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venerdì 3 aprile 2026

Opinioni (26 Marzo 2026) Dietro l’enfasi delle primarie poche certezze e tanti nodi

Dopo l’iniziale entusiasmo, nel campo largo si affacciano già le preoccupazioni e il timore di non poterle gestire. Tra le incognite anche la rappresentanza dei "moderati"

segue:

mercoledì 5 novembre 2025

Dalla Newsletter di Paolo Cova, 1° Novembre 2025

Dov’è finito il Pd delle origini

La scorsa settimana, a Milano, si è tenuta una significativa riunione dell’Area riformista del Partito Democratico, accendendo un dibattito interno sul pluralismo originario. Tuttavia, ritengo che questo non sia l'unico tema di rilevanza. Negli ultimi anni, dalla segreteria di Nicola Zingaretti in avanti, abbiamo assistito a una progressiva perdita del senso del bene comune, della ricerca dell’interesse collettivo e del benessere delle persone, elementi fondanti dei partiti che hanno dato vita al PD.

È interessante notare come, già nel 2019, durante la segreteria Zingaretti, si sia registrata una spinta verso un modello di partito con un posizionamento più radicale, distaccandosi dalle tradizionali radici di centrosinistra. Questa radicalità ha enfatizzato l’individualità, trascurando la visione complessiva e comunitaria necessaria per una società coesa.

È dunque evidente che si è smarrito lo spirito che animava l'Ulivo e il PD nei loro esordi. Tale spirito, imperniato sull'attenzione alla società nel suo complesso, ha rappresentato la chiave per l’adesione e il sostegno dei cittadini, permettendo al partito di governare per tre volte. Solo ripristinando questa attenzione al bene comune sarà possibile recuperare il consenso perduto.

venerdì 26 aprile 2024

Tratto dal sito del P di Buccinasco

Il  sito del PD di Buccinasco il 17 Aprile ha pubblicato l'articolo "Senza Soldi"

Non è possibile commentare (sono il Partito Democratico,se si potesse commentare sarebbe una contraddizione...?)

Quindo uso il mio blog personale per una semplice domanda

Concordo sule premesse dell'articolo

Ogni Nazione ha la necessità di dotarsi di una struttura di governo che possa gestire i meccanismi economici e sociali che determinano la vita della Società.

Tale struttura nel corso della storia si è espressa generalmente nella figura del Sovrano ma a partire dall’Illuminismo e dalla Rivoluzione Francese si è fatto largo il concetto di Democrazia.

I cittadini dei paesi più progrediti, ora non più sudditi, tramite l’espressione del voto popolare hanno potuto eleggere rappresentanti che potessero garantirli partecipando alla gestione del Governo.

Ma qui sta un nocciolo del problema: i rappresentanti come sceglierli? E’ necessario che i candidati abbiano statura ideale e direi morale all’altezza del ruolo a cui sono chiamati.

Quindi si pone il problema dell’istruzione e della selezione della classe politica che non può essere estemporanea se non si vuole andare incontro a disastri. Nessuno può improvvisarsi alla gestione e direzione di alcunchè senza la necessaria preparazione.

Immaginiamoci pensare di governare la cosa pubblica catapultandosi per ogni ragione che non sia lo stretto merito.

Ma a chi attribuire il ruolo di “preparatore” e selezionatore della classe politica?

La mia risposta sono i Partiti, strutture organizzate che sulla base di finalità ideali devono costruire quadri dirigenti in grado di assolvere i compiti a loro assegnati.


E domando

Se i partito sono così importanti nella preparazione e selezione dei dirigenti perché i due maggiori partiti di opposizione hanno scelto dei leader che fino a pochi giorni primi di diventare responsabili nazionali non erano neppure iscritti ai partiti stessi?

Ed invece i tre maggiori partiti di governo hanno leader sono cresciuti, selezionati e formati  dai partiti stessi?

