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sabato 1 novembre 2025

Il caso Michelle Comi - Adozioni a distanza, la fake radio di Cruciani e Parenzo

Michelle Comi, 29 anni, influencer e content creator con 589mila follower, ha annunciato di essere «diventata mamma» del piccolo Momo, un bambino senegalese di sei anni che ha adottato a distanza. Ha mandato zainetti, profumi, palloni e borracce firmate... «anziché fare come le associazioni che adottano a distanza e ai bambini fanno arrivare un pugnetto di riso e un po' di acqua», ha detto in radio a La zanzara, da Giuseppe Cruciani e Davide Parenzo. «Io faccio vivere bene mio figlio, gli altri invece li fanno vivere di merda». Ecco, cara Michelle, questo anche no

di Sara De Carli


Segue in:

https://www.vita.it/adozioni-a-distanza-la-fake-radio-di-cruciani-e-parenzo/

venerdì 12 settembre 2025

Giornata alfabetizzazione, pace e uguaglianza passano dall'educazione - 8 Settembre

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-09/giorno-alfabetizzazione-pace-e-uguaglianza-passano-da-educazione.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Oggi, 8 settembre, si celebra la ricorrenza istituita nel 1967 dall’Unesco per sensibilizzare l'opinione pubblica e i leader mondiali sull'importanza di avere società alfabetizzate. Enrico Vicenti, segretario generale Unesco in Italia: “Stiamo parlando di un diritto umano fondamentale e indispensabile per favorire la comunicazione tra i popoli”

giovedì 15 maggio 2025

Educazione. Che sofferenza per i piccolissimi se la mamma è assorbita dallo smartphone

Mamma, troppo smartphone blocca la relazione con il vostro bebé


Una ricerca dimostra che un uso smodato del telefonino da parte dei genitori può disturbare le primissime relazioni con il neonato. E anche la Garante per l’infanzia, Marina Terragni, lancia l'allarme

Anche Marina Terragni, autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, mette in guardia dall'uso smodato dello smartphone in famiglia. Si tratta di un pericolo non solo per i bambini ma, fa notare Terragni, anche per il rapporto educativo tra bambini e genitori. «Una recente ricerca delle Università di Pavia e Bicocca di Milano insieme all’Irccs Mondino dimostra – sottolinea l’Autorità garante - che un uso eccessivo dello smartphone da parte dei genitori può disturbare notevolmente le primissime relazioni tra loro e il neonato, producendo in lui una risposta fisiologica assimilabile allo stress fisico o mentale». Un dato che emerge dall’esperienza quotidiana: «Tutti vediamo spesso giovani madri e padri spingere il passeggino senza distogliere lo sguardo dallo schermo, trascurando quell’attenzione e quella comunicazione non-verbale, occhi negli occhi con il bambino, decisive per l’evolversi della relazione e per lo sviluppo della personalità. La dipendenza dal digitale, dunque, può danneggiare i bambini anche quando a esserne colpiti sono i loro genitori». Secondo la ricerca nove italiani su 10 non lasciano passare un’ora senza controllare più volte lo smartphone e il tempo trascorso online supera in media cinque ore e mezza al giorno.



La ricerca è stata condotta osservando 38 interazioni tra altrettante donne e i loro figli a 3-4 mesi dal parto. Verifiche il cui risultato è stato tutt’altro che confortante. Il lavoro ha infatti concluso che «l'uso parentale dello smartphone, portando a frequenti interruzioni, può disturbare le prime relazioni genitore-neonato». Più nello specifico, servendosi di un innovativo approccio basato su microanalisi comportamentale e termografia a infrarossi, gli autori dello studio hanno chiesto alle partecipanti di alternare momenti di gioco libero con i bebè a brevi interruzioni digitali e non digitali. Ebbene, se da un lato entrambe le forme di distrazione hanno generato nei bambini segni di «disagio comportamentale», dall'altro solo quella di natura digitale ha innescato una risposta fisiologica riconducibile all’attivazione del sistema nervoso simpatico (che si verifica in situazioni di stress fisico o mentale). Detto in modo più semplice. I momenti in cui i piccoli si sono sentiti più trascurati sono stati proprio quelli in cui le madri apparivano totalmente assorbite da social e dintorni.

«Dai risultati della ricerca si deduce l’urgenza di una presa di coscienza da parte delle famiglie - continua l'Autorità garante - che sono e restano il nucleo educativo decisivo e insostituibile. Senza l’‘aggancio oculare’ che veicola la comunicazione pre-verbale lo sviluppo del linguaggio può essere compromesso».

