sabato 3 ottobre 2026

23/09/2026 La vera conquista di civiltà



Cari amici.
La pressione crescente nelle Regioni per nuove leggi sul suicidio assistito rilancia sempre la stessa domanda: a chi soffre per una malattia giunta a uno stadio molto avanzato quale risposta va data? Sembrerebbe ovvio che tutti – noi, la società, lo Stato – abbiano il dovere di offrire compagnia, assistenza e terapie proporzionate alla patologia e al dolore. Ma l’irrompere sulla scena pubblica della morte medicalmente assistita legalizzata ha creato – per via giudiziaria, e più di recente legislativa – un’eccezione che mette a repentaglio l’indisponibilità della vita. E quanto questa eccezione sia circoscritta è il tema decisivo del confronto su una legge nazionale. Ma il punto centrale ora è diventato un altro: la possibilità di morire volontariamente con assistenza medica cambia quella risposta, nostra, della società e dello Stato? Per rispondere occorre intendersi su quale diritto umano è in gioco.
«Non può esistere un “diritto a morire”, ma il diritto di essere curati, assistiti e mai lasciati soli». Per il cardinale Matteo Zuppi, che al tema ha dedicato un ampio passaggio della sua introduzione al Consiglio permanente Cei, bisogna aver chiari i punti fermi con i quali affrontare un dialogo con chiunque: «Continuiamo a ritenere che la vera conquista di civiltà non sia la soppressione della vita, ma la cura che allevia la sofferenza». È la cura il vero diritto, perché è «proprio nella cura di chi è più debole che una comunità civile misura la propria umanità». 
Francesco Ognibene
f.ognibene@avvenire.it
(Fate conoscere questa newsletter settimanale gratuita, condividetela con i vostri amici, invitateli a iscriversi cliccando qui!) 

Nessun commento:

Promemoria

«Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e lo stesso suicidio volontario; t...