venerdì 17 aprile 2026

ANIMALI, PLACEBO E OMEOPATIA - Cattivi Scienziati - Enrico Bucci 22 Febbraio 2026

https://cattiviscienziati.com/2026/02/22/animali-placebo-e-omeopatia/

Tante, troppe volte, sia i credenti nell’omeopatia, sia semplicemente quelli che hanno il dubbio che non sia stata compresa a fondo, portano come argomento contro il meccanismo scientifico con cui essa può funzionare in molte delle sue condizioni d’uso – il placebo – l’idea che negli animali essa sia stata trovata efficace.

Negli animali, si dice, possiamo escludere il placebo; dunque, l’efficacia dimostrata nelle applicazioni veterinarie dell’omeopatia è la prova che il placebo non basta a spiegarne i meccanismi di funzionamento.

Ora, a parte il fatto che bisognerebbe andare davvero a vedere che cosa è stato dimostrato circa l’effetto dell’omeopatia in animale – cioè se esistano studi di qualità sufficiente a mostrare un effetto – il problema sta nella premessa di questa convinzione.

Non è affatto vero, infatti, che negli animali il placebo sia escluso, e per giunta abbiamo nel caso della medicina veterinaria ulteriori effetti placebo, che non riguardano il soggetto trattato, ma chi somministra un trattamento.

Riguardo il primo punto, anche per gli animali è possibile creare un’aspettativa di miglioramento, che è la base del funzionamento del placebo: si costruisce un’associazione tra un contesto sensoriale e un effetto farmacologico reale, poi si verifica se, una volta tolto il farmaco e lasciato solo il contesto, compare una risposta misurabile.

La dimostrazione sperimentale più intuitiva riguarda il dolore, perché il dolore negli animali si misura attraverso comportamenti standardizzati e, soprattutto, perché nei mammiferi esistono sistemi endogeni capaci di “spegnere” parte della nocicezione quando una certa configurazione di segnali rende ciò adattativo. Un lavoro ormai classico sui topi mostra che basta associare ripetutamente un contesto nuovo a fentanyl, e poi testare gli animali con sola iniezione di veicolo: in quel test, il gruppo condizionato esibisce una costellazione di risposte coerenti con l’azione oppioide, inclusa un’analgesia misurata con l’aumento della latenza sul hot plate (Bryant, 2009). Vediamo qui una differenza sperimentale che compare quando il farmaco non c’è più, e che si appoggia su un paradigma pavloviano standard, cioè su una forma di apprendimento conservata e misurabile, volta alla creazione di un’aspettativa di sollievo dopo un trattamento.

Il passo che rende il quadro più convincente, perché lo ancora a una catena causale interna, è mostrare che la risposta evocata dal contesto dipende da un meccanismo neurochimico noto. In un modello di dolore facciale nel ratto, animali condizionati con morfina mostrano al test una “analgesia da placebo” con forte variabilità individuale; quando si somministra naloxone, quell’effetto viene soppresso, in coerenza con il coinvolgimento degli oppioidi endogeni (Nolan et al., 2012). Non si tratta quindi solo di un cambiamento di soglia comportamentale, ma di un cambiamento che “ha la firma” di un sistema interno specifico, poiché risulta sensibile a un antagonista. Il placebo, in questo caso, riesce ad attivare le vie degli oppioidi endogeni e, se queste sono soppresse, non funziona più, proprio come nel caso umano.

Una rassegna mirata sul dolore e sull’effetto placebo in roditori, utile per orientarsi tra paradigmi, punti di forza e fragilità metodologiche, è quella di Keller, Akintola e Colloca, che discute anche la questione della variabilità individuale e dei criteri con cui rendere questi modelli più solidi e comparabili (Keller et al., 2018).