«La scuola - prosegue Terragni - può certamente fare molto imponendo un tempo ‘sconnesso’ in orario di lezione; limitazioni per l’età del primo accesso ai social network possono ridurre notevolmente i danni prodotti da un contatto precoce. Ma l’imprinting della personalità si produce in famiglia fin dalle prime interazioni, e la famiglia non può deresponsabilizzarsi di fronte a una sfida decisiva per la salute fisica e mentale delle generazioni future delegando importanti compiti educativi al tempo-schermo». Conclude l'Autorità garante: «Il miglior presidio contro gli enormi danni causati da un’‘infanzia basata sul telefono’ (phone-based childhood, come la definisce Jonathan Haidt, autore del bestseller La generazione ansiosa) è una famiglia non-basata sul telefono».


lunedì 30 settembre 2024

Secondo uno studio, i bambini che contano con le dita sono più bravi in matematica

https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/contare-con-le-dita-rende-bambini-pi%c3%b9-bravi-in-matematica-studio/87572771?utm_campaign=manual_tvs&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=o&utm_term=manual




donna insegna a bambini a contare le dita della mano







sabato 14 settembre 2024

Lettera di Peppino Zola a Tempi

Lettera di Peppino Zola a Tempi


Caro direttore, è iniziato l’anno scolastico. Si tratta del 76° anno scolastico dopo l’entrata in vigore della “Costituzione più bella del mondo”, avvenuta il primo gennaio del 1948. C’è un serio problema (prima culturale che politico), però: anche in materia scolastica la grande assente è proprio la Costituzione, la quale, in un articolo (il 30) messo sistematicamente sotto silenzio, proclama che «è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli». In questi giorni molte voci si alzano per dire come dovrebbe funzionare la scuola, ma nessuna (tranne qualche eroica ed emarginata voce) fa riferimento a ciò che costituisce l’origine del diritto (insieme al dovere) non solo di istruire, ma anche e soprattutto di educare. Titolare di questo diritto/dovere è la famiglia e solo la famiglia: la Costituzione non assegna tale diritto ad alcun altro soggetto.

Non ha questo diritto lo Stato, al contrario di ciò che avviene in ogni totalitarismo, sia di stampo fascista, che di stampo comunista che di qualsiasi altro stampo. Secondo la nostra Costituzione, la Repubblica (e cioè l’insieme delle sue istituzioni comunali, provinciali e regionali), non ha questo diritto, ma ha semplicemente il compito di dettare «le norme generali sull’istruzione» (non sull’educazione) e di «istituire» scuole statali per tutti gli ordini e gradi, a servizio, evidentemente, del diritto dei genitori. So che, probabilmente, molti non sono d’accordo con quanto ho appena scritto, ma, Costituzione alla mano, hanno torto. Molti, anzi moltissimi, hanno torto nel pensare che lo Stato sia titolare del diritto all’educazione.

E tale diritto non l’hanno neppure i sindacati: alcuni di loro, invece, si atteggiano e si comportano come i padroni dell’istruzione e dell’educazione dei giovani italiani. Un pensiero abusivo.

Proprio in questi giorni, abbiamo letto e sentito molte voci che, attaccando i diritti della famiglia, vorrebbero escluderla da ogni rapporto con la scuola. Come sempre, questi insani tentativi anticostituzionali di emarginare la famiglia da uno dei suoi compirti fondamentali (istruire ed educare) prendono spunto da alcuni infelici episodi in cui alcune famiglie (in nettissima minoranza) mettono in atto comportamenti che devono essere assolutamente condannati. Ma la condanna di alcuni episodi patologici non può arrivare fino al punto di oscurare il sacrosanto diritto delle famiglie, proclamato anche da tutte le dichiarazioni dei diritti umani oltre che dalla nostra legge fondamentale. Equi occorre dire, anche con una certa tristezza, che è innanzi tutto la famiglia che deve riprendere coscienza di essere lei la titolare del diritto all’educazione. Purtroppo, molte famiglie sono state rese convinte che, invece, il diritto all’educazione spetti allo Stato, a cui, purtroppo, delegano ogni iniziativa.

È giunto il tempo, allora, che sia la famiglia stessa a ribellarsi di fronte a questo clima anticostituzionale, facendo valere, in modo saggio e discreto, tutti gli strumenti legittimi e costituzionali per riaffermare con orgoglio il diritto al compito che la natura e la Costituzione le assegnano. Forse vale la pena ricordare ciò che scrisse il grande san Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio: “Famiglia, diventa ciò che sei!”. In particolare, è bene ricordare ciò che il Papa scrisse al punto 44: «Il compito sociale delle famiglie è chiamato ad esprimersi anche in forma di “intervento politico”: le famiglie, cioè, devono per prime adoperarsi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere “protagoniste” della cosiddetta “politica familiare” ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza».