Forse i due maggiori partito di opposizione hanno fallito in una delle loro principali funzioni?







lunedì 11 marzo 2024

Fine vita. Revocato l'incarico alla consigliera del Pd che si era astenuta sulla legge - Giulio Isola giovedì 25 gennaio 2024

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/fine-vita-revocato-l-incarico-alla-consigliera-veneta-che-aveva-votato-contro-la-legge

Anna Maria Bigon, che con il suo voto in dissenso dai dem fu determinante per la bocciatura della “legge Zaia” sul fine vita, è stata destituita dall'incarico di vicesegretario

Anna Maria Bigon, la consigliera regionale che con il suo voto (di astensione) in dissenso dal Pd fu determinante per la bocciatura della “legge Zaia” sul fine vita, è stata destituita dall'incarico di vicesegretario provinciale dei dem di Verona. «È una mia scelta, una scelta politica» spiega il segretario provinciale, Franco Bonfante, e anche un «atto di trasparenza» nei confronti degli elettori. «Non ho condiviso la decisione di Bigon - spiega -, specie nel metodo. Non si poteva far finta di nulla. Non credo nelle sanzioni disciplinari su temi etici ed è corretto che sia lasciata libertà di voto per motivi di coscienza, ma chi la pratica deve essere consapevole delle conseguenze politiche, a maggior ragione se vi erano alternative, come l'uscita dall'aula con una contemporanea dichiarazione esplicativa».

Bonfante sostiene che «consiglieri e consigliere di centrosinistra, componenti di importanti comunità religiose cattoliche, hanno votato a favore della proposta di legge, spiegandone le ragioni con interventi di grande spessore e profondità in riviste cattoliche. Rilevo altresì che nella mia esperienza decennale di consigliere regionale e di vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto mi sono trovato in alcuni casi in dissenso rispetto al mio gruppo, ma ho sempre votato quello che il gruppo a maggioranza decideva, pur su temi che potevano essere considerati sensibili, perché è così che ci si comporta quando rappresenti un'intera comunità: il senso di responsabilità nei confronti degli altri e della comunità che si rappresenta, non è meno importante del rispondere alla propria coscienza, che riguarda se stessi». Bonfante si è assunto personalmente l'intera responsabilità della scelta riguardante Bigon: «Non voglio coinvolgere nessun altro dell'esecutivo, della direzione o del partito al quale eventualmente risponderò della decisione nelle sedi ed organi competenti».


«Principi e valori da riconoscere»

«Prendo atto per l'affetto alla comunità del Partito Democratico - la dichiarazione rilasciata da Bigon -. Sono nel Pd non per avere l'incarico di vicesegretario ma per i principi e valori che lo statuto sancisce e che vorrei fossero riconosciuti. Ribadisco che la scelta di garantire diritti ai malati deve essere fatta in maniera diversa, con leggi nazionali o delibere sanitarie specifiche, per evitare diritti diversi ai cittadini a cui va garantita in ogni caso la qualità delle cure palliative». E ancora: «Le cure palliative sono uno strumento per la vita, per l’alleviamento delle sofferenze dei malati, per un loro libero esercizio su modi e tempi di conclusione della propria vita. Mi è stato chiesto di uscire dall’aula. Credo che la libertà di scelta che il Partito democratico prevede, consente l’espressione di un libero pensiero e non soltanto quando esso è ininfluente. Se fossi uscita, anziché astenermi al voto, avrei ridotto il mio comportamento alla dimensione di pura testimonianza. La giunta Zaia ha sbagliato e la destra non sceglie la via maestra in parlamento. Forse come pd dovremmo parlare dei 25 voti mancati a Zaia più che della mia astensione».

«Decisione sconcertante» e «brutto segnale»

«Ciò che sta accadendo nel Pd di Verona è a dir poco sconcertante» ha commentato in un lungo post su Facebook Pierluigi Castagnetti, uno deri padri nobili dei cattolici democratici nel Pd. «Anche perché dubito che il tutto avvenga all’insaputa di organi “superiori”. In ogni caso è rivelatore di una cultura del rispetto della libertà di coscienza di una propria tesserata che, in veste di consigliera regionale, ha osato avvalersi del diritto che la Costituzione riconosce a tutti i legislatori di non essere sottoposti a vincolo di mandato». Per il senatore Pd, Graziano Delrio, la revoca dell'incarico a Bigon è «un brutto segnale». Sottolineando che «resta inammissibile che si voglia processare una persona per le sue idee e non può essere accettato». Anche per Stefano Lepri e Silvia Costa, le scelte del segretario Bonfante «appaiono irragionevoli» e Osvaldo Napoli, dsella segreteria nazionale di Azione, ricorda che «il Pd cancella la libertà di coscienza, quando il Pci la riconosceva». «Non ho personalmente condiviso la decisione di Anna Maria Bigon ma su un tema come il fine vita nel Partito democratico l'esercizio della libertà di coscienza non può essere punito. Rispetto l'autonomia del livello provinciale, ma chiedo al segretario del Pd veronese di ripensarci», ha scritto su X Debora Serracchiani.

