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mercoledì 3 giugno 2026

Gli ultimi giorni di una libreria

Dopo mesi di trattative, tante ipotesi sul futuro, proteste, mobilitazioni e persino uno storico sciopero la libreria Hoepli chiuderà definitivamente il 25 maggio. Scompare così dopo 155 anni uno storico simbolo della presenza svizzera a Milano.


18 maggio 2026 - 17:34

6 minuti

Michele Novaga

È un giorno qualsiasi della settimana in via Ulrico Hoepli nel centro di Milano. Passanti e turisti camminano sotto ai portici della strada che dal 1959 porta il nome di quel libraio svizzero arrivato a Milano nel 1870 poco più che ventenne dal cantone Turgovia per rilevare una piccola libreria per 16’000 lire. La Hoepli è aperta, i suoi commessi librai sono, come sempre, tutti al proprio posto, i clienti entrano.

Ma un clima mesto si avverte già dall’entrata. La storica insegna luminosa laterale blu, che nei giorni scorsi aveva già perso l’accensione di una lettera, oggi è spenta del tutto. Sulle vetrine, tra i cartelli di rivendicazione affissi dai dipendenti come “Difendiamo il patrimonio culturale e professionale” e “Milano insisti Hoepli resisti”, “I lavoratori e le lavoratrici non si liquidano!!!”, anche quello che annuncia la liquidazione totale con uno sconto del 50% su tutti gli articoli. Un dettaglio che è di per sé una sentenza perché certifica, ufficialmente, la chiusura della libreria.




segue al link:

lunedì 27 aprile 2026

Crans-Montana e fatture delle cure: i veri termini della questione

L’Italia ribadisce che non intende pagare nulla, ma l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali precisa: è in base alle regole europee che ogni Paese deve pagare per le proprie vittime ricoverate all’estero.

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Proprio oggi l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha chiarito, una volta ancora, che i pazienti non pagheranno direttamente queste fatture. Ai microfoni di SRF la sua direttrice Doris Bianchi ha sottolineato che la tragedia d’inizio anno “ha causato gravi danni alla salute dei sopravvissuti” e che “la pena per i famigliari è immensa”. Ma anche in relazione a questa tragedia “valgono le regole stabilite” fra la Svizzera e i paesi dell’UE, di cui l’Italia è parte. Di conseguenza “un cittadino italiano che ha” subito “un incidente in Svizzera ha accesso alle cure mediche in Svizzera” e i costi delle cure “sono a carico del Paese di residenza”. Dunque, per l’Italia, a carico del Servizio sanitario nazionale.
Da rilevare che l’ambasciatore Cornado aveva subito sottolineato come due cittadini svizzeri fossero stati ricoverati all’ospedale milanese Niguarda per alcuni mesi, citiamo, “gratuitamente”. Il rappresentante di Roma pretendeva così reciprocità e solidarietà. Ma le cose non stanno proprio così. Nella regolamentazione in vigore “c’è il principio di reciprocità”, ha ricordato sempre Doris Bianchi. Quindi anche i costi “per le spese mediche di cittadini svizzeri curati in Italia sono a carico delle casse malati” elvetiche. E anche lì “bisogna avere un estratto dei conti delle autorità italiane”. L’UFAS attende quindi che l’Italia inoltri le fatture alla Svizzera, ha concluso la direttrice.
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Crans-Montana, l’equivoco infinito fra Italia e Svizzera


Ennesima polemica sui media italiani attorno all’incendio di Capodanno al bar Le Constellation. Tre persone ferite hanno ricevuto dall’ospedale di Sion una copia della fattura per prestazioni mediche ricevute. Si tratta di un obbligo di legge in Svizzera. Anche laddove, come in questo caso, nella fattura si specifica che non si tratta di una richiesta di pagamento.

