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domenica 28 giugno 2026

Seveso, la diossina, gli aborti. E i bambini “salvati” dall’arcivescovo

Nell’estate di cinquant’anni fa il disastro dell’Icmesa con la nube di diossina sulla città brianzola scatenò una campagna per interrompere le gravidanze per il sospetto (infondato) di malformazioni fetali. A battersi per fermare gli aborti il cardinale Giovanni Colombo e la Chiesa ambrosiana

Il 22 maggio del 1998 un gruppo di ragazzi ventenni, provenienti dalla cittadina lombarda di Seveso, nel territorio dell’arcidiocesi di Milano, si diressero in Vaticano indossando magliette bianche con la scritta: “Grazie Cardinal Colombo”. La stessa frase fu stampata su un grande striscione da loro innalzato quello stesso giorno nell’Aula Paolo VI, durante l’udienza concessa da Giovanni Paolo II a migliaia di aderenti al Movimento per la Vita.
Il cardinale Giovanni Colombo, che era stato arcivescovo di Milano per più di tre lustri, dal 1963 al 1979, era scomparso sei anni prima, il 20 maggio del 1992, ma quei giovani, nati tra il 1976 e il 1977, con quel gesto inusuale, riconoscevano di essergli debitori della loro stessa vita. Cinquant’anni fa, nell’estate del 1976, l’allora arcivescovo di Milano si era infatti rivolto, con caparbia determinazione, ai loro genitori, dopo il disastro ambientale che aveva investito il comune di Seveso e quelli limitrofi, in seguito alla fuoriuscita di una nube fortemente tossica di diossina, che aveva invaso l’area. Si era sparsa pertanto la voce che quella tossicità avrebbe potuto arrecare gravi malformazioni ai nascituri e l’opinione pubblica fu sensibilizzata sulla possibilità che, per le donne gravide della zona, fosse resa attuabile l’interruzione volontaria della gravidanza, non ancora riconosciuta lecita dallo Stato, ma sulla cui legalizzazione, proprio in quegli anni, si dibatteva in Parlamento (la legge arrivò poi nel maggio 1978).
Il cardinale Colombo implorò le donne che attendevano un figlio a non lasciarsi prendere dalla paura e a non credere «a tutte le voci allarmistiche, spesso incontrollate, spesso manipolate con intendimenti interessati e faziosi». E qualche giorno dopo, per scongiurare il rischio che qualcuna di quelle vite innocenti potesse essere soppressa mediante aborti terapeutici, l’arcivescovo si fece portavoce della disponibilità di alcune famiglie della diocesi ambrosiana ad adottare i bambini che, a causa dell’incidente di Seveso, fossero eventualmente nati deformi, «così da accendere una piccola, necessaria, speranza in chi non si sente di accedere all’aborto e teme di non avere la forza di tenere presso di sé un figlio minorato».
La soluzione prospettata da Colombo incoraggiò molte donne a portare a termine la gravidanza. A dispetto delle più fosche previsioni, nessuno dei bimbi nati nei mesi successivi all’incidente riportò menomazioni o deformità. All’inizio di agosto l’arcivescovo si recò a Seveso per visitare la popolazione locale duramente colpita e celebrò una Messa davanti a 1.500 persone, incoraggiandole ed esortandole a non restare inermi di fronte al disastro che aveva colpito quel territorio.
Proprio l’arcidiocesi di Milano, su impulso del cardinale Colombo, nell’agosto del 1976 costituì un Ufficio decanale di Assistenza e Coordinamento (Udac), con sede presso il Centro parrocchiale di Seveso, che divenne in breve tempo un punto di riferimento molto importante per la gente del luogo, costretta ad abbandonare l’area contaminata. A cura dell’Udac, che era guidato dal medico Ambrogio Bertoglio, venne inoltre pubblicato il giornale Solidarietà, animato da monsignor Gervasio Gestori, futuro vescovo di San Benedetto del Tronto, insieme al quale collaborarono pure altri degli allora docenti del Seminario di Venegono, tra i quali il futuro cardinale e arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi e monsignor Giovanni Battista Guzzetti. Nel periodo immediatamente successivo al disastro, per oltre un anno, il periodico arrivò a distribuire circa 60mila copie, battendosi – accanto ad Avvenire sul piano nazionale – per la difesa della vita umana, particolarmente di quella nascente.
