giovedì 9 aprile 2026

La Spagna verso il “diritto di abortire” in Costituzione - Avvenire

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Parere favorevole del Consiglio di Stato alla riforma che il premier Sanchez vuole portare a compimento entro la legislatura


Di lui si è molto parlato perché tra i leader occidentali è stato il solo a prendere posizione contro la guerra in Iran, inviando poi comunque una fregata a presidiare Cipro. Negli stessi giorni il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che il Consiglio di Stato di Madrid ha espresso parere favorevole alla proposta del governo di inserire il “diritto all’aborto” nella Costituzione, nell’articolo 43 sulla tutela della salute. «Promuoveremo questo cambiamento» ha dichiarato Sanchez, sostenendo che l’attuale normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza «non si applica nella sua integrità», con molte prestazioni delegate alle cliniche private in alcune regioni.

Intervenendo a Burgos nella campagna elettorale del Psoe in Castiglia e Leon per le elezioni regionali del 15 marzo, il leader socialista ha affermato che «è importante blindare questo diritto» perché non dipenda dai colori politici dei governi regionali. Il pensiero va però anzitutto agli equilibri nazionali: con il governo di coalizione (8 partiti) in precario equilibrio con 179 voti a fronte dei 171 dell’opposizione, e i sondaggi che danno i Popolari di Alberto Núñez Feijóo in vantaggio sui Socialisti del premier (32% conro 26), Sanchez pensa a un futuro in cui potrebbe non essere più lui il primo ministro – le elezioni politiche sono in programma l’anno prossimo – e dichiara di voler mettere l’aborto al sicuro rispetto a una possibile nuova maggioranza. In caso di successo, infatti, i Popolari dovrebbero quasi certamente allearsi con la destra di Vox, come sta accadendo nelle regioni autonome dove la coalizione ha prevalso (Comunità Valenciana, Extremadura, Murcia, Baleari e Castiglia-Leon). Un’alleanza che, come già accaduto a Madrid, intende tra l’altro sottoporre l’accesso all’aborto a regole più stringenti delle attuali.

La riforma costituzionale che Sanchez vuole assolutamente portare fino in fondo, come ha fatto due anni fa il presidente francese Macron, ha anche un formidabile valore simbolico e identitario per tutta la sinistra. Si capisce così perché ora Sanchez stia spingendo su questioni nodali per la sua parte politica, come anche l’avversione al trumpismo e alla guerra. Per cambiare la Costituzione con il “diritto all’aborto” serve però un'ampia maggioranza parlamentare: ed è assai difficile che il Partito popolare dia una mano al rivale politico.
Sanchez però non molla: insieme ai primi ministri di Slovenia, Svezia, Danimarca ed Estonia ha infatti firmato una lettera in cui chiede alla Commissione europea di adottare le richieste di My Voice My Choice, l’Iniziativa di cittadini europei che chiedeva di introdurre la libertà di abortire in qualunque Paese preferito al proprio per una maggiore liberalità delle regole, a spese dell’Unione, richiesta respinta sebbene in modo ambiguo. Ma potrebbe essere proprio la Spagna a voler usare il Fondo sociale europeo per estendere il ricorso agli aborti di donne straniere sul proprio territorio, come concesso dalla Commissione.



mercoledì 8 aprile 2026

“Libertà di abortire” il Lussemburgo secondo Paese a introdurla nella Costituzione - Avvenire, 7 marzo 2026

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Solo sei deputati su 60 si sono opposti alla riforma che introduce tra le libertà fondamentali garantite dallo Stato l’interruzione di gravidanza. Una riforma proposta dalla sinistra ma votata anche dai cristiano-sociali al governo

Dopo la Francia, il Lussemburgo. Con una maggioranza schiacciante (48 sì, 6 no e 2 astenuti) il Parlamento del Granducato ha approvato un emendamento all’articolo 15 che introduce nella Costituzione la “libertà di abortire”, inserendo l’interruzione di gravidanza tra i valori fondanti del Paese. Esattamente come aveva accaduto a Parigi nel 2024.

