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mercoledì 29 luglio 2026

Embrioni (congelati) d'Europa

martedì 21 luglio 2026

La coppia gay che fa causa alla madre surrogata e l’ipocrisia della Gpa “solidale”

Di Piero Vietti
20 Luglio 2026

Due canadesi hanno chiesto un risarcimento alla donna che ha portato in grembo loro figlio perché si è rifiutata di abortire. Se c'è un contratto non c'è amore, e il bambino è un prodotto che si può scartare


Che la gestazione per altri sia un sistema dove i desideri dei più forti diventano ordini e dove il bambino è ridotto a una merce con tanto di clausole di recesso, lo racconta bene una vicenda recente accaduta in Canada, Paese in cui la gestazione per altri è “solidale” e il Sistema sanitario nazionale copre gran parte delle spese. La storia, poco ripresa sui media italiani, è stata raccontata dal National Post:


Una coppia canadese ha intentato causa contro la madre surrogata che ha portato in grembo il loro figlio, due anni dopo che quest’ultima si era rifiutata di interrompere la gravidanza a causa di una labiopalatoschisi e di possibili anomalie genetiche. La madre surrogata, residente in Ontario, ha insistito affinché venissero effettuati ulteriori esami e alla fine la coppia omosessuale ha acconsentito a portare avanti la gravidanza, poiché gli specialisti hanno indicato che il bambino era sano e presentava una malformazione congenita relativamente lieve. Ma in una causa intentata presso la Corte Superiore dell’Ontario lo scorso maggio, i genitori sostengono che la donna non li abbia tenuti informati sulla salute del bambino, abbia messo a rischio il piccolo, abbia causato loro un forte stress emotivo e abbia violato la loro riservatezza, accuse che la madre surrogata nega con veemenza. Nell’atto di citazione non si menziona specificamente la loro richiesta, avanzata nel giugno 2024, di interrompere la gravidanza alla ventiduesima settimana. Tuttavia, sia la madre surrogata che il responsabile dell’agenzia che le ha messe in contatto affermano che il rapporto ha iniziato a deteriorarsi dopo il disaccordo sull’aborto.
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«Vogliamo interrompere la gravidanza in conformità con il nostro contratto»

La coppia gay avrebbe chiesto un risarcimento di 600.000 dollari perché, sostanzialmente, la madre surrogata di loro figlio non avrebbe eseguito i loro ordini, rifiutandosi di abortire dopo che sembrava che il feto avesse una malformazione (poi rivelatasi lieve) e scegliendo di partorire in casa.

La donna racconta che il loro rapporto è stato positivo durante i primi mesi di gravidanza, ma poi, alla fine di giugno del 2024, ha comunicato loro i risultati di un’ecografia che indicava la presenza di una labiopalatoschisi nel bambino, forse anche di una palatoschisi e di un piccolo difetto cardiaco. La madre surrogata a quel punto ha ricevuto una lettera dal tono formale e legale dai “genitori intenzionali”.


segue al link

domenica 19 luglio 2026

L’Arcivescovo in visita a campeggi “storici”

Il 18 luglio a Valgrisenche (Valle d’Aosta) monsignor Delpini incontrerà i campeggiatori di Legnano (nell’80° di fondazione) e Cinisello Balsamo (nel 70°). Si ricorderanno anche il trentennale dello Statuto del Gruppo Campeggi Riuniti e il suo animatore Angelo Pezzoni a un anno dalla scomparsa


mercoledì 15 luglio 2026

Ti scatterò una foto

Tratto da:  

venerdì 26 giugno 2026

L’impatto ambientale delle creme solari: come scegliere prodotti sostenibili

https://www.marionegri.it/magazine/filtro-crema-solare-ambiente?utm_source=Istituto+di+Ricerche+Farmacologiche+Mario+Negri+IRCCS&utm_campaign=9de599f553-EMAIL_CAMPAIGN_11_27_2019_9_44_COPY_01&utm_medium=email&utm_term=0_10e57d9d33-9de599f553-62332161