A questo proposito il 10 settembre e il 19 ottobre del 1976 la Conferenza episcopale italiana emise due comunicati con i quali deprecò la strumentalizzazione dell’incidente di Seveso compiuta nei confronti dell’opinione pubblica e indisse per il 2 gennaio 1977 una giornata di preghiera e di riflessione. Il 23 aprile del 1977 una futura mamma di Seveso portò la sua testimonianza alla grande manifestazione per la “Celebrazione della vita” che si tenne allo stadio San Siro di Milano alla presenza di oltre settantamila persone, della quale fu ospite anche Madre Teresa di Calcutta, 
Montini infatti, con la sua meditata lettera pastorale Per la Famiglia Cristiana, del febbraio 1960, e ancor prima con il Sinodo minore diocesano, convocato nel 1959 per discutere sul tema del matrimonio e della famiglia, aveva avviato un’articolata riflessione su questi argomenti, alla quale Colombo non si sottrasse, ma che anzi volle proseguire. Sulle tematiche connesse all’educazione cristiana, in rapporto alla famiglia, il cardinale era intervenuto già durante il Concilio, ed è grazie alle acquisizioni conciliari, per Colombo, che la Chiesa ha raggiunto una visione del matrimonio e della famiglia più integrale, più equilibrata, più rasserenatrice, dunque più evangelica. Commentando l’enciclica Humanae vitae promulgata da Paolo VI nel 1968, il suo successore sulla cattedra ambrosiana richiamò i fedeli al senso ultimo e provvidenziale che governa ogni evento della vita umana, ponendo quindi anche il matrimonio e la creazione della famiglia in una prospettiva trascendente.
Negli anni del suo episcopato, per tutelare l’istituzione familiare, minacciata dall’introduzione della legge sul divorzio nella giurisprudenza italiana – confermata poi dal referendum popolare del 1974 – e, successivamente, dalla legalizzazione dell’interruzione di gravidanza, Colombo aveva avviato sin dal 1970 i Programmi pastorali incentrati sulla pastorale dei sacramenti e la famiglia. Tali Programmi pastorali della diocesi di Milano anticiparono i Piani pastorali della Conferenza episcopale italiana, impostati su “Evangelizzazione e sacramenti”, che furono proposti a partire dal 1973. Sempre cinquant’anni fa, quando nell’ottobre 1976 la Cei organizzò a Roma il I Convegno ecclesiale nazionale su “Evangelizzazione e promozione umana”, nel territorio ambrosiano si esaminava “L’originalità cristiana della famiglia per l’evangelizzazione e la promozione umana”. L’insistenza, nella pastorale milanese, sulla tematica familiare connessa ai sacramenti era dovuta alla profonda convinzione del cardinale Colombo che solo indugiando sulle medesime questioni si sarebbe alimentato un vero costume pastorale, determinando «concreti e saldi comportamenti cristiani». Proprio a margine del Convegno ecclesiale “Evangelizzazione e promozione umana”, Paolo VI volle incontrare e ringraziare personalmente i responsabili dell’Ufficio decanale di Assistenza e Coordinamento di Seveso, ricevendoli il 31 ottobre 1976 e manifestando loro il suo apprezzamento per la testimonianza di fede e coraggio offerta e per la concreta attività compiuta a beneficio della popolazione colpita, non solo a Seveso ma pure nei territori limitrofi.
Alla gente di Seveso il Papa rivolse il suo pensiero anche la vigilia di Natale del 1976, e il 24 dicembre indirizzò un messaggio al cardinale Colombo esprimendo la sua vicinanza alle famiglie della diocesi ambrosiana, a lui tanto cara, «forzatamente lontane dalle loro abitazioni e alloggiate in alberghi di fortuna». «Intimamente partecipi ai loro disagi – scriveva il Pontefice – noi ci facciamo pellegrini nel desiderio e bussiamo alle loro porte per recare una parola di conforto e di cristiana speranza e mentre sollecitiamo ancora la fattiva solidarietà di tutti a cominciare dai responsabili della cosa pubblica affidiamo questi diletti figli alla particolare protezione di Maria Vergine e di san Giuseppe che ben conobbero l’amarezza di non poter offrire al neonato Redentore il tepore accogliente della loro casa lontana. Le saremo grati – chiedeva Paolo VI al cardinale Colombo – se vorrà farsi interprete di questi nostri sentimenti presso i cittadini di Seveso ai quali impartiamo di cuore una speciale Benedizione Apostolica propiziatrice di quella pace che gli angeli annunziarono nella notte santa».