«La libertà di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza è garantita – recita il testo ora in vigore –. La legge determina le condizioni nelle quali si esercita questa libertà». In Lussemburgo è possibile abortire entro i primi tre mesi di gravidanza, ma anche più avanti in caso di gravi anomalie del feto o rischi per la vita della madre.
La proposta di legge costituzionale era stata avanzata nel 2024 dal partito di sinistra Lenk (all’opposizione) con una formulazione che però parlava di “diritto”. Il confronto parlamentare tra la maggioranza, formata da Partito Popolare Social-Cristiano (Csv) e Partito Democratico (Pd), e le opposizioni si è concentrata solo sulla scelta del concetto: se cioè prevedere che lo Stato si impegni a eliminare ogni ostacolo per chi vuole abortire oppure assuma l’aborto come un dovere delle istituzioni a fronte di una richiesta di ottenerlo. Il solo partito schierato contro la riforma, si trattasse di libertà o diritto, è Adr (Alternativ Demokratesch Reformpartei), conservatore, all’opposizione, i cui cinque deputati sono quasi tutti i contrari alla riforma, con il capogruppo Fred Keup che ha attaccato il Csv accusandolo di incoerenza rispetto ai suoi valori cristiani di riferimento. La replica del presidente della Camera Laurent Zeimet, esponente cristiano-sociale, si è concentrata sull’idea che la riforma rifletterebbe i cambiamenti nella società, e alla politica non resta che adattarsi ai tempi assecondando ciò che vuole la gente.

Pragmatismo a sfondo elettorale: con il 29% e 21 seggi, il Csv è il partito di maggioranza relativa in Lussemburgo, ed esprime il primo ministro Luc Frieden.

Se Adr si è impegnato in una battaglia parlamentare contro la riforma, sapendo di avere poche chance, gli altri partiti hanno lasciato libertà di coscienza ai loro deputati. Col risultato che la maggioranza dei due terzi richiesta per una riforma costituzionale è stata largamente superata.
E la sua coscienza Gérard Schockmel non l’ha certo messa a tacere: è lui, esponente del Pd (formazione liberale parte della coalizione di governo), ad aver espresso il sesto voto contrario alla “libertà di abortire” in Costituzione. In Parlamento ha sostenuto che la riforma considera solo le donne ma non tiene in alcun conto i diritti del bambino non ancora nato, ed è frutto di una ideologia femminista definita spietata. La Chiesa cattolica era intervenuta ripetutamente nei diversi gradi dell’iter parlamentare, avvertendo tra l’altro che una simile riforma costituzionale potrebbe avere l’effetto di radicalizzare l’opinione pubblica in un Paese da sempre sinonimo di stabilità e pace sociale.

martedì 7 aprile 2026

Vita nascente: la Giornata che ci vuole

domenica 5 aprile 2026

DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO DAL CENTRO NAZIONALE PER I TRAPIANTI - Giovedì, 26 marzo 2026





Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
 

Eccellenza,
Signor Ministro,
Signore e Signori, benvenuti e grazie per la pazienza!

Sono contento di accogliervi in occasione degli Stati generali della Rete trapiantologica nazionale, e ringrazio la Pontificia Accademia per la Vita che segue questo importante settore. La vostra presenza testimonia l’impegno di tanti operatori sanitari, professionisti e volontari, che, con competenza e dedizione, sono al servizio della vita umana nei momenti di maggiore fragilità.

Voi ricordate una ricorrenza importante: infatti settant’anni fa avvenne la prima donazione italiana, quando il Beato don Carlo Gnocchi chiese che le sue cornee fossero prelevate dopo la sua morte e trapiantate a due giovanissimi assistiti della sua Opera, i quali poterono tornare a vedere. Quel gesto, compiuto in un contesto ancora privo di una normativa organica, suscitò un’ampia riflessione nella società italiana e contribuì ad avviare un percorso di definizione legislativa.

