sabato 5 novembre 2016

Volete svelare alcune delle bufale del PD e dei suoi alleati sul referendum?

Aldo Giannuli ha pubblicato almeno tre articoli che spiegano alcune delle bufale propagandate dal PD attraverso tutti i media.
Letture interessanti ed utili per votare bene (o almeno meglio...)
Franco

31 Ottobre 2016
1° Novembre 2016

2 Novembre 2016

Il calo dei vaccini mette in pericolo la sicurezza di tutti e potrebbero tornare malattie considerate eradicate.

Tratto da:  http://www.aboutpharma.com/blog/2016/11/03/450341/
Persone e Professioni
Ricciardi (Iss): “Ci aspettiamo i primi casi di poliomielite e difterite per calo dei vaccini”
Il presidente dell'Istituto superiore di sanità lancia l'allarma. Il calo dei vaccini mette in pericolo la sicurezza di tutti e potrebbero tornare malattie considerate eradicate. Il livello di guardia per la polio è sotto il 95% di copertura nazionale.

di Redazione Aboutpharma Online 3 novembre 2016 

“Ci aspettiamo, anche in Italia, i primi casi di poliomielite e difterite, dovuti al calo delle vaccinazioni“. L’allarme lanciato dall’Istituto superiore della sanità per bocca del suo presidente Walter Ricciardi non lascia spazio a interpretazioni. Per l’istituto il calo delle vaccinazioni porterà al ritorno di malattie un tempo considerate debellate. “I batteri circolano – ha spiegato Ricciardi – ed essendoci migliaia di bambini non protetti contro poliomielite, difterite, tetano, morbillo, parotite, rosolia è ovvio che ci saranno, oltre ai casi che noi normalmente conosciamo, nuove infezioni”.
Secondo il presidente non esiste più l’effetto gregge anche perché non c’è più l’effetto gregge (la protezione dovuta al fatto che il microrganismo non riesce a infettare molte persone perché vaccinate), che si ottiene con una copertura vaccinale almeno del 95%. E per la poliomielite siamo ad una copertura del 93,4%.

Vuoi risparmiare? Vuoi pagare di meno? Non con questa riforma.

Tratto da:  http://www.tempi.it/vale-la-pena-scardinare-lordinamento-per-risparmiare-59-milioni#.WB4PrC3hDIW
Vale la pena scardinare l’ordinamento per risparmiare 59 milioni?
Secondo il ministro Boschi questa riforma farebbe spendere 490 milioni di euro in meno allo Stato. È così? Facciamo due conti
Novembre 2, 2016 Alfredo Mantovano

 – Vuoi risparmiare? Vuoi pagare di meno? E chi direbbe di no? Uno dei punti qualificanti della propaganda della riforma costituzionale – ripreso nel quesito referendario – è la riduzione dei costi. Se i sostenitori della nuova Costituzione, premier in testa, lo usano, lo ripetono, lo rilanciano, sarà il caso di avere qualche informazione, per lo meno quanto alle fonti di contenimento della spesa e all’ammontare del risparmio: usciamo dallo spot e verifichiamo il dato obiettivo. Ogni qual volta un testo di legge sta per essere approvato dal Parlamento è accompagnato da una scheda tecnica dettagliata che ne illustra l’impatto sul bilancio dello Stato. È un lavoro che svolge la Ragioneria Generale dello Stato, il cui esito positivo si chiama in gergo “bollinatura”. Se quella legge prevede spese, viene stabilito come coprirle; se è a costo zero ne viene spiegata contabilmente la ragione; se addirittura prevede nuove entrate – anche sotto forma di risparmi – esse sono quantificate. È vero che qui ci si trova non di fronte a una legge ordinaria ma a norme costituzionali, e che quindi non è necessario l’ossequio all’art. 81 della Costituzione che impone la verifica delle coperture finanziarie, ma – proprio perché la riduzione dei costi è argomento del confronto referendario – qualche elemento andrebbe fornito.
Invece manca qualsiasi relazione tecnico-contabile; scandagliate i lavori parlamentari, scorrete una per una le sedute di Commissione e Aula: non la troverete. Già qui il discorso andrebbe chiuso: come faccio a dire che c’è risparmio se manca il documento che illustra nel dettaglio l’impatto sul bilancio dello Stato?