Estate, vacanze, mare. Mettiamo la protezione solare. Andiamo a fare una nuotata. Gesti semplici, quotidiani, spontanei. I cui effetti, però, vanno ben oltre il nostro corpo. Parliamo dell’impatto dei filtri UV (ossia raggi ultravioletti) sull’ambiente marino, dei rischi connessi ad alcune formulazioni e di come scegliere consapevolmente la prossima protezione solare, pensando non solo alla nostra pelle ma anche alla salute degli ecosistemi. A guidarci è Gianluca Selvestrel, a capo dell’Unità di Sostenibilità Ambientale per i Sistemi Industriali e Sanitari dell’Istituto Mario Negri.

lunedì 27 aprile 2026

Amoris laetitia, il Papa convoca i vescovi del mondo per un summit sulla famiglia

In occasione del decimo anniversario dell’esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, Leone XIV convoca per ottobre prossimo i presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo per un evento di “ascolto reciproco” e “discernimento sinodale” sui passi da compiere per annunciare il Vangelo alle famiglie oggi influenzate da “tanti cambiamenti" e per condividere "quanto si sta realizzando nelle Chiese locali"

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Ripartire da lì, da Amoris laetitia, dall’esortazione apostolica di Papa Francesco tra i capisaldi del suo pontificato, per guardare ai “cambiamenti” di oggi nelle famiglie, per condividere “quanto si sta realizzando nelle Chiese locali” da dieci anni a questa parte e per capire quali sono “i passi da compiere” per “annunciare il Vangelo alle famiglie oggi”, tenendo conto anche delle forme di povertà e violenza che molte di loro subiscono. Con questi molteplici obiettivi, Papa Leone XIV convoca per il prossimo ottobre i presidenti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo per un summit sulla famiglia in Vaticano. Non un Sinodo, non un Concistoro, ma un evento di ascolto, dialogo e riflessione. L’annuncio giunge in un messaggio firmato dal Pontefice oggi, 19 marzo, solennità di San Giuseppe in occasione del decennale del documento di Francesco, “frutto di tre anni di discernimento sinodale sostenuti dall’Anno Santo della Misericordia”.

Link:

https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-03/papa-leone-xiv-famiglia-messaggio-dieci-anni-amoris-laetitia.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
IN OCCASIONE DEL DECIMO ANNIVERSARIO
DELL’ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE AMORIS LAETITIA

https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/messages/pont-messages/2026/documents/20260319-messaggio-amorislaetitia.html


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domenica 15 febbraio 2026

C’è da preoccuparsi per il trapianto di cuore sbagliato a Napoli

Per il bambino che l'ha subìto, ma anche perché gli errori commessi rischiano di compromettere la fiducia nel sistema dei trapianti


lunedì 26 gennaio 2026

Diesel e le dipendenti dagli ovuli d’oro

Il gruppo Only The Brave paga il social freezing alle dipendenti. Non è una novità, da anni le Big Tech considerano la maternità un optional aziendale. Si scrive "supporto alla genitorialità", si legge "avere il controllo dei mezzi di produzione e riproduzione"


https://www.tempi.it/diesel-e-le-dipendenti-dagli-ovuli-doro/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=Il+diritto+internazionale+a+Hong+Kong+e+la+rivolta+contro+le+%22emissioni+zero%22+-+20485373

alcuni spunti:

«Quel benefit potrebbe sembrare positivo per le singole donne in un contesto tecnologico che segue ritmi velocissimi e in cui se vieni lasciato indietro per mesi o un anno sei finito. Consente di posticipare la cura dei figli. Ma l’idea “noi adattiamo la famiglia e la riproduzione all’agenda aziendale” in realtà è folle. Le donne possono individualisticamente esserne sollevate, sembrerà che possano avere tutto. Ma di fatto è la biologia che viene sottomessa e piegata al capitalismo delle corporation».

Tutte vogliono congelare gli ovuli per avere figli (e poi non li fanno)

Dieci anni dopo i numeri raccontavano l’altra faccia del manifesto. Meno del 15 per cento delle donne tornava a utilizzare gli ovuli congelati. Il tasso reale di successo di una gravidanza da egg freezing restava intorno allo 0,7 per cento. Neanche l’1 per cento degli ovuli congelati finiva con un bambino. Ma questo dato non compare nelle brochure aziendali, né nei comunicati stampa sul welfare inclusivo. Compare invece l’effetto psicologico, potentissimo: la possibilità di non dover scegliere adesso.


