martedì 27 ottobre 2026

Nascite in caduta libera, l’Italia non inverte la rotta (ma invertirla si può ancora?)

Nel 2025 appena 355.772 nascite, il 3,8% in meno in un anno e oltre 220mila in meno dal 2008. La fecondità scende al minimo storico di 1,14 figli per donna. Male anche i primi sette mesi del 2026. E quasi la metà dei bambini nascono da coppie non sposate


Niente da fare: l’Italia continua imperterrita la sua corsa nel deserto demografico. Il consueto rapporto dell’Istat sulla natalità e la fecondità della popolazione misura ormai solo le dimensioni sempre più drammatiche di un fenomeno a cui verrebbe la tentazione di rassegnarsi: nel 2025 i nuovi nati sono stati 355.772, cioè circa 14mila in meno rispetto al 2024 (-3,8%). Una discesa che è proseguita quest’anno: nel periodo compreso tra gennaio e luglio le nascite sono state 196.864 (-1,1% rispetto al 2025) con una riduzione ulteriore del numero medio di figli per donna , che ha raggiunto il nuovo minimo di 1,14.
La tendenza globale, le ricadute italiane
La diminuzione delle nascite, lo ripetiamo da tempo, non è affare solo nostrano. I tempi della genitorialità, le dimensioni delle famiglie e le condizioni nelle quali si decide di avere un figlio sono cambiati a ogni latitudine, e ovunque stanno producendo conseguenze. In Italia, però, il fenomeno assume contorni particolarmente critici perché è iniziato prima e ha così avuto tempo per restringere progressivamente la base delle generazioni più giovani. Il calo, così, è il risultato di due dinamiche che si sommano e si alimentano: da una parte diminuisce il numero delle persone in età riproduttiva (meno nati, meno potenziali genitori); dall’altra si riduce ulteriormente la propensione ad avere figli (nonostante il desiderio ci sia, eccome). A queste tendenze strutturali si intrecciano le difficoltà di accesso alla casa di cui tanto si è dibattuto nelle ultime settimane, la precarietà del lavoro giovanile, l’allungamento dei percorsi di istruzione e i problemi di conciliazione tra occupazione e vita familiare.
La diminuzione riguarda tanto il primo figlio quanto quelli successivi. Nel 2025 i primogeniti sono stati 174.842, in diminuzione del 3,7%; i secondogeniti 127.479, con una flessione del 4,8%; i bambini di terzo ordine o successivo 53.451, in calo del 2,1%. Nel confronto con il 2008, i secondi figli sono diminuiti del 41,1% e i primi del 38,6%. La contrazione, dunque, investe sia l’avvio della vita familiare sia la possibilità di allargarla. Le differenze territoriali restano significative, ma si assottigliano: nel Mezzogiorno la diminuzione dei primogeniti raggiunge il 5,3%, contro il 2,3% del Nord e il 3,9% del Centro. Per i secondi figli il calo è del 5,5% nel Sud, del 4,3% nel Nord e del 4,6% nel Centro. Quanto alla fecondità, il valore più basso si registra nel Centro, con 1,07 figli per donna, seguito dal Nord con 1,15 e dal Mezzogiorno con 1,16. La Sardegna si conferma la regione più lontana dal ricambio generazionale, con appena 0,85 figli per donna. Il primato positivo spetta invece alla provincia autonoma di Bolzano, con 1,54.
Madri più istruite, figli più tardi E la “Generazione 1976”
