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giovedì 3 settembre 2026

La guerra alla Croce di San Giorgio

Da Birmingham all'Oxfordshire, dai ricorsi all'Alta Corte fino agli psicologi per i funzionari "traumatizzati": la crociata dei consigli comunali per vietare il vessillo nazionale perché «pericoloso» per la circolazione e la coesione dei cittadini (quello palestinese o pakistano, invece, non si tocca)

segue:


L’ultimo cortocircuito va in scena a Birmingham, il gigante delle amministrazioni locali britanniche, dove la giunta ha deciso di fare sul serio: trasformare l’esibizione dell’orgoglio patrio in un illecito da perseguire per vie legali. La fobia per la Croce di San Giorgio ha raggiunto livelli tali da spingere gli amministratori ad adire persino le vie dell’Alta Corte, pur di criminalizzare chiunque esponga in pubblico la bandiera nazionale e ripulire le strade da qualunque traccia di patriottismo. Anzi, di “ultranazionalismo”.
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mercoledì 2 settembre 2026

Suicidio assistito e altri “diritti”. Zaia non è il solo a sbandare in Europa

Olanda, Francia, Norvegia, Svezia. Come e perché in diversi paesi la destra populista ha imboccato la deriva progressista su valori “moderni” come eutanasia, aborto, nozze gay. La Lega della “dolce morte” in Veneto non è un caso isolato

segue:




lunedì 27 luglio 2026

Chiedo all’Europa di difendere la mia libertà di pensarla cristianamente su matrimonio e sessualità

https://www.tempi.it/paivi-rasanen-ricorso-cedu-liberta-pensiero-matrimonio/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=%C2%ABLegittima+difesa%3F+Non+si+cambia+la+legge+per+il+caso+Roggero%C2%BB+-+22671379


Condannata in patria dopo 7 anni di assurda persecuzione giudiziaria a causa di un libro «basato sugli insegnamenti della Bibbia», l’ex ministro finlandese Päivi Räsänen ufficializza il suo ricorso alla Cedu. E qui offre la sua versione.

Pubblichiamo di seguito il comunicato diffuso ieri dalla parlamentare finlandese Päivi Räsänen, già ministro dell’Interno del paese scandinavo, in merito al suo annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro la sentenza della Corte suprema di Helsinki del marzo scorso che l’ha riconosciuta colpevole di “incitamento all’odio” per aver scritto quel che pensa, da cristiana luterana, su matrimonio e omosessualità. Qui il Te Deum con cui nel dicembre scorso Räsänen ha raccontato ai lettori di Tempi i suoi incredibili sette anni di persecuzione.


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Päivi Räsänen nella “guerra dei mondi” intorno alla libertà

Il ricorso dell’ex ministro finlandese alla Cedu contro la censura delle sue idee su matrimonio e omosessualità offre la chance per dimostrare che Vance si sbagliava a proposito dell’Europa. O no?

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Päivi Räsänen condannata. La sua battaglia non è ancora finita


Dopo sette anni, la politica finlandese è stata condannata per aver scritto un pamphlet intitolato “Maschio e femmina lì creò”. L’accusa? «Incitamento all’odio»

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Te Deum laudamus perché hai usato la mia persecuzione per la Tua gloria



Non è piacevole essere processati per avere condiviso sui social pochi versetti della Bibbia. Ma in questi sei anni di interrogatori e udienze sono stata benedetta con migliaia di nuovi amici e occasioni impensabili per testimoniare Lui


































martedì 28 aprile 2026

Germania: produzione dell’industria chimica in calo nel quarto trimestre del 2025 - Berlino, 13 mar 08:57

(Agenzia Nova) - Nel quarto trimestre del 2025, in Germania, le aziende del settore chimico hanno registrato nuovamente cali nella produzione, nei prezzi e nelle vendite, mentre l'industria farmaceutica ha stabilizzato il quadro generale con una leggera crescita. È quanto emerge dai dati pubblicati dall'Associazione tedesca dell'industria chimica (Vci). “L'utilizzo della capacità produttiva negli impianti chimici è rimasto al di sotto della soglia di redditività e il settore sta soffrendo a causa della pressione delle importazioni e dell'intensa concorrenza sui prezzi”, si legge nel rapporto. “I risultati annuali dell'industria chimica sono stati pessimi e la correzione di rotta della politica economica del governo, attuata con il freno a mano tirato, sta esacerbando la frustrazione tra le aziende. Il 2026 non sarà più facile, dato che i prezzi elevati e la persistente incertezza spingeranno molte aziende al limite”, ha affermato il presidente della Vci, Wolfgang Grosse Entrup.