Negli ultimi anni si è andati ancora avanti, identificando per esempio i circuiti neurali responsabili dell’effetto placebo nel topo. Il lavoro di Chen e colleghi (2024) è costruito proprio per isolare la base neurologica di ciò che, nell’umano, chiamiamo aspettativa di sollievo (alla base del placebo), traducendolo in un compito che un topo può apprendere senza linguaggio. Durante l’addestramento l’animale sperimenta un fatto stabile: in una zona dell’apparato sperimentale lo stimolo termico è meno doloroso che altrove. Con ripetizioni sufficienti, quella zona diventa un “segnale predittivo” di sollievo. Il test cruciale arriva dopo, quando si elimina la differenza reale: le superfici vengono rese ugualmente calde e quindi, in termini fisici, non esiste più alcuna ragione perché una zona faccia stare meglio dell’altra. Se, in queste condizioni, l’animale mostra una riduzione dei comportamenti associati al dolore proprio nella zona che prima annunciava sollievo, la spiegazione più parsimoniosa è che stia operando una previsione appresa che modula l’elaborazione del dolore, non una differenza nello stimolo. Lo studio identifica un circuito in cui neuroni della porzione rostrale della corteccia cingolata anteriore proiettano verso nuclei del ponte; intervenendo sperimentalmente su questa via, l’analgesia placebo-like si spegne o si evoca a comando, e nel ponte si osserva un’alta espressione di recettori oppioidi, coerente con l’attivazione di sistemi endogeni di modulazione del dolore (Chen et al., 2024). Nel nucleo del ponte, inoltre, risulta elevata l’espressione di recettori oppioidi, elemento coerente con l’idea che questo nodo partecipi a una modulazione “endogena” del dolore, cioè a un controllo interno che può essere ingaggiato dall’aspettativa. In questo senso il placebo animale smette di essere soltanto una variazione di comportamento dopo condizionamento: diventa una funzione neurobiologica localizzabile, perché un circuito specifico traduce una previsione contestuale in un cambiamento della risposta al dolore.

La seconda grande area di dimostrazione del placebo animale, meno conosciuta ma storicamente centrale, riguarda il sistema immunitario. Negli anni Settanta Ader e Cohen mostrarono che un gusto (saccarina) accoppiato a ciclofosfamide, un immunosoppressore, può diventare un segnale capace di modulare la risposta anticorpale: quando l’animale viene riesposto al gusto in corrispondenza dell’immunizzazione con eritrociti di pecora, i titoli anticorpali risultano soppressi rispetto ai controlli, in un disegno che isola l’effetto dell’associazione (Ader & Cohen, 1975). Nel 1982 gli stessi autori portarono la logica su un terreno clinicamente più “pesante”: in un modello murino di lupus (New Zealand hybrid), la condizione di immunosoppressione associata al segnale gustativo rallenta la progressione di proteinuria e mortalità rispetto ai controlli, mostrando che l’apprendimento può modulare l’andamento di una malattia autoimmune in modo misurabile (Ader & Cohen, 1982). Anche qui la forza sta nella natura dell’endpoint: non solo un biomarcatore, ma un decorso.

Da allora, una parte della letteratura ha cercato di capire quali strutture cerebrali rendano possibile questo collegamento tra apprendimento condizionato e immunità. Una rassegna sperimentale utile, perché discute dati di lesione e dissociazioni funzionali tra regioni, sintetizza risultati che coinvolgono insula, amigdala e ipotalamo ventromediale, con ruoli diversi tra acquisizione e richiamo della risposta condizionata, e con un impatto misurabile su proliferazione linfocitaria e citochine (Pacheco-López et al., 2005). La conclusione operativa è che “placebo-like” in questo contesto significa soprattutto “risposta fisiologica condizionata”: un output immunitario che dipende dall’apprendimento di segnali ambientali, indipendentemente dalla somministrazione di un principio attivo.

Passiamo ora al secondo punto, quello del coinvolgimento dei proprietari degli animali e degli operatori veterinari. Quando si esce dal laboratorio e si entra nella clinica veterinaria, le cose si complicano per un motivo banale: gran parte delle misure passa attraverso un osservatore umano. Quanto di ciò che chiamiamo “risposta al placebo” è un cambiamento dell’animale e quanto è un cambiamento nella lettura che proprietari e clinici danno dei suoi sintomi? In un trial su cani con zoppia da osteoartrosi, Conzemius ed Evans hanno quantificato in modo esplicito il caregiver placebo effect: una quota ampia di proprietari e veterinari riporta miglioramenti anche durante placebo, mentre la sua misura oggettiva rimane, in media, invariata (Conzemius & Evans, 2012). Il contesto può cambiare il comportamento e la fisiologia dell’animale, e può anche cambiare l’osservazione umana, con pesi diversi a seconda dell’endpoint.