Articolo del 27 Gennaio 2024, ma ancora attuale - Caserma Pd

https://www.tempi.it/caserma-pd/

Come dimostra il caso della "vendetta" contro la consigliera regionale veneta che non ha votato sul fine vita, il partito di Elly Schlein non tollera la libertà di coscienza sui temi sensibili

...

Non si capisce cos'altro debba accadere perché i cattolici che militano nel Pd prendano consapevolezza che in quel partito sono mal tollerati. Persino nel Pci era prevista la libertà di coscienza e anche nel Pd, teoricamente, ma poi – se si guarda ai fatti – così non è, come testimonia il caso della consigliera regionale veneta Anna Maria Bigon. È notizia di questi giorni che è stata destituita dall'incarico di vicesegretaria provinciale a Verona per non aver votato secondo l'indicazione del partito sul fine vita.

Bigon, cattolica, aveva già messo in chiaro, prima del voto in Consiglio regionale sulla proposta di legge avanzata dai radicali e sponsorizzata dal governatore Luca Zaia, quali fossero le sue idee. Si è astenuta, ma è rimasta in aula permettendo - con la sua scelta - di affossare la pdl che ha spaccato in due il consiglio: di qui la Lega fedele a Zaia, il Pd, il M5s, di là la Lega salviniana e il centrodestra.
Libertà di coscienza: cioè fai come dico io

domenica 8 ottobre 2023

PD - 𝐑𝐈𝐒𝐔𝐋𝐓𝐀𝐓𝐈 𝐃𝐄𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐆𝐑𝐄𝐒𝐒𝐈 𝐑𝐄𝐆𝐈𝐎𝐍𝐀𝐋𝐄, 𝐌𝐄𝐓𝐑𝐎𝐏𝐎𝐋𝐈𝐓𝐀𝐍𝐎 𝐄 𝐃𝐈 𝐂𝐈𝐑𝐂𝐎𝐋𝐎

https://pdbuccinasco.wordpress.com/2023/10/02/%f0%9d%90%91%f0%9d%90%88%f0%9d%90%92%f0%9d%90%94%f0%9d%90%8b%f0%9d%90%93%f0%9d%90%80%f0%9d%90%93%f0%9d%90%88-%f0%9d%90%83%f0%9d%90%84%f0%9d%90%88-%f0%9d%90%82%f0%9d%90%8e%f0%9d%90%8d%f0%9d%90%86/

Facciamo le nostre congratulazioni a 𝗦𝗶𝗹𝘃𝗶𝗮 𝗥𝗼𝗴𝗴𝗶𝗮𝗻𝗶 nuova Segretaria Regionale,  ad 𝗔𝗹𝗲𝘀𝘀𝗮𝗻𝗱𝗿𝗼 𝗖𝗮𝗽𝗲𝗹𝗹𝗶, eletto Segretario del Partito Democratico di Milano Metropolitana, ad 𝗘𝗹𝗲𝗻𝗮 𝗖𝗮𝗿𝘁𝗮, nuova rappresentante delle Donne Democratiche.Facciamo un “in bocca la lupo” a 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗦𝗮𝗹𝗮 nuovo 𝙎𝙚𝙜𝙧𝙚𝙩𝙖𝙧𝙞𝙤 𝙙𝙚𝙡 𝘾𝙞𝙧𝙘𝙤𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝘽𝙪𝙘𝙘𝙞𝙣𝙖𝙨𝙘𝙤. Un grazie anche a Matteo Carbonera, candidato segretario non eletto e alla segretaria alla segretaria pro tempore Paola Sturdà.Ringraziamo gli iscritti che si sono  impegnati per garantire la regolarità nell’esercizio di un diritto democratico, il voto. Siamo orgogliosi della nostra comunità e nei prossimi mesi continueremo ad essere presenti nelle istituzioni oltre che in piazza per ascoltare i cittadini. Il circolo del Partito Democratico di Buccinasco Moro Berlinguer

lunedì 2 ottobre 2023

Elly Schlein, pensione ai migranti senza anzianità contributiva: ecco quando

https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/36947904/elly-schlein-pensione-immigrati-senza-anzianita-contributiva.html
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Schlein: "Pensione ai migranti senza anzianità contributiva", ma esiste già