Un’altra distanza emerge dal livello di istruzione. Le donne laureate hanno in media 1,09 figli e diventano madri a 34,9 anni; tra quelle con la licenza media la fecondità sale a 1,58 figli, mentre l’età media al parto scende a 29,7 anni. Il dato ovviamente restituisce percorsi di vita differenti: la durata degli studi, la stabilità lavorativa e le prospettive economiche incidono sui tempi e sulle possibilità della genitorialità, permettendo di anticiparla o costringendo a rimandarla. E quando si diventa genitori più tardi, si restringe il tempo disponibile per realizzare eventuali progetti di avere altri figli. A raccontare quanto siano cambiate le traiettorie della maternità è anche il confronto tra generazioni: tra le donne nate nel 1976, che oggi hanno compiuto 50 anni e hanno in gran parte concluso la propria esperienza riproduttiva, il 23% non ha avuto figli. Trent’anni prima la quota era vicina al 10%. Nello stesso periodo è sceso anche il numero medio di figli per donna: da 2,01 per le nate nel 1947 a 1,44 per quelle del 1976. Nel frattempo si trasformano anche le forme familiari. Nel 2025 le nascite fuori dal matrimonio sono state 156.874, il 44,1% del totale. Nel Centro, per la prima volta, si è arrivati al 50,1%: un bambino su due nasce da genitori non sposati. Il cambiamento è ancora più marcato tra le coppie giovani: il 62,4% dei bambini nati da coppie in cui la mamma ha meno di 24 anni è nato fuori dal matrimonio, ma la percentuale sale al 78,7% nelle coppie italiane. Quanto alla cittadinanza, il 77,4% dei bambini è nato da genitori italiani, il 13,8% da genitori entrambi stranieri e l’8,8% da coppie miste. I nati da coppie miste sono aumentati del 4,2% rispetto al 2024, arrivando a 31.440.
C’è il rischio che il declino venga considerato ormai inevitabile? «Sì, temiamo una rassegnazione strisciante che si sta sempre più palesando» avverte Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari. I dati però, sottolinea, non possono essere soltanto registrati: «Servono politiche strutturali, continuative e capaci di accompagnare le famiglie nel tempo». Le attendiamo.
L’Italia fa sempre meno figli, e purtroppo non è una sorpresa. Il nuovo minimo storico della fecondità, con 1,14 figli per donna nel 2025, conferma una traiettoria demografica che il Paese percorre da anni e che si inserisce in una trasformazione più ampia, comune a gran parte del mondo. Il consueto rapporto dell’Istat sulla natalità e la fecondità della popolazione residente restituisce solo la misura sempre più drammatica del fenomeno: nel 2025 sono nati 355.772 bambini, il 3,8% in meno rispetto al 2024: circa 14mila in meno in un solo anno. Dal 2008, quando si erano superate le 576mila nascite, la perdita è di oltre 220mila bambini, pari al 38,3%. Il calo prosegue anche nel 2026, sebbene con un’intensità più contenuta. Peggio ancora nel 2026: nei primi sette mesi dell’anno le nascite sono state 196.864, contro le 198.975 dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione dell’1,1%. A segnare un nuovo minimo è anche il numero medio di figli per donna: 1,14 nel 2025, contro 1,18 nel 2024, e una stima provvisoria di 1,13 per il periodo gennaio-luglio 2026.