Un risultato analogo, con endpoint clinico rilevante e alta variabilità spontanea, emerge in neurobiologia. In una meta-analisi dei pochi trial prospettici placebo-controllati nell’epilessia canina, una quota consistente di cani mostra riduzioni della frequenza di crisi durante placebo rispetto al baseline, e circa un terzo rientra nella definizione di “responder” con riduzione ≥50% (Muñana et al., 2010).

Quindi?

Volendo condensare il punto: esistono risposte placebo in diversi animali, intese come effetti di apprendimento e aspettativa non verbale che diventano fisiologia misurabile; nel dolore queste risposte possono dipendere da sistemi oppioidi endogeni e, oggi, possono essere mappate fino a circuiti identificati con strumenti causali; nell’immunità esistono esempi storici robusti di modulazione condizionata con endpoint immunologici e, in alcuni modelli, con impatto su decorso di malattia.

A questi effetti dimostrati e studiati tanto a livello biochimico che neurobiologico e comportamentale, si aggiungono gli effetti di aspettativa dei padroni degli animali e degli operatori veterinari, che funzionano come placebo per essi, e che confondono la percezione oggettiva dei miglioramenti dopo trattamento.

Dunque, anche nella cura degli animali, l’omeopatia è al più un utile placebo – che funziona in animale come in uomo, sotto le condizioni opportune – e nei casi peggiori è però un’illusione del padrone che crede di vedere miglioramenti mentre la povera bestiola non può convincerlo del contrario.

FONTI:

Ader, R., & Cohen, N. (1975). Behaviorally conditioned immunosuppression. Psychosomatic Medicine, 37(4), 333–340. https://doi.org/10.1097/00006842-197507000-00007

Ader, R., & Cohen, N. (1982). Behaviorally conditioned immunosuppression and murine systemic lupus erythematosus. Science, 215(4539), 1534–1536. https://doi.org/10.1126/science.7063864

Bryant, C. D., Roberts, K. W., Culbertson, C. S., Le, A., Evans, C. J., & Fanselow, M. S. (2009). Pavlovian conditioning of multiple opioid-like responses in mice. Drug and Alcohol Dependence, 103(1–2), 74–83. (Disponibile anche in PubMed Central, PMCID: PMC3085957).

Chen, C., Niehaus, J. K., Dinc, F., Huang, K. L., Barnette, A. L., Tassou, A., Shuster, S. A., Wang, L., Lemire, A., Menon, V., Ritola, K., Hantman, A., Zeng, H., Schnitzer, M. J., & Scherrer, G. (2024). Neural circuit basis of placebo pain relief. Nature. https://doi.org/10.1038/s41586-024-07816-z

Conzemius, M. G., & Evans, R. B. (2012). Caregiver placebo effect for dogs with lameness from osteoarthritis. Journal of the American Veterinary Medical Association, 241(10), 1314–1319. https://doi.org/10.2460/javma.241.10.1314

Keller, A., Akintola, T., & Colloca, L. (2018). Placebo analgesia in rodents: Current and future research. International Review of Neurobiology, 138, 1–15. https://doi.org/10.1016/bs.irn.2018.02.001

Nolan TA, Price DD, Caudle RM, Murphy NP, Neubert JK. Placebo-induced analgesia in an operant pain model in rats. Pain. 2012 Oct;153(10):2009-2016. doi: 10.1016/j.pain.2012.04.026. Epub 2012 Aug 4. PMID: 22871471; PMCID: PMC3445785.