Tutte le componenti della famiglia, quindi, nonni compresi, sono tenuti, anche nella vita scolastica, a non far mancare la propria voce (espressa in modo civile e paziente), opponendosi a tutti coloro che, portati dalle correnti dell’attuale pensiero statalista, tendono ad eliminare la famiglia dalla sua presenza nella scuola. Si tratta di una questione fondamentale, che coinvolge le fondamenta stesse della democrazia. Ricordiamo, ancora, che sono i regimi totalitari che si appropriano indebitamente di ciò che spetta solo alla famiglia. Mi pare che il ministro Valditara abbia positivamente le idee chiare in proposito, ma che il clima culturale e burocratico che si respira nel complessivo mondo della scuola non lo aiuti.

Peppino Zola

domenica 7 gennaio 2024

Dai Bocconi ai Monzino: quando l’impresa ha il cuore sociale.

https://www.alessandroscaglione.com/storie/bocconi

Una storia di Milano che comprende tra gli altri:

"Alle Città d'Italia"
"Università Commerciale Luigi Bocconi"
"Rinascente"
"Banca Italiana di Sconto"
"Officine Fratelli Borletti" e "Veglia"
"Unico Prezzo Italiano Miano" e "UPIM"
"Società Anonima Magazzini Standard" e "STANDA"
"Centro Cardiologico Monzino"

e molte storie familiari 



mercoledì 20 settembre 2023

Svezia, tablet a scuola e politica

La Svezia dice addio alla tecnologia? No, rivede semplicemente alcune decisioni sulle risorse da utilizzare negli asili...


... Ma l’informazione che ci interessa di più sottolineare è che questo “ritorno a carta e penna” è per gli studenti delle scuole materne. Non per tutti gli studenti svedesi. Sì perché vedete, in Svezia era un po’ di anni che l’uso delle nuove tecnologie era stato portato anche nelle scuole materne, che da qualche anno avevano adottato i tablet al posto dei libri.

... Il ritorno a modalità di apprendimento più tradizionali è una risposta ai politici e agli esperti che si chiedevano se l’approccio iperdigitalizzato del Paese all’istruzione, inclusa l’introduzione dei tablet negli asili nido, avesse portato a un declino delle competenze di base.

…Il ministro ha annunciato il mese scorso in un comunicato che il governo vuole annullare la decisione dell’Agenzia nazionale per l’istruzione di rendere obbligatori i dispositivi digitali nelle scuole materne. Si prevede di andare oltre e di eliminare completamente l’apprendimento digitale per i bambini sotto i 6 anni, ha detto anche il ministero all’Associated Press.

...  Sia chiaro, il Karolinska Institute ad aprile 2023 aveva espresso il proprio parere (critico) sulla digitalizzazione delle scuole materne. Ed era stato pubblicato un lungo testo, che abbiamo tradotto e che è possibile riassumere in questi punti:
  • Ci sono dubbi sulla capacità della digitalizzazione di aumentare l’interesse degli studenti nel campo tecnologico, di migliorare la distribuzione di genere nelle formazioni tecniche e di migliorare la fornitura di competenze nel mercato del lavoro.
  • La definizione di competenza digitale e come misurarla è vaga.
  • La digitalizzazione può avere effetti negativi sull’apprendimento degli studenti a causa delle distrazioni.
  • Gli studenti che utilizzano laptop durante le lezioni tendono a essere distratti e a ottenere risultati peggiori nei test.
  • L’OCSE ha pubblicato una relazione che mostra un chiaro legame negativo tra l’uso elevato di computer a scuola e i risultati PISA in matematica e lettura.

martedì 30 maggio 2023

Evviva Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia Romagna


C'è una scena trasmessa dai telegiornali nei primi giorni della alluvione in Romagna che mi ha colpito molto, e che voglio ricordare

Nelle sue interviste il Presidente della Emilia Romagna Stefano Bonaccini ha RINGRAZIATO tutti, la presidente del Consiglio, i membri del Governo (elencandoli!), i sindaci, gli altri presidenti di Regione,  i Parlamentari, le forze dell'ordine, i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, l'Esercito, i volontari, con un elenco che cito solo parzialmente.

Una litania di grazie.

A mio parere un segno di pulizia e forza.
Un elenco ripetuto ad ogni intervista, che ho ascoltato al TG3, al TG 1 e poi al TG2,  e che probabilmente ha ripetuto anche nelle interviste rilasciate ad altri Telegiornali

Non so se Bonaccini abbia responsabilità nel pre e nel post alluvione, ma il gesto con il quale ha riconosciuto che il popolo della Romagna era in difficoltà e che stava ricevendo aiuto è  stato secondo me memorabile.

Niente accuse perché le energie o  i mezzi dei soccorritori non erano sufficienti, ma anzi un GRAZIE ripetuto a chi stava tentando di aiutare.

