lunedì 25 aprile 2016

Piccola riflessione sul referendum

Quanti di noi conoscono qualcuno che avrebbe voluto andare a votare per il referendum e che poi all'ultimo minuto ha deciso di non andarci, convinto che fosse inutile, visto che il quorum era lontano.

Quindi, con la solita logica delle profezie che si auto-avverano, molti nostri compatrioti hanno deciso che sarebbero andati a votare solo se il loro voto fosse stato indispensabile, solo se "gli altri" fossero andati a votare in modo da raggiungere il 50% dei potenziali elettori, ed il loro singolo voto fosse stato quello necessario per raggiungere il quorum. 
Così alla fine non ci siamo arrivati...
MA...

MA c'è un aspetto positivo in tutto questo.

Gli italiani che erano favorevoli al referendum, o che sono contrari, o almeno scettici sull' "operato" del Governo Renzi sono molti di più di quanti pensiamo.
E mentre tutti i sostenitori "fedeli" di Renzi non sono andati a votare o se lo hanno fatto hanno votato no...
Tra gli astenuti sono nascosti molti elettori che potrebbero fare sentire la propria voce alle prossime occasioni, come le elezioni amministrative, i prossimi referendum o (mai troppo presto...!) le prossime elezioni politiche.

Quindi attenti al colpo di coda del Presidnte pro tempore...
Potrebbe continuare (a spese nostre e dei nostri figli) a chiedere flessibilità per spendere e comprarsi qualche voto.
Regali ai 18enni, regali agli amici delle lobbies, regali agli evasori fiscali, regali ed ancora regali...
tanto se il debito pubblico cresce, o i nati negli anni 80 prendono atto che potranno andare in pensione (forse) quando saranno quasi 80enni....  sono problemi che lascerà affrontare ad altri ...
Lui è per la politica spumeggiante...

domenica 24 aprile 2016

Il calcio professionistico è uno spettacolo che alcuni italiani amano...

... segnalo quindi questa notizia.
http://it.eurosport.com/calcio/serie-a/2015-2016/inter-udinese-nella-storia-prima-partita-di-serie-a-senza-italiani-titolari_sto5456863/story.shtml

Inter-Udinese nella storia: prima partita di Serie A senza italiani titolari

I 22 giocatori in campo dall’inizio a San Siro rappresentavano 14 nazionalità, ma nessun di questi era italiano. Solo nella ripresa sono entrati D’Ambrosio, Pasquale ed Eder, al suo primo gol con la maglia dell’Inter. Piano col nazionalismo, però. Non sono gli stranieri il problema, la considerazione da fare semmai è un’altra: quanti dei giocatori che vengono in Italia meritano la Serie A?

mercoledì 20 aprile 2016

11 milioni soni un successo; 13 milioni un fallimento?

Citazione tratta da un commento pubblicato sul sito di Aldo Giannuli

In numeri assoluti almeno 13 milioni di persone hanno detto sì oggi, che sono più degli 11 milioni che votarono Pd alle scorse europee. Solo che allora si celebrò il personale “plebiscito” renziano, oggi invece con tracotanza si deride l’ennesimo referendum saltato in aria e i coglioni che l’hanno appoggiato

Perché chi vince col 40,8% le elezioni europee a cui è andato a votare il 58,7% degli elettori (pari a 11'203'231 voti espressi indicando il PD) è un grande statista...
mentre invece chi ottiene l' 86% ad un referendum al quale ha votato il 32,15% degli elettori (pari 13'334'764 voti validi espressi per il sì) è un C......e al quale alcuni vorrebbero anche fare pagare le spese del referendum,

Facile dimenticare che ben 5 proposte referendarie su 6 sono state considerate tanto intelligenti dal Governo da essere immediatamente accettate, senza neppure chiedere un parere agli elettori, mentre per la sesta è stata organizzata una giornata elettorale apposita, lasciando il minimo spazio possibile per la campagne elettorale, e fissando la data più lontana possibile da quelle dalle prossime elezioni amministrative, alle quali poteva essere molto banalmente accorpata...