La segretaria del Pd non sa che esiste già e si chiama assegno social


sabato 18 marzo 2023

Elly Schlein

Schlein non è solo l’anti Meloni, è l’anti realtà

Scegliendo lei, il Pd ha confermato in quale baratro di astrattezza mortifera sia finita la sinistra. Quando la politica si fa utopia, non è una buona notizia per nessuno


Elly Schlein, o della prevalenza della “frase” sul “pensiero”

giovedì 29 dicembre 2022

ELEZIONI LOMBARDIA 2023 La vicesindaca di Buccinasco Rosa Palone candidata alle Regionali: "Difendiamo il futuro"



Per fare tutto questo ho bisogno del vostro aiuto e supporto. Scrivetemi, condividete il post, parlate di me con amici e parenti

N.d.R.: un consiglio forse un po' banale alla candidata; attenzione a chiedere qualche cosa che chi la conosce potrebbe poi davvero fare...!

sabato 29 ottobre 2022

È fondamentale fare le primarie


Il 14 ottobre del 2007 si costituì il Partito Democratico con uno strumento importante come le primarie per eleggere il segretario nazionale. Credo lo ricorderete, venne eletto Walter Veltroni e le primarie che erano già state usate, vennero vissute come innovative e strumento di democrazia diretta. Permisero, infatti, a quasi tre milioni e mezzo di persone di sentirsi protagonisti delle decisioni, di partecipare a scelte importanti che potevano condizionare oltre alla loro vita anche quella del partito.

Da allora venne inserito nello Statuto un punto riguardante le primarie, ma negli ultimi anni è stato disatteso e dimenticato utilizzandole sempre meno nella scelta dei candidati. Voler ripartire per il Partito democratico significa anche rimettere in campo questo strumento, perché:

- permette di riconnettersi con quelle persone e quei simpatizzanti che credevano nel Pd,

- consente di ricucire i rapporti con i territori e ascoltare le istanze che da essi provengono,

- sostenere candidati che sono espressione del territorio e che con esso hanno forti legami.

Se questi motivi, per richiederle e promuoverle, non fossero sufficienti aggiungerei quest’ultima considerazione: in un momento storico, quale quello che stiamo vivendo, richiamare ognuno ad una assunzione di responsabilità indicando, promuovendo, sostenendo un candidato è quanto di più necessario per il partito. Significa ritornare ad ascoltare gli iscritti, a dare loro voce a condividere scelte e decisioni

Nell’ultima newsletter scrivevo che il Partito democratico deve tornare a fare il Partito democratico. Le primarie sono uno dei punti importanti per raggiungere questo scopo e riconnettersi con il Paese.

 




venerdì 14 gennaio 2022

I funerali di Sassoli

Suggerisco a tutti la visione in differita dei funerali trasmessi oggi dai RAI UNO  dalle 11,25 alle 13,30


Altre info:

Zuppi: David, un uomo di parte, quella della persona

A Roma stamattina le esequie di Stato del presidente del Parlamento Europeo. Presenti le massime autorità istituzionali di Italia ed Unione Europea, tra cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Il cardinale Matteo Zuppi ha presieduto la celebrazione nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2022-01/funerali-stato-david-sassoli-omelia-parole-zuppi-messa-presenti.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

sabato 16 novembre 2019

Matteo Renzi chi?