Grazie Presidente., il suo Grazie mi è sembrato sincero.
E questo è  veramente molto.

Questo non è il video a cui mi riferivo, ma uno simile

lunedì 9 gennaio 2023

La Cei: l’insegnamento della religione cattolica risorsa per una cultura di dialogo e pace

Messaggio della presidenza della Conferenza Episcopale Italiana a ragazzi e giovani in vista della scelta di avvalersi della materia nell’anno scolastico 2023/24. Un’opzione per partecipare alla costruzione del percorso educativo offerto dalla scuola e un modo, per ogni studente, per sentire più proprio il personale cammino di crescita umana e culturale

lunedì 25 aprile 2022

San Giorgio, gli scout rinnovano la promessa col cardinal Ravasi

Nel giorno della festa del patrono del movimento fondato nel 1907 dall’inglese Robert Baden Powell, i rappresentanti delle associazioni degli scout e delle guide italiani si sono ritrovati nella chiesa romana di San Giorgio in Velabro per il rinnovo solenne della promessa di “fare del mio meglio” per lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato. Il porporato: “Voi rendete viva la festa di San Giorgio”
...

“Sul mio onore prometto che farò del mio meglio, per fare il mio dovere verso Dio e verso la mia Patria, per aiutare gli altri in ogni momento, per obbedire alla Legge Scout”. E’ la promessa che ogni scout e ogni guida in tutto il mondo recita quando decide di entrare nella grande famiglia del movimento fondato da Robert Baden Powell nel 1907, e che tutti hanno idealmente rinnovato sabato 23 aprile, nella festa di San Giorgio, patrono degli scout e delle guide di tutto il mondo. In Italia, in particolare, nella chiesa romana di San Giorgio in Velabro, si è tenuta nel pomeriggio la cerimonia di rinnovo delle promesse voluta dalle associazioni italiane giovanili e adulte Masci, Agesci, Fse, Cngei e Compagnia di San Giorgio.

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-04/scout-italia-rinnovo-promesse-san-giorgio-velabro-ravasi-masci.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT



giovedì 9 dicembre 2021

E se i ragazzi di 5a elementare degli anni '50 e '60 fossero più competenti dei maturandi di oggi...?

Nando dalla Chiesa pubblica sul suo sito un'articolo sul suo sussidiario di quinta elementare.

In base alla mia esperienza di cercatore di vecchi libri ai mercatini delle pulci sono d'accordo: ho trovato libri delle elementari contenti concetti più complessi di quanto molti ragazzi che ora sono alle superiori abbiano mai affrontato. Quando abbiamo smesso di insegnare ai ragazzi la comprensione di testi elaborati, le proporzioni, le unità  di misura, la geografia e la storia?

Quante altre volte dobbiamo leggere grammo abbreviato con "GR", oppure chilogrammo con "KG", trattenendoci dal mettersi ad urlare?  Oppure l'ignoranza sui capoluoghi di Regione o sulle capitali dei maggiori stati europei? E le proporzioni, che sembrano un concetto di alta matematica ai più.

mercoledì 15 settembre 2021

Il Papa: l’aborto è omicidio, la Chiesa sia vicina e compassionevole non politica (testo completo)

Francesco a colloquio con i giornalisti sul volo di ritorno dalla Slovacchia ha parlato del dialogo con le autorità ungheresi, di antisemitismo e dei vaccini, come pure della comunione ai politici che approvano leggi abortiste

VATICAN NEWS

“L’aborto è un omicidio” la Chiesa non cambia la sua posizione, ma “ogni volta che i vescovi hanno gestito non come pastori un problema, si sono schierati sul versante politico”. Lo ha detto Papa Francesco dialogando con i giornalisti sul volo che da Bratislava lo riportava a Roma, a conclusione del viaggio a Budapest e in Slovacchia (per vedere il video integrale della conferenza stampa del Papa in aereo clicca qui).

Istávan Károly Kuzmányi (Magiar Kurir):
Santo Padre la ringraziamo della sua visita a Budapest dove ha citato il cardinale Mindszenty che disse: “Se ci sono un milione di ungheresi che pregano, non ho paura del futuro...”. Perché ha deciso di partecipare dopo 21 anni al Congresso eucaristico a Budapest e come vede il cristianesimo in Europa?