Magari si potrebbe concludere, come fa un altro commento:
Io a Milano voterò Parisi, tanto cacca per cacca meglio sotterrare la cacca pidiota.


O Calderoli ha ragone, oppure questa è la bufala più bella dell'anno!

Tratto da:  https://it.notizie.yahoo.com/calderoli-denuncia-svendute-francia-parti-liguria-e-sardegna-150221088.html

Calderoli denuncia: svendute a Francia parti Liguria e Sardegna

Askanews,   13 febbraio 2016

Roma, 13 feb. (askanews) - "La notizia è vera. Anche se pare inverosimile: i nostri confini sono cambiati, abbiamo perso decine di miglia di acque territoriali al largo delle coste della Liguria e della Sardegna. E forse anche in altre coste di cui ancora non sappiamo nulla. Non per un fenomeno geologico o per un atto ostile da uno Stato straniero. E' stata l'Italia a cedere, anzi a vendere, una parte del proprio territorio ai francesi, con un accordo siglato nel 2015 tra il ministro degli Esteri transalpino, Fabius, ed il nostro ministro Gentiloni, il quale ovviamente non ha fatto sapere nulla a riguardo, esattamente come il suo presidente Renzi è tutto il loro Governo". Lo ha denunciato il vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli.
"Silenzio assoluto verso il Paese e - ha affermato Calderoli in una dichiarazione- persino verso le Regioni interessate, la Liguria e la Sardegna, che lo hanno scoperto nelle ultime settimane nel mondo più incredibile: le autorità francesi, con le loro motovedette, in applicazione di questo accordo, hanno fermato prima un peschereccio ligure e, qualche giorno dopo, un peschereccio sardo, intimandogli di lasciare le rispettive zone di pesca perché appunto i confini erano cambiate e quelle acque, in entrambi i casi ricchissime di fauna ittica e dunque fondamentali per i nostri pescatori, erano diventate francesi e pertanto non più accessibili ai pescherecci italiani. Verrebbe da ridere se non fosse che si tratta di una vicenda gravissima e inquietante".
"Intanto - ha proseguito la sua denuncia Calderoli- perché di questa cessione di acque territoriali non è stato informato il Parlamento. E questo è un vulnus gravissimo per le nostre regole democratiche. L'Italia non è la Corea del Nord con un uomo solo al comando, quanto meno non ancora nella situazione dove un dittatore può decidere di cedere ad un altro Stato un pezzo del proprio territorio. E una cosa del genere non avverrebbe neppure in nessuna delle monarchie occidentali, dove il re o la regina informerebbero certamente il primo ministro e il Parlamento chiedendo loro di esprimersi in proposito. In secondo luogo immaginiamo che di questa vergogna non sia stato informato neppure il presidente della Repubblica che, altrimenti, avrebbe certamente preteso che i cittadini fossero informati ed il Parlamento coinvolto in questo passaggio che, lo ripetiamo, modifica i nostri confini e riduce il territorio della nostra sovranità nazionale".
"A questo punto pretendiamo che il presidente Mattarella venga informato e intervenga immediatamente per fare chiarezza su questa vicenda e verificare se sono state cedute altre porzioni del nostro territorio ad altri Stati esteri. Infine auspichiamo che la magistratura apra un'inchiesta seria su quanto accaduto e sul perché il Parlamento e l'opinione pubblica, oltre alle stesse Regioni interessate, non sono stati informati di quanto stava accadendo. Naturalmente, se venisse confermato il tutto, le dimissioni di Renzi sarebbero doverose".







martedì 19 aprile 2016

Marica Di Pierri, Giornalista, attivista di A Sud e presidente del CDCA - Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali
Referendum, the day after. Facciamo chiarezza
Pubblicato: 18/04/2016 19:16 CEST Aggiornato: 24 minuti fa
Tratto da:  http://www.huffingtonpost.it/marica-di-pierri/referendum-the-day-after-facciamo-chiarezza_b_9721530.html


