venerdì 12 settembre 2025
Giornata alfabetizzazione, pace e uguaglianza passano dall'educazione - 8 Settembre
martedì 9 settembre 2025
Editoriale. Il ritorno della “maturità”, che è molto più di un esame
giovedì 21 agosto 2025
Caldo estremo e malore durante l’orale di maturità all’Omnicomprensivo: esami sospesi al Falcone Righi di Corsico
lunedì 9 giugno 2025
Senza la sovranità dell’utente non c’è libertà nella scuola
«Art. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli (…)». A quasi ottant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione una parte decisiva di tale principio costituzionale, quella relativa all’istruzione e quindi alla scuola, continua a restare disapplicata. Lo Stato, invece di intervenire solo nel caso «di incapacità dei genitori» come stabilito nel medesimo articolo, entra a gamba tesa nell’istruzione di regola e in prima battuta.
lunedì 7 aprile 2025
OPINIONI Ferie degli insegnanti. «Solo in Italia abbiamo 3 mesi di vacanze da scuola»
Anche Jovanotti cade nel luogo comune delle ferie degli insegnanti: "Estate vera grande invenzione italiana con 3 mesi di vacanze da scuola"
La frase di Jovanotti ha sollevato parecchie polemiche da parte del mondo della scuola, ma allo stesso tempo è andata a gettare benzina sul fuoco laddove c’era già pregiudizio nei confronti delle ferie degli insegnanti.
Un pregiudizio che non muore mai
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In altri paesi europei le settimane sono undici (in Finlandia, Grecia, Islanda, Polonia, Serbia, Svezia e Ungheria) o addirittura tredici (in Bosnia, Bulgaria, Croazia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Macedonia, Montenegro, Portogallo, Romania, Russia, Slovenia, Spagna, Turchia e Ucraina). Se Lorenzo sapesse l’inesattezza che ha detto continuerebbe a fare ciò che fa sempre, cioè parlare su basi musicali, e non degli insegnanti.
sabato 14 settembre 2024
Lettera di Peppino Zola a Tempi
E tale diritto non l’hanno neppure i sindacati: alcuni di loro, invece, si atteggiano e si comportano come i padroni dell’istruzione e dell’educazione dei giovani italiani. Un pensiero abusivo.
Proprio in questi giorni, abbiamo letto e sentito molte voci che, attaccando i diritti della famiglia, vorrebbero escluderla da ogni rapporto con la scuola. Come sempre, questi insani tentativi anticostituzionali di emarginare la famiglia da uno dei suoi compirti fondamentali (istruire ed educare) prendono spunto da alcuni infelici episodi in cui alcune famiglie (in nettissima minoranza) mettono in atto comportamenti che devono essere assolutamente condannati. Ma la condanna di alcuni episodi patologici non può arrivare fino al punto di oscurare il sacrosanto diritto delle famiglie, proclamato anche da tutte le dichiarazioni dei diritti umani oltre che dalla nostra legge fondamentale. Equi occorre dire, anche con una certa tristezza, che è innanzi tutto la famiglia che deve riprendere coscienza di essere lei la titolare del diritto all’educazione. Purtroppo, molte famiglie sono state rese convinte che, invece, il diritto all’educazione spetti allo Stato, a cui, purtroppo, delegano ogni iniziativa.
È giunto il tempo, allora, che sia la famiglia stessa a ribellarsi di fronte a questo clima anticostituzionale, facendo valere, in modo saggio e discreto, tutti gli strumenti legittimi e costituzionali per riaffermare con orgoglio il diritto al compito che la natura e la Costituzione le assegnano. Forse vale la pena ricordare ciò che scrisse il grande san Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio: “Famiglia, diventa ciò che sei!”. In particolare, è bene ricordare ciò che il Papa scrisse al punto 44: «Il compito sociale delle famiglie è chiamato ad esprimersi anche in forma di “intervento politico”: le famiglie, cioè, devono per prime adoperarsi affinché le leggi e le istituzioni dello Stato non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia. In tal senso le famiglie devono crescere nella coscienza di essere “protagoniste” della cosiddetta “politica familiare” ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza».
