Innanzitutto, vanno ricordati tre fatti.
- Il primo: la fine della procedura di infrazione è sempre stata fissata al 2027; l’unico vero contrattempo è non essere riusciti ad anticipare i tempi.
- Il secondo: nel 2021 il debito pubblico sfiorava il 150 per cento del Pil e il deficit viaggiava su vette comprese tra l’8 e il 9 per cento. Al governo attuale si possono muovere diverse critiche, ma non certo quella di aver scialacquato il pubblico denaro: passare dal 9 al 3,08 per cento nel giro di una sola legislatura è un risultato di tutto rispetto. A maggior ragione se si considera che ad aprile l’Istat si è accorta di un improvviso extra-costo di 8,4 miliardi dovuto al Superbonus grillino (a proposito di mani bucate e soldi buttati dalla finestra).
- Il terzo: quest’anno il deficit italiano equivale alla metà di quello statunitense e supera di slancio i dati di Germania (3,7 per cento) e Francia (5,4 per cento).
La regola del 3 per cento
«Un po’ per caso»
Così, «una sera del 1981», in una riunione durata circa «un’ora», nacque l’idea. «Avevamo pensato in termini assoluti di stabilire come soglia massima 100 miliardi di franchi. Ma era un limite inattendibile data l’alta fluttuazione dei cambi e le possibili svalutazioni. Quindi decidemmo di dare il valore relativo rispetto al Prodotto interno lordo che all’epoca era di 3.300 miliardi. Da qui il fatidico 3 per cento. Qualche mese dopo, Mitterrand parlò ufficialmente della regola per il controllo dei conti pubblici. La Finanziaria si chiuse con uno squilibrio di 95 miliardi. Ma Laurent Fabius, allora premier, anziché dare la cifra parlò di un deficit pari al 2,6 per cento del Pil. Faceva molta meno impressione. Così è cominciato tutto».
Da quel momento in avanti, grazie alla benedizione di Jean-Claude Trichet, il parametro è scivolato dritto nel Trattato di Maastricht. Da quella lontana sera del 1981 in cui fu partorito un po’ per caso – chiosava Abeille – quel 3 per cento è diventato lo sfondo immutabile delle nostre vite. Senza che nessuno «si chieda più il perché».
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