Muñana, K. R., Zhang, D., & Patterson, E. E. (2010). Placebo effect in canine epilepsy trials. Journal of Veterinary Internal Medicine, 24(1), 166–170. https://doi.org/10.1111/j.1939-1676.2009.0407.x

Pacheco-López, G., Niemi, M.-B., Kou, W., Härting, M., Fandrey, J., & Schedlowski, M. (2005). Neural substrates for behaviorally conditioned immunosuppression in the rat. Journal of Neuroscience, 25(9), 2330–2337. (Disponibile anche in PubMed Central, PMCID: PMC6726099).

mercoledì 15 aprile 2026

Il “turismo abortivo”: la scelta di una società perdente

Ogni anno più di un centinaio di donne italiane si reca in Spagna per l'interruzione di gravidanza. Mentre l’Europa spinge per il riconoscimento giuridico di un "diritto". Ma se qualcosa va messo in Costituzione è l’aiuto

segue al link:

... Un settimanale italiano rivela che ogni anno più di un centinaio di donne italiane sceglie di abortire in Spagna. Là si può fare fino a 14 settimane di gestazione “liberamente”, cioè senza motivazione, anche in cliniche private; e fino alla 22esima settimana in caso di rischio grave per la salute della donna e di grave anomalia fetale. ...

... Perciò, se qualcosa va messo in Costituzione è l’aiuto. E l’aiuto già sta scritto, con le parole d’una grande promessa, ma va declinato nella concretezza: reti di sostegno economico e psicologico, politiche familiari che rendano possibile conciliare lavoro e maternità, servizi di accoglienza per chi teme di non farcela. La civiltà si misura dalla capacità di prendersi cura dei più fragili, dei bambini non ancora nati e le madri in difficoltà. L’identità femminile non è mero fatto biologico, è spirito. È fonte di senso, di responsabilità e di relazione. È grembo del nostro futuro. Quale società vogliamo essere? La risposta è nella qualità delle relazioni, di morte o di vita, di abbandono o di amore, che siamo disposti a costruire. ..

martedì 14 aprile 2026

Dalla Banca dei tessuti ai grandi traumi: la risposta di Niguarda alle emergenze - Avvenire 6 Gennaio 2026

https://www.avvenire.it/attualita/dalla-banca-dei-tessuti-ai-grandi-traumi-la-risposta-di-niguarda-alle-emergenze_102856?mnuid=522gd0a49g112211bc03121279a55b09642130cea921f2907f&mnref=s89b,oca07&utm_term=51719+-+Vai%3E%3E&utm_campaign=VITA&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=85+-+VITA+-+7+Gennaio+2026+(2026-01-07)

Il polo milanese da 5.300 dipendenti, per Newsweek «migliore ospedale d'Italia», si allena da tempo a varie urgenze anche in vista delle Olimpiadi

Quando, all’alba di Capodanno, il Dipartimento Emergenza urgenza dell’ospedale Niguarda di Milano ha ricevuto il primo Sos da Crans-Montana, al personale allertato è sembrato di rivivere una di quelle esercitazioni provate spesso a Milano negli ultimi mesi. E che seguono alla lettera i protocolli previsti per i casi di alta complessità: calamità, attentati, pandemie, reazioni chimiche estese. Situazioni prese in considerazione anche in vista dei Giochi invernali di Milano-Cortina (il Niguarda è “ospedale olimpico”). Il nosocomio pubblico, tra i maggiori del Paese, inaugurato a nord della metropoli lombarda nel 1939, ha mosso o richiamato parte dei suoi 5.300 dipendenti che quotidianamente lavorano in 40 sale operatorie, 70 reparti, 350 ambulatori e assistono i pazienti in 1.167 posti letto. Almeno otto unità operative del nosocomio sono state allertate: dalla Medicina d’urgenza e pronto soccorso al Centro ustioni e Chirurgia plastica ricostruttiva, passando dalla Chirurgia d’urgenza e del trauma maggiore, alla Banca dei tessuti e terapia tissutale fino all’Anestesia e rianimazione.
Assieme ad altre numerose specialità cliniche, all’attività di ricerca anche per malattie rare, e a quella accademica e formativa, il Centro ustioni è un’eccellenza di questo ospedale: passato in pochi giorni da 12 a 16 posti letto, oltre la metà dei quali distribuiti tra terapia intensiva e sub intensiva, è stato completamente ristrutturato pochi mesi fa, divenendo punto di riferimento europeo. Affidato alla direzione del chirurgo plastico e docente universitario Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, conta abitualmente 12 tra medici e chirurghi plastici, 5 rianimatori dedicati, oltre a 30 infermieri (numeri saliti e implementati nelle ultime ore), oltre a fisioterapisti e riabilitatori, ed è affiancato dalla Banca dei tessuti, dove avvengono il prelievo e la lavorazione per ottenere innesti utilizzati per coprire la superficie corporea, una procedura che riguarda molti dei pazienti arrivati dalla Svizzera. La Banca ha al suo interno una delle cinque strutture italiane autorizzate dal Centro nazionale trapianti al prelievo, alla lavorazione e alla distribuzione del tessuto cutaneo, e uno delle due strutture nazionali per la lavorazione e la distribuzione del tessuto pancreatico.