Proprio poche settimane dopo quel gesto di don Gnocchi, Papa Pio XII offrì un primo orientamento morale su questi temi, riconoscendo la liceità del prelievo a fini terapeutici, nel rispetto della dignità del corpo umano e dei diritti delle persone coinvolte. [1] Fin dall’inizio, dunque, la riflessione della Chiesa ha accompagnato lo sviluppo della medicina dei trapianti, riconoscendone il valore e indicando, insieme, i criteri etici necessari.

Da allora, un ricco sviluppo di ricerche scientifiche e di dedizione umana ha condotto la Rete trapiantologica italiana a risultati di grande rilievo, riconosciuti a livello internazionale. Dietro questi risultati vi è un patrimonio di competenze e anche una cultura della responsabilità e della fiducia che chiede di essere custodita e sostenuta.

San Giovanni Paolo II, nell’Enciclica Evangelium vitae, ha ricordato che tra i gesti che alimentano la cultura della vita «merita particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili» ( n. 86). Si tratta infatti di un’azione che unisce la generosità del dono alla responsabilità morale che lo accompagna. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma, a sua volta, che «la donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà» ( n. 2296), richiamando al tempo stesso la necessità del consenso e il rispetto della dignità della persona. Occorre sempre vigilare per evitare ogni forma di mercificazione del corpo umano e garantire ai trapianti criteri giusti e trasparenti. [2]

La medicina dei trapianti ci ricorda che la relazione di cura, di fiducia e di responsabilità reciproca costituisce una condizione imprescindibile perché il trapianto possa realizzarsi. La possibilità stessa di salvare vite attraverso i trapianti dipende infatti dalla generosità dei donatori. [3]

Papa Francesco ha sottolineato che la donazione non si esaurisce nella sua utilità sociale, pur così importante, ma si configura come espressione della fraternità universale. Ha ribadito inoltre che essa deve rimanere un atto gratuito, capace di testimoniare una cultura dell’aiuto, del dono, della speranza e della vita. [4] È un richiamo quanto mai prezioso in un tempo in cui tutto rischia di essere valutato secondo la logica del prezzo, dell’efficienza o dell’interesse.

Colgo a mia volta questa occasione per incoraggiare la ricerca scientifica, che continua ad aprire prospettive importanti per la medicina dei trapianti. Essa è chiamata a sviluppare soluzioni sempre più efficaci per rispondere al fabbisogno di organi e alle necessità dei pazienti, in un contesto in cui la domanda supera ancora di molto la disponibilità. È necessario che tale impegno proceda sempre insieme a una riflessione responsabile, affinché il progresso scientifico rimanga orientato al bene integrale della persona e al rispetto della sua dignità.

A tutti voi esprimo la mia gratitudine. Il vostro è un lavoro esigente e spesso nascosto, che richiede competenza e rigore e, al tempo stesso, coscienza, equilibrio e vivo senso di umanità. In esso si intrecciano responsabilità cliniche, scelte delicate e relazioni che toccano la vita delle persone nei momenti più difficili. Continuate a svolgerlo con fedeltà e dedizione, avendo sempre come riferimento il bene del paziente.

Incoraggio infine le istituzioni e il mondo del volontariato a proseguire nell’opera di informazione e sensibilizzazione, perché possa crescere una cultura della donazione sempre più consapevole, libera e condivisa, capace di riconoscere in questo gesto un segno di solidarietà, di fraternità e di speranza.

Auguro ogni bene per il vostro impegno associato e invoco su di voi e sui vostri cari la benedizione del Signore.

Grazie.

[benedizione]

Grazie di nuovo e tanti auguri per il lavoro! 

venerdì 3 aprile 2026

Opinioni (26 Marzo 2026) Dietro l’enfasi delle primarie poche certezze e tanti nodi

Dopo l’iniziale entusiasmo, nel campo largo si affacciano già le preoccupazioni e il timore di non poterle gestire. Tra le incognite anche la rappresentanza dei "moderati"

segue:

La Spagna verso il “diritto di abortire” in Costituzione - Avvenire

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