martedì 2 giugno 2026

Vent’anni dopo. La “scomoda verità” di Al Gore sul clima era una bugia

Nel maggio 2006 usciva il documentario dell'ex vicepresidente Usa che portò il cambiamento climatico al centro dell'attenzione globale. Quasi nessuna delle sue previsioni si è avverata, e le politiche che ha ispirato hanno fatto danni

segue al link:  

martedì 21 aprile 2026

“Quasi come Orson Welles”: il teledramma che sconvolse l’Italia del 1959

Giandujotto scettico n°210 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo

La sera del 9 giugno 1959, al centralino dell’Ospedale delle Molinette di Torino, la signora Emanuela stava svolgendo il suo turno come ogni altra sera. Poi il telefono squillò. “Pronto? Ho visto il figlio di Alida Valli”. La telefonista non capì, e riagganciò. Ma squillò di nuovo. E ancora. E ancora… Nel giro di pochi minuti, a quanto pare, tutte e ventiquattro le linee dell’ospedale erano occupate; la situazione andò normalizzandosi soltanto verso mezzanotte.

Era successo qualcosa di curioso: c’entrano uno sceneggiato televisivo, un finto rapimento e un numero di telefono menzionato con troppa leggerezza. 

La Rai al tempo del canale unico

Per capire questa vicenda, occorre ripensare al ruolo della televisione nell’Italia della fine degli Anni ‘50. La Rai aveva iniziato le sue trasmissioni tv in maniera regolare nel gennaio del 1954, appena cinque anni prima. C’era un solo canale che trasmetteva per un numero limitato di ore programmi in bianco e nero; la copertura del territorio nazionale da parte dei trasmettitori era ancora parziale, e il Secondo Programma, oggi Rai 2, sarebbe nato due anni dopo, nel 1961. Gli abbonamenti erano circa un milione in un paese di cinquanta milioni di abitanti, e un televisore costava circa 200.000 lire, quando uno stipendio da impiegato era di 60.000 lire al mese. Molti italiani guardavano la tv a casa del vicino, o al bar, oppure nelle sale parrocchiali attrezzate.


Era però già una televisione capace di grandi cose. Carosello, lo spazio pubblicitario fatto di mini-sketch, era iniziato nel 1957 e stava diventando un rito nazionale. L’anno successivo, nel 1960, sarebbe partito Non è mai troppo tardi, in cui il maestro Alberto Manzi avrebbe insegnato a leggere e scrivere a oltre un milione di adulti analfabeti. E poi c’erano già i grandi sceneggiati, il teatro in televisione, i varietà, i programmi a quiz, a cominciare, dalla fine del 1955, da Lascia o raddoppia?, che aveva lanciato Mike Bongiorno. 