martedì 25 ottobre 2016

Riflessioni sulla selezione dei lavoratori basata sulla età

Tratto da:   https://www.linkedin.com/pulse/when-comes-age-bias-tech-companies-dont-even-bother-lie-dan-lyons
When It Comes to Age Bias, Tech Companies Don’t Even Bother to Lie
Imagine you’re African-American and working at a 500-person technology company where everyone else is white, and one day the CEO declares in a national newspaper interview that his company’s lack of diversity isn’t an accident. In fact he prefers to hire white people because when it comes to technology white people simply make better employees. 
That statement would be unthinkable. But what if a tech CEO made the same comment about age? 

domenica 23 ottobre 2016

Tratto da:  http://www.nandodallachiesa.it/2016/10/22/referendum-lo-spirito-di-budapest/











Referendum. Lo spirito di Budapest
E’ da anni che lo penso e lo dico. E vedendo questa campagna per il sì ancora di più lo penso. Quasi tutto è cambiato passando dal Pci al Pds ai Ds al Pd. Non è più un partito antiamericano, non è più anticapitalistico, non è più antimilitarista, non ha più le Frattocchie (e a giudicare dal livello dei discorsi un po’ si sente…), è passato dai milioni alle decine di migliaia di iscritti (tra cui me medesimo), non mette all’indice la sociologia e la psicanalisi, ecc. Ma una cosa è rimasta: l’abitudine dei suoi iscritti e simpatizzanti a seguire ciecamente quel che dice il partito, per non fare il gioco del nemico. E’ un’abitudine che ha prodotto disastri, e che ha un esempio estremo e drammatico: quello che nel ’56 portò ad approvare l’invasione dei carriarmati russi in Ungheria o a tacere davanti all’orrore per “non fare il gioco dei capitalisti”. Se no parli come la propaganda americana o democristiana. Lo stalinismo è finito, viene condannato, biasimato, ma vive in questo suo possente lascito ideologico: al partito si ubbidisce sempre e comunque; meglio, ci si conforma velocemente, così si ha anche l’impressione di non ubbidire e di essere liberi. E’ un riflesso condizionato, un automatismo irresistibile. E’, appunto, lo spirito di Budapest; e se non ho messo qui sopra una delle terribili immagini di allora è solo per non mescolare una tragedia storica con una tragicommedia che non lascerà morti per le strade. Sta solo uccidendo un po’ di coscienze e di dignità personali.
Ma pensateci: si può davvero continuare ad argomentare che “così voti come Salvini”? Ma quante migliaia e migliaia di volte  il Pci ha votato in parlamentocome Almirante, il “fucilatore di partigiani”? Qualcuno sa rispondere? O forse Pci e Msi non votarono insieme nel 1953 contro la legge truffa? O non votarono insieme addirittura contro il primo governo di centrosinistra? Ma quale ignoranza crassa e sterminata porta a usare simili argomenti? Il fatto è che quelli che lo dicono non sono ignoranti; sono spesso laureati, insegnanti, devono solo dire cose utili a ubbidire ciecamente al partito.Ora criticano D’Alema. Ma date retta a me che li ho visti all’opera: gli stessi che ora obbediscono e applaudono entusiasti Renzi obbedivano e applaudivano entusiasti D’Alema quando faceva la sua (solo oggi deprecata Bicamerale). Posso anzi vantarmi di una cosa: quando venne fatto il governo D’Alema-Cossiga, dopo il siluramento di Prodi, fui il solo deputato di centrosinistra ad astenersi, tutti gli altri votarono a favore, e quasi tutti con grande trasporto, il “primo presidente del consiglio comunista”. Lui sì che è uno statista. E fui tra i tre o quattro, non di più, che difesero Gherardo Colombo quando disse che quella era la “Bicamerale del ricatto”, e si chiese per lui perfino l’ospedale psichiatrico.
E andate indietro, amici cari. Cercate le foto recenti del Pd che difendeva la Costituzione “nata dalla Resistenza”. Dopo tre anni contrordine: è la causa di tutti i mali di questo paese. Perché così è stato stabilito. E così bisogna dire. Tutti insieme. E guai a dire il contrario. Insulti per tutti. E soprattutto l’accusa di sempre: fai il gioco del nemico. Che pena, e che tristezza, credetemi: sessant’anni dopo, ancora lo spirito di Budapest.

mercoledì 19 ottobre 2016

Sveglia, amici cari: se vince il no vince semplicemente la Costituzione nata dalla Resistenza. Punto. Stop. Il referendum viene fatto su questa e sul suo strapazzamento. Su nient’altro.