https://www.tempi.it/di-renzi-non-ci-si-puo-fidare/


Di Renzi non ci si può fidare


Egli non è un uomo di “centro” ma è un liberal obamiano. Non si muove seguendo ideali ma convenienze tattiche
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Egregio direttore, non ho molta simpatia per Matteo Renzi e tuttavia c’è almeno un aspetto della sua “mossa” che, non posso negarlo, mi piace. Mi riferisco al fatto che, distaccandosi dal Pd, Renzi è andato a ricostituire un partito di “centro”. Negli ultimi anni questa parola (“centro”) è diventata una parolaccia, sinonimo di corruttela, trasformismo, loschi affari. Ma per chi, come me, rimpiange la Dc, essa è garanzia di politiche moderate e di buon senso, lontane dagli estremismi. Dunque, almeno su questo aspetto, perché non festeggiare l’avvento di Italia viva di Renzi?
Sergio Quinto, via email
Gentile Sergio, credo ci sia un errore alla base del suo ragionamento. O meglio, occorre intendersi bene sul significato della parola “centro”. Se per questo s’intende il “luogo geografico” in cui è andata a collocarsi Italia viva, lei ha senz’altro ragione. L’ex sindaco di Firenze ha scelto quella postazione per far pesare il suo gruppetto di parlamentari, dire la sua sulle nomine, influenzare le decisioni del governo, “tenere sotto ricatto” la maggioranza che dei suoi voti al Senato ha estremo bisogno. 
Se, però, per “centro” si intende il “luogo politico” dove trovano espressione, con più facilità e frequenza, alcune idee – sono quelle che lei sottointende di una politica moderata e di buon senso -, ecco, da questo punto di vista, Renzi non è un “uomo di centro”. Basta rileggere le dichiarazioni con cui ha annunciato la nascita del suo partito per rendersene conto. Ha rivendicato come suo principale merito quello di aver fatto la legge sulle «unioni civili», ha parlato di un partito che sarà «femminista» più tante altre chiacchiere sul «futuro», le idee «giovani» e tanti altri bla bla bla.
Renzi, pur provenendo dalle fila della Margherita, non è un erede della tradizione democristiana, è un liberal. Fa riferimento più a Obama che a De Gasperi. Il sottofondo delle sue idee politiche è quello, almeno per la scorza esterna, dei democratici statunitensi, ma non ha la forza né la idealità che fecero grande la Dc (quando la Dc fu grande). Soprattutto, egli non è un idealista, ma un tattico. Si sposta a seconda della convenienza: con Enrico Letta e poi contro, contro Beppe Grillo e poi assieme, contro Nicola Zingaretti poi assieme e poi contro. Non me ne scandalizzo, ma neppure mi faccio infinocchiare dai termini altisonanti con cui motiva il suo zigzagare inquieto.
Renzi è un politico del tutto inaffidabile. Ciò di cui ha bisogno questo paese – e cioè una svolta liberale, riformista, sussidiaria – non verrà da Renzi. È una causa che se egli sposasse domani, è probabile che rinneghi dopodomani.

lunedì 8 ottobre 2018

Dimenticanze. Eppure parla ancora a nome del PD, e gli elettori lo lasciano fare

Tratto da:
https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/i-rolex-darabia-sono-spariti-da-palazzo-chigi-per-un-anno/

Matteo Renzi e i Rolex d’Arabia: gli orologi regalati dal sovrano saudita sono spariti da Palazzo Chigi per un anno

