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mercoledì 16 settembre 2026

Pizzaballa: «Non tutti i pacifisti sono davvero pacifici»

In visita in Basilicata il patriarca ha incontrato i giovani della diocesi di Tursi-Lagonegro. Un'occasione per parlare dei drammi della Terra Santa. «Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome, senza creare nuove barriere»

domenica 15 marzo 2026

San Massimiliano di Tebessa, il primo obiettore di coscienza

I Santi che hanno detto no alla guerra sono tanti: nelle campagne di obiezione di oggi la loro eredità




«Non mi è lecito fare il soldato, non posso fare il male, sono cristiano» così, all’epoca dell’imperatore Diocleziano, il giovane Massimiliano di Tebessa rispose quando gli domandarono perché rifiutasse le armi, durante il processo che decretò il suo martirio e la condanna a morte. Una storia ricordata oggi dal Movimento Nonviolento, che il 12 marzo celebra San Massimiliano, martire considerato il patrono degli obiettori di coscienza anche se non ufficialmente dalla Chiesa, ma riconosciuto come tale dai movimenti cattolici e laici per la pace e la nonviolenza.

Il giovane era figlio di Fabio Vittore, veterano militare, e dunque tenuto a proseguire la carriera del padre. Lui disse no e fu accusato di indisciplina. Venne martirizzato e decapitato il 12 marzo del 259 d.C. vicino a Cartagine, nell’attuale Algeria. Aveva poco più di 21 anni. «La lunga storia dell’obiezione di coscienza da Tebessa arriva fino a noi – scrive oggi Mao Valpiana, presidente del Movimento, rilanciando in occasione di questa ricorrenza la campagna di obiezione alla guerra "Leva la leva" –. In ogni Paese si è sviluppata l’idea dell’obiezione, del rifiuto del servizio militare, obbligatorio o volontario che sia. “Fare il militare” è l’obbligo necessario per avere un esercito, che è lo strumento essenziale per “fare la guerra”». Oggi, continua Valpiana, «siamo tutti chiamati a “prepararci alla guerra”. Le prove generali sono già iniziate. In tutta Europa si sta riorganizzando l’apparato militare, anche con il ripristino della leva, per avere grandi numeri a disposizione. È tempo, dunque, di riorganizzare anche l’obiezione di coscienza».
San Massimiliano non rifiutava solo l'atto di uccidere, ma l'appartenenza stessa a un'istituzione che considerava incompatibile con la fede. La sua storia, però, non è l'unico esempio di rifiuto della guerra nella storia della Chiesa. Tra i tanti, ricordiamo quello di San Galgano Guidotti, che conficcò la sua spada nel terreno: così uno strumento di morte divenne una croce, all'Eremo di Montesiepi. Anche San Francesco d'Assisi abbandonò la carriera militare e andò disarmato dal Sultano durante una delle Crociate, mettendo a rischio la propria vita. Pagò invece con la decapitazione la propria scelta di gettare le armi San Marcello il Centurione. In tempi recenti, infine, è celebre il caso del Beato Franz Jägerstätter, contadino austriaco che, ritenendolo incompatibile con la fede cristiana, rifiutò di giurare fedeltà a Hitler e di combattere per il Nazismo. Per la sua profonda convinzione morale fu ghigliottinato nel 1943.



lunedì 19 dicembre 2022

Mini naja? Meglio il servizio civile. L'impegno che più serve

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/il-servizio-che-ci-serve

L'impegno che più serve
giovedì 15 dicembre 2022











Per una curiosa coincidenza, la proposta di istituire la mini naja volontaria rilanciata dal presidente del Senato Ignazio La Russa cade proprio nei giorni in cui si ricordano i 50 anni della legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare. Un assist involontario, ma efficace per tornare a dibattere sul significato attuale del principio costituzionale di difesa della patria. Breve riepilogo: la seconda carica dello Stato domenica scorsa, al 150° anniversario della fondazione del Corpo degli Alpini ha annunciato di aver propiziato la presentazione a Palazzo Madama di un disegno di legge che consenta a giovani volontari di trascorrere sotto le armi 40 giorni. Tanti quanti, ai tempi della leva obbligatoria, erano quelli dedicati, con il Car, alla prima istruzione militare delle reclute. L’intenzione è stimolare «la volontà di aiutare la propria patria anche con un breve periodo». L’Italia formalmente ha già una legge, la 122 del 2010, approvata quando lo stesso La Russa era ministro della Difesa, che prevedeva per il triennio 2010-2012 l'organizzazione in via sperimentale di corsi di formazione a carattere teorico-pratico presso i reparti delle Forze armate, per non oltre tre settimane Ma non venne più finanziata.

Oggi si vogliono aggiungere alcuni bonus per i volontari quali i punti per la maturità e per la laurea e un punteggio aggiuntivo per i concorsi pubblici.