Dove il lavoro si organizza intorno alla vita, non servono freezer. Dove non lo si vuole fare, si offre la tecnologia e la si chiama libertà. Nulla di nuovo: a qualcosa del genere ha pensato anche la Puglia che da qualche mese riconosce alle donne tra i 27 e i 37 anni e con un Isee inferiore ai 30mila euro un contributo alla crioconservazione. Diesel non è che un altro tassello da aggiungere alla provincia spaziotemporale di un mercato che si è fatto ben più più vasto. Lo stesso capitalismo morale che ieri ha venduto l’egg freezing oggi vende l’aborto come benefit aziendale. Negli Stati Uniti Starbucks, Amazon, Apple, Levi’s, Citigroup rimborsano viaggi, hotel, babysitter per permettere alle dipendenti di abortire negli stati dove è più difficile farlo. Stesso linguaggio, stessa logica: “Salute riproduttiva”, “cura”, “accesso”. La gravidanza diventa una variabile di costo, il figlio un rischio operativo.


Diesel non fa eccezione: fa scuola

Detta fuori dai denti del marketing, prima ti aiutano a rimandarlo, poi ti aiutano a interromperlo. Sempre in nome della scelta, sempre evitando il punto centrale: un’azienda che asseconda la visione dell’incompatibilità tra maternità naturale e lavoro non è neutrale, è normante. Sta decidendo quando è accettabile fare un figlio e quando no. Come osservava Forbes già commentando Apple e Facebook, il rischio è evidente: non possedere solo i mezzi di produzione, ma anche quelli di riproduzione.

Diesel non fa eccezione. Fa scuola: la maternità naturale è un problema, quella differita un servizio. Il lavoro viene prima, la vita poi. Se poi arriva.

domenica 25 gennaio 2026

«Mio figlio non viene più a Messa». Una guida per salvare la domenica in famiglia

Per due genitori cristiani che si sono spesi con impegno nell’educazione alla fede non c’è fallimento più profondo della decisione dei figli adolescenti di non andare più in Chiesa. Che fare? E come recuperare il tempo e i riti condivisi di cui le relazioni tra genitori e figli hanno bisogno? Una guida ragionata

segue al link:

lunedì 12 gennaio 2026

Due articoli sullo stesso argomento

La transizione di genere e i bambini: «Che consenso si può dare a 13 anni?»

La decisione del Tribunale di La Spezia di rettificare il sesso di un’adolescente all’anagrafe riapre il dibattito sulla tutela dei diritti dei più piccoli Tutti i dubbi della Garante per l'infanzia, Marina Terragni

Segue al link:

Cambiare sesso a 13 anni: ma chi (e come) decide sul corpo di un bambino?

Una sentenza autorizza la rettifica all'anagrafe per una bambina di La Spezia, oggi maschio. È il più giovane ad aver concluso il percorso di transizione nel nostro Paese. Pro Vita & Famiglia: «Una follia». Dal ddl del governo al caso Careggi fino alle scelte degli altri Paesi, tutto quello che c'è da sapere

Segue al link:

domenica 11 gennaio 2026

Ci stiamo facendo troppi problemi sull'avere figli?

di Massimo Calvi
Il crollo delle nascite viene spesso spiegato con una lunga lista di motivi concreti – precarietà, salari bassi, carenza di servizi, squilibri di genere, incertezze sul futuro – cui si aggiunge una narrazione sempre più ambigua della genitorialità. Ma ridurre la scelta di avere figli a una questione di calcolo razionale o di ricerca della felicità è forse l’equivoco di fondo

Segue al link: 
https://www.avvenire.it/famiglia/ci-stiamo-facendo-troppi-problemi-sullavere-figli_102469