Qualcuno pensava male a proposito della visita a Budapest, era pianificata così, ma ho promesso al vostro presidente di vedere il prossimo anno o l’altro di poter venire. Sono tanti i valori degli ungheresi, mi ha colpito il senso dell’ecumenismo con una profondità grande, grande. In genere, l’Europa – lo dico sempre – deve riprendere i sogni dei suoi padri fondatori. L’Unione Europea non è una riunione per fare le cose, c’è uno spirito alla base della Ue che hanno sognato Schuman, Adenauer, De Gasperi... Tornare a questi grandi. C’è il pericolo che l'Unione Europea sia soltanto un ufficio di gestione e questo non va, deve andare proprio alla mistica, cercare le radici dell’Europa e portarle avanti. E tutti i Paesi devono andare avanti. È vero che alcuni interessi, forse non europei, cercano di usare l’Unione Europea per le colonizzazioni ideologiche, e questo non va. No: l’Unione Europea dev’essere indipendente e tutti i Paesi allo stesso livello, ispirati dal sogno dei grandi fondatori. Questa è la mia idea. E voi ungheresi: con voi sono stato in Transilvania, era bellissima quella Messa in ungherese!

Bohumil Petrik (Dennik Standard):
La vaccinazione ha diviso i cristiani, anche in Slovacchia. Lei dice che è un atto d’amore fare il vaccino. Allora, quando non si fa il vaccino, come lo chiamerebbe? Perché alcuni credenti, pure, si sono sentiti discriminati. Ci sono anche diversi approcci nelle diverse diocesi su questo punto (...) e quindi come riunirsi, come riconciliarci su questo tema?

È un po’ strano perché l’umanità ha una storia di amicizia con i vaccini: il morbillo, la poliomielite... Ora è arrivato questo. Forse è arrivato per la virulenza e l’incertezza, non solo della pandemia, ma anche per la diversità dei vaccini e anche la fama di alcuni vaccini, che non sono adatti o sono un po’ più che acqua distillata. Questo nella gente ha creato una paura. Altri che dicono che è un pericolo perché affermano che col vaccino ti entra il virus dentro e tante argomentazioni che hanno creato questa divisione. Anche nel Collegio cardinalizio ci sono alcuni negazionisti e uno di questi, poveretto, è ricoverato con il virus. Ironia della vita. Non so spiegarlo bene, alcuni dicono perché i vaccini non sono sufficientemente sperimentati e hanno paura... Si deve chiarire e parlare con serenità di questo. In Vaticano sono tutti vaccinati tranne un piccolo gruppetto che si sta studiando come aiutare.

Daniel Verdú Palai (El Pais):
Domenica mattina lei si è riunito con Orban e si possono capire alcune delle divergenze. Volevamo chiedere come è andata la riunione, se ha toccato i temi dei migranti e come la pensa sulle leggi sugli omosessuali che ha promulgato.

Io sono stato visitato, è venuto il presidente da me, ha avuto questo garbo, è la terza volta che lo incontro ed è venuto con il primo ministro e con il vice primo ministro, erano in tre. Ha parlato il presidente. Il primo tema è stata l’ecologia, davvero chapeau a voi ungheresi, la coscienza ecologica che voi avete, impressionante. Mi ha spiegato come purificano i fiumi, cose che io non sapevo. Poi io ho domandato sulla media dell’età, perché sono preoccupato dell’inverno demografico: in Italia la media dell’età è 47 anni, in Spagna credo peggio ancora, tanti villaggi sono vuoti o con tanti anziani. Come si risolve? Il presidente mi ha spiegato la legge che loro hanno per aiutare le coppie giovani a sposarsi, ad avere figli. Interessante, è una legge che assomiglia abbastanza alla legge francese, ma più sviluppata. Per questo i francesi non hanno il dramma che ha la Spagna e che abbiamo noi. Mi hanno spiegato questo e lì il primo ministro e il vice primo ministro hanno aggiunto qualcosa di tecnico su come era questa legge. Sull’immigrazione, no, non se n'è parlato. Poi siamo tornati sull’ecologia pure e sulla famiglia, nel senso di ciò che domandavo, sul fatto che c’è tanta gente giovane, tanti bambini... Ma anche in Slovacchia: io sono rimasto stupito, tanti bambini e tante coppie giovani e questa è una promessa. Adesso la sfida è cercare posti di lavoro, perché altrimenti andranno fuori a cercarlo. Queste sono state le cose... Ha parlato sempre il presidente, ambedue i ministri aggiungevano qualche dato. L’incontro è durato abbastanza, circa 40 minuti.

Gerard O’Connell (America):
Per prima cosa volevo dirle che siamo tutti contenti per l’intervento chirurgico, che ha prodotto un risultato splendido, lei è ringiovanito!

Mi hanno detto che qualcuno voleva farsi l’intervento... Ma non è stata una cosa estetica...

Lei spesso ha detto che siamo tutti peccatori e che l’Eucaristia non è premio per i perfetti, ma una medicina e un alimento per i deboli. Come lei sa, negli Usa dopo le ultime elezioni c’è stata tra i vescovi una discussione sul dare la comunione ai politici che hanno sostenuto le leggi sull’aborto e ci sono vescovi che vogliono negare la comunione al presidente e alle altre cariche. Altri vescovi sono favorevoli, altri dicono di non usare l'Eucarestia come arma. Lei cosa pensa e cosa consiglia ai vescovi? E lei come vescovo in tutti questi anni ha pubblicamente rifiutato l’Eucaristia a qualcuno?