È a questo mondo che appartiene I figli di Medea, il “teledramma” che provocò i problemi che abbiamo menzionato in apertura. Il regista, Anton Giulio Majano, negli anni successivi era destinato a diventare uno dei nomi più importanti della televisione italiana: avrebbe firmato La cittadella, La freccia nera, E le stelle stanno a guardare, produzioni da milioni di spettatori, rimaste a lungo nella memoria collettiva. 


segue al link:

https://www.queryonline.it/2026/04/16/quasi-come-orson-welles-il-teledramma-che-sconvolse-litalia-del-1959/

venerdì 23 gennaio 2026

sabato 1 novembre 2025

Il caso Michelle Comi - Adozioni a distanza, la fake radio di Cruciani e Parenzo

Michelle Comi, 29 anni, influencer e content creator con 589mila follower, ha annunciato di essere «diventata mamma» del piccolo Momo, un bambino senegalese di sei anni che ha adottato a distanza. Ha mandato zainetti, profumi, palloni e borracce firmate... «anziché fare come le associazioni che adottano a distanza e ai bambini fanno arrivare un pugnetto di riso e un po' di acqua», ha detto in radio a La zanzara, da Giuseppe Cruciani e Davide Parenzo. «Io faccio vivere bene mio figlio, gli altri invece li fanno vivere di merda». Ecco, cara Michelle, questo anche no

di Sara De Carli


Segue in:

https://www.vita.it/adozioni-a-distanza-la-fake-radio-di-cruciani-e-parenzo/

giovedì 11 settembre 2025

Svolta. Per l'Onu l'utero in affitto è violenza, sempre. E l'Italia è un modello - Antonella Mariani domenica 7 settembre 2025


Condanna senza appello della maternità surrogata:«Rafforza le disuguaglianze sociali, sfrutta la povertà delle donne e penalizza i neonati». L'invito a seguire la legge varata dal governo Meloni

L’utero in affitto, in termini medici Gestazione per altri o Gpa, è espressione di violenza alle donne. A dirlo in maniera chiara è l’Onu, attraverso un lavoro capillare svolto da Reem Alsalem, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze. Il report, trasmesso nei giorni scorsi dal segretario generale dell’Onu all’Assemblea del Palazzo di vetro, sarà presentato e discusso ufficialmente in plenaria il 10 ottobre ed è destinato a suscitare reazioni. Innanzitutto perché non “salva” nessun tipo di Gpa, nemmeno quella cosiddetta “altruistica”. E poi perché conclude con un implicito invito a seguire la strada dell’Italia, verso un bando internazionale e complessivo a questa pratica.

Il report è nato dopo un processo di ascolto di un’ottantina di esperti e di oltre 120 realtà coinvolte: agenzie di surrogazione, associazioni di genitori intenzionali, donne che hanno portato avanti gravidanze conto terzi... Una specie di commissione d’inchiesta, insomma. La prima sorpresa è che l’Onu, nel suo resoconto, considera la surrogata “altruistica” esattamente come quella “commerciale”, perché laddove la prima è consentita, come in Gran Bretagna, si prevedono rimborsi spese consistenti.

La separazione forzatadal seno della madre

La realtà è che la Gpa rinforza le differenze sociali: le madri surrogate provengono da ceti poveri o sono sradicate dai loro ambienti – sempre più coinvolte le donne delle comunità migranti – mentre le madri intenzionali sono necessariamente benestanti, visto il costo della pratica. Lo stesso si può dire – documenta l’Onu – per le donatrici di ovuli, e in più si aggiunge un connotato razzista: le ragazze occidentali, con istruzione elevata,  ricevono un compenso 100 volte superiore per i loro gameti rispetto ad altre categorie di donne.


La violenza della Gpa si esercita anche nei confronti dei bambini: la Relatrice Speciale dell’Onu descrive la separazione immediata del neonato dalla madre gestazionale per la consegna ai genitori intenzionali come «un processo che può essere significativo dal punto di vista emotivo e dello sviluppo. Gli individui con uno sviluppo disturbato dell’attaccamento sono a maggior rischio di manifestare disturbi mentali». Non solo: i neonati da Gpa registrano mediamente una età gestazionale più bassa al parto, alto tasso di nascita pretermine e di basso peso corporeo. Inoltre sono privati dell’allattamento al seno, espressamente proibito nei contratti di surrogazione, con tutte le implicazioni che questo comporta.