lunedì 27 aprile 2026

Crans-Montana e fatture delle cure: i veri termini della questione

L’Italia ribadisce che non intende pagare nulla, ma l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali precisa: è in base alle regole europee che ogni Paese deve pagare per le proprie vittime ricoverate all’estero.

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Proprio oggi l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) ha chiarito, una volta ancora, che i pazienti non pagheranno direttamente queste fatture. Ai microfoni di SRF la sua direttrice Doris Bianchi ha sottolineato che la tragedia d’inizio anno “ha causato gravi danni alla salute dei sopravvissuti” e che “la pena per i famigliari è immensa”. Ma anche in relazione a questa tragedia “valgono le regole stabilite” fra la Svizzera e i paesi dell’UE, di cui l’Italia è parte. Di conseguenza “un cittadino italiano che ha” subito “un incidente in Svizzera ha accesso alle cure mediche in Svizzera” e i costi delle cure “sono a carico del Paese di residenza”. Dunque, per l’Italia, a carico del Servizio sanitario nazionale.
Da rilevare che l’ambasciatore Cornado aveva subito sottolineato come due cittadini svizzeri fossero stati ricoverati all’ospedale milanese Niguarda per alcuni mesi, citiamo, “gratuitamente”. Il rappresentante di Roma pretendeva così reciprocità e solidarietà. Ma le cose non stanno proprio così. Nella regolamentazione in vigore “c’è il principio di reciprocità”, ha ricordato sempre Doris Bianchi. Quindi anche i costi “per le spese mediche di cittadini svizzeri curati in Italia sono a carico delle casse malati” elvetiche. E anche lì “bisogna avere un estratto dei conti delle autorità italiane”. L’UFAS attende quindi che l’Italia inoltri le fatture alla Svizzera, ha concluso la direttrice.
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Crans-Montana, l’equivoco infinito fra Italia e Svizzera


Ennesima polemica sui media italiani attorno all’incendio di Capodanno al bar Le Constellation. Tre persone ferite hanno ricevuto dall’ospedale di Sion una copia della fattura per prestazioni mediche ricevute. Si tratta di un obbligo di legge in Svizzera. Anche laddove, come in questo caso, nella fattura si specifica che non si tratta di una richiesta di pagamento.

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Obbligo di legge

Il bisticcio nasce dalla mancata comprensione del funzionamento del sistema sanitario svizzero, e dall’ignoranza sul contenuto dei trattati bilaterali fra i due Paesi, che regolano anche l’assistenza medica. Nella Confederazione, enti e soggetti che forniscono prestazioni mediche, come in questo caso l’ospedale di Sion, sono obbligati a inviare copia delle fatture alle persone che hanno curatoCollegamento esterno. Lo prevede la Legge federale sull’assicurazione malattie (LAMalCollegamento esterno) all’articolo 42, capoverso 3. La logica dietro questo obbligo di legge è di consentire ai pazienti di verificare le informazioni contenute nella fattura e se necessario, comunicare alle rispettive assicurazioni eventuali correzioni.
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Le cure prestate in Svizzera a una persona di cittadinanza italiana sono regolate dai trattati bilaterali fra i due Paesi. In nessun caso, a quella persona verrà richiesto di pagare una fattura. Sono gli enti rispettivi a gestire la partita, attraverso l’Istituzione comune LAMalCollegamento esterno, fondazione di diritto pubblico elvetica che gestisce le pratiche sanitarie internazionali. Nel caso delle persone rimaste ferite nell’incendio di Crans-Montana, poi, un eventuale importo che non dovesse essere coperto dagli enti coinvolti, sarebbe materia risolta dalla Legge federale concernente l’aiuto alle vittime di reati (LAVCollegamento esterno).