Nel 2015 la rissa tra gli uomini della scorta di Renzi per contendersi gli omaggi ricevuti a Ryad. Li hanno riconsegnati solo dopo le dimissioni da premier a fine 2016
Rolex, bugie e videotape. Alla fine saltano fuori i cronografi sauditi al centro della baruffa tra i componenti della delegazione di Palazzo Chigi in trasferta a Ryad nel novembre 2015, raccontata a puntate dal Fatto e costata una figuraccia planetaria al governo di Matteo Renzi. Eccoli qui, in foto e video esclusivi del Fatto (il video uscirà sul sito): tre Yacht Master da 15mila euro, altri cronografi da 4mila in su, ma anche penne d’oro e gioielli finora ignoti. Le immagini arrivano direttamente dalla cassaforte al secondo piano del palazzo di via della Mercede 96, presso il Dipartimento dei beni strumentali (Diprus) della Presidenza del Consiglio, dove restano in attesa di una valutazione e di una destinazione. La domanda ora è: c’è proprio tutto?
L’inventario dei preziosi, emerso solo ora grazie a un nuovo accesso agli atti presso la Presidenza del Consiglio, fa risaltare un dettaglio: la consegna al Diprus è avvenuta a fine dicembre 2016, cioè con 13 mesi di ritardo sulla tempistica dettata dalla legge in materia di doni ai dipendenti pubblici che ne impone la “restituzione immediata”. Fino all’uscita di scena di Renzi, si scopre ora, sono rimasti nelle mani del suo capo scorta, il colonnello Giovanni Serra, anziché presso gli uffici previsti: ecco perché ancora oggi, dopo quasi tre anni, nessuno può giurare che al Diprus sia arrivato tutto quel che partì da Ryad. Di certo, il tempo ha dato un senso e una svolta alla vicenda partita da una volgare zuffa innescata dalla scorta di Renzi per assicurarsi i cronografi più preziosi, spariti e poi riemersi nella più ipocrita riservatezza. E come nei migliori gialli estivi, la soluzione riserva colpi di scena e nuovi misteri.
Intanto si scopre, ad esempio, che il forziere è ben più ricco di quanto si sapesse, degno davvero di un sultano d’Oriente come è re Salman. La lista dei doni riporta 16 preziosi: 6 orologi di marca Mouawad, tre Rolex modello Yacht Master II (circa 15mila euro ciascuno), un Datajust II e due Oyster Swimpruf (3-4mila euro), un cofanetto Girard Perregaux(orologio, penna d’oro Dior, anello, gemelli, collana), analogo cofanetto Hublot (penna marca Aurora, gemelli, collana). Tutti destinati ai componenti della delegazione al seguito di Renzi, al quale ufficialmente andava solo una scultura, inserita nel registro dei doni e restituita: le carte non menzionano alcun orologio per lui, ma più di un testimone oculare ne ha raccontato la consegna presso il palazzo reale a Ryad. Fonti a lui vicine fanno sapere che Renzi non ha trattenuto alcun Rolex ma che la lite per gli orologi ci fu eccome, tanto che lui stesso pretese la loro riconsegna prima di lasciare Palazzo Chigi. Fece mettere a verbale che tutti, nessuno escluso, avevano riconsegnato i doni. Compreso il suo, mai toccato. Altri lo avevano preso, ma furono costretti a riconsegnarlo.
Il tentativo di raddrizzare le cose, però, passa per la profanazione seriale di varie leggi dello Stato. Intanto i dipendenti pubblici non possono accettare omaggi di valore superiore ai 150 euro (direttive Monti 2012 e legge Patroni Griffi 2013), che diventano 300 per premier, ministri e familiari (decreto Prodi 2007): li devono “mettere immediatamente a disposizione del Dipartimento competente in materia di risorse strumentali a cura del dipendente”. Del capo del Cerimoniale dunque, non di altri. Invece, fa sapere Chigi, la riconsegna dei tesori sauditi “è avvenuta con unico versamento da un funzionario della suddetta delegazione italiana, come risulta dai verbali di consegna in possesso di questa Amministrazione”. Il Fatto li ha potuti visionare e sono effettivamente firmati dal capo scorta di Renzi. Il verbale è datato 23 dicembre 2016, un anno e un mese dopo la “baruffa di Ryad” e dopo svariati articoli del Fatto.
Le cose sono andate così. Il 7 dicembre 2016 Renzi si dimette, cinque giorni dopo il suo capo scorta Serra va al Diprus e avvia le “operazioni di consegna dei doni ricevuti in occasione della visita istituzionale in Arabia Saudita in data 9 novembre 2015”. Le operazioni si concludono due settimane dopo, alla presenza di funzionari “in qualità di testimoni”, circostanza che rende ancora oggi impossibile stabilire se ci fosse “tutto”. Il verbale di consegna certifica le bugie di Palazzo Chigi (quando, all’epoca, sosteneva che quei doni erano nella sua disponibilità, mentre erano stati recuperati alla spicciolata e affidati al capo scorta di Renzi) e allunga altre ombre: l ’elenco dei preziosi controfirmato da Serra e dai presenti precisa che “i suindicati doni erano destinati ai componenti della delegazione al seguito del presidente del Consiglio”. Subito sotto l’inventario riporta una scultura “che viene inserita nel registro dei doni alla Presidenza”, si legge. Neanche qui salta fuori il Rolex per Renzi, verosimilmente il più costoso. Da nessuna parte viene siglato col sangue, come ancora assicurano dalle parti dell’ex premier Renzi, che tutti, nessuno escluso, avevano riconsegnato.
Della restituzione, del resto, non c’è traccia neppure nel registro dei doni della Presidenza del Coniglio, aggiornato a maggio 2018, che il Fatto Quotidiano ha chiesto e ottenuto per vie ufficiali sempre da Chigi. Di sicuro nel Golfo Persico sono più certi di prima che gli italiani vanno letteralmente pazzi per gli orologi di lusso donati dagli sceicchi. A novembre 2017 il premier era Paolo Gentiloni e quando porta una delegazione in Qatar, viene salutata con una pioggia di 47 orologi, in questo caso prontamente riconsegnati e “devoluti a fini istituzionali”. Per pudore o forse per prudenza, la dicitura è però solo “orologi varie marche. Di Rolex, meglio non parlar più.