Sono molte le ragioni che spingono le persone a non volere figli. Ogni volta che ci si trova a commentare dati sul declino delle nascite o sulle intenzioni di fecondità, come è stato ancora in questi giorni dopo la pubblicazione di un’indagine Istat, è naturale confrontarsi con l’elenco dei tanti buoni motivi che spiegano il declino demografico. Ci sono le questioni economiche, quelle legate alla carenza di servizi, la penalizzazione delle donne circa le prospettive di carriera, il carico maggiore che grava sulle madri, il deficit di cura verso la maternità, i nuovi stili di vita, le incertezze circa il presente e il futuro, tra lavori instabili e sottopagati e mercati immobiliari. E poi c’è il grande tema della narrazione della genitorialità, cioè del racconto pubblico e privato attorno al fatto di avere figli oppure no che viene rappresentato alle nuove generazioni, e qui può rientrare anche il contributo negativo dei social network, se è corretto incolparli di favorire isolamento e ansie.
Sono tutte questioni estremamente serie, meritano di essere analizzate a fondo una per una, come già si fa, anche quelle dimenticate, ma di fronte all’ampiezza e alla complessità della questione la voglia è di razionalizzare e semplificare, tentare sintesi estreme. È chiaro in effetti che le “scuse” per non avere figli sono infinitamente molte di più di quelle che invitano ad averne, se il confronto è tra mille paure possibili e un semplice istante di perdita di controllo. Forse è proprio questo l’equivoco: pensare che la faccenda della genitorialità abbia a che fare con la ricerca e la programmazione della felicità. Non (per tutti) è così. Cioè in genere non si diventa genitori per essere felici, più spesso accade perché lo si è già, e lo si è in due e nello stesso preciso momento, condizione che favorisce il reciproco abbandonarsi. Dopo, il terreno sul quale procedere può cambiare significativamente, in una disputa non ben risolta tra felicità e senso della vita.
Ma torniamo al bisogno di semplificare. Perché è vero che la narrazione, o le narrazioni, sulla maternità/paternità contano, e chissà se più dei sostegni economici o dei servizi di cura e altro, anche se proprio le carenze di aiuti e denaro sono le prime richieste segnalate dai mancati e potenziali genitori. Il fatto è che se si insiste nel raccontare, ad esempio - essendo al centro del dibattito soprattutto le donne (si veda Laura Pigozzi, Non solo madri, Raffaello Cortina; o Alessandra Minello, Senza Figli, Laterza) - che la maternità è tutta  rose e fiori, poi si corre il rischio di tradire le attese, ma se si vuole enfatizzare l’altra parte del racconto, la più oscura, il pericolo è di tradire e basta. Dovremmo chiederci, allora, nello scontro tra narrazioni: meglio trovarsi pentite di avere avuto figli, o di non averne avuti?
Per i maschi è, solo in apparenza, più semplice. Tra l’altro, l’indagine Istat mostra un dato che dice tanto del carico successivo: le donne che diventano madri hanno un po’ meno desiderio di prole rispetto a prima della maternità, i maschi, invece, quando nascono anche come padri, cambiano prospettiva e ne vorrebbero ancora di più di bambini. La questione dunque non è se diventare genitori sia faticoso, impegnativo, o persino limitante. Certo che lo è: essere madri o padri è comunque faticosissimo, pure se si rimuovessero tutti gli ostacoli. Ciò che andrebbe detto, semmai, liberati dal dilemma esistenziale frutto della mitizzazione di carriera e tempo libero, è che diventare genitori è un po’ come andare in coppia a scalare le montagne, o affrontare in bici una lunga salita, o sciare lungo un pendio di neve non battuta, o alzarsi la mattina presto per andare a correre al parco. Nessuno dice che non sia faticoso, o privo di rischi. In genere però ne vale la pena.

domenica 4 gennaio 2026

Dov’era Dio nel rogo di Crans? Stringeva i ragazzi tra le sue braccia

Le domande che angosciano i genitori dei ragazzi vittime della sciagura di Capodanno in queste ore opprimono i cuori di tutti. La lettera aperta di don Maurizio Patriciello le condivide


Cari genitori, il vostro dolore è il nostro dolore, la vostra angoscia ci opprime, le vostre speranze ci incitano a guardare avanti. A Crans-Montana siete stati colpiti da una tragedia immane, lasciateci asciugare le lacrime che vi solcano il volto.