La tendenza globale, le ricadute italiane

La diminuzione delle nascite, lo ripetiamo da tempo, non è affare solo nostrano. I tempi della genitorialità, le dimensioni delle famiglie e le condizioni nelle quali si decide di avere un figlio sono cambiati a ogni latitudine, e ovunque stanno producendo conseguenze. In Italia, però, il fenomeno assume contorni particolarmente critici perché è iniziato prima e ha così avuto tempo per restringere progressivamente la base delle generazioni più giovani. Il calo, così, è il risultato di due dinamiche che si sommano e si alimentano: da una parte diminuisce il numero delle persone in età riproduttiva (meno nati, meno potenziali genitori); dall’altra si riduce ulteriormente la propensione ad avere figli (nonostante il desiderio ci sia, eccome). A queste tendenze strutturali si intrecciano le difficoltà di accesso alla casa di cui tanto si è dibattuto nelle ultime settimane, la precarietà del lavoro giovanile, l’allungamento dei percorsi di istruzione e i problemi di conciliazione tra occupazione e vita familiare. 
La diminuzione riguarda tanto il primo figlio quanto quelli successivi. Nel 2025 i primogeniti sono stati 174.842, in diminuzione del 3,7%; i secondogeniti 127.479, con una flessione del 4,8%; i bambini di terzo ordine o successivo 53.451, in calo del 2,1%. Nel confronto con il 2008, i secondi figli sono diminuiti del 41,1% e i primi del 38,6%. La contrazione, dunque, investe sia l’avvio della vita familiare sia la possibilità di allargarla. Senza nuove nascite diminuisce inoltre il numero delle persone che potranno diventare genitori negli anni a venire, alimentando un circolo demografico sempre più difficile da interrompere. Le differenze territoriali restano significative, ma si assottigliano: nel Mezzogiorno la diminuzione dei primogeniti raggiunge il 5,3%, contro il 2,3% del Nord e il 3,9% del Centro. Per i secondi figli il calo è del 5,5% nel Sud, del 4,3% nel Nord e del 4,6% nel Centro. Quanto alla fecondità, il valore più basso si registra nel Centro, con 1,07 figli per donna, seguito dal Nord con 1,15 e dal Mezzogiorno con 1,16. La Sardegna si conferma la regione più lontana dal ricambio generazionale, con appena 0,85 figli per donna. Il primato positivo spetta invece alla provincia autonoma di Bolzano, con 1,54.

Madri più istruite, figli più tardi. E la Generazione 1976

Un’altra distanza emerge dal livello di istruzione. Le donne laureate hanno in media 1,09 figli e diventano madri a 34,9 anni; tra quelle con la licenza media la fecondità sale a 1,58 figli, mentre l’età media al parto scende a 29,7 anni. Il dato restituisce percorsi di vita differenti, nei quali la durata degli studi, la stabilità lavorativa e le prospettive economiche possono incidere sui tempi e sulle possibilità della genitorialità. Quando si diventa genitori più tardi, inoltre, si restringe il tempo disponibile per realizzare eventuali progetti di avere altri figli. A raccontare quanto siano cambiate le traiettorie della maternità è anche il confronto tra generazioni. Tra le donne nate nel 1976, che oggi hanno compiuto 50 anni e hanno in gran parte concluso la propria esperienza riproduttiva, il 23% non ha avuto figli; trent’anni prima la quota era vicina al 10%. Nello stesso periodo è sceso anche il numero medio di figli per donna: da 2,01 per le nate nel 1947 a 1,44 per quelle del 1976. L’Istat riconduce questa trasformazione sia alle difficoltà connesse alla genitorialità sia all’emergere di scelte di vita che possono prevedere percorsi alternativi.
Nel frattempo si trasformano anche le forme familiari. Nel 2025 le nascite fuori dal matrimonio sono state 156.874, il 44,1% del totale. Nel Centro, per la prima volta, si è arrivati al 50,1%: un bambino su due nasce da genitori non sposati. La quota è del 43,1% nel Nord e del 42,3% nel Mezzogiorno. La Sardegna è la regione con l’incidenza più elevata, pari al 59,4%, seguita dal Lazio con il 51,7%. Il cambiamento è ancora più marcato tra le coppie giovani: il 62,4% dei bambini nati da coppie in cui la mamma ha meno di 24 anni è nato fuori dal matrimonio, ma la percentuale sale al 78,7% nelle coppie italiane. La quota è del 44,5% per quelle tra i 25 e i 34 anni (49,5% per quelle italiane). Tra le coppie non coniugate si registra poi il valore più alto di attribuzione di doppio cognome al nuovo nato (l'8,9% se mai coniugati e l'8,7% se già coniugati in precedenza). Il fenomeno è comunque in aumento in tutte le tipologie di coppie: nel 2025 i nati registrati con il doppio cognome paterno e materno sono il 7,3% del totale, in aumento di 4,9 punti percentuali sul 2020. L'attribuzione del doppio cognome è più marcato al Centro-Nord (10,2% dei nati nel Nord-ovest, 8% nel Nord-est, 9% nel Centro), rispetto al Sud (3,5%) e nelle Isole (4,2%).
Quanto alla cittadinanza, il 77,4% dei bambini è nato da genitori italiani, il 13,8% da genitori entrambi stranieri e l’8,8% da coppie miste. I nati da coppie miste sono aumentati del 4,2% rispetto al 2024, arrivando a 31.440; sono invece diminuiti i nati da genitori italiani (-4,8%) e quelli da genitori entrambi stranieri (-3,1%). Nel complesso, i bambini nati da almeno un genitore straniero sono stati 80.442, pari al 22,6% delle nascite. In questo quadro, una piccola curiosità: i nomi più scelti dai genitori raccontano una continuità che resiste al mutamento demografico. Anche nel 2025 si confermano in cima alle preferenze Sofia e Leonardo, rispettivamente per le bambine e per i bambini.