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Obbligo di legge

Il bisticcio nasce dalla mancata comprensione del funzionamento del sistema sanitario svizzero, e dall’ignoranza sul contenuto dei trattati bilaterali fra i due Paesi, che regolano anche l’assistenza medica. Nella Confederazione, enti e soggetti che forniscono prestazioni mediche, come in questo caso l’ospedale di Sion, sono obbligati a inviare copia delle fatture alle persone che hanno curatoCollegamento esterno. Lo prevede la Legge federale sull’assicurazione malattie (LAMalCollegamento esterno) all’articolo 42, capoverso 3. La logica dietro questo obbligo di legge è di consentire ai pazienti di verificare le informazioni contenute nella fattura e se necessario, comunicare alle rispettive assicurazioni eventuali correzioni.
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Le cure prestate in Svizzera a una persona di cittadinanza italiana sono regolate dai trattati bilaterali fra i due Paesi. In nessun caso, a quella persona verrà richiesto di pagare una fattura. Sono gli enti rispettivi a gestire la partita, attraverso l’Istituzione comune LAMalCollegamento esterno, fondazione di diritto pubblico elvetica che gestisce le pratiche sanitarie internazionali. Nel caso delle persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana, poi, un eventuale importo che non dovesse essere coperto dagli enti coinvolti, sarebbe materia risolta dalla Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAVCollegamento esterno).

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sabato 17 gennaio 2026

Il disastro di Aberfan

Per chi non ricorda, Wikipeda dedica una pagina a quanto accadde nel 1966 in Galles, con  144 vittime:


Il disastro di Aberfan fu provocato dalla frana del cumulo di materiale di risulta di una miniera di carbone, avvenuto intorno alle 9:15 del 21 ottobre 1966. Il materiale di risulta era stato accumulato sul pendio di una collina che sovrastava il villaggio gallese di Aberfan, vicino a Merthyr Tydfil, sovrapposto a una sorgente naturale. Ulteriore acqua si accumulò al suo interno in seguito alle forti piogge e contribuì al suo improvviso collasso. La massa di fango scivolò verso la valle sottostante, inghiottendo la scuola elementare locale e altri edifici e uccidendo 116 bambini e 28 adulti. La miniera era di competenza del National Coal Board (NCB). La successiva inchiesta attribuì le responsabilità per il disastro all'azienda e a nove suoi funzionari.

Nei pendii sopra Aberfan vi erano sette cumuli. Il numero 7, quello che scivolò sul villaggio, fu iniziato nel 1958 e, al momento del disastro, era alto 34 metri. In contravvenzione alle procedure ufficiali dell'NCB, il cumulo era situato su un terreno dal quale sgorgavano delle sorgenti d'acqua. Dopo tre settimane di pioggia, il cumulo si saturò e circa 110 000 m³ di materiale scivolarono lungo il lato della collina e nella zona di Pantglas del villaggio. Uno degli edifici più colpiti fu la scuola elementare Pantglas, dove le lezioni erano appena iniziate; 5 insegnanti e 109 bambini rimasero uccisi.

Un'indagine ufficiale fu presieduta dal Lord Justice Edmund Davies. Il rapporto attribuì la responsabilità piena del disastro all'NCB. Il presidente dell'ente, Lord Robens, fu criticato per aver rilasciato dichiarazioni fuorvianti e per non aver fatto chiarezza sulla conoscenza da parte dell'NCB della presenza di sorgenti d'acqua sul fianco della collina. Né l'NCB né alcuno dei suoi dipendenti furono perseguiti penalmente e l'azienda non venne multata.

L'Aberfan Disaster Memorial Fund (ADMF) fu istituito il giorno stesso del disastro. Ricevette quasi 88 000 contributi, per un totale di 1,75 milioni di sterline. I restanti cumuli furono rimossi solo dopo una lunga battaglia da parte dei residenti di Aberfan, contro la resistenza dell'NCB e del governo per motivi di costo. La compensazione fu pagata da una sovvenzione governativa e da un contributo forzato di £ 150 000 prelevato dal Memorial Fund. Nel 1997 il governo britannico rimborsò con £ 150 000 l'ADMF e nel 2007 l'Assemblea nazionale per il Galles donò £ 1,5 milioni al fondo e £ 500 000 all'Aberfan Education Charity come ricompensa per i soldi indebitamente sottratti. Molti dei residenti del villaggio soffrirono di problemi di salute e metà dei sopravvissuti fu colpito da disturbo post-traumatico da stress in qualche momento della loro vita.