Alla sofferenza si aggiunge la rabbia, lo sconcerto, il rammarico. Nella vostra vita tutto è cambiato in un istante. Da oggi niente sarà più come prima. Eravate sereni allo scoccare della mezzanotte, i vostri ragazzi stavano al sicuro, l’ambiente sano, la montagna stupenda, la serata tranquilla. Avevate appena brindato, come tutti noi, all’anno nuovo. Baci, abbracci, risate, battute di spirito, pacche sulle spalle. Un messaggino – l’ultimo – al figliolo che si divertiva con gli amici. Chi avrebbe potuto prevedere la tragedia che stava per abbattersi sulle vostre vite?
Da soli non ce la potete fare a sopportare un dolore così grande, così assurdo. Avete bisogno di appoggiarlo sulle spalle di fratelli e sorelle, conosciuti e sconosciuti. Eccoci, perdonateci se ci permettiamo di farci avanti e dirvi: ci siamo. Stiamo piangendo con voi fin dalle prime, incerte, notizie. Per voi abbiamo pregato nelle nostre comunità parrocchiali. Quando la morte arriva inattesa, improvvisa, con il viso arcigno, cattivo, deturpato; quando porta via non te – sarebbe stato meglio, hai pensato mille volte – ma il cuore del tuo cuore, il figlio che hai messo al mondo, il futuro nel quale ti rispecchiavi, il dono più prezioso tra i tanti doni ricevuti negli anni, in quel momento le parole – fossero anche le più sublimi – non possono bastare. Siete stati catapultati nel mistero della sofferenza assurda e della morte senza preavviso, nel momento 
in cui stavate ridendo, scherzando, giocando, brindando. Non è giusto. È vero, non è giusto.
Adesso si va alla ricerca delle responsabilità. Giustizia deve essere fatta, perché errori madornali come questi non abbiano a verificarsi più. Perché altri innocenti non abbiano a soffrire e morire. Magra consolazione, però. Tu rivuoi tuo figlio. Tu vuoi ritornare a casa insieme a lui. Tu vuoi che dopo l’Epifania riprenda ad andare a scuola. Tu vuoi i suoi capricci, i suoi abbracci, le sue lamentele, la casa in disordine, i libri sparpagliati. Tu vuoi sentire la sua voce, vederlo crescere, diventare uomo, donna. Tu vuoi coronargli il capo con l’alloro il giorno in cui discuterà la tesi. Tu vuoi lui, lei. Con quel nome, quel volto, quella risata, quei difetti, quel suo modo di fare unico e irripetibile. Tu vuoi tuo figlio. Il resto è poca cosa.
Magra consolazione per una mamma e un papà che hanno perso il loro meraviglioso ragazzo. Magra consolazione per chi sta trepidando per le sorti del figlio disperso. Magra consolazione per chi non sa ancora se il suo “bambino” ricoverato in ospedale ce la farà. Permetteteci di soffrire con voi, fratelli e sorelle. Permetteteci di dirvi che i vostri figli sono i nostri figli. Sappiate che non siete soli. La vita è bella – troppo, troppo bella – ma anche tanto fragile.
In queste ore rimbalzano alla vostra mente le attese, le sofferenze, i sacrifici, gli aiuti, le paure, le speranze con cui avete convissuto dal giorno in cui egli, timidamente, bussò alla porta del vostro cuore. Lo accoglieste. Vi sconvolse le giornate. Il pargolo – mi ricorda il Pargoletto nel presepe – il pargolo, dicevo, con prepotenza, si prese ogni spazio, tutto il vostro tempo, i vostri progetti. Si impossessò dei vostri sogni. Fu un concentrato di egoismo. Ma voi eravate felici. Il suo pianto, la sua vocina, i suoi primi passi, le sue prime parole balbettate, le colichette, i reflussi, le pappe, il sorriso, la sua vita, vi ricompensavano di tutto. C’era lui. E per lui, ormai adolescente, tremavate, ma non potevate dirglielo, si sarebbe arrabbiato. Alle vostre raccomandazioni non faceva che ripetere: «Stai tranquilla mamma, stai sereno papà. L’ambiente è
sicuro, i miei amici sono persone perbene. Non avete motivo di stare in ansia».
E invece, no, chi ama sta sempre in ansia. Chi ama teme e trema. Chi ama sa bene che il pericolo si nasconde, si camuffa, si trasforma. Puoi trovarlo dappertutto, e tu, figliolo, sei tanto giovane per poterlo scovare a prima vista.