Tratto da:  http://www.nandodallachiesa.it/2016/10/19/tutti-in-america-le-figurine-di-renzi-e-la-casta-che-martella/
Tutti in America. Le figurine di Renzi e la casta che martella
Dunque ha parlato anche Obama, a caccia dei voti italiani per i democratici americani. Oste, campagna elettorale per tutti…Il nostro capo del governo, come non avrebbe osato nemmeno Veltroni che ne intendeva, se ne è andato in America con l’album delle (belle) figurine. Benigni (malinconica parabola di uno spirito libero, e proprio in sfregio alla “sua” Costituzione…), Cantone, la sindaco di Lampedusa, la campionessa paraolimpica…Con i telegiornali che martellano, e le trasmissioni che martellano, e la casta che martella, vogliosa di sembrare meno casta solo perché qualche epigono di quella passata le si mette di traverso…Uno spettacolo penoso, intriso di prepotenza e di tappetinismo. Parola che viene da tappetino, per indicare i piccoli tappeti che si stendono davanti alla volontà del potente. Ci saranno pure quelli che dicono sempre di no, non discuto; ma ce ne sono molti di più che dicono sempre di sì, e vorrebbero pure passare per rivoluzionari o riformisti. Chi comanda a Palazzo sa che può contare sempre su di loro, nei secoli fedeli (a chi c’è).

Renzi: occupazione anche le Università. I professori li sceglie LUI ! Ma siamo ancora in democrazia?

Tratto da:  http://www.ciwati.it/2016/10/17/in-piena-facolta-egregio-presidente-le-scrivo-la-presente-che-spero-leggera/

In piena facoltà, egregio Presidente, le scrivo la presente che spero leggerà

Personalmente e con Possibile sosteniamo questa raccolta di firme promossa da alcuni docenti universitari a proposito delle cattedre Natta.

Gentile Presidente,
il Dpcm relativo alle Cattedre Natta – apprendiamo dalla stampa – stabilisce che le venticinque commissioni incaricate di valutare i candidati ai 500 “superposti” previsti in deroga all’Abilitazione scientifica nazionale siano presiedute da commissari nominati dalla Presidenza del Consiglio. Già l‘istituzione di queste cattedre ha destato grandi perplessità, trattandosi di una misura che crea un percorso parallelo e discrimina tra studiosi anche di pari professionalità;  costituisce un diversivo rispetto al problema del miglioramento complessivo del sistema universitario; delegittima quel sistema, che pure qualcosa di buono produce se, ad esempio, nelle valutazioni internazionali la produttività scientifica italiana si colloca in ragguardevoli posizioni. Perplessità ha destato anche il fatto che organi quali la Conferenza dei Rettori e il Consiglio Universitario nazionale non siano stati consultati come se l’intero universo che ha a che fare con l’accademia dovesse essere “punito” e accantonato in nome di una “rivoluzione dall’alto” diretta da Palazzo Chigi. 
Ma oggi vorremmo sensibilizzarla in particolare rispetto alla previsione delle nomine delle commissioni di concorso, che ha destato in noi innanzitutto grande sorpresa e serissima preoccupazione. Dare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la facoltà di selezionare i presidenti di quelle commissioni è una scelta totalmente eccentrica nel panorama internazionale, non ha paragoni nei sistemi democratici, e lede principi essenziali della democrazia liberale, quali l’autonomia dell’insegnamento e della scienza, che i costituenti non a caso vollero tutelare nella prima parte della nostra Costituzione, all’articolo 33, che come è noto recita:
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
L’intromissione diretta di Palazzo Chigi in un concorso pubblico ci appare grave di per sé e per il precedente che rappresenterebbe per il futuro,  a causa del legame che istituisce tra la maggioranza politica del momento e la scelta di docenti universitari e, di conseguenza, il contenuto della ricerca e dell’insegnamento.  Tra le istituzioni politiche, e anche i singoli governi, e l’Università possono crearsi positive sinergie, ma non è pensabile che politica e governi concepiscano il mondo universitario come un’appendice del proprio potere.
L’autonomia universitaria costituisce un fattore cruciale per il buon funzionamento di ogni democrazia, non solo per il suo sviluppo economico, ma anche per lo sviluppo pluralistico di idee, visioni, scuole, iniziative nella società.  Una società liberale necessita di un’Università libera e con questa iniziativa e l’imposizione di commissari “governativi” si invia invece il messaggio che quella libertà può essere vincolata dalle preferenze di chi è al potere di volta in volta. L’Università ha molti problemi, certo, ma non è in questo modo che  potranno essere risolti.
Per questo ci auguriamo che possiate rivedere una tale decisione.

Pegoraro (Pontificia Accademia per la Vita): nessuna resa al suicidio assistito, meno armi più cure

Intervista al presidente: la sanità non può prevedere un servizio alla morte. Serve una norma nazionale? Prima applichiamo le leggi che ci s...