Tutte le componenti della famiglia, quindi, nonni compresi, sono tenuti, anche nella vita scolastica, a non far mancare la propria voce (espressa in modo civile e paziente), opponendosi a tutti coloro che, portati dalle correnti dell’attuale pensiero statalista, tendono ad eliminare la famiglia dalla sua presenza nella scuola. Si tratta di una questione fondamentale, che coinvolge le fondamenta stesse della democrazia. Ricordiamo, ancora, che sono i regimi totalitari che si appropriano indebitamente di ciò che spetta solo alla famiglia. Mi pare che il ministro Valditara abbia positivamente le idee chiare in proposito, ma che il clima culturale e burocratico che si respira nel complessivo mondo della scuola non lo aiuti.
Peppino Zola
lunedì 25 marzo 2024
Testimonianza
«Aggrediti dallo Stato, lasciateci fare scuola». La lettera dei docenti dell’istituto di Pioltello
Oltre la scuola di Pioltello e il Ramadan: è l’Italia a essere cambiata
mercoledì 20 settembre 2023
Svezia, tablet a scuola e politica
- Ci sono dubbi sulla capacità della digitalizzazione di aumentare l’interesse degli studenti nel campo tecnologico, di migliorare la distribuzione di genere nelle formazioni tecniche e di migliorare la fornitura di competenze nel mercato del lavoro.
- La definizione di competenza digitale e come misurarla è vaga.
- La digitalizzazione può avere effetti negativi sull’apprendimento degli studenti a causa delle distrazioni.
- Gli studenti che utilizzano laptop durante le lezioni tendono a essere distratti e a ottenere risultati peggiori nei test.
- L’OCSE ha pubblicato una relazione che mostra un chiaro legame negativo tra l’uso elevato di computer a scuola e i risultati PISA in matematica e lettura.
mercoledì 3 maggio 2023
SCUOLA/ Così un Comune diventa comunità: il caso della materna “Don Stefano Bianchi”
La scuola materna parrocchiale “Don Stefano Bianchi” di Buccinasco (Milano) è l’esempio storico virtuoso di una collaborazione tra pubblico e privato
martedì 2 maggio 2023
Nina e la maturità negata Molti giornali hanno titolato sulla studentessa con sindome di Down a cui è stata negata la maturità: abbiamo cercato di fare chiarezza
Sì, perché questo è un polverone che è stato sollevato per una sola ragione: la cialtronaggine giornalistica e la fame di sensazionalismo.
La preside, il liceo, il consiglio dei docenti, nessuno ha colpa di nulla. Nina, come è stato ribadito più volte, è stata valutata all’inizio del percorso studi, come da normativa in vigore, ed è stato deciso di farle seguire uno specifico percorso che non prevede l’esame di maturità. Percorso che non può essere cambiato da dirigenti scolastici o docenti.
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Si tratta della legge 66 del 13 aprile 2017 sull’inclusione scolastica, che prevede sia una commissione a valutare quale piano degli studi vada seguito dalla ragazza, e che se quel piano di studi non prevede l’esame di maturità non è possibile cambiarlo in corso d’opera. Non per cattiveria o discriminazione, ma proprio perché quel piano di studi non prevede determinati insegnamenti che sono invece necessari per accedere all’esame di maturità. Tutte cose che vengono specificate quando vengono fatte queste valutazioni. È possibile cambiare il percorso di studi solo cambiando la valutazione fatta dalla commissione, e questo va fatto in tempo utile per seguire un percorso adeguato per arrivare all’esame finale. Marzo è fuori tempo massimo per tutto questo, e non è la preside a poter cambiare le cose.