lunedì 4 giugno 2018

Aldo Giannulli mi sembra fin troppo ottimista sulle sorti del PD...

Tratto da:  http://www.aldogiannuli.it/perche-il-pd-e-un-partito-tecnicamente-morto/

domenica 10 settembre 2017

"per rispetto alla mia gerarchia di valori, mi vedo costretto a malincuore a separarmi dal partito in cui ho militato dalla sua nascita"

Tratto da:  vhttp://m.huffingtonpost.it/2017/08/23/involuzione-sui-diritti-lascio-il-pd-gad-lerner-annuncia-laddio_a_23158625/

POLITICA

"Involuzione sui diritti, lascio il Pd", Gad Lerner annuncia l'addio

La decisione in un lungo post sulla rivista Nigrizia

 23/08/2017 16:01 CEST | Aggiornato 23/08/2017 16:05 CEST
LIGHTROCKET VIA GETTY IMAGES
Gad Lerner annuncia con un lungo post sulla rivista 'Nigrizia' il suo addio al Pd denunciando "un vero e proprio disarmo culturale" sui diritti umani e "caricature grossolane della complessa realtà africana con cui siamo chiamati a misurarci, il tutto contraddistinto da una impressionante subalternità psicologica alle dicerie sparse dalla destra".
"Ho ben presente - scrive il giornalista - l'importanza dell'unità dentro un partito grande e plurale. So anche che nel Pd continuano a essere numerosi coloro che hanno a cuore gli ideali oggi deturpati. Ma io che avevo visto male la scissione, né ho considerato motivi sufficienti per un divorzio le riforme istituzionale e il jobs act, ora, per rispetto alla mia gerarchia di valori, mi vedo costretto a malincuore a separarmi dal partito in cui ho militato dalla sua nascita. L'involuzione della politica del Pd sui diritti umani e di cittadinanza costituisce per me un ostacolo non più sormontabile".
"Per me - sostiene Gad Lerner - la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la campagna di denigrazione mossa contro le ong impegnate nei salvataggi in mare. Culminata in accuse di complicità con gli scafisti e tradotta nella pretesa governativa di sottometterle a vincoli non contemplati dal diritto internazionale né dai codici di navigazione".
Per Lerner, "è venuto il momento di formulare anch'io un mio bilancio di fine legislatura su una materia, quella dei diritti umani, dei diritti di cittadinanza, dei rapporti presenti e futuri fra le due sponde del Mediterraneo e di un contrasto efficace al terrorismo, che considero di importanza cruciale.
Non solo in quanto ebreo, ex apolide, figlio fortunato di più migrazioni. Ma proprio come cittadino italiano che, dieci anni fa, è stato fra i promotori di un Partito democratico i cui valori fondativi vedo oggi deturpati per convenienza".
Il giornalista mette "in fila l'operato degli ultimi tre anni che lo spingono a lasciare il Pd: "la revoca dell'operazione Mare Nostrum con la motivazione che costava troppo e con limitazione del raggio d'azione della nostra Marina Militare. La mancata abrogazione del reato di immigrazione clandestina, per ragioni di opportunità. La soppressione, solo per i richiedenti asilo, del diritto a ricorrere in appello contro un giudizio sfavorevole. La promessa non mantenuta sullo ius soli temperato.
E, infine, la promulgazione di questa inedita oscena fattispecie che è il 'reato umanitario' mirato contro le organizzazioni non governative".





A Londra l'aborto anche “fino alla nascita”

La contestatissima “clausola 208” approvata dal Parlamento inglese (e ora firmata da re Carlo) lascia immutate le restrizioni per i medici, ...