Anche queste specialità mediche, assieme alla chirurgia d’urgenza, alla chirurgia robotica, e all’area trapianti (la cui attività al Niguarda è iniziata oltre mezzo secolo fa), volendo menzionarne soltanto alcune, hanno contribuito ad accreditare questo polo come “migliore ospedale d’Italia” e tra i “migliori al mondo” nella classifica World’s Best Hospitals 2025 (che ha preso in considerazione 2.400 ospedali di trenta nazioni), stilata ogni anno dalla rivista americana Newsweek.
Quello che ha accolto gli undici nostri connazionali provenienti dalla Svizzera, e che sta per trattare anche pazienti di altri Paesi coinvolti nella tragedia della notte di Capodanno, è un ospedale-cantiere. In poche settimane dovrebbero concludersi i lavori di ampliamento dell’area critica dell’ospedale: i posti assistiti in Pronto soccorso raddoppieranno (da 56 a 99), sarà ultimato il potenziamento del Pronto soccorso pediatrico e si concluderanno i lavori per la creazione di una ulteriore unità di Diagnostica per immagini. Un’area “calda” che potrà assistere quasi 140 pazienti contemporaneamente. E che innalzerà la risposta ad eventuali crisi a beneficio non solo di tutto il Nord ma anche di Paesi vicini, come sta avvenendo in queste ore.

lunedì 13 aprile 2026

Per chi suona la campana di Sanremo - Avvenire 3 Gennaio 2026




Le polemiche frontali che hanno accolto la decisione del vescovo Antonio Suetta di far risuonare ogni sera una "Campana dei Bimbi non Nati" hanno impedito di capire le reali intenzioni di un gesto di preghiera che parla di accoglienza, misericordia e verità

venerdì 10 aprile 2026

Tra madre surrogata e bambino un legame profondo che non si può recidere - Avvenire 10 Marzo 2026

https://www.avvenire.it/vita-e-cura/tra-madre-surrogata-e-bambino-un-legame-profondo-che-non-si-puo-recidere_105628?mnuid=522gd0a49g112211bc03121279a55b09642130cea921f2907f&mnref=s93b,ocf7b&utm_term=53115+-+Vai%3E%3E&utm_campaign=VITA&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=94+-+VITA+-++11+Marzo+2026+(2026-03-11)