AGF
AGF
Il portato del voto referendario al di la delle strumentalizzazioni politiche e della campagna di mistificazione e boicottaggio
Le premesse
Il referendum popolare sulle trivellazioni in mare ha portato ieri alle urne, nonostante l'assordante silenzio mediatico e gli incessanti tentativi di delegittimazione e boicottaggio, più di 15 milioni di cittadini ed ha avuto il merito di imporre finalmente nel dibattito pubblicouna discussione non più rimandabile sul modello energetico, i suoi impatti sui territori e l'urgenza di procedere verso un'economia a bassa intensità di carbonio.
Questo risultato, tutt'altro che scontato, rappresenta già, di per sé, l'importante affermazione - in termini di consenso pubblico - di una visione radicalmente alternativa a quella vigente rispetto alla tutela ambientale e al modo di produrre energia.
A questo grande passo in avanti va sommata - è importante ricordarlo - l'altra grande vittoria riconducibile all'iniziativa referendaria: è stato infatti soltanto grazie alla mobilitazione popolare di migliaia di cittadini e centinaia di comitati e associazioni, raccolta poi dalle Regioni che hanno formalmente chiesto la convocazione del referendum, se il contenuto di 5 dei 6 quesiti estesi per il voto popolare è stato recepito nella legge di stabilità di dicembre, costringendo il governo ad una marcia indietro in assoluta controtendenza rispetto alla direzione precedentemente intrapresa.
Tra i principi reintrodotti dal governo con la chiara intenzione di evitare di aggiungere altri quesiti al voto di ieri troviamo il ripristino del divieto di nuove concessioni estrattive entro le 12 miglia, introdotto per la prima volta nel 2010 - non nel 2006 come i detrattori del referendum hanno più volte affermato - ed eliminato poi nel 2012 dal decreto sviluppo salvo ricomparire nella legge di stabilità del dicembre scorso non certo per una ritrovata velleità ambientalista dell'esecutivo di unità nazionale.