Non ho mai rifiutato l’Eucaristia a nessuno, non so se è venuto qualcuno in queste condizioni! Questo da prete. Mai sono stato cosciente di avere davanti a me una persona come quella che lei mi descrive, quello è vero. L’unica volta che ho avuto una cosa simpatica è stato quando sono andato a servire Messa in una casa di riposo. Ero nel salotto e ho detto: 'Chi vuole la comunione?'. Tutti i vecchietti hanno alzato la mano. Una vecchietta ha alzato la mano, ha preso la comunione e ha detto: “Grazie, sono ebrea”. E io: “Anche quello che ti ho dato è ebreo!”. Ma la signora si comunicò prima e dopo me l’ha detto... La comunione non è premio per i perfetti – pensiamo al giansenismo, pensiamo a Port Royal (des Champs), al problema di Angélique Arnaud, i perfetti possono comunicarsi – la comunione è un dono, un regalo, è la presenza di Gesù nella Chiesa e nella comunità. Poi, coloro che non stanno nella comunità non possono fare la comunione, come questa signora ebrea, ma il Signore ha voluto premiarla a mia insaputa. Fuori dalla comunità – scomunicati – perché non sono battezzati o si sono allontanati. È un termine duro, ma questo vuol dire che non stanno nella comunità, o perché non appartengono, non sono battezzati o perché si sono allontanati per alcune cose. 

Secondo problema, quello dell’aborto: è più di un problema, è un omicidio, chi fa un aborto uccide, senza mezze parole. Prendete voi un qualsiasi libro di embriologia per studenti di medicina. La terza settimana dal concepimento, tutti gli organi stanno già lì, tutti, anche il Dna... È una vita umana! Questa vita umana va rispettata, questo principio è così chiaro! A chi non può capire, farei questa domanda: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? È giusto assumere un sicario per uccidere una vita umana? Scientificamente è una vita umana. È giusto farla fuori per risolvere un problema? È per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché se accettasse questo è come se accettasse l’omicidio quotidiano. Mi diceva un capo di Stato che il calo demografico è cominciato perché in quegli anni c’è stata una legge sull’aborto così forte che hanno fatto sei milioni di aborti e questo ha lasciato un calo di nascite nella società di quel Paese.

Adesso passiamo alla persona che non è nella comunità, non può fare la comunione. Questa non è una pena, no, tu stai fuori. La comunione è un unirsi alla comunità. Ma il problema non è teologico, è pastorale, come noi vescovi gestiamo pastoralmente questo principio e, se noi guardiamo la storia della Chiesa, vedremo che ogni volta che i vescovi hanno gestito non come pastori un problema si sono schierati sul versante politico. Pensiamo alla notte di San Bartolomeo: eretici, sì, ma l'eresia è gravissima... sgozziamoli tutti... Pensiamo a Giovanna d'Arco, alla caccia alle streghe... A Campo di Fiori, a Savonarola. Quando la Chiesa per difendere un principio lo fa non pastoralmente, si schiera sul piano politico. Questo è sempre stato così, basta guardare la storia. Cosa deve fare il pastore? Essere pastore, non andare condannando. Ma anche il pastore degli scomunicati? Sì, è pastore e deve essere pastore con lui, essere pastore con lo stile di Dio. E lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza. Tutta la Bibbia lo dice. Vicinanza già nel Deuteronomio in cui dice a Israele: “Dimmi quali popoli hanno gli dei così vicini come tu hai me?”. Vicinanza, compassione. Il Signore che ha compassione di noi. Leggiamo Ezechiele, leggiamo Osea. Basta guardare il Vangelo e le cose di Gesù. Un pastore che non sa gestire con lo stile di Dio, scivola e si mette in tante cose che non sono da pastore. Non vorrei particolarizzare, perché lei ha parlato degli Stati Uniti e non conosco bene bene i dettagli, do il principio. Lei mi può dire: se lei è vicino, è tenero, è compassionevole con una persona, le darebbe la comunione? È un’ipotesi, il pastore sa che fare, in ogni momento. Ma se esce dalla pastoralità della Chiesa immediatamente diventa un politico. Questo lo vedete in tutte le condanne non pastorali della Chiesa... Questo lo vedrete in tutte le denunce, in tutte le condanne non pastorali che fa la Chiesa. Con questo principio credo che un pastore può muoversi bene. I principi sono della teologia. La pastorale è la teologia e lo Spirito Santo che ti conduce a farlo con lo stile di Dio. Io oserei dire fino a qua. Se lei mi dice: ma si può dare o non si può dare? E’ casistica, quello che lo dicano i teologi. Si ricorda lei la tempesta che si è armata con Amoris laetitia, quando è uscito quel capitolo di accompagnamento agli sposi separati, divorziati… Eresia, eresia! Grazie a Dio c’era il cardinale Schönborn, che è un grande teologo e ha chiarito le cose. Ma sempre questa condanna, condanna… Già basta con la scomunica, per favore non mettiamo più scomunica…. Povera gente, sono figli di Dio, (...) ma sono figli di Dio e vogliono e hanno bisogno della nostra vicinanza pastorale. Poi il pastore risolve le cose come lo Spirito indica.