SEGUE CON DETTAGLI AL LINK:

https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_Aberfan

sabato 10 gennaio 2026

sabato 3 gennaio 2026

Silvio Garattini: Farmacie come bazar e spesa da tagliare: è tempo di una vera svolta

Farmacie come bazar e spesa da tagliare: è tempo di una vera svolta


La bozza di “riordino della legislazione farmaceutica” presentata dal Governo segna cambiamenti utili ma presenta due problemi: il discutibile meccanismo di “pay-back” e i servizi sanitari in farmacie, oggi più simili a posti dove prevale il mercato14 ottobre 2025

Dal Ministero della Salute è uscita la bozza di un decreto legge intitolato “Delega al Governo per la riforma e il riordino della legislazione farmaceutica in materia di accesso al farmaco, monitoraggio e controllo della spesa farmaceutica, prestazione di servizi sanitari sul territorio da parte delle farmacie, rafforzamento della rete assistenziale farmaceutica”. Il decreto è composto da 4 articoli il cui contenuto ne svuota il titolo roboante, anche in considerazione del fatto che i tempi di realizzazione sono biblici, dovendosi compiere entro il 31 dicembre 2026 con possibilità di prolungamento e con “neutralità finanziaria”, cioè senza nuove risorse.
Una prima puntualizzazione riguarda il pay-back, una vecchia disposizione di legge che, avendo stabilito un tetto per la spesa farmaceutica, richiede all’industria di ripagarne ogni anno l’eccesso. In altre parole, si tratta di una richiesta che fa pagare in parte all’industria farmaceutica l’incapacità del Governo di controllare la spesa sui farmaci. Sono più di trent’anni che non si riforma il Prontuario Terapeutico Nazionale, che contiene i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario. E così si continuano a inserire farmaci, approvati a livello europeo, senza che rappresentino reali miglioramenti per la terapia. Come è possibile avere almeno cento farmaci contro l’ipertensione senza che vi siano confronti fra di loro, per conoscere cosa ci sia di differente in termini di benefici e tossicità? È chiaro che l’industria abbia interesse a non fare controlli, ma l’Aifa – l’Agenzia italiana del farmaco – non dovrebbe accettare tutti i farmaci “fotocopia”, e richiedere invece a pochi di avere prezzi ragionevoli. Nessun accenno nella bozza del decreto al vero problema che si deve affrontare: abolire il pay-back, ma controllare il monopolio informativo da parte dell’industria, sviluppare informazioni indipendenti e limitare il numero dei farmaci rimborsabili, richiedendo all’industria di fare i confronti non contro il placebo ma contro i farmaci già rimborsati per la stessa indicazione terapeutica. In questo modo si potrebbero controllare anche i prezzi.
Un secondo argomento trattato riguarda i servizi sanitari nelle farmacie. Non vi è dubbio che la capillarità delle farmacie rappresenterebbe un punto d’appoggio per il Ssn, ma occorre essere chiari. Come è possibile collocare servizi sanitari senza adeguate certificazioni che ne attestino l’attendibilità? Ma soprattutto, come possono essere presenti in locali che sono simili a un bazar? I servizi sanitari si ritrovano nello stesso luogo dove si vendono prodotti omeopatici che non contengono nulla e rappresentano gravi attentati alla salute, dove si vende una infinità di prodotti senza alcuna documentazione scientifica: dagli integratori alimentari ai prodotti a base di vegetali, ai cosmetici farmaceutici. Basta guardare la vetrina delle farmacie, dove è predominante la pubblicità per rossetti e creme. Come si possono collocare servizi sanitari delicati, da gestire con grande attenzione e senza consumismi, in un contesto simile a un mercato, dove si vende di tutto pur di fare soldi? È questo il modo per migliorare il Ssn?

martedì 30 dicembre 2025

La carne coltivata in laboratorio non decolla e resta un prodotto di nicchia - 24 Dicembre 2025

https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/la-carne-in-laboratorio-non-decolla-e-resta-un-prodotto-di-nicchia/90685634?utm_source=multiple&utm_medium=website&utm_campaign=news_it&utm_content=o&utm_term=wpblock_news

Questi prodotti hanno conosciuto una forte crescita durante la pandemia di coronavirus, ma l’entusiasmo è ormai evaporato, osserva Tschanz in un’intervista odierna alla “Neue Zürcher Zeitung“.
Si tratta di un prodotto di nicchia, ha spiegato, “soprattutto a causa del sapore, che non è paragonabile a quello della carne”. E spesso si tratta di “prodotti altamente trasformati con numerosi additivi”, sottolinea il manager al giornale zurighese.

