domenica 19 luglio 2026
I cambiamenti climatici non ci toglieranno il cibo dal piatto
martedì 30 giugno 2026
CHI HA RITRATTATO DUE ARTICOLI DI PLANCK?
martedì 2 giugno 2026
Vent’anni dopo. La “scomoda verità” di Al Gore sul clima era una bugia
venerdì 29 maggio 2026
Gli scienziati pensionano lo scenario climatico più cupo dell'ultimo decennio
Capire perché lo avevano costruito, e perché averlo reso improbabile è una buona notizia, dice qualcosa anche su come ragioniamo del rischio. Elogio del caso peggiore
martedì 21 aprile 2026
“Quasi come Orson Welles”: il teledramma che sconvolse l’Italia del 1959
Giandujotto scettico n°210 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo
La sera del 9 giugno 1959, al centralino dell’Ospedale delle Molinette di Torino, la signora Emanuela stava svolgendo il suo turno come ogni altra sera. Poi il telefono squillò. “Pronto? Ho visto il figlio di Alida Valli”. La telefonista non capì, e riagganciò. Ma squillò di nuovo. E ancora. E ancora… Nel giro di pochi minuti, a quanto pare, tutte e ventiquattro le linee dell’ospedale erano occupate; la situazione andò normalizzandosi soltanto verso mezzanotte.
Era successo qualcosa di curioso: c’entrano uno sceneggiato televisivo, un finto rapimento e un numero di telefono menzionato con troppa leggerezza.
La Rai al tempo del canale unico
Per capire questa vicenda, occorre ripensare al ruolo della televisione nell’Italia della fine degli Anni ‘50. La Rai aveva iniziato le sue trasmissioni tv in maniera regolare nel gennaio del 1954, appena cinque anni prima. C’era un solo canale che trasmetteva per un numero limitato di ore programmi in bianco e nero; la copertura del territorio nazionale da parte dei trasmettitori era ancora parziale, e il Secondo Programma, oggi Rai 2, sarebbe nato due anni dopo, nel 1961. Gli abbonamenti erano circa un milione in un paese di cinquanta milioni di abitanti, e un televisore costava circa 200.000 lire, quando uno stipendio da impiegato era di 60.000 lire al mese. Molti italiani guardavano la tv a casa del vicino, o al bar, oppure nelle sale parrocchiali attrezzate.
Era però già una televisione capace di grandi cose. Carosello, lo spazio pubblicitario fatto di mini-sketch, era iniziato nel 1957 e stava diventando un rito nazionale. L’anno successivo, nel 1960, sarebbe partito Non è mai troppo tardi, in cui il maestro Alberto Manzi avrebbe insegnato a leggere e scrivere a oltre un milione di adulti analfabeti. E poi c’erano già i grandi sceneggiati, il teatro in televisione, i varietà, i programmi a quiz, a cominciare, dalla fine del 1955, da Lascia o raddoppia?, che aveva lanciato Mike Bongiorno.
È a questo mondo che appartiene I figli di Medea, il “teledramma” che provocò i problemi che abbiamo menzionato in apertura. Il regista, Anton Giulio Majano, negli anni successivi era destinato a diventare uno dei nomi più importanti della televisione italiana: avrebbe firmato La cittadella, La freccia nera, E le stelle stanno a guardare, produzioni da milioni di spettatori, rimaste a lungo nella memoria collettiva.
segue al link:
lunedì 9 febbraio 2026
Gratta il catastrofista e troverai il comunista
giovedì 5 febbraio 2026
"Al banco serve cura, non politica". Il capo dei farmacisti boccia il boicottaggio dei medicinali israeliani
Noi farmacisti abbiamo due vincoli: la Costituzione e il codice deontologico. I temi politici li lasciamo alla politica". Non usa giri di parole Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani nonché dell'Ordine interprovinciale di Milano, Lodi, Monza e Brianza. Il tema è la mozione approvata dal Consiglio comunale di Monza che invita le farmacie comunali a interrompere progressivamente la commercializzazione dei farmaci prodotti da aziende israeliane, a partire da Teva, big dei medicinali generici. Un boicottaggio che, nelle parole degli estensori del provvedimento, vorrebbe "orientare le politiche delle farmacie comunali verso criteri di coerenza con il diritto internazionale e i diritti umani". Mandelli solleva una questione di principio che va ben oltre il caso specifico. "Non voglio farne un discorso politico, non mi interessa", precisa. "La Costituzione, il Codice deontologico e il fatto di essere professionisti ci indicano che dobbiamo fare la migliore scelta per il cittadino. Poi le faccende politiche non possono riguardare i miei colleghi che sono al banco".