Stefano Maria Paci (Sky Tg 24):
Credo che questo messaggio che sto per darle lo considererà come un regalo. Mi ha chiesto di darglielo Edith Bruck, la scrittrice ebrea che lei ha visitato a casa, un lungo messaggio firmato “sua sorella Edith”, in cui la ringrazia per i gesti e gli appelli contro l’antisemitismo di questo viaggio..
.

L’antisemitismo sta risorgendo, è alla moda, è un cosa brutta brutta brutta...

La domanda è sulla famiglia: lei ne ha parlato con le autorità ungheresi e da Strasburgo proprio ieri è arrivata la notizia di una una risoluzione del Parlamento europeo che invita a riconoscere i matrimoni omosessuali e relativi rapporti di genitorialità. Qual è il suo pensiero a proposito?

Ho parlato chiaro su questo. Il matrimonio è un sacramento, la Chiesa non ha potere di cambiare i sacramenti così come il Signore li ha istituiti. Ci sono leggi che cercano di aiutare le situazioni di tanta gente che ha un orientamento sessuale diverso. È questo è importante che si aiuti la gente, ma senza imporre cose che, per loro natura, nella Chiesa non vanno. Ma se una coppia omosessuale vuole vivere insieme, gli Stati hanno possibilità civilmente di sostenerla, di dare loro sicurezza di eredità, salute, ecc... I francesi hanno una legge su questo, non solo per gli omosessuali, ma per tutte le persone che vogliono associarsi. Ma il matrimonio è matrimonio. Questo non vuol dire condannarli, sono fratelli e sorelle nostri, dobbiamo accompagnarli. persone che sono così, no, per favore, sono fratelli e sorelle nostre. Dobbiamo accompagnarli, ma il matrimonio come sacramento è chiaro, è chiaro. Che ci siano leggi civili... Tre vedove, per esempio, che vogliano associarsi grazie a una legge per avere il servizio sanitario, per avere poi la loro eredità... C’è il Pacs francese, ma niente a che vedere con le coppie omosessuali. Che le coppie omosessuali possono usarla, possono usarla, ma il matrimonio come sacramento è tra uomo e donna e delle volte, come dicevo, si crea confusione. Sì, dobbiamo, tutti uguali, rispettare tutti - il Signore è buono e salverà tutti (...), il Signore vuole la salvezza di tutti - ma per favore non fare che la Chiesa rinneghi la sua verità. Tanti, tante persone di orientamento omosessuale si accostano al sacramento della penitenza e si accostano per chiedere consiglio ai sacerdoti e la Chiesa li aiuta ad andare avanti nella propria vita, ma il sacramento del matrimonio è un’altra cosa.

Poi il Papa ha aggiunto:

Volete una cosa bella su una persona tra voi, questo lo lascio come un fioretto prima di andarmene. Si è detto di una giornalista che è a disposizione 24 ore per il lavoro, che sempre lascia passare gli altri prima e lei dietro, che sempre dà la parola agli altri e lei zitta. Bello di un giornalista che dicano questo e questo lo dice Manuel Beltran sulla nostra Eva Fernandez. Grazie!

(trascrizione di lavoro)




martedì 29 giugno 2021

Gassmann colpevole di buon senso

Articolo del 15 Aprile 2021
A volte piccole polemiche social contengono aspetti molto metaforici. Accade che Alessandro Gassmann rifletta pubblicamente sul rumore di schiamazzi provenienti da un party di giovani organizzato dopo il coprifuoco.
... Lo slogan sarà “me ne frego” (vi ricorda qualcosa? È l’esatto contrario del “I care” di don Milani) strillato a quei poveracci che vorrebbero, pensate un po’ che pretesa, semplicemente poter dormire la notte.

domenica 29 luglio 2018

Quando la deregolamentazione uccide, ed i “bastardi responsabili” siamo noi

Link: https://www.ilpost.it/2018/06/30/grenfell-tower-incendio/amp/

C’è un’altra storia sull’incendio alla Grenfell Tower

L'ha raccontata un giornalista dopo un anno di indagini, facendosi un'idea diversa sulle colpe del disastro di Londra in cui morirono 72 persone