Un’altra forma di violenza riguarda le madri surrogate, considerate solo per le funzioni riproduttive e ridotte a “incubatrici umane”. Il report dell’Onu nota che il crescente ricorso di vip e divi di Hollywood alla Gpa ha contribuito a “glamourizzare” o “normalizzare” la pratica, e a renderla una scelta tra le tante per diventare genitori, tanto che negli Stati Uniti alcune società offrono contributi finanziari e assicurazioni sanitarie ai loro dipendenti. «Una dinamica che rischia di rinforzare stereotipi coloniali e discriminatori», visto che le madri surrogate sono mediamente straniere e povere e particolarmente esposte a situazione di violenza. Se anche esistono alcune donne convinte di svolgere un atto altruistico, la stragrande maggioranza della madri surrogate, infatti, come argomenta il report, sono sprovviste di mezzi per opporsi allo sfruttamento: molti i casi di mancato pagamento del compenso pattuito in caso di aborti spontanei, o di aborti selettivi imposti in caso di gravidanze multiple o di disabilità del feto, anche insignificanti, di segregazione per i mesi della gestazione, di limitazioni pesanti alla propria libertà. «Gli accordi di maternità surrogata, quindi, collocano questa pratica al di fuori dell’ambito della libertà contrattuale», si legge nel report.


Un’altra forma di violenza è il ricorso al taglio cesareo: evidenze raccolte in Paesi come India, Messico e Nepal indicano che il cesareo è la prassi per le madri surrogate, in assenza di indicazioni mediche e perfino di assenso delle interessate.
In tanti casi la Gpa può essere assimilata alla riduzione in schiavitù: è stato questo il termine usato da un procuratore argentino che si è trovato a giudicare il caso di donne povere reclutate sui social media per diventare surrogate e private di ogni libertà personale. Dall’Ucraina arrivano testimonianze simili.

Ma in ogni caso, anche laddove il contratto di Gpa non sia vessatorio, si tratta pur sempre della «vendita di un neonato, il che è un crimine», scrive Reem Alsalem. Il paradosso è che anche nei Paesi in cui la Gpa è ammessa, la compravendita di bambini è proibita. Dov’è la differenza, si chiede significativamente l’Onu? Il “consenso” della donna, comunque, non rende la Gpa etica. «È riconosciuto che il consenso da solo non può giustificare violazioni dei diritti umani, comprese quelle associate alla tratta di esseri umani, alla vendita di organi, alla schiavitù o alla tortura».

Il report, dopo aver documentato nel dettaglio tutta l’iniquità, lo sfruttamento e la violenza insita nella pratica dell’utero in affitto, si chiude con una serie di raccomandazioni agli Stati: compiere passi legislativi per proibire la Gpa, proteggendo nello stesso tempo i diritti di donne e bambini coinvolti; adottare il modello nordico in uso per la prostituzione, che vuol dire scoraggiare la domanda perseguendo i clienti, gli intermediari, le cliniche, proibendo la pubblicizzazione e adottando campagne di educazione; opporsi alla legalizzazione dei contratti di surrogazioni firmati all’estero, salvaguardando però il miglior interesse dei bambini.

Il rilascio del report sulla violenza nella Gpa ha suscitato reazioni contrastanti. Le cliniche sparse nel mondo per ora non commentano in maniera aperta. Ma, per fare un esempio, la consulente per la Gpa Sarah Jefford, australiana, protesta che l’Onu ha consultato esclusivamente organizzazione notoriamente contrarie, «transfobiche, anti sex-work e misogini». «Le raccomandazioni della Rappresentante Speciale negano il diritto delle donne di esercitare la propria autonomia riproduttiva, inclusa la decisione se diventare surrogate e non allevare i bambini che hanno partorito».