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mercoledì 31 dicembre 2025

10 Dicembre - L'Unione Europea vuole più aborti?





“Diritto di abortire”, l’Europa ci pensa

Audizione pubblica per l’Iniziativa di cittadini europei “My Voice My Choice” che con oltre un milione d firme vuole convincere la Ue a estendere l’accesso agli aborti (dopo aver bocciato i diritti del concepito con Une of us)

domenica 29 giugno 2025

Mine antiuomo, cos'è la Convenzione di Ottawa e cosa significa l'uscita dell'Ucraina



L'Ucraina ha annunciato la sua uscita dal trattato sulla messa al bando delle mine antipersona, anche detto Convenzione di Ottawa, che vieta l'uso, la detenzione, la produzione e il trasferimento di tali ordigni e impone la distruzione degli stock esistenti nonché l'assistenza alle vittime del loro uso. Kiev rottama Ottawa sulla scia di altri Paesi che hanno preso simili decisioni come la Polonia e i Paesi baltici, tra cui Lituania, Estonia e Finlandia.

La storia della Convenzione di Ottawa

La Farnesina ricorda che la convenzione conclusa nel 1997 ed entrata in vigore nel 1999, è stata ratificata inizialmente da 164 Stati, inclusa l'Italia. Tra i membri della Convenzione, però, non figurano sei Paesi significativi: Cina, Federazione Russa, India, Pakistan, Repubblica di Corea e Stati Uniti. L'universalizzazione della partecipazione al Trattato resta, quindi, uno degli obiettivi principali nel quadro della sua attuazione efficace. Attualmente, gravi preoccupazioni sono suscitate dal diffuso ricorso a questi tipi di armi da parte di attori non statuali, che sono anche in grado di produrle in proprio o di ricorrere a ordigni di circostanza noti come ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Devices - Ieds).

Altre aree di lavoro attuali riguardano la distruzione degli stock, la bonifica delle aree minate (e relative richieste di proroga ai termini finali per il raggiungimento di tali obiettivi), le misure di trasparenza e, soprattutto, l'assistenza alle vittime. Distruzione degli stock: la Convenzione impegna gli Stati parte alla distruzione di tutte le mine antipersona in loro possesso o sotto il loro controllo, «al più presto» ma in ogni caso non oltre i quattro anni dall'entrata in vigore del Trattato per lo Stato interessato. L'unica eccezione alle disposizioni sulla distruzione riguarda mine che possono essere tenute ai fini di addestramento relativo a tecniche di rilevamento, bonifica o eliminazione e in numeri comunque minimi necessari a tali fini. A oggi, 157 Stati membri hanno eliminato l'interezza dei loro depositi, che cumulativamente contano oltre 47 milioni di ordigni.

In cosa consiste

Il Trattato impone ai suoi membri l'identificazione delle aree contaminate, la loro segnalazione e delimitazione che garantisca la protezione dei civili finché il processo di bonifica non sia terminato. La bonifica totale deve intervenire entro 10 anni dall'entrata in vigore della Convenzione per lo Stato interessato, salvo richiesta di proroga che, comunque, non può superare un ulteriore periodo di 10 anni. Le disposizioni sull'assistenza alle vittime sono di centrale importanza nella Convenzione di Ottawa e, al tempo della sua negoziazione, rappresentarono una novità nel panorama degli strumenti di disarmo e controllo degli armamenti.

martedì 29 aprile 2025

Non solo il “Corano europeo”, l’Ue ha un debole per i “progetti” islamisti



I dieci milioni di euro per una ricerca sul ruolo del Corano nell'identità europea sono solo l'ultimo esempio di finanziamenti a iniziative vicine ai Fratelli musulmani

Parigi. «Il nostro progetto si basa sulla convinzione che il Corano abbia svolto un ruolo importante nel plasmare la diversità e l’identità religiosa dell’Europa nel Medioevo e nel primo periodo moderno, e che continui a farlo». Gli autori di queste righe non sono i responsabili di un’associazione islamica che mira a imporre una contro-narrazione secondo cui il testo sacro della religione musulmana rappresenta il fulcro della storia europea, bensì una trentina di ricercatori italiani, spagnoli, francesi, ungheresi e olandesi che hanno ottenuto 9.842.534 euro dal Consiglio europeo della ricerca, organismo creato dalla Commissione europea e finanziato dal bilancio dell’Ue, per un progetto intitolato “Il Corano europeo”.