Bell, il maggiore trasformatore di carne in Svizzera, intende continuare a puntare sulla carne convenzionale. Il consumo pro capite in Svizzera è stabile da molti anni, spiega Tschanz, anche se si assiste a un sensibile incremento del consumo di pollo negli ultimi tempi.

Il produttore continua comunque a puntare anche sulla carne prodotta in laboratorio. Nel 2018, l’azienda ha acquisito una partecipazione nella start-up olandese Mosa Meat. “Se verrà sviluppata una tecnica che consente di produrre carne senza macellare o tagliare un animale, dobbiamo esserci”, afferma.

Ma, precisa, ci vorrà ancora del tempo prima che un prodotto a base di carne coltivata in laboratorio raggiunga il mercato di massa. Il processo di autorizzazione è “molto costoso e fortemente regolamentato”, spiega il responsabile di Bell Svizzera. Nell’Unione Europea, le procedure durano dai due ai tre anni, poi spetta alla politica decidere. “Ci vorranno quindi ancora almeno cinque anni”, ha puntualizzato il manager.

domenica 28 dicembre 2025

Fattura da 80’000 franchi per la manifestazione pro-Palestina

La polizia cantonale vallesana ha inviato una fattura da 80'000 franchi agli organizzatori di una manifestazione non autorizzata per la Palestina a Sion per coprire i costi della sicurezza, una decisione contro cui è stato inoltrato ricorso.


sabato 1 novembre 2025

Lucia Tozzi - Senza lo stadio di San Siro perdono tutti


Lo stadio di San Siro è un patrimonio della città di Milano e dei suoi abitanti. Con il suo minacciato smantellamento, a guadagnarci saranno solo i fondi di investimento, gli speculatori e i ricchi. E allora perché una lotta importante per il bene comune coinvolge così poco e così poche persone?

Segue in:
https://lucysullacultura.com/senza-lo-stadio-di-san-siro-perdono-tutti/


mercoledì 20 agosto 2025

«8xmille snaturato dalle modifiche unilaterali dello Stato»

https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/8xmille-snaturato-dalle-modifiche-unilaterali-del-governo-2843791.html


L’inserimento dello Stato tra i possibili destinatari della raccolta, per finalità ulteriori rispetto a quelle previste originariamente nel 1985, «distorce uno strumento innovativo e ancora efficiente - ricorda don Michele Maria Porcelluzzi, avvocato generale della Diocesi -, ma nato per sostenere le confessioni religiose e non attività che le autorità civili dovrebbero finanziare con la fiscalità generale»

di Annamaria BRACCINI

12 Luglio 2025

mercoledì 25 giugno 2025

Westminster stacca la spina

https://www.tempi.it/regno-unito-parlamento-approva-suicidio-assistito/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=%C2%ABL%E2%80%99Iran+non+accetter%C3%A0+mai+un+%E2%80%9CChalabi+persiano%E2%80%9D%C2%BB+-+18065994

Nessuna libertà solo risparmio: la legge sul suicidio assistito, approvata dal parlamento inglese, è un passo verso la sanità selettiva, dove morire costa meno che curare. Nessuna salvaguardia, solo retorica e conti che tornano


Attivisti pro e contro la legge sul suicidio assistito davanti a Westminster (foto Ansa)

Nel voto cruciale di ieri, la Camera dei Comuni ha approvato con 314 voti a favore e 291 contrari il disegno di legge sul suicidio assistito. Ha sputato sopra ogni ultimo residuo di cautela e responsabilità verso i malati, sacrificando la cura sull’altare dei bilanci. E ha conferito allo Stato il potere di uccidere.
Non c’è un modo più pietoso di scriverlo. Westminster ha varato una legge che va ben oltre la richiesta “di scegliere come morire”. Ha approntato la cornice amministrativa. Ha definito il morire un servizio. E ha calcolato quante sterline risparmiare grazie all’eliminazione diretta dei pazienti fragili. Il tutto presentato agli inglesi come «il più solido insieme di garanzie e tutele al mondo».
Suicidio assistito, testo stravolto
Pubblicato appena due settimane prima del voto, il testo del Terminally Ill Adults (Access to End of Life Assistance) Bill è stato stravolto in pochi mesi e in modo sistematico fino a diventare «sempre più pericoloso», commentava in questo paper pe...