Ci sono solo due paletti, dice Mandelli, ma piantati ben in profondità. "L'articolo 32 della Costituzione, che dà un indirizzo reale all'attività del farmacista, cioè esprime il diritto alla salute. E, tra parentesi, questo diritto è l'unico che è veramente aggettivato in maniera forte: si parla di un diritto 'fondamentale'. Il secondo vincolo per i professionisti è il nostro Codice deontologico su cui giuriamo di essere a fianco del cittadino per il meglio della sua salute. Insomma, vorrei evitare che i farmacisti venissero tirati in mezzo su questioni che non si attagliano assolutamente con la necessità di essere dalla parte di chi ha bisogno di una cura", spiega Mandelli. "Abbiamo visto l'esempio di Crans Montana, con il gel NexoBrid sviluppato dall'azienda israeliana MediWound e utilizzato anche per trattare i ragazzi italiani ustionati nell'incendio di Capodanno. Per i nostri figli questo e altro". È l'esempio più netto di come la politica rischi di entrare in conflitto con il diritto alla cura migliore possibile. Davanti a una cura efficace, la bandiera del produttore non può essere un criterio di scelta e quando si tratta di salute, non ci sono boicottaggi che tengano.
Ma c'è anche un altro aspetto dirimente nel ragionamento. Se dobbiamo collegare l'utilizzo di un farmaco a una provenienza geografica e a una valenza etica, allora dovremmo dirci che la maggior parte dei principi attivi viene dalla Cina. E anche lì ci sarebbe da discutere di diritti umani: di Xinjiang, Tibet, Hong Kong e Taiwan. Oltre che di repressione delle minoranze etniche e religiose e di mancanza di libertà e democrazia. I numeri, del resto, parlano chiaro. Secondo il Brookings Institution, Pechino controlla l'80-90 per cento della fornitura globale di principi attivi farmaceutici, mentre China Observers in Central and Eastern Europe stima che ne produca circa il 40 per cento e l'India circa il 20. Un esempio concreto? L'amoxicillina, l'antibiotico più prescritto al mondo, viene prodotta tra India, Giordania e Canada, ma le due molecole fondamentali arrivano interamente dalla Cina. E, sebbene sia una democrazia, anche l'India – che è il principale fornitore mondiale di farmaci generici e vaccini, Europa inclusa – è da tempo soggetta a critiche sulle violazioni dei diritti delle minoranze (musulmani, dalit) e sulle discriminazioni di casta, oltre a quelle che riguardano la situazione in Kashmir e le condizioni di lavoro nell'industria farmaceutica. Ma i boicottaggi si attivano sempre solo quando è coinvolto lo stato ebraico.
lunedì 3 novembre 2025
Trasporti nell’hinterland milanese: il tavolo in Prefettura si chiude con poche certezze per i pendolari di Buccinasco e del sud ovest
ante buone intenzioni ma pochi risultati concreti. Per i comuni del sud ovest milanese ancora in sospeso il potenziamento dei collegamenti
domenica 17 agosto 2025
Le polemiche sulla formazione e lo scioglimento del comitato NITAG il cui compito è tradurre lo stato delle evidenze sui vaccini in raccomandazioni operative
Buccinasco- “Scie in cielo timori sulla terra”, domani alla Cascina Robbiolo
Buccinasco (4 dicembre 2012) – Cosa sono le “scie chimiche”? Cosa provocano i voli militari? L’assessorato all’Ecologia del Comune di Buccinasco propone l’incontro “Scie chimiche timori sulla terra – Attività segrete di geoingegneria e guerra del clima?”, in programma domani, mercoledì 5 dicembre, alla Cascina Robbiolo di via Aldo Moro 7 alle ore 21.
All’incontro, organizzato da Draco Edizioni e dalle associazioni “Riprendiamoci il Pianeta” e “Galileo”, interverranno Massimo Rodolfi, editore del libro “Scie Chimiche: la verità nascosta. Le Prove”, il biologo e giornalista Giorgio Pattera e Domenico Azzone, 1° Maresciallo Esperto Meteo dell’Aeronautica Militare.
Il fenomeno delle “scie chimiche” è ancora poco trattato, ma ormai – sostengono gli organizzatori – ampiamente documentato ed osservabile da chiunque. I voli di aerei militari infatti riempiono la volta celeste di una spessa coltre, dovuta secondo Pattera alla presenza di metalli pesanti in concentrazioni elevate. L’incontro di domani vuole informare sul fenomeno e sensibilizzare l’opinione pubblica su possibili forme di contrasto (l’associazione Riprendiamoci il Pianeta ha promosso la petizione “Stop alle scie chimiche).