Quasi dieci milioni di euro per il “Corano europeo”

A rivelare i dettagli dell’iniziativa è stata un’inchiesta del quotidiano francese Le Journal du dimanche. Il progetto “Il Corano europeo”, noto anche con l’acronimo “EuQu”, è iniziato il 1° aprile 2019 e terminerà il 31 marzo 2026. L’obiettivo? «Scoprire come il Corano abbia influenzato la cultura e la religione in Europa tra il 1150 e il 1850» e «mettere in discussione le percezioni tradizionali del testo coranico e le idee consolidate sulle identità religiose e culturali europee», si legge sul sito ufficiale. Il progetto rientra nel programma “Eccellenza scientifica” dell’Unione europea, il cui fine è recuperare il «terreno perso nella corsa alla produzione scientifica d’avanguardia e all’eccellenza» rispetto agli Stati Uniti (sic).

Dal 2007 sono stati finanziati 17.000 progetti, ma “Il Corano europeo”, come evidenziato dal Journal du dimanche, è uno dei progetti “scientifici” che ha ricevuto il finanziamento più corposo. In confronto, un progetto sull’informatica quantistica ha ricevuto 15 milioni di euro nel 2013. L’ex capo di Frontex, Fabrice Leggeri, oggi eurodeputato del Rassemblement national, ha accusato Bruxelles di «finanziare la riscrittura della nostra storia e di spianare così la strada alle future rivendicazioni islamiste», mentre Céline Imart, eurodeputata dei Républicains, il partito gollista, ha sottolineato che questo progetto «non contribuisce in alcun modo alla leadership scientifica europea»: si tratta invece di «un caso di proselitismo identitario in netto contrasto con i valori e la storia europei».


Il ricercatore amico dei Fratelli musulmani

Il progetto coinvolge diverse università europee e l’Italia partecipa con l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale. Tra i partner, c’è anche l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti – Pescara. Fin dalla prima presentazione pubblica di EuQu, John Tolan, professore di Storia medievale all’Università di Nantes – uno dei quattro co-direttori assieme all’orientalista italiano Roberto Tottoli – ha riconosciuto che «parlare di un Corano europeo è un po’ una provocazione», lui che nel 2018 ha pubblicato il libro «Mahomet l’Européen».

Come riportato dal Journal du dimanche, nel 2019 Tolan è stato invitato a tenere una conferenza intitolata “Il Profeta nel pensiero europeo” dall’Istituto europeo di scienze umane di Parigi, organismo vicino ai Fratelli musulmani. Lo stesso anno, nel 2020 e nel 2022, ha inoltre partecipato a eventi organizzati dall’associazione Musulmans de France, descritta dal ricercatore del Cnrs Haoues Seniguer come “testa di ponte della neo-fratellanza musulmana in Francia”. Infine, nel 2024, il professore dell’Università di Nantes ha ricevuto un premio dall’Unione turco-islamica degli affari religiosi in Francia, emanazione della Presidenza degli affari religiosi, ossia un’amministrazione dipendente dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan.


L’ambizione educativa del “Corano europeo”

Oltre all’aspetto “scientifico”, il progetto “Il Corano europeo” ha anche un’ambiziosa componente pedagogica: sono infatti in corso due mostre, una a Tunisi e l’altra a Vienna. Quest’ultima mira a “mostrare che l’islam è sempre stato parte integrante della cultura europea”, ha spiegato Jan Loop, co-direttore del progetto finanziato dall’Ue. Altre dedicate al “Corano europeo” sono previste a Nantes, Lione, Budapest, Granada, Rabat e, secondo le informazioni del Journal du dimanche, persino in Vaticano!

Con i dieci milioni di euro che Bruxelles ha sborsato per finanziare il progetto, gli autori hanno potuto produrre anche un saggio, “Il Corano europeo”, in compagnia della ricercatrice dell’Università di Copenaghen Naima Afif, traduttrice degli scritti del fondatore dei Fratelli musulmani, Hassan el-Banna (Afif, nel quadro del progetto, pubblicherà a sua volta un libro, intitolato “Il Corano europeo ebraico”).