Gli studi piscologici e biomedici sulla relazione nel grembo materno tra il figlio destinato a essere ceduto ad altri e la donna che si presta a farlo crescere sino al parto mostrano una realtà che pochi raccontano. Ma che va conosciuta
In Italia ogni anno circa 250 coppie ricorrono alla gravidanza surrogata (gpa) all’estero. Il 90 per cento sono coppie eterosessuali. Anche in Spagna si calcola un numero simile, le coppie omosessuali sono circa il 15 per cento. Il dato stimato complessivo raddoppia in Gran Bretagna: circa 500 coppie all’anno utilizzano la “gestazione per altri” (Gpa) per poter avere un figlio. Risultato: in India e Ucraina, in particolare, ogni anno nascono più di 2mila bambini da madre surrogata.
Il fenomeno è ormai in continua crescita e il flusso di soldi che circola intorno alla Gpa fa gola a molti. Per fare due conti basta infatti dare un’occhiata alle offerte delle agenzie che forniscono questo “servizio”: per uomini single, coppie lgbt, oppure eterosessuali si parte da 13mila euro; ma ci sono anche pacchetti di donazioni complete per donne single oppure per coppie intorno ai 45.300; il “trasferimento dei propri crioembrioni a una madre surrogata” può costare sui 30.550. Lo sfruttamento è ormai acclarato. Non è un caso se con la Dichiarazione di Casablanca del 2023 esperti di tutto il mondo ne chiedono l’abolizione; due anni dopo, anche il rapporto Onu mette in evidenza la violazione dei diritti umani e la commercializzazione dei bambini. Nonostante la preoccupazione a livello globale, ancora oggi i dati sulla gpa non sono disponibili e trasparenti, e l’informazione continua a essere incompleta.
Eppure, fare chiarezza è possibile, come hanno dimostrato gli esperti, italiani e stranieri, intervenuti all’evento online “Ripensare la maternità surrogata: approfondimenti filosofici, psicologici e biomedici”, promosso dall’Ateneo pontificio Regina Apostolorum (Apra) e dall’Università europea di Roma (Uer) e incentrato sui dati scientifici che confermano il legame tra madre e feto, sull’importanza della memoria intrauterina e sulle conseguenze biomediche per la madre surrogata, la donatrice di ovociti e il neonato. «È compito e responsabilità di tutti – mette in guardia Ilaria Malagrinò, esperta di filosofia morale e bioetica dell’Università di Messina – riflettere su questo tema per reagire alla visione che il sapere tecnoscientifico sta diffondendo: abbatte la complessità, considera la gravidanza solo come fusione di due gameti, ci promette che il corpo della donna sarà sostituito dalla gpa e annuncia di avviare un utero artificiale. Tra l’altro, le sperimentazioni sono già iniziate, le prime – poi sospese – proprio in Italia all’università di Bologna. Il rischio è dunque che si vada incontro verso l’anonimicità della gestazione. Ma la gravidanza non è un processo anonimo».
Gli studi scientifici lo confermano. «La gestante è una diade con l’embrione e il feto, connesso anche in termini biochimici – precisa Laura Travan, neonatologa dell’ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste –. Tutto si trasforma in ormoni, mediatori che passano alla placenta. Non c’è niente di più connesso di un feto con la mamma». Per gli esperti è insomma un dato imprescindibile. «Le prime tappe della vita nel grembo sono determinanti per il bambino. La vita intrauterina lascia segni nella memoria dei sensi. E fornisce al bebè elementi di rassicurazione. La gpa è pertanto una rottura che provoca fratture profonde. La separazione costituisce un evento traumatico prolungato», spiega Anne Schaub-Thomas, psicologa e psicoterapeuta belga, specializzata nell’analisi dei ricordi prenatali e delle relazioni precoci bimbi-genitori.
Sempreché la gpa vada comunque a buon fine. «La maternità è una realtà complessa, definita da aspetti clinici che coinvolgono la madre gestante e la donatrice di ovuli – precisa Michele Barbato, ginecologo dell’ospedale di Melegnano –. È un percorso clinico con rischi medici associati», legati tra l’altro all’iperstimolazione ovarica, a possibili infezioni, alle terapie utilizzate per ottenere un endometrio recettivo, all’alta incidenza di parti gemellari. «Il crescente ricorso da parte dei vip – aggiunge il ginecologo – tende a normalizzare la pratica».
E dire che gli studi sulla sterilità potrebbero essere l’alternativa alla gpa. «Chi si occupa di naprotecnologia, una volta individuate le cause della sterilità, trova le terapie appropriate. Con il ripristino della fertilità si arriva intorno al 40 per cento di possibilità di gravidanza; percentuale confrontabile con le tecniche di fecondazione in vitro. La biologia però non fa sconti: dopo i 36 anni, questa probabilità si riduce mese dopo mese in modo significativo».