Dio dov’era? Migliaia di persone si sono poste questa domanda, decine di amici l’hanno rivolta a me. Col volto triste ho risposto: «Piuttosto mi chiedo: dove sono io quando mio fratello ha fame, ha sete, viene denigrato, umiliato? Dove sono io quando affoga nello stesso mare nel quale mi diverto? Dove siamo noi quando progettiamo e realizziamo luoghi, strade, autostrade, veloci mezzi di locomozione, cibi e bevande non sicuri? Dove siamo noi quando non facciamo il nostro dovere fino in fondo?» No, la domanda non regge. La nostra fede cristiana ci dice – e noi lo crediamo fermamente – che il nostro Dio era là con i vostri ragazzi quella notte. Proprio in quel locale. Impotente. Schiacciato. In croce. A soffrire e morire con loro. Ad accarezzarli come avreste fatto voi, cari genitori, in quel momento atroce. Dio era là a farsi carico del loro spavento, a raccogliere le loro paure, le loro grida disperate. Dio era là per portarli nella beata pace dell’eternità dove un giorno, statene certi, li ritroverete. Forza, cari fratelli e sorelle gettati in questa valle oscura di sofferenza e di morte. Accogliete il nostro abbraccio. Vi vogliamo bene.

Sofia La newsletter di Avvenire per tutta la famiglia - Numero #7| 4.1.2026

venerdì 26 dicembre 2025

l'auto elettrica come mezzo per il traino

(ancora non sono convinto che l'auto elettrica sia una soluzione per chi ha una roulotte oppure un gommone, ad esempio non  si può ricaricare con la caravan attaccata, ma va staccata (e custodita per evitare che venga rubata...,)  e quasi dappertutto non si può fare!)

Chi traina regolarmente un rimorchio potrebbe non aver ancora osato passare a un'auto elettrica. Una possibile causa è la scarsa conoscenza dei modelli di veicoli disponibili e della loro capacità di traino. Altrettanto difficile da valutare è il maggiore consumo e la conseguente riduzione dell'autonomia dei veicoli elettrici. Questo studio ha lo scopo di verificare se tale consumo aggiuntivo sia così elevato da influire in modo determinante sull'autonomia.



mercoledì 17 settembre 2025

Cittadinanza negata: l’Italia chiude le porte ai figli degli italiani all’estero

https://www.tvsvizzera.it/tvs/relazioni-italo-svizzere/cittadinanza-negata-litalia-chiude-le-porte-ai-figli-degli-italiani-allestero/89654866?utm_campaign=manual_tvs&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=o&utm_term=manual



Una riforma controversa ha cambiato radicalmente le regole sulla cittadinanza italiana per chi nasce all’estero da genitori italiani. Il decreto Tajani, convertito in legge nella primavera del 2025, ha suscitato indignazione tra milioni di italiani e italiane emigrati, che ora vedono compromesso il diritto di trasmettere la propria identità ai figli.



giovedì 11 settembre 2025

Svolta. Per l'Onu l'utero in affitto è violenza, sempre. E l'Italia è un modello - Antonella Mariani domenica 7 settembre 2025


Condanna senza appello della maternità surrogata:«Rafforza le disuguaglianze sociali, sfrutta la povertà delle donne e penalizza i neonati». L'invito a seguire la legge varata dal governo Meloni

L’utero in affitto, in termini medici Gestazione per altri o Gpa, è espressione di violenza alle donne. A dirlo in maniera chiara è l’Onu, attraverso un lavoro capillare svolto da Reem Alsalem, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze. Il report, trasmesso nei giorni scorsi dal segretario generale dell’Onu all’Assemblea del Palazzo di vetro, sarà presentato e discusso ufficialmente in plenaria il 10 ottobre ed è destinato a suscitare reazioni. Innanzitutto perché non “salva” nessun tipo di Gpa, nemmeno quella cosiddetta “altruistica”. E poi perché conclude con un implicito invito a seguire la strada dell’Italia, verso un bando internazionale e complessivo a questa pratica.