«Premiate le lottedelle femministe»

Per contro, numerose associazioni femministe esultano. «Nel documento si loda l’Italia per la legge del 2024 che ha reso l’utero in affitto un reato universale, definendola un modello da imitare in tutto il mondo – scrive il sito di Feminist Post –. È un riconoscimento storico, che premia anni di lotte del femminismo radicale italiano e segna una svolta globale: la nostra vittoria è diventata contagiosa». La legge italiana ha trainato la nascita o il rafforzamento di nuovi gruppi di attivismo internazionale, come Surrogacy Concern in Gran Bretagna, o come la Dichiarazione di Casablanca, una coalizione internazionale formata da oltre 150 esperti e associazioni di 75 Paese del mondo, che dal 2023 chiede l’abolizione universale della surrogata. Il report dell’Onu offre «un riconoscimento senza precedenti al più alto livello internazionale – ha scritto Olivia Maurel, portavoce della Dichiarazione e lei stessa nata da Gpa –. La maternità surrogata non è un atto d’amore, ma una forma di violenza e sfruttamento. E questo rapporto storico apre la strada alla sua messa al bando globale».

Come funziona le legge italiana

Il 16 ottobre compie un anno il provvedimento, fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni e approvata in via definitiva dal Senato, che ha modificato un comma della Legge 40 sulla procreazione assistita, rendendo il ricorso alla Gpa un reato anche se avviene all’estero, in Paesi dov'è legale. La norma prevede una pena da tre mesi a due anni, a cui si aggiunge una multa fino a un milione di euro, per chi ricorra alla pratica. Il report dell’Onu sulla violenza nella surrogazione di maternità considera la legge un modello da imitare in tutto il mondo, dato che nelle raccomandazioni finali invita gli Stati ad «adottare misure volte all’eliminazione della maternità surrogata in tutte le sue forme», rafforzando gli strumenti di tutela per le donne e i bambini. Inoltre gli Stati devono «adoperarsi per l’adozione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante che vieti tutte le forme di maternità surrogata».


domenica 17 agosto 2025

Le polemiche sulla formazione e lo scioglimento del comitato NITAG il cui compito è tradurre lo stato delle evidenze sui vaccini in raccomandazioni operative

... mi ha ricordato che a Buccinasco eravamo già nel 2012 molto più "avanti"

Ricordate la CONFERENZA SUL TEMA  DELLE SCIE CHIMICHE organizzata MERCOLEDI’ 5 DICEMBRE 2012 con il sostegno della Amministrazione Comunale?  Chi erano gli assessori ed il sindaco in carica?




O anche


Buccinasco- “Scie in cielo timori sulla terra”, domani alla Cascina Robbiolo

Buccinasco (4 dicembre 2012) – Cosa sono le “scie chimiche”? Cosa provocano i voli militari? L’assessorato all’Ecologia del Comune di Buccinasco propone l’incontro “Scie chimiche timori sulla terra – Attività segrete di geoingegneria e guerra del clima?”, in programma domani, mercoledì 5 dicembre, alla Cascina Robbiolo di via Aldo Moro 7 alle ore 21.
All’incontro, organizzato da Draco Edizioni e dalle associazioni “Riprendiamoci il Pianeta” e “Galileo”, interverranno Massimo Rodolfi, editore del libro “Scie Chimiche: la verità nascosta. Le Prove”, il biologo e giornalista Giorgio Pattera e Domenico Azzone, 1° Maresciallo Esperto Meteo dell’Aeronautica Militare.
Il fenomeno delle “scie chimiche” è ancora poco trattato, ma ormai – sostengono gli organizzatori – ampiamente documentato ed osservabile da chiunque. I voli di aerei militari infatti riempiono la volta celeste di una spessa coltre, dovuta secondo Pattera alla presenza di metalli pesanti in concentrazioni elevate. L’incontro di domani vuole informare sul fenomeno e sensibilizzare l’opinione pubblica su possibili forme di contrasto (l’associazione Riprendiamoci il Pianeta ha promosso la petizione “Stop alle scie chimiche).
Ufficio stampa Comune di Buccinasco



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venerdì 9 maggio 2025

Omeopatia: piccola guida a paradossi, regolamentazione e questioni etiche

https://www.queryonline.it/2025/04/10/critica-dellomeopatia-paradossi-regolamentazione-e-questioni-etiche/

Il 10 aprile si commemora la nascita di Samuel Hahnemann, il “fondatore” dell’omeopatia.