giovedì 9 aprile 2026

La Spagna verso il “diritto di abortire” in Costituzione - Avvenire

https://www.avvenire.it/vita-e-cura/la-spagna-verso-il-diritto-di-abortire-in-costituzione_105548?mnuid=522gd0a49g112211bc03121279a55b09642130cea921f2907f&mnref=s93b,ocf74&utm_term=53108+-+Vai%3E%3E&utm_campaign=VITA&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=94+-+VITA+-++11+Marzo+2026+(2026-03-11)

Parere favorevole del Consiglio di Stato alla riforma che il premier Sanchez vuole portare a compimento entro la legislatura


Di lui si è molto parlato perché tra i leader occidentali è stato il solo a prendere posizione contro la guerra in Iran, inviando poi comunque una fregata a presidiare Cipro. Negli stessi giorni il premier spagnolo Pedro Sanchez ha annunciato che il Consiglio di Stato di Madrid ha espresso parere favorevole alla proposta del governo di inserire il “diritto all’aborto” nella Costituzione, nell’articolo 43 sulla tutela della salute. «Promuoveremo questo cambiamento» ha dichiarato Sanchez, sostenendo che l’attuale normativa sull’interruzione volontaria di gravidanza «non si applica nella sua integrità», con molte prestazioni delegate alle cliniche private in alcune regioni.

Intervenendo a Burgos nella campagna elettorale del Psoe in Castiglia e Leon per le elezioni regionali del 15 marzo, il leader socialista ha affermato che «è importante blindare questo diritto» perché non dipenda dai colori politici dei governi regionali. Il pensiero va però anzitutto agli equilibri nazionali: con il governo di coalizione (8 partiti) in precario equilibrio con 179 voti a fronte dei 171 dell’opposizione, e i sondaggi che danno i Popolari di Alberto Núñez Feijóo in vantaggio sui Socialisti del premier (32% conro 26), Sanchez pensa a un futuro in cui potrebbe non essere più lui il primo ministro – le elezioni politiche sono in programma l’anno prossimo – e dichiara di voler mettere l’aborto al sicuro rispetto a una possibile nuova maggioranza. In caso di successo, infatti, i Popolari dovrebbero quasi certamente allearsi con la destra di Vox, come sta accadendo nelle regioni autonome dove la coalizione ha prevalso (Comunità Valenciana, Extremadura, Murcia, Baleari e Castiglia-Leon). Un’alleanza che, come già accaduto a Madrid, intende tra l’altro sottoporre l’accesso all’aborto a regole più stringenti delle attuali.

La riforma costituzionale che Sanchez vuole assolutamente portare fino in fondo, come ha fatto due anni fa il presidente francese Macron, ha anche un formidabile valore simbolico e identitario per tutta la sinistra. Si capisce così perché ora Sanchez stia spingendo su questioni nodali per la sua parte politica, come anche l’avversione al trumpismo e alla guerra. Per cambiare la Costituzione con il “diritto all’aborto” serve però un'ampia maggioranza parlamentare: ed è assai difficile che il Partito popolare dia una mano al rivale politico.
Sanchez però non molla: insieme ai primi ministri di Slovenia, Svezia, Danimarca ed Estonia ha infatti firmato una lettera in cui chiede alla Commissione europea di adottare le richieste di My Voice My Choice, l’Iniziativa di cittadini europei che chiedeva di introdurre la libertà di abortire in qualunque Paese preferito al proprio per una maggiore liberalità delle regole, a spese dell’Unione, richiesta respinta sebbene in modo ambiguo. Ma potrebbe essere proprio la Spagna a voler usare il Fondo sociale europeo per estendere il ricorso agli aborti di donne straniere sul proprio territorio, come concesso dalla Commissione.



ANIMALI, PLACEBO E OMEOPATIA - Cattivi Scienziati - Enrico Bucci 22 Febbraio 2026

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