sabato 7 giugno 2025

Caro matrimonio, in un anno +8% Adesso il costo medio è 23mila euro - tratto da Avvenire, mail dell' 11 Maggio

Matrimonio.com, portale di riferimento del settore nuziale in Italia, ha pubblicato il Rapporto sul Settore Nuziale 2025, uno studio basato sui risultati di un sondaggio annuale a cui hanno partecipato più di 9.700 coppie che si sono sposate nel 2024. In generale, i millennial rappresentano quasi il 70% degli sposi in Italia, con un’età media di 36 anni. Rispetto all’anno precedente, il costo medio di un matrimonio in Italia ha subito un incremento dell’8% e si aggira adesso intorno ai 23.781 euro. L'età media di chi si sposa è 36 anni, anche se si comincia a registrare un incremento significativo del numero dei matrimoni celebrati dai nativi digitali, la cosiddetta generazione Z. Infatti se nel 2023, la Gen Z rappresentava solo l’1% delle coppie, nel 2024 la percentuale è salita in maniera significativa fino al 18%. Ciò fa sì che, in termini statistici, le coppie della Generazione Z rappresentino attualmente 1 matrimonio su 5 tra tutti quelli celebrati in Italia. Lo spaccato che emerge evidenzia questo cambiamento e traccia un identikit ben preciso delle coppie di oggi: persone particolarmente attente ai contenuti digitali (più di 1 coppia su 4 preferisce creare un sito di matrimonio su cui pubblicare i dettagli da condividere con gli invitati), finanziariamente indipendenti (il 49% dei partecipanti al sondaggio ha pagato le nozze di tasca propria) e che convivono già molto prima di pronunciare il fatidico “sì, lo voglio” (l’80%). Le coppie vogliono investire nel loro giorno speciale e nei fornitori che lo renderanno magico e questo spiega come mai in generale tendano ad ingaggiare sempre più professionisti, in media 12. Otto coppie su dieci ritengono prioritario il benessere degli invitati, il 72% dà importanza al risultato e all’atmosfera generale dell’evento, il 47% (3 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente) credono fortemente che il proprio matrimonio debba riflettere i loro gusti e il loro carattere. E inoltre due coppie italiane su dieci optano per un matrimonio a tema, ispirandosi a un libro, film, serie o ad un altro argomento che le appassiona.

sabato 12 ottobre 2024

domenica 18 agosto 2024

Spegnete il Nutriscore

L’economista Pietro Paganini spiega il suo “manifesto” contro l’etichettatura “salutista” degli alimenti e le tasse anti-obesità. «Non servono a tutelare i cittadini, ma ad arricchire multinazionali e grande distribuzione a scapito delle produzioni locali di qualità»

Segue al link:

giovedì 6 giugno 2024

Le conseguenze del nuovo accordo sui frontalieri

https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-frontiera/frontalieri/79019230?utm_campaign=manual_tvs&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=o&utm_term=manual
Il 17 luglio 2023 è entrato in vigore il nuovo accordo italo-svizzero sull'imposizione dei frontalieri. A partire da questa data, questa categoria di lavoratori e lavoratrici si divide in "nuovi" e "vecchi" frontalieri. Con una serie di articoli abbiamo cercato di capire cosa comporti questa distinzione e, in generale, cosa cambi con il nuovo accordo.

martedì 28 maggio 2024

Politici da non votare mai più

Propongo uno scoop: vita, morte e miracoli del superbonus 110%

https://zafferano.news/rubrica/il-cameo/z252-propongo-uno-scoop-vita-morte-e-miracoli-del-superbonus-110?uid=5181&aid=2302&ch=newsletter&data=ed4e86ffdc6dcc23adc954ed7059c3c8

Il Cameo


Propongo uno scoop: vita, morte e miracoli del superbonus 110%

Diceva Albert Camus che i principi vanno tenuti in serbo solo per le grandi occasioni. Ci fu una stagione in cui eravamo pieni di scoop, i giovani giornalisti sognavano di diventare il Robert Redford di “Tutti gli uomini del Presidente”. Solo dopo scoprimmo che lo scoop era stato, in realtà, una banale copiatura di informazioni avute da... 


Embrioni (congelati) d'Europa

Embrioni (congelati) d'Europa Quanti bambini nascono in Europa ogni anno da concepimento in provetta? 247mila, quasi il 7% ormai dei 3,7...