Piuttosto che l’addestramento di 40 giorni con bonus rilanciato dal presidente del Senato, servirebbe un serio e più forte investimento anzitutto sull’anno di volontariato sociale per ragazzi e ragazze già vigente e sempre alle prese con tagli ai bandi che ne limitano la diffusione (gli ultimi governi, interpellati ripetutamente anche dal dibattito e dagli appelli pubblicati su “Avvenire”, hanno invertito positivamente la tendenza). L’obiettivo, razionale e ambizioso, dovrebbe essere quello di istituire un periodo di servizio civile universale e obbligatorio. A cosa serve infatti puntare su una proposta di “naja bonsai” già bocciata 10 anni fa o tornare surrettiziamente a suggerire il ripristino della leva obbligatoria? Diciotto anni fa, il nostro Paese, quando era ministro della Difesa l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, decise di sospenderla per ragioni strategiche e di bilancio puntando su un esercito più leggero e con una formazione molto più accurata. Si aggiunga che, all’epoca, la crisi del servizio militare obbligatorio era palese, dato che le domande di obiezione di coscienza avevano superato il numero dei militari che prendevano servizio a ogni scaglione.

Si può imparare a difendere la patria senza toccare le armi, esercitando un dovere di cittadinanza e di umanità imparando a trasformare le bibliche lance in aratri sin da giovani, lungo la via aperta dagli obiettori alle guerre di ogni tempo, anche quelle di oggi.

In Italia sono in tanti a pensarla così, in modo trasversale a riferimenti culturali, politici e religiosi, e pure alle generazioni. Perché tra boomers e generazione X – come ci chiamano ironicamente i ventenni di oggi – gli antichi obiettori al militare sono, appunto, trasversali e molto diffusi. E per parecchi di loro quell’esperienza di servizio fu determinante nel dare indirizzo alla propria vita privata, pubblica e professionale. Lunedì mattina, 12 dicembre, a Radio1 Rai si è potuto ascoltare uno di loro, Luca Zaia – presidente leghista della Regione Veneto – controproporre a La Russa, esponente di Fratelli d’Italia, la possibilità di far effettuare a chi lo volesse un servizio civile di 40 giorni. Il concetto di base è chiaro: istituire un servizio disarmato di difesa. Non per offrire manodopera a basso costo alla pubblica amministrazione e neppure per parcheggiare “imboscati”.

Anzi. L’obiettivo può e deve diventare l’istituzione di un servizio civile obbligatorio che raccolga il meglio dell’esperienza dell’anno di volontariato esistente, che possa durare un numero congruo di mesi (dieci come l’ultima naia o almeno sei) e che metta concretamente – come ha più volte sottolineato su questo giornale – diritti e doveri di cittadinanza, per esempio nell’attività di vigilanza e cura di territorio e ambiente davanti a emergenze endemiche e aggravate dai mutamenti climatici, nell’aiutare i fragili e i poveri per prevenire conflitti sociali.

Un servizio che possa formare anche corpi di pace civili internazionali in grado di aiutare le vittime delle guerre e delle crisi ambientali con missioni in loco. Un tempo, insomma, per formare costruttori di pace e aperto anche a chi non è ancora cittadino italiano, che diventi collante di comunità oggi sempre più fragili e strumento di partecipazione e inclusione, le grandi assente di questi anni scontenti e impauriti. E che possa, infine, attualizzare l’idea di risoluzione non violenta dei conflitti , forte negli ideali, ma da aggiornare negli strumenti alla luce delle nuove tecnologie e della nuova situazione geopolitica globale.

Utopie? Se la proposta si ampliasse fino all’istituzione di un servizio civile obbligatorio europeo, faremmo un passo avanti storico e degno di tutti coloro che hanno speso la vita per dire no alle guerre, alle armi e alla violenza.

GLI ARTICOLI DI AVVENIRE SUL SERVIZIO CIVILE



venerdì 6 settembre 2013

Sabato 7 Settembre: proposta per una giornata di digiuno e preghiera per la pace (2)

Spiazzati da un gesto che non si può banalizzare
Il digiuno ci insegna ciò che vale davvero
Spiazzati un’altra volta, verrebbe da dire dopo aver letto per l’intera settimana le reazioni degli opinion leader e dei giornali sull’invito al digiuno di Papa Francesco. C’è chi non capisce il nesso con l’imminente minaccia di una guerra, come Vittorio Feltri sul Giornale (ma non capire può anche voler dire che mancano categorie di lettura...) e chi invece punta sul discorso della dieta, confondendo i piani. E riducendo al piccolo orizzonte di se stessi.

Sabato 7 Settembre: proposta per una giornata di digiuno e preghiera per la pace (1)

“Sabato prossimo vivremo insieme una speciale giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero”
“Anche per la pace nei nostri cuori, perché la pace incomincia nel cuore. Rinnovo l`invito a tutta la Chiesa a vivere intensamente questo giorno, e, sin d`ora, esprimo riconoscenza agli altri fratelli cristiani, ai fratelli delle altre religioni e agli uomini e donne di buona volontà che vorranno unirsi, nei luoghi e nei modi loro propri, a questo momento. Esorto in particolare i fedeli romani e i pellegrini a partecipare alla veglia di preghiera, qui, in Piazza San Pietro alle ore 19.00, per invocare dal Signore il grande dono della pace. Si alzi forte in tutta la terra il grido della pace!”.


A Milano la preghiera per la pace sarà guidata, sabato 7 settembre alle ore 21, nella Basilica di sant'Ambrogio, dal cardinale Angelo Scola "in spirito di penitenza, per invocare da Dio il dono della pace per la Siria e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo".

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non ho ancora visto questo podcast, mi riprometto di scrivere dopo una recensione, per ora lo segnalo https://www.avvenire.it/podcast/non-e-...