«Il rischio è la rassegnazione»

A preoccupare è il rischio che il declino demografico venga considerato ormai inevitabile. «Vediamo un grande pericolo di dichiarare partita persa e temiamo una rassegnazione strisciante che si sta sempre più palesando», avverte Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari. I dati, sottolinea, non possono essere soltanto registrati: «Servono politiche strutturali, continuative e capaci di accompagnare le famiglie nel tempo». In dieci anni, ricorda, il numero medio di figli per donna è passato da 1,35 a 1,14, segnalando quanto sia diventato difficile per tante persone e coppie realizzare il proprio progetto familiare. Precarietà lavorativa, accesso alla casa e conciliazione tra lavoro e famiglia restano nodi centrali. Da qui la richiesta all’Unione europea di maggiore flessibilità di bilancio per i Paesi che investono nell’equilibrio demografico e nel sostegno alle famiglie, insieme al potenziamento dell’assegno unico, dei servizi territoriali e degli asili nido, a congedi adeguati e misure per favorire l’accesso delle giovani coppie al lavoro stabile e alla casa.


lunedì 26 ottobre 2026

Accade in Grecia

Tratta di donne e neonati, finte adozioni: a processo a Creta la clinica della Gpa

Quasi 100 donne reclutate nei Paesi dell’Est Europa e dei Balcani e segregate in Grecia. Le femministe: si sfrutta la vulnerabilità.

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Secondo i media greci, il circuito era attivo da più di un decennio e serviva clienti provenienti non solo dall’Europa occidentale (si citano Germania e Italia), ma perfino dall’Australia. Molti gli uomini single che, non soddisfacendo i criteri legali per l’adozione, avrebbero perseguito la strada di falsi matrimoni con le donne utilizzate come surrogate. 



Inizia in Grecia il maxiprocesso all’utero in affitto


I responsabili della clinica più famosa del Paese sono accusati di tratta di esseri umani e compravendita di materiale genetico. La compravendita di bambini avveniva «su scala industriale»
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Bambini venduti, donne sfruttate

Il presunto traffico era organizzato dal Mediterranean Fertility Institute (Mfi), che gestiva forse la clinica specializzata in procreazione assistita più famosa di tutta la Grecia. Nel 2023 fu disposta la custodia cautelare per il fondatore e direttore della clinica, Ioannis Giakoumakis, l’embriologo della clinica e altri sei dipendenti. Pesantissime le accuse a loro carico: tratta di esseri umani, violazione della legge sulla procreazione medicalmente assistita, compravendita di materiale genetico, falsificazione di dati medici allo scopo di vendere materiale genetico, contraffazione, certificati medici falsificati, matrimoni simulati, adozione illegale e frode

L’inchiesta avrebbe scoperto che 98 donne – quasi tutte straniere, indigenti e provenienti da Paesi dell’Europa dell’Est – sono state vittime di tratta di esseri umani e sfruttate per dare alla luce i figli di ricchi committenti; altre 71 donne sono state sfruttate come donatrici di ovociti e tenute, insieme alle altre, in 14 appartamenti controllati da Mfi.

