Se accettasse di essere “la più giovane direttrice d’orchestra d’Europa”, Beatrice Venezi avrebbe rinunciato a cercare di essere il più giovane direttore d’orchestra d’Europa. Non potrebbe sperare di diventare un giorno il migliore direttore d’orchestra d’Europa, ma al massimo la migliore direttrice. Accetterebbe una riduzione, un confinamento, un limite. La pensavano come lei Susanna Agnelli, che esigeva di essere chiamata senatore e non senatrice, e Susanna Camusso, che per lungo tempo ha preferito il titolo di segretario (e non segretaria, come si dice adesso) generale della Cgil. C’è un femminismo della separatezza e dell’incomunicabilità che frammenta il mondo secondo una logica particolaristica, che oggi dal sesso si è irradiata ad altre forme di appartenenza essenzializzate (razza, etnia, condizione fisica, orientamento sessuale, ecc.), e c’è un femminismo che preserva l’unità del mondo e l’universalità delle qualità. Perché è convinto che le donne sono capaci di eccellenza, e non semplicemente di piantare bandierine dove prima le piantavano solo i maschietti.
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