La conclusione dell'articolo:
Ma la deregolamentazione, adottata per liberare le imprese di costruzione da quelle che molti consideravano pastoie burocratiche, ha fatto sì che i regolamenti siano diventati estremamente vaghi. Quello sugli isolanti da esterno, per esempio, stabilisce che questi materiali debbano avere caratteristiche di “limitata combustibilità”. Un’espressione che, nota O’Hagan, «non suona particolarmente rassicurante». È stato facile incolpare i consiglieri locali di Kensington e Chelsea, ricchi conservatori che non sono simpatici quasi a nessuno; il pubblico e i media non hanno fatto fatica ad accettare questa spiegazione. Ma la verità è un’altra e molto più difficile da accettare. Scrive O’Hagan:
Ci sono prove significative che, più di ogni altra cosa, a causare la tragedia che ha portato alla morte di 72 persone sia stata una serie concatenata di fallimenti a livello di regolamentazione industriale e di controllo nei lavori di costruzioni. Più di 60 organizzazioni e appaltatori sono stati impegnati nei lavori di restauro della Grenfell Tower e molti devono rispondere di piccole trascuratezze che hanno avuto grosse conseguenze. Ma il fallimento più grande di tutti ha anche a che fare con il regolamento industriale sugli isolanti. I consigli municipali di tutto il paese sono stati vittime di una serie di standard di sicurezza perversi, introdotti da governi e agenzie pubbliche a partire dal 1997.
La responsabilità quindi è, in un certo senso, di tutti quanti: delle società di costruzione, degli ispettori, dei governi di tutti i colori politici concordi nell’attuare le deregolamentazioni, dei media che non hanno mai concentrato la loro attenzione sulla qualità degli edifici e sulla solidità dei regolamenti. La conclusione della lunga indagine di O’Hagan, quindi, è che i “bastardi responsabili” a cui aveva deciso di dare la caccia il 14 giugno 2017 sono quegli stessi cittadini britannici che quella mattina guardarono con orrore le immagini dell’incendio sui notiziari del mattino e, come lui, chiesero a gran voce che venissero trovati in fretta dei responsabili.

martedì 20 dicembre 2016

Eleganza ed educazione non stanno qui

Il PD italiano è fatta da brave persone, educate, che mai direbbero
...chi non è con me "è una accozzaglia"
...il mio collega di partito "ha la faccia come il culo"
"100 mila giovani in fuga all’estero? Alcuni meglio non averli tra i piedi"

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PD senza Speranza… Arrivino gli uomini (e le donne) di buona volontà. E di buona educazione

Onestamente non saprei definire la faccia di Roberto Speranza (in foto), parlamentare Pd di osservanza bersaniana. L’ho vista troppo poco; ormai non guardo la televisione se non sotto tortura, e il referendum mi ha convinto di far bene assai. Ma certo mai la definirei “come il c…”, come ha fatto oggi Roberto Giachetti all’assemblea nazionale del Pd. Non so a che titolo Giachetti, asfaltato dalla Raggi nella corsa a sindaco di Roma, possa impancarsi a giudice sferzante di qualcosa dentro il suo partito, e anche fuori. Ma l’espressione che ha usato verso un avversario politico ne dà una misura plastica, ce lo dipinge bene. Mescolato con gli insulti prodigati per mesi dal suo leader fiorentino verso chiunque, ci restituisce un’immagine desolante di partito, che già si era esaltata nei “fuori fuori” gridati contro l’ex segretario Bersani leccato a profusione fino a due anni prima. Una pulsione tanghera, da osteria, che fa male a chi questo partito l’ha sognato per anni.

venerdì 5 giugno 2015

In che mani siamo...


Non ci sono solo i problemi con i menu offerti dalla mensa di Buccinasco.
Non sono solo i "governanti" locali a voler imporre le loro passioni alimentari ai ragazzi, indipendentemente dal gradimento e dall'accordo con le famiglie..
Abbiamo lo stesso problema a livello regionale!

Ecco un commento:   "Secondo Giosuè De Salvo di Expo dei popoli "è grave che, a fronte di una variegata e multietnica offerta che perfino Expo offre, un assessore all’Istruzione inviti i dirigenti scolastici a portare i ragazzini a nutrirsi da McDonald’s, cioè dalla multinazionale che più di ogni altra rappresenta l’annullamento della cultura del cibo, della diversità alimentare".

Manteniamo un limite giuridico al suicidio assistito: bisogna proteggere i malati

Ascoltare la voce di chi soffre patologie gravi rimette al centro la prospettiva umana, rimossa da un approccio procedurale. E fa capire che...