venerdì 2 ottobre 2026
La terribile storia della surrogata ribelle e del neonato malato conteso in tre stati Usa
giovedì 1 ottobre 2026
La Barriera Corallina si rifiuta di dar retta ai catastrofisti
mercoledì 30 settembre 2026
Deficit/Pil. Il 3 per cento è una regola «senza un perché»
Innanzitutto, vanno ricordati tre fatti.
- Il primo: la fine della procedura di infrazione è sempre stata fissata al 2027; l’unico vero contrattempo è non essere riusciti ad anticipare i tempi.
- Il secondo: nel 2021 il debito pubblico sfiorava il 150 per cento del Pil e il deficit viaggiava su vette comprese tra l’8 e il 9 per cento. Al governo attuale si possono muovere diverse critiche, ma non certo quella di aver scialacquato il pubblico denaro: passare dal 9 al 3,08 per cento nel giro di una sola legislatura è un risultato di tutto rispetto. A maggior ragione se si considera che ad aprile l’Istat si è accorta di un improvviso extra-costo di 8,4 miliardi dovuto al Superbonus grillino (a proposito di mani bucate e soldi buttati dalla finestra).
- Il terzo: quest’anno il deficit italiano equivale alla metà di quello statunitense e supera di slancio i dati di Germania (3,7 per cento) e Francia (5,4 per cento).
La regola del 3 per cento
«Un po’ per caso»
Così, «una sera del 1981», in una riunione durata circa «un’ora», nacque l’idea. «Avevamo pensato in termini assoluti di stabilire come soglia massima 100 miliardi di franchi. Ma era un limite inattendibile data l’alta fluttuazione dei cambi e le possibili svalutazioni. Quindi decidemmo di dare il valore relativo rispetto al Prodotto interno lordo che all’epoca era di 3.300 miliardi. Da qui il fatidico 3 per cento. Qualche mese dopo, Mitterrand parlò ufficialmente della regola per il controllo dei conti pubblici. La Finanziaria si chiuse con uno squilibrio di 95 miliardi. Ma Laurent Fabius, allora premier, anziché dare la cifra parlò di un deficit pari al 2,6 per cento del Pil. Faceva molta meno impressione. Così è cominciato tutto».
Da quel momento in avanti, grazie alla benedizione di Jean-Claude Trichet, il parametro è scivolato dritto nel Trattato di Maastricht. Da quella lontana sera del 1981 in cui fu partorito un po’ per caso – chiosava Abeille – quel 3 per cento è diventato lo sfondo immutabile delle nostre vite. Senza che nessuno «si chieda più il perché».
domenica 20 settembre 2026
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giovedì 17 settembre 2026
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mercoledì 16 settembre 2026
Pizzaballa: «Non tutti i pacifisti sono davvero pacifici»
martedì 15 settembre 2026
Incendi e clima. Non è vero che “il mondo sta bruciando”
Il 2026? La stagione degli incendi meno intensa da un secolo
Ecco ciò che rende tutto questo così esasperante: il pianeta sta facendo l’esatto contrario che bruciare. I dati satellitari mostrano che, al 2 settembre, la superficie mondiale bruciata nel 2026 è inferiore del 40 per cento rispetto alla media 2012-2025 registrata a questo punto dell’anno, e si avvia a fare di questa la stagione degli incendi meno intensa a livello globale da un secolo. Se le tendenze attuali proseguiranno, il 2026 potrebbe chiudersi con meno dell’1,5 per cento della superficie terrestre mondiale interessata dagli incendi. Sarebbe un dato nettamente inferiore persino al minimo dell’era satellitare, registrato nel 2022 con il 2,2 per cento, e probabilmente inferiore a quello di qualsiasi anno dal 1900.
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Il problema c’è, le soluzioni anche
E il 2026 non è un’anomalia. All’inizio del Novecento ogni anno bruciava quasi il 4 per cento delle terre emerse del pianeta, circa il doppio rispetto a oggi. Un secolo di miglioramenti nell’agricoltura, nella gestione del territorio e nella lotta agli incendi ha progressivamente ridotto il fenomeno, perché le persone detestano gli incendi e sono diventate molto brave a prevenirli. La tendenza di lungo periodo degli incendi nel mondo continua a essere in diminuzione.
FINE VITA «Suicidio assistito? «Noi medici non possiamo restare a guardare»
Lettera aperta di un gruppo di sanitari del network associativo “Ditelo sui tetti”: per un medico partecipare a una procedura di morte compo...
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Ascoltare la voce di chi soffre patologie gravi rimette al centro la prospettiva umana, rimossa da un approccio procedurale. E fa capire che...