il presidente americano Joe Biden, pur frequentando pubblicamente i sacramenti della Chiesa cattolica, era un convinto assertore dell’aborto, da sempre condannato senza mezzi termini dalla Chiesa.
Più recentemente, la presidente di uno Stato Usa (Massachusetts), che da sempre si professa cattolica, ha entusiasticamente approvato una legge che apre all’aborto fino al nono mese (senza ipocrisie, si dovrebbe chiamare “infanticidio”).
In questi giorni, nel consiglio regionale del Veneto, abbiamo assistito, tristemente, allo spettacolo di non pochi consiglieri che si sono professati cattolici, ma che poi, con le motivazioni più incredibili, hanno votato a favore di una legge (illegittima), che introduce in quella Regione il suicidio assistito, che è stato fortemente condannato da tutti i vescovi delle diocesi venete. Lo stesso presidente del consiglio regionale (per anni presidente della giunta) per la prima volta, a quanto risulta, ha detto di essere cattolico, ma di avere fortemente voluto quella mortifera legge per andare incontro al desiderio popolare. Anche lui è entrato nel club, non più ristretto, dei “cattolici, ma …”.
Debolezza culturale
Questa vergognosa incoerenza tra una asserita appartenenza al mondo cattolico ed un voto pubblico contrario a tutto ciò che il cattolicesimo insegna e vive ha, purtroppo, profonde radici culturali che, in nome della “laicità” (sarebbe bene definire una volta per tutte cosa si intende con tale parola), hanno, nei fatti, squalificato ogni accenno ad un pensiero che peschi nella grande e gloriosa storia cristiana. Nella realtà occidentale e anche italiana hanno diritto di cittadinanza solo i pensieri nati dall’illuminismo, che, tra l’altro, ha inventato anche la ghigliottina, per far fuori più celermente i rivali politici.
I “cattolici, ma…” sono il frutto di una debolezza culturale che non riesce a spiegare al popolo il positivo di una posizione che abbia, innanzi tutto, a cuore la tutela di ogni vita e di ogni persona. Una debolezza culturale, che, alla fine, ha vergogna di Cristo e del pensiero da Lui derivante, il che, peraltro, è stato previsto da Gesù stesso. Questa “vergogna” porta troppi cattolici a ricercare il consenso del “mondo”, piuttosto che la verità di una posizione, come, tra l’altro, ci invita a fare la straordinaria enciclica Magnifica Humanitas.
Bambini e adulti
Tutti questi “cattolici, ma …” cosa pensano, se l’hanno letta, di tale enciclica? La debolezza culturale a cui mi riferisco, probabilmente, ha una radice ancora più profonda ed è la debolezza dell’esperienza elementare del cristianesimo, che consiste in una lieta appartenenza ad una realtà concreta e popolare, che detta una vita integralmente diversa da quella che propongono gli attuali cattivi maestri.
In questa drammatica e fluida situazione, probabilmente, certi atteggiamenti dovrebbero anche essere autorevolmente corretti da chi di dovere. Se ciò continua a non accadere, aumenterà il numero dei “cattolici” che diranno pubblicamente non ciò che è vero, ma ciò che passa per la loro testa, giustificandosi con il loro essere adulti. Come fedele laico di strada, mi pare che il Vangelo ci richiami ad essere innanzi tutto “bambini”, per poi essere dei veri adulti responsabili. L’alternativa è l’anarchia cristiana.
sabato 12 settembre 2026
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mercoledì 2 settembre 2026
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venerdì 28 agosto 2026
Documenti: Il mio amico Domenico, ucciso da una società indifferente
venerdì 31 luglio 2026
Suicidio assistito: non una cura, ma la fine del rapporto medico-paziente
Il problema
Prima di essere pubblicata, la seguente lettera è stata sottoscritta da oltre 270 medici di diverse Regioni italiane
Siamo un gruppo di medici di varie specializzazioni; scriviamo in riferimento alle dichiarazioni dei medici del Veneto, nelle figure dei presidenti degli Ordini, in materia di fine vita ed in particolare a riguardo della legge sul suicidio assistito in discussione nelle aule Parlamentari. Tali dichiarazioni, che fanno eco a quelle del Presidente dell’Ordine dei Medici di Parma del novembre u.s., ricordano a tutti la natura della professione medica, in un contesto di sostanziale silenzio (o accondiscendenza?) da parte della classe medica stessa. In particolare, condividiamo il principio secondo cui l'attività medica è ontologicamente in opposizione al suicidio: si studia anni per cercare di curare al meglio il paziente, non per eliminarlo. Pertanto, il suicidio medicalmente assistito è deontologicamente non accettabile.
segue:
giovedì 30 luglio 2026
Manteniamo un limite giuridico al suicidio assistito: bisogna proteggere i malati
martedì 21 luglio 2026
La coppia gay che fa causa alla madre surrogata e l’ipocrisia della Gpa “solidale”
Che la gestazione per altri sia un sistema dove i desideri dei più forti diventano ordini e dove il bambino è ridotto a una merce con tanto di clausole di recesso, lo racconta bene una vicenda recente accaduta in Canada, Paese in cui la gestazione per altri è “solidale” e il Sistema sanitario nazionale copre gran parte delle spese. La storia, poco ripresa sui media italiani, è stata raccontata dal National Post:
«Vogliamo interrompere la gravidanza in conformità con il nostro contratto»
La coppia gay avrebbe chiesto un risarcimento di 600.000 dollari perché, sostanzialmente, la madre surrogata di loro figlio non avrebbe eseguito i loro ordini, rifiutandosi di abortire dopo che sembrava che il feto avesse una malformazione (poi rivelatasi lieve) e scegliendo di partorire in casa.
La donna racconta che il loro rapporto è stato positivo durante i primi mesi di gravidanza, ma poi, alla fine di giugno del 2024, ha comunicato loro i risultati di un’ecografia che indicava la presenza di una labiopalatoschisi nel bambino, forse anche di una palatoschisi e di un piccolo difetto cardiaco. La madre surrogata a quel punto ha ricevuto una lettera dal tono formale e legale dai “genitori intenzionali”.
segue al link
Fine vita, la preoccupazione della Chiesa in Francia
sabato 27 giugno 2026
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