L’obiettivo dei ricercatori è quello di toccare tutte le fasce d’età, compresi i più giovani. Il 23 aprile, la casa editrice Petit à Petit pubblicherà infatti un fumetto dal titolo “Safar, l’histoire du Coran en Europe”. E grazie all’abbondanza di fondi pubblici, sono già previste traduzioni in inglese e in altre lingue, affinché il progetto sia il più internazionale possibile.


Non solo il “Corano europeo”, l’Ue ha un debole per i “progetti” islamisti

Di Mauro Zanon
21 Aprile 2025
I dieci milioni di euro per una ricerca sul ruolo del Corano nell'identità europea sono solo l'ultimo esempio di finanziamenti a iniziative vicine ai Fratelli musulmani
Corano europeo
Fedeli musulmani in preghiera per la fine del Ramadan in piazza del Plebiscito a Napoli, lo scorso 30 marzo (foto Ansa)

Parigi. «Il nostro progetto si basa sulla convinzione che il Corano abbia svolto un ruolo importante nel plasmare la diversità e l’identità religiosa dell’Europa nel Medioevo e nel primo periodo moderno, e che continui a farlo». Gli autori di queste righe non sono i responsabili di un’associazione islamica che mira a imporre una contro-narrazione secondo cui il testo sacro della religione musulmana rappresenta il fulcro della storia europea, bensì una trentina di ricercatori italiani, spagnoli, francesi, ungheresi e olandesi che hanno ottenuto 9.842.534 euro dal Consiglio europeo della ricerca, organismo creato dalla Commissione europea e finanziato dal bilancio dell’Ue, per un progetto intitolato “Il Corano europeo”.

Quasi dieci milioni di euro per il “Corano europeo”

A rivelare i dettagli dell’iniziativa è stata un’inchiesta del quotidiano francese Le Journal du dimanche. Il progetto “Il Corano europeo”, noto anche con l’acronimo “EuQu”, è iniziato il 1° aprile 2019 e terminerà il 31 marzo 2026. L’obiettivo? «Scoprire come il Corano abbia influenzato la cultura e la religione in Europa tra il 1150 e il 1850» e «mettere in discussione le percezioni tradizionali del testo coranico e le idee consolidate sulle identità religiose e culturali europee», si legge sul sito ufficiale. Il progetto rientra nel programma “Eccellenza scientifica” dell’Unione europea, il cui fine è recuperare il «terreno perso nella corsa alla produzione scientifica d’avanguardia e all’eccellenza» rispetto agli Stati Uniti (sic).

Dal 2007 sono stati finanziati 17.000 progetti, ma “Il Corano europeo”, come evidenziato dal Journal du dimanche, è uno dei progetti “scientifici” che ha ricevuto il finanziamento più corposo. In confronto, un progetto sull’informatica quantistica ha ricevuto 15 milioni di euro nel 2013. L’ex capo di Frontex, Fabrice Leggeri, oggi eurodeputato del Rassemblement national, ha accusato Bruxelles di «finanziare la riscrittura della nostra storia e di spianare così la strada alle future rivendicazioni islamiste», mentre Céline Imart, eurodeputata dei Républicains, il partito gollista, ha sottolineato che questo progetto «non contribuisce in alcun modo alla leadership scientifica europea»: si tratta invece di «un caso di proselitismo identitario in netto contrasto con i valori e la storia europei».

Il ricercatore amico dei Fratelli musulmani

Il progetto coinvolge diverse università europee e l’Italia partecipa con l’Università degli Studi di Napoli l’Orientale. Tra i partner, c’è anche l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti – Pescara. Fin dalla prima presentazione pubblica di EuQu, John Tolan, professore di Storia medievale all’Università di Nantes – uno dei quattro co-direttori assieme all’orientalista italiano Roberto Tottoli – ha riconosciuto che «parlare di un Corano europeo è un po’ una provocazione», lui che nel 2018 ha pubblicato il libro «Mahomet l’Européen».