Il report è nato dopo un processo di ascolto di un’ottantina di esperti e di oltre 120 realtà coinvolte: agenzie di surrogazione, associazioni di genitori intenzionali, donne che hanno portato avanti gravidanze conto terzi... Una specie di commissione d’inchiesta, insomma. La prima sorpresa è che l’Onu, nel suo resoconto, considera la surrogata “altruistica” esattamente come quella “commerciale”, perché laddove la prima è consentita, come in Gran Bretagna, si prevedono rimborsi spese consistenti.

La separazione forzatadal seno della madre

La realtà è che la Gpa rinforza le differenze sociali: le madri surrogate provengono da ceti poveri o sono sradicate dai loro ambienti – sempre più coinvolte le donne delle comunità migranti – mentre le madri intenzionali sono necessariamente benestanti, visto il costo della pratica. Lo stesso si può dire – documenta l’Onu – per le donatrici di ovuli, e in più si aggiunge un connotato razzista: le ragazze occidentali, con istruzione elevata,  ricevono un compenso 100 volte superiore per i loro gameti rispetto ad altre categorie di donne.


La violenza della Gpa si esercita anche nei confronti dei bambini: la Relatrice Speciale dell’Onu descrive la separazione immediata del neonato dalla madre gestazionale per la consegna ai genitori intenzionali come «un processo che può essere significativo dal punto di vista emotivo e dello sviluppo. Gli individui con uno sviluppo disturbato dell’attaccamento sono a maggior rischio di manifestare disturbi mentali». Non solo: i neonati da Gpa registrano mediamente una età gestazionale più bassa al parto, alto tasso di nascita pretermine e di basso peso corporeo. Inoltre sono privati dell’allattamento al seno, espressamente proibito nei contratti di surrogazione, con tutte le implicazioni che questo comporta.

Un’altra forma di violenza riguarda le madri surrogate, considerate solo per le funzioni riproduttive e ridotte a “incubatrici umane”. Il report dell’Onu nota che il crescente ricorso di vip e divi di Hollywood alla Gpa ha contribuito a “glamourizzare” o “normalizzare” la pratica, e a renderla una scelta tra le tante per diventare genitori, tanto che negli Stati Uniti alcune società offrono contributi finanziari e assicurazioni sanitarie ai loro dipendenti. «Una dinamica che rischia di rinforzare stereotipi coloniali e discriminatori», visto che le madri surrogate sono mediamente straniere e povere e particolarmente esposte a situazione di violenza. Se anche esistono alcune donne convinte di svolgere un atto altruistico, la stragrande maggioranza della madri surrogate, infatti, come argomenta il report, sono sprovviste di mezzi per opporsi allo sfruttamento: molti i casi di mancato pagamento del compenso pattuito in caso di aborti spontanei, o di aborti selettivi imposti in caso di gravidanze multiple o di disabilità del feto, anche insignificanti, di segregazione per i mesi della gestazione, di limitazioni pesanti alla propria libertà. «Gli accordi di maternità surrogata, quindi, collocano questa pratica al di fuori dell’ambito della libertà contrattuale», si legge nel report.


Un’altra forma di violenza è il ricorso al taglio cesareo: evidenze raccolte in Paesi come India, Messico e Nepal indicano che il cesareo è la prassi per le madri surrogate, in assenza di indicazioni mediche e perfino di assenso delle interessate.
In tanti casi la Gpa può essere assimilata alla riduzione in schiavitù: è stato questo il termine usato da un procuratore argentino che si è trovato a giudicare il caso di donne povere reclutate sui social media per diventare surrogate e private di ogni libertà personale. Dall’Ucraina arrivano testimonianze simili.