Ufficio stampa Comune di Buccinasco
giovedì 26 giugno 2025
Trasporto pubblico peggiorato con l’apertura del capolinea M4, da Buccinasco l’appello: “Collegamenti ridotti, servono risposte”
L’apertura della nuova metropolitana M4, con capolinea a San Cristoforo, doveva migliorare la mobilità dell’hinterland ovest milanese. Ma per i cittadini di Corsico e Buccinasco, il risultato è stato l’opposto. Collegamenti tagliati, tempi di percorrenza aumentati e corse meno frequenti stanno creando disagi quotidiani, soprattutto ai pendolari che un tempo utilizzavano la linea 351 per raggiungere direttamente la stazione di Romolo.
Doveva essere una svolta per la mobilità invece sin ora si è rivelato essere un boomerang per gli abitanti della zona. Dopo aver tanto decantato l’arrivo della M4 ai confini del comune (e anche dentro i confini) e aver dato l’ok alle modifiche delle corse e dei percorsi del trasporto pubblico intercomunale, l’amministrazione di Buccinasco, spinto dalle proteste dei residenti, ha fatti una precipitosa inversione a U. Così ha cominciato a tempestare Atm e Comune di Milano di lettere con la richiesta di modifiche. Senza aver ottenuto alcuna risposta.
Ai due enti milanesi non sembrano interessare le proposte per riorganizzare il trasporto pubblico di superficie, peggiorato proprio dopo l’inaugurazione della nuova linea metropolitana. Il cuore del problema riguarda in particolare la linea 351, che un tempo collegava Buccinasco e Corsico direttamente alla stazione di Romolo, punto nevralgico per i pendolari diretti verso il centro e l’università. Con la nuova M4, il capolinea è stato spostato, ma senza un adeguato rafforzamento delle connessioni, rendendo più complicati e meno frequenti gli spostamenti.
Lo scorso 30 novembre, la lista che sostiene il sindaco, aveva dato vita a una manifestazione organizzata per fare pressioni su Atm in merito al percorso proprio della linea 351 che dopo l’apertura della stazione della M4 di San Cristoforo non conduce più sino a Romolo. Una decisione che ha provocato disagi tra i pendolari e studenti costretti, per raggiungere la linea verde della metropolitana, a cambiate tre o quattro mezzi. Una scelta adottata certo da Atm, ma che secondo l’azienda trasporti di Milano sarebbe stata concordata con gli amministratori locali.
mercoledì 18 giugno 2025
Limitare la circolazione delle auto Euro 5 diesel non serve a molto
Qual è la nostra colpa? Inquiniamo più degli altri? No, anzi. Per entrambi gli inquinanti le emissioni pro-capite dell’Italia sono tra le più basse in Europa.
E sono state drasticamente ridotte negli ultimi decenni con conseguente radicale (ma sconosciuto ai più) miglioramento della qualità dell’aria.

Radere al suolo il passo del Turchino
Il valore limite annuale per il PM10 è rispettato su tutto il territorio nazionale ad eccezione di qualche isolato valore. E così quello del biossido di azoto che è soddisfatto in 606 stazioni su 617, pari al 98 per cento dei casi. Il valore limite giornaliero per le polveri sottili è rispettato in 83 casi su 100; gli sforamenti sono in prevalenza nell’area del bacino padano colpevole di… essere circondato dalle Alpi con conseguenti condizioni molto più sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti in atmosfera rispetto alle altre zone dell’Europa. Non è, ovviamente, un fattore sul quale sia possibile intervenire con un’azione governativa (a meno di non voler riesumare la bizzarra idea del signore che a Portobello, per migliorare la ventilazione in Val Padana, propose di radere al suolo il passo del Turchino).
L’esperimento involontario condotto nel 2020 in occasione del lockdown ha mostrato come gli attuali limiti e, a maggior ragione, quelli ancora più stringenti che entreranno in vigore nel 2030, non possono essere rispettati nel bacino padano neppure con una riduzione della mobilità di oltre l’80 per cento anche perché per le polveri sottili, l’inquinante più dannoso, il contributo di auto e camion è minoritario, intorno al 20 per cento.
Chi inquina, paga
Ogni politica, così come ogni terapia, comporta non solo benefici ma anche effetti collaterali negativi.