Come riportato dal Journal du dimanche, nel 2019 Tolan è stato invitato a tenere una conferenza intitolata “Il Profeta nel pensiero europeo” dall’Istituto europeo di scienze umane di Parigi, organismo vicino ai Fratelli musulmani. Lo stesso anno, nel 2020 e nel 2022, ha inoltre partecipato a eventi organizzati dall’associazione Musulmans de France, descritta dal ricercatore del Cnrs Haoues Seniguer come “testa di ponte della neo-fratellanza musulmana in Francia”. Infine, nel 2024, il professore dell’Università di Nantes ha ricevuto un premio dall’Unione turco-islamica degli affari religiosi in Francia, emanazione della Presidenza degli affari religiosi, ossia un’amministrazione dipendente dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

L’ambizione educativa del “Corano europeo”

Oltre all’aspetto “scientifico”, il progetto “Il Corano europeo” ha anche un’ambiziosa componente pedagogica: sono infatti in corso due mostre, una a Tunisi e l’altra a Vienna. Quest’ultima mira a “mostrare che l’islam è sempre stato parte integrante della cultura europea”, ha spiegato Jan Loop, co-direttore del progetto finanziato dall’Ue. Altre dedicate al “Corano europeo” sono previste a Nantes, Lione, Budapest, Granada, Rabat e, secondo le informazioni del Journal du dimanche, persino in Vaticano!

Con i dieci milioni di euro che Bruxelles ha sborsato per finanziare il progetto, gli autori hanno potuto produrre anche un saggio, “Il Corano europeo”, in compagnia della ricercatrice dell’Università di Copenaghen Naima Afif, traduttrice degli scritti del fondatore dei Fratelli musulmani, Hassan el-Banna (Afif, nel quadro del progetto, pubblicherà a sua volta un libro, intitolato “Il Corano europeo ebraico”).

L’obiettivo dei ricercatori è quello di toccare tutte le fasce d’età, compresi i più giovani. Il 23 aprile, la casa editrice Petit à Petit pubblicherà infatti un fumetto dal titolo “Safar, l’histoire du Coran en Europe”. E grazie all’abbondanza di fondi pubblici, sono già previste traduzioni in inglese e in altre lingue, affinché il progetto sia il più internazionale possibile.

Corano islamismo francia
Uno studente muslulmano in Francia legge il Corano in camera sua durante i mesi di lockdown per il Covid nel 2020 (foto Ansa)

Soldi europei non solo per il “Corano europeo”

Non è certo la prima volta che l’Unione europea finanzia iniziative applaudite dagli islamisti. Secondo quanto rivelato dal sito francese Fdsouche, nel biennio 2021-2023 il Ccib ha intascato dalla Commissione europea 53.119 euro per lottare contro “l’islamofobia sessista”. Il finanziamento sbloccato a favore del Collettivo contro l’islamofobia in Belgio rientra nel progetto “Magic”, ossia Muslim Women and Communities against Gender Islamophobia, promosso dall’Institut Européen de la Méditerranée e accolto a braccia aperte dai funzionari Ue. «Magic prevede un insieme di iniziative e di formazioni, campagne di sensibilizzazione, attività di dialogo, di diffusione e di comunicazione», si legge nella presentazione del progetto. Nel 2023, sempre Fdsouche, aveva rivelato che, col pretesto della “lotta all’islamofobia”, la Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen aveva concesso 100 mila euro a favore di varie associazioni vicine ai Fratelli musulmani, tra cui Al Fanar.

Una fondazione con sede in Spagna che nel 2020 aveva espresso la sua solidarietà agli islamisti del Collectif contre l’islmophobie en France, gruppuscolo sciolto dall’ex ministro dell’Interno francese Gérald Darmanin per le sue ambiguità con l’islam radicale dopo l’assassinio del professore di storia e geografia Samuel Paty. La studiosa del Cnrs Florence Bergeaud-Blackler, nel suo libro Le frérisme et ses réseauxha scritto che «i Fratelli musulmani vogliono riformare non solo l’islam, ma anche lo sguardo europeo sull’islam». Il progetto EuQu conferma che gli utili idioti europei dell’islamismo sono i loro migliori alleati.






Intervista ad Emiliano Procucci, ideatore e autore del Film Tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano

Domenica 20 settembre andrà in onda, in prima serata, il film Tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano , dedicato alla bi...