I dipendenti di Mfi che contattavano illegalmente donne disposte a partorire figli altrui ricevevano un premio che variava dai 2.800 fino ai 4.700 euro per ogni donna reclutata. Le madri surrogate ricevevano un compenso compreso tra i 290 e i 570 euro al mese durante i novi mesi di gravidanza, mentre i clienti spendevano per un “pacchetto nascita completo” dai 67 mila fino ai 115 mila euro.

segue:


https://www.tempi.it/grecia-maxiprocesso-utero-in-affitto-maternita-surrogata/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=%C2%ABAbbiamo+ammazzato+lindustria+dellauto+per+niente%C2%BB+-+23742551

domenica 25 ottobre 2026

«Amarezza e delusione»: i vescovi dell’Umbria contro la nuova legge regionale sul suicidio assistito

https://www.avvenire.it/vita-e-cura/amarezza-e-delusione-i-vescovi-dellumbria-contro-la-nuova-legge-regionale-sul-suicidio-assistito_114730


Il varo della norma che disciplina la procedura per la morte con assistenza medica (con la presidente della Giunta che però non ha voluto partecipare al voto), proprio nell’ottavo centenario della morte di san Francesco, suscita forte preoccupazione nella Chiesa locale: «Anziché promuovere e difendere la vita» si legittima la sua «soppressione»

«Negazionista!». Il surreale cortocircuito climatico attorno al presidente dei geologi veneti

Media e sinistra chiedono il ritiro degli atti di un convegno in cui lo scienziato Giacchetti parla (en passant) di cause naturali del climate change. Ecco i danni che fanno ideologia e mancanza di realismo

sabato 24 ottobre 2026

Leone XIV: senza i santi la storia del mondo sarebbe più povera e meno umana

Nel suo discorso ai partecipanti al convegno “La santità nella storia” organizzato dal Dicastero delle Cause dei Santi, il Papa sottolinea la necessità di verifiche rigorose e testimonianze credibili per i processi di canonizzazione. Esempi di “Vangelo vissuto”, i santi ispirino il presente senza seguire gli “stereotipi del momento”

La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana

Storie che non rimangono scolpite nella pietra, ma che, pur richiedendo verifiche rigorose, “nel trascorrere delle epoche” conoscono sviluppi ed evoluzioni. Figure che non si piegano agli “stereotipi del momento”, ma offrono al presente modelli da seguire. Sono i santi, secondo Papa Leone XIV, a ispirare il Popolo di Dio e il mondo intero. Lo afferma questa mattina, 21 ottobre, ricevendo i partecipanti al Convegno La santità nella storia organizzato dal Dicastero delle Cause dei Santi, che si è tenuto dal 19 al 21 ottobre presso l’Istituto Patristico Augustinianum di Roma.



segue:

venerdì 23 ottobre 2026

Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni – Edizione 2026 Istat estrae in modo casuale un campione di famiglie, partecipare alla rilevazione è un obbligo per le famiglie coinvolte


Descrizione

È iniziato nel mese di ottobre il Censimento che raccoglie informazioni sulle principali caratteristiche della popolazione sul territorio italiano. A causa di rallentamenti logistici del corriere incaricato da ISTAT, le lettere informative stanno subendo un ritardo


https://www.comune.buccinasco.mi.it/it/news/censimento-permanente-della-popolazione-e-delle-abitazioni-edizione-2026

Via libera a 800 nuovi livelli di assistenza: più test neonatali e prevenzione sui tumori

https://www.avvenire.it/vita-e-cura/via-libera-a-800-nuovi-livelli-di-assistenza-piu-test-neonatali-e-prevenzione-sui-tumori_113787?mnuid=522gd0a49g112211bc03121279a55b09642130cea921f2907f&mnref=sb60,oe90c&utm_term=59660+-+Leggi%3E%3E&utm_campaign=VITA&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=117+-+VITA+-++7+ottobre+2026+(2026-10-07)

Nascite in caduta libera, l’Italia non inverte la rotta (ma invertirla si può ancora?)

Nel 2025 appena 355.772 nascite, il 3,8% in meno in un anno e oltre 220mila in meno dal 2008. La fecondità scende al minimo storico di 1,14 ...