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lunedì 9 gennaio 2023
La Cei: l’insegnamento della religione cattolica risorsa per una cultura di dialogo e pace
lunedì 14 novembre 2022
Il Papa agli insegnanti cattolici: state attenti alle colonizzazioni ideologiche
domenica 13 novembre 2022
La lettera di Valditara agli studenti sulla caduta del Muro e i danni del comunismo
Il ministro dell'Istruzione ha scritto a tutte le scuole ricordando «il fallimento dell'utopia rivoluzionaria» socialista. Finalmente una parola diversa nei nostri istituti. «Il 9 novembre festa della nostra liberaldemocrazia»
Care ragazze e cari ragazzi,
la sera del 9 novembre del 1989 decine di migliaia di abitanti di Berlino Est attraversano i valichi del Muro e si riversano nella parte occidentale della città: è l’evento simbolo del collasso del blocco sovietico, della fine della Guerra Fredda e della riunificazione della Germania e dell’Europa. La caduta del Muro, se pure non segna la fine del comunismo – al quale continua a richiamarsi ancora oggi, fra gli altri paesi, la Repubblica Popolare Cinese – ne dimostra tuttavia l’esito drammaticamente fallimentare e ne determina l’espulsione dal Vecchio Continente.
Il comunismo è stato uno dei grandi protagonisti del ventesimo secolo, nei diversi tempi e luoghi ha assunto forme anche profondamente differenti, e minimizzarne o banalizzarne l’immenso impatto storico sarebbe un grave errore intellettuale. Nasce come una grande utopia: il sogno di una rivoluzione radicale che sradichi l’umanità dai suoi limiti storici e la proietti verso un futuro di uguaglianza, libertà, felicità assolute e perfette. Che la proietti, insomma, verso il paradiso in terra. Ma là dove prevale si converte inevitabilmente in un incubo altrettanto grande: la sua realizzazione concreta comporta ovunque annientamento delle libertà individuali, persecuzioni, povertà, morte. Perché infatti l’utopia si realizzi occorre che un potere assoluto sia esercitato senza alcuna pietà, e che tutto – umanità, giustizia, libertà, verità – sia subordinato all’obiettivo rivoluzionario. Prendono così forma regimi tirannici spietati, capaci di raggiungere vette di violenza e brutalità fra le più alte che il genere umano sia riuscito a toccare. La via verso il paradiso in terra si lastrica di milioni di cadaveri. E si rivela drammaticamente vera l’intuizione che Blaise Pascal aveva avuto due secoli e mezzo prima della Rivoluzione russa: «L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo fa la bestia».
Gli storici hanno molto studiato il comunismo e continueranno a studiarlo, cercando di restituire con sempre maggiore precisione tutta la straordinaria complessità delle sue vicende. Ma da un punto di vista civile e culturale il 9 novembre resterà una ricorrenza di primaria importanza per l’Europa: il momento in cui finisce un tragico equivoco nel cui nome, per decenni, il continente è stato diviso e la sua metà orientale soffocata dal dispotismo. Questa consapevolezza è ancora più attuale oggi, di fronte al risorgere di aggressive nostalgie dell’impero sovietico e alle nuove minacce per la pace in Europa.
Il crollo del Muro di Berlino segna il fallimento definitivo dell’utopia rivoluzionaria. E non può che essere, allora, una festa della nostra liberaldemocrazia. Un ordine politico e sociale imperfetto, pieno com’è di contraddizioni, bisognoso ogni giorno di essere reinventato e ricostruito. E tuttavia, l’unico ordine politico e sociale che possa dare ragionevoli garanzie che umanità, giustizia, libertà, verità non siano mai subordinate ad alcun altro scopo, sia esso nobile o ignobile.
Per tutto questo il Parlamento italiano ha istituito il 9 novembre la “Giornata della libertà”. Su tutto questo io vi invito a riflettere e a discutere.
martedì 1 novembre 2022
Veneto. «Non intitolate la scuola a Tina Anselmi». Sindaco di destra "smentisce" Meloni
La "muratorina" negata per il latino è diventata professoressa degli ultimi
Da Palermo arriva una lettera emozionante contro le logiche meritocratiche ed escludenti. Con un grazie a Bruni e una storia che mi ricorda quella di mia madre e dice ciò che può fare la scuola e che dentro la scuola fanno donne e uomini di valore, che sanno “vedere” tutti i talenti e li aiutano a sbocciare
sabato 29 ottobre 2022
Parolin: la leadership delle donne nasce da un’istruzione inclusiva e di qualità
A Londra l'aborto anche “fino alla nascita”
La contestatissima “clausola 208” approvata dal Parlamento inglese (e ora firmata da re Carlo) lascia immutate le restrizioni per i medici, ...