Questa disciplina, che ha oltre due secoli di storia, continua tramite i suoi sostenitori a essere fedele a due principi: “il simile cura il simile” e la “potentizzazione” dei rimedi omeopatici attraverso diluizione seriale e succussione (un brusco scuotimento), utilizzando sostanze derivate da animali, minerali, piante e altre fonti. Nonostante si autodefinisca “medicina”, l’omeopatia manca delle caratteristiche fondamentali di plausibilità scientifica, anche se viene impiegata per affrontare una vasta gamma di sintomi.

Ma cosa c’è da sapere a riguardo? Ecco una guida veloce ad alcuni dei temi più scottanti con cui è bene avere dimestichezza, dai paradossi associati all’uso del termine “medicinale”, legittimato da una direttiva europea e dalle implementazioni nazionali, alle sfide della pubblicità indiretta, l’etica del consenso informato e l’allocazione inappropriata di risorse pubbliche.


segue al link

lunedì 5 maggio 2025

Il Papa dello street food, dal mate alla pizza E le trans latinoamericane preparavano per lui le empanadas

Bergoglio è stato un Papa 'pop' anche nei gusti alimentari.

Niente piatti troppo raffinati sulla tavola dell'argentino che ha fatto conoscere all'Italia il mate, una specie di tè, ma che poi si è innamorato della pizza.

Lui stesso raccontò quanto gli era piaciuto "Il pranzo di Babette", il film dove una donna mostra il suo amore per gli altri spendendo i suoi soldi in un pranzo da infinite portate.


https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/04/21/il-papa-dello-street-food-dal-mate-alla-pizza-_10fac864-cad2-4e45-b04a-83fd7788d2e9.html


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Non mancavano i sapori della sua tavola argentina, a partire dalla bevanda nazionale, il mate, che gli veniva offerto in ogni incontro e lui dalla cannuccia lo beveva volentieri. E poi le empanadas, i piccoli calzoni pieni di carne e altri ingredienti.

A prepararli per lui sono state anche le ragazze trans latinoamericane che ogni mercoledì mattina prendevano il bus da Torvaianica a Roma, accompagnate dal parroco don Andrea, per assistere all'udienza generale. Bergoglio le ha sempre accolte con dignità, le ha seguite con la sua 'carezza'. E il loro grazie era quel vassoio incartato alla meglio pieno di quei piccoli pasticci cucinati in forno che riportavano Francesco alla tavola della sua infanzia. 


sabato 18 gennaio 2025

L’errore di chi abolisce i programmi di diversità e inclusione è averli introdotti

Le pratiche Dei di antidiscriminazione imposte dalle aziende in questi anni hanno creato divisioni e intolleranze. Dietro alla retromarcia di chi le abbandona (ultime Meta e Amazon) c'è convenienza politica ma non solo

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mercoledì 15 gennaio 2025

Venticinque anni fa il millennium bug, tanto fumo e poco arrosto

Venticinque anni fa il mondo si preparava a una catastrofe informatica: il millennium bug. L'idea che i computer potessero bloccarsi al momento del passaggio fra il 31 dicembre 1999 e il 1° gennaio 2000 mise in allarme il pianeta. Il tutto finì però per sgonfiarsi.

Questo contenuto è stato pubblicato al30 dicembre 2024 - 12:57


https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/venticinque-anni-fa-il-millennium-bug-tanto-fumo-e-poco-arrosto/88656767?utm_campaign=manual_tvs&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=o&utm_term=manual

La terribile storia della surrogata ribelle e del neonato malato conteso in tre stati Usa

Un utero affittato, un bambino prima desiderato, poi rifiutato e infine reclamato dai committenti. Il caso di McKenna West diventa una batta...