La decisione di attuarla o meno dovrebbe sempre essere preceduta da una valutazione di entrambi: un’aria più pulita è ovviamente un beneficio ma non ogni riduzione dell’inquinamento è desiderabile; se così fosse dovremmo vietare da subito non solo ogni forma di mobilità ma tutte le attività che hanno un qualche impatto negativo.
Provvedimenti come il divieto di circolazione per gli Euro 5 hanno costi di gran lunga superiori ai benefici e, pertanto, non dovrebbero essere adottati.
Una politica ragionevole è quella basata sul principio, in teoria sostenuto dalla stessa Ue, del “polluter pays”: chi inquina, paga.
Ora, è la stessa Commissione Europea, a dirci quanto vale l’inquinamento atmosferico causato da una persona che si sposta in città con un’auto diesel Euro 5: 1,04 centesimi di euro per chilometro. Se in un anno costui percorre 10 mila chilometri, il danno complessivo è pari a 104 euro, solo 18 euro in più di chi possiede una Euro 6 che, almeno per ora, continua a poter circolare.

Non servono altri divieti
A fronte di questo “costo esterno”, la stessa persona versa alla collettività intorno ai 500 euro di tasse sul gasolio. Fatta eccezione per i veicoli più vecchi, chi inquina, in Italia e in Europa, paga già fin troppo anche tenendo in considerazione gli altri impatti ambientali.
Non servono altri divieti, incentivi all’acquisto di auto nuove o limiti imposti a tutti da Bruxelles a prescindere dalle condizioni particolari di ogni territorio.
Il problema, peraltro, non si limita all’inquinamento atmosferico. È identico per le emissioni di CO2 e, più in generale, per le politiche dei trasporti. Da decenni la Ue e i singoli Stati promuovono il cosiddetto riequilibrio modale: meno strada e più ferrovia. Si fissano obiettivi da raggiungere (mai conseguiti) e si spendono centinaia di miliardi dei contribuenti europei sulla base dell’argomentazione – corretta – che il treno ha un minore impatto ambientale di auto e camion. Anche in questo caso, come per i limiti dell’inquinamento atmosferico, tranne poche eccezioni come la Milano – Napoli, i costi di costruzione e gestione superano di gran lunga i benefici (compresi quelli per chi viaggia) e, quindi, la realizzazione delle opere danneggia la collettività pur generando un limitato e decrescente nel tempo vantaggio ambientale.
Un esempio
Chi scrive, avendo contributo alla redazione di una valutazione molto negativa della nuova linea ferroviaria Torino – Lione, fu accusato dal Commissario del Governo, Paolo Foietta, di “costruire i presupposti per trasformare la valle di Susa in una camera a gas”.
Peccato che, anzi per fortuna, in Valsusa, come ovunque, la qualità dell’aria è oggi molto migliore di trent’anni fa quando si iniziò a discutere di Tav e in futuro sarà migliore di oggi grazie a camion e auto sempre più puliti.
Per non farci del male, servono meno direttive, meno finanziamenti europei, più sussidiarietà e più valutazioni.
venerdì 30 maggio 2025
Regione Lombardia e il sostegno delle Discipline Bio Naturali: la lettera aperta del CICAP - 11-03-2025
Lorenzo Montali
Presidente del CICAP
mercoledì 28 maggio 2025
Omeopatia: piccola guida a paradossi, regolamentazione e questioni etiche
di Rossana Garavaglia e Dan Larhammar. Traduzione di Rossana Garavaglia
Il 10 aprile si commemora la nascita di Samuel Hahnemann, il “fondatore” dell’omeopatia.
Questa disciplina, che ha oltre due secoli di storia, continua tramite i suoi sostenitori a essere fedele a due principi: “il simile cura il simile” e la “potentizzazione” dei rimedi omeopatici attraverso diluizione seriale e succussione (un brusco scuotimento), utilizzando sostanze derivate da animali, minerali, piante e altre fonti. Nonostante si autodefinisca “medicina”, l’omeopatia manca delle caratteristiche fondamentali di plausibilità scientifica, anche se viene impiegata per affrontare una vasta gamma di sintomi.
Ma cosa c’è da sapere a riguardo? Ecco una guida veloce ad alcuni dei temi più scottanti con cui è bene avere dimestichezza, dai paradossi associati all’uso del termine “medicinale”, legittimato da una direttiva europea e dalle implementazioni nazionali, alle sfide della pubblicità indiretta, l’etica del consenso informato e l’allocazione inappropriata di risorse pubbliche.
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Embrioni (congelati) d'Europa
Embrioni (congelati) d'Europa Quanti bambini nascono in Europa ogni anno da concepimento in provetta? 247mila, quasi il 7% ormai dei 3,7...