venerdì 15 aprile 2016

Altri motivi per andare a votare Domenica prossima



AMBIENTE & VELENI

Trivelle, il 17 aprile votiamo sì a un referendum che si poteva evitare

di Dante Caserta – vicepresidente WWF Italia

Ed eccoci a poche ore dal silenzio elettorale a chiederci ma questa campagna per il referendum del 17 aprile sulle trivelle ce la potevamo evitare? Vorrei proprio iniziare da questa domanda, non poi tanto provocatoria, per dire: sono tra quelli che voteranno sì al referendum sulla durata delle concessioni delle 88 piattaforme offshore localizzate nella fascia off limits alle trivellazioni delle 12 miglia marine, e nel contempo sostengo che , ce lo potevamo evitare. E, partendo da questa ultima asserzione, io mi domando e vi dico.
Verso il 17 aprile  - Dagli striscioni sulle  scogliere alle  manifestazioni di piazza:  la mobilitazione per il  referendum   sulle trivelle  - Ansa
Mi domando: perché il governo e poi il Parlamento hanno pensato bene, dopo avere risposto adeguatamente a cinque dei sei quesiti proposti da dieci regioni, modificando in particolare le norme dirigistiche del decreto Sblocca Italia, di proporre e approvare quella norma sulle concessioni che possono andare avanti per ladurata utile del giacimento, contestata dalla Corte Costituzionale che ha deciso di porre quel quesito a consultazione popolare?
Vi dico: quello che si sa, e che è diventato vulgata tra gli addetti ai lavori, e che questo colpo di teatro lo si deve agli interessi convergenti delle industrie estrattive (che hanno decine di piattaforme obsolete di cui non vogliono sostenere i costi di smantellamento e di ripristino ambientale delle aree) e ambienti governativi nazionali e di Regioni come l’Emilia Romagna schierate per il NO (di fronte alla costiera romagnola ci sono 16 delle 31 concessioni a coltivare idrocarburi nell’area off limit delle 12 miglia).
Dobbiamo però proprio essere il Paese dei campanelli se delle istituzioni nazionali e regionali pensano che, disattivando con l’astensionismo il referendum per mancato raggiungimento del quorum e quindi confermando la norma censurata dall’Ufficio Centrale per i referendum della Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale, la Commissione Europea stia a guardare e non proceda subito contro l’Italia con una procedura d’infrazione per violazione delle norme europee sulle concessioni. Tutto questo, quindi, è fatto solo per guadagnare un po’ di tempo in più in attesa che la Commissione Europea inevitabilmente agisca? E’ l’economia bellezza!, si potrebbe dire parafrasando Humphrey Bogart in “Quarto Potere”. Ma siamo sicuri che questa sia economia?
Non lo è per i 360 milioni di euro spesi per portare l’Italia a un referendum che si poteva evitare su una norma illegittima. Non lo è per il Paese, visto che il poco e scarso petrolio italiano presente nei nostri mari servirebbe solo a soddisfare il fabbisogno nazionale di energia per appena 7 settimane e che le piattaforme attive nella fascia delle 12 miglia producono solo l’1.9% del fabbisogno nazionale. Non è per l’occupazione, visto che gli occupati diretti nel settore petrolifero in Basilicata (che produce il 70% del petrolio italiano e il 20% del gas) sono appena 1600, a cui si aggiungono 2400 dell’indotto (dati della Fondazione Enrico Mattei), mentre in questi anni sono stati persi 10mila posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili, per politiche governative sbagliate senza che nessuno dicesse niente.
Tutte queste piattaforme attive o obsolete mettono a rischio le nostre risorse costiere e marine. Il 25% della superficie totale della piattaforma continentale italiana è interessato da attività di sfruttamento di idrocarburi. Nel caso di incidente ad una piattaforma petrolifera nessuno può fermare la marea nera e per decenni si avranno effetti mutageni e cancerogeni sugli organismi marini che sono nella nostra catena alimentare: l’incidente capitato alla piattaforma Deepwater Horizon nell’aprile 2010 ha provocato il più grave inquinamento mai registrato nei mari degli Stati Uniti e danni (comprensivi di quelli ambientali) per 20 miliardi di dollari.Ma a questo quadro bisogna aggiungere i costi, i rischi e le servitù ambientali. Il Wwf ha denunciato, nel suo e-book “Trivelle insostenibili” (Arianna Editrice – da poco pubblicato su tutte le librerie on-line) che ben 42 (il 47,7%) delle 88 piattaforme nella fascia off limits delle 12 miglia non sono mai state sottoposte a Valutazione di Impatto Ambientale, che il 48% delle 31 concessioni ha un’età che supera i 40 anni e che bisognerebbe indagare sulle 31 piattaforme“non eroganti” (il 35% di quelle entro le 12 miglia) per capire quante di queste siano in realtà relitti improduttivi, oltre che sulle 8 (tutte Eni) “non produttive” che devono essere smantellate.
E poi perché correre questi rischi quando è possibilein particolare dopo l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici sottoscritto da 195 Paesi, tra cui l’Italia, finalmente fare un piano energetico e climatico (l’ultimo piano energetico nazionale è del 1988) che emancipi l’Italia dalle fonti fossili. C’è chi dice che questo referendum è stato “caricato” di troppi aspetti, di troppi elementi di discussione. E’ che i momenti di confronto in questo Paese sono sempre più rari e questa consultazione referendaria è diventata anche occasione per un dibattito sul futuro sostenibile del Paese che deve andare oltre l’esito del referendum, qualunque esso sia. E questo è un bene, come è un bene che il 17 aprile ci sia comunque un mare di .

Tratto dal blog della Società Chimica Italiana

Di fronte alla disinformazione programmata ed attuata da alcuni, rilancio il riferimento di un sito scientifico che affronta "scientificamente" il dibattito sul referendum di Domenica prossima
Referendum 17 aprile 2016. (4.parte):lavoro, ambiente, royalties.

Tratto dal blog della Società Chimica Italiana

A Londra l'aborto anche “fino alla nascita”

La contestatissima “clausola 208” approvata dal Parlamento inglese (e ora firmata da re Carlo) lascia immutate le restrizioni per i medici, ...