Ma in ogni caso, anche laddove il contratto di Gpa non sia vessatorio, si tratta pur sempre della «vendita di un neonato, il che è un crimine», scrive Reem Alsalem. Il paradosso è che anche nei Paesi in cui la Gpa è ammessa, la compravendita di bambini è proibita. Dov’è la differenza, si chiede significativamente l’Onu? Il “consenso” della donna, comunque, non rende la Gpa etica. «È riconosciuto che il consenso da solo non può giustificare violazioni dei diritti umani, comprese quelle associate alla tratta di esseri umani, alla vendita di organi, alla schiavitù o alla tortura».

Il report, dopo aver documentato nel dettaglio tutta l’iniquità, lo sfruttamento e la violenza insita nella pratica dell’utero in affitto, si chiude con una serie di raccomandazioni agli Stati: compiere passi legislativi per proibire la Gpa, proteggendo nello stesso tempo i diritti di donne e bambini coinvolti; adottare il modello nordico in uso per la prostituzione, che vuol dire scoraggiare la domanda perseguendo i clienti, gli intermediari, le cliniche, proibendo la pubblicizzazione e adottando campagne di educazione; opporsi alla legalizzazione dei contratti di surrogazioni firmati all’estero, salvaguardando però il miglior interesse dei bambini.

Il rilascio del report sulla violenza nella Gpa ha suscitato reazioni contrastanti. Le cliniche sparse nel mondo per ora non commentano in maniera aperta. Ma, per fare un esempio, la consulente per la Gpa Sarah Jefford, australiana, protesta che l’Onu ha consultato esclusivamente organizzazione notoriamente contrarie, «transfobiche, anti sex-work e misogini». «Le raccomandazioni della Rappresentante Speciale negano il diritto delle donne di esercitare la propria autonomia riproduttiva, inclusa la decisione se diventare surrogate e non allevare i bambini che hanno partorito».

«Premiate le lottedelle femministe»

Per contro, numerose associazioni femministe esultano. «Nel documento si loda l’Italia per la legge del 2024 che ha reso l’utero in affitto un reato universale, definendola un modello da imitare in tutto il mondo – scrive il sito di Feminist Post –. È un riconoscimento storico, che premia anni di lotte del femminismo radicale italiano e segna una svolta globale: la nostra vittoria è diventata contagiosa». La legge italiana ha trainato la nascita o il rafforzamento di nuovi gruppi di attivismo internazionale, come Surrogacy Concern in Gran Bretagna, o come la Dichiarazione di Casablanca, una coalizione internazionale formata da oltre 150 esperti e associazioni di 75 Paese del mondo, che dal 2023 chiede l’abolizione universale della surrogata. Il report dell’Onu offre «un riconoscimento senza precedenti al più alto livello internazionale – ha scritto Olivia Maurel, portavoce della Dichiarazione e lei stessa nata da Gpa –. La maternità surrogata non è un atto d’amore, ma una forma di violenza e sfruttamento. E questo rapporto storico apre la strada alla sua messa al bando globale».

Come funziona le legge italiana

Il 16 ottobre compie un anno il provvedimento, fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni e approvata in via definitiva dal Senato, che ha modificato un comma della Legge 40 sulla procreazione assistita, rendendo il ricorso alla Gpa un reato anche se avviene all’estero, in Paesi dov'è legale. La norma prevede una pena da tre mesi a due anni, a cui si aggiunge una multa fino a un milione di euro, per chi ricorra alla pratica. Il report dell’Onu sulla violenza nella surrogazione di maternità considera la legge un modello da imitare in tutto il mondo, dato che nelle raccomandazioni finali invita gli Stati ad «adottare misure volte all’eliminazione della maternità surrogata in tutte le sue forme», rafforzando gli strumenti di tutela per le donne e i bambini. Inoltre gli Stati devono «adoperarsi per l’adozione di uno strumento internazionale giuridicamente vincolante che vieti tutte le forme di maternità surrogata».


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