giovedì 5 febbraio 2026

"Al banco serve cura, non politica". Il capo dei farmacisti boccia il boicottaggio dei medicinali israeliani

COMMENTO: sarebbe bastato verificare quanti dipendenti il gruppo TEVA ha in Italia (ed in Lombardia!) per chiudere il discorso...  Il commento di Andrea Mambelli rimarca l'ovvio a beneficio di chi ignora.


"I professionisti hanno due vincoli, la Costituzione e il codice deontologico: devono fare la scelta migliore per il cittadino. I temi politici lasciamoli alla politica", dice Andrea Mandelli (presidente della Fofi) a proposito dell'esclusione dei prodotti isaraeliani dalle farmacie pubbliche di Monza. Il paradosso dei principi attivi prodotti in Cina




Noi farmacisti abbiamo due vincoli: la Costituzione e il codice deontologico. I temi politici li lasciamo alla politica". Non usa giri di parole Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani nonché dell'Ordine interprovinciale di Milano, Lodi, Monza e Brianza. Il tema è la mozione approvata dal Consiglio comunale di Monza che invita le farmacie comunali a interrompere progressivamente la commercializzazione dei farmaci prodotti da aziende israeliane, a partire da Teva, big dei medicinali generici. Un boicottaggio che, nelle parole degli estensori del provvedimento, vorrebbe "orientare le politiche delle farmacie comunali verso criteri di coerenza con il diritto internazionale e i diritti umani". Mandelli solleva una questione di principio che va ben oltre il caso specifico. "Non voglio farne un discorso politico, non mi interessa", precisa. "La Costituzione, il Codice deontologico e il fatto di essere professionisti ci indicano che dobbiamo fare la migliore scelta per il cittadino. Poi le faccende politiche non possono riguardare i miei colleghi che sono al banco". 

Ci sono solo due paletti, dice Mandelli, ma piantati ben in profondità. "L'articolo 32 della Costituzione, che dà un indirizzo reale all'attività del farmacista, cioè esprime il diritto alla salute. E, tra parentesi, questo diritto è l'unico che è veramente aggettivato in maniera forte: si parla di un diritto 'fondamentale'. Il secondo vincolo per i professionisti è il nostro Codice deontologico su cui giuriamo di essere a fianco del cittadino per il meglio della sua salute. Insomma, vorrei evitare che i farmacisti venissero tirati in mezzo su questioni che non si attagliano assolutamente con la necessità di essere dalla parte di chi ha bisogno di una cura", spiega Mandelli. "Abbiamo visto l'esempio di Crans Montana, con il gel NexoBrid sviluppato dall'azienda israeliana MediWound e utilizzato anche per trattare i ragazzi italiani ustionati nell'incendio di Capodanno. Per i nostri figli questo e altro". È l'esempio più netto di come la politica rischi di entrare in conflitto con il diritto alla cura migliore possibile. Davanti a una cura efficace, la bandiera del produttore non può essere un criterio di scelta e quando si tratta di salute, non ci sono boicottaggi che tengano.

 

Ma c'è anche un altro aspetto dirimente nel ragionamento. Se dobbiamo collegare l'utilizzo di un farmaco a una provenienza geografica e a una valenza etica, allora dovremmo dirci che la maggior parte dei principi attivi viene dalla Cina. E anche lì ci sarebbe da discutere di diritti umani: di Xinjiang, Tibet, Hong Kong e Taiwan. Oltre che di repressione delle minoranze etniche e religiose e di mancanza di libertà e democrazia. I numeri, del resto, parlano chiaro. Secondo il Brookings Institution, Pechino controlla l'80-90 per cento della fornitura globale di principi attivi farmaceutici, mentre China Observers in Central and Eastern Europe stima che ne produca circa il 40 per cento e l'India circa il 20. Un esempio concreto? L'amoxicillina, l'antibiotico più prescritto al mondo, viene prodotta tra India, Giordania e Canada, ma le due molecole fondamentali arrivano interamente dalla Cina. E, sebbene sia una democrazia, anche l'India – che è il principale fornitore mondiale di farmaci generici e vaccini, Europa inclusa – è da tempo soggetta a critiche sulle violazioni dei diritti delle minoranze (musulmani, dalit) e sulle discriminazioni di casta, oltre a quelle che riguardano la situazione in Kashmir e le condizioni di lavoro nell'industria farmaceutica. Ma i boicottaggi si attivano sempre solo quando è coinvolto lo stato ebraico. 




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