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Ha lottato a mani nude contro il potere. Jerome Lejeune

15 Giugno 2026

“Un grande cristiano del XX secolo”, l’ha definito Giovanni Paolo II, un apostolo della vita, uno scienziato che ha usato le sue competenze non per accumulare onori e riconoscimenti ma per promuovere la vita dei più deboli, i bambini non ancora nati e quelli nati con la sindrome di Down. Parliamo di Jerôme Lejeune (1926-1994).

È nato cent’anni fa, il 13 giugno 1926. Ha vissuto la prima parte della giovinezza in mezzo al conflitto di una guerra devastante. Ed è stata proprio questa esperienza che lo ha sollecitato a scegliere la medicina. Appena laureato, nel 1951, riceve la proposta di collaborare con il professor Turpin per studiare le cause del mongolismo, come allora veniva chiamata una patologia che presentava specifici tratti somatici. La ricerca ribaltò radicalmente le conclusioni del dott. Langdon Down che, nella seconda metà dell’Ottocento, aveva attribuito la malattia al corredo genetico dei genitori. Lejeune invece scoprì che la causa era di origine genetica, dipendeva dal fatto che queste persone avevano un cromosoma in più. 

Questa scoperta aprì nuove prospettive per la genetica ma fu usata anche per promuovere e favorire l’aborto dei bambini con sindrome di Down. Un esito imprevisto che ha trovato in Lejeune un fiero oppositore e gli ha causato l’avversione ostinata del potere scientifico e politico. Il mondo non perdona chi decide di uscire dai binari del politicamente corretto e si oppone alla deriva relativista e sostanzialmente liberticida. Un uomo che si sottrae al mantra ideologico imposto dalla cultura non ha diritto di sedere al banchetto della società né può ricevere i finanziamenti necessari alla sua ricerca. È quello che avviene anche oggi. Forse è per questo, cioè per non perdere sovvenzioni pubbliche, che anche oggi grandi organizzazioni internazionali, anche di matrice cattolica, non pronunciano mai un chiaro giudizio sull’aborto, si adeguano ai diktat del potere culturale. Lejeune non lo ha fatto. Non ha svenduto la coscienza per un pugno di denaro. Non ha permesso ad altri di comprare il suo silenzio. 

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Jerôme Lejeune ha saputo intrecciare scienza e fede, anzi ad essere precisi possiamo dire che ha fatto della fede il punto di partenza e il costante riferimento di tutta la vita. Il successo non gli ha dato alla testa né lo ha fatto diventare ricco. Eppure, se avesse voluto … avrebbe potuto ricevere premi e denaro in grande quantità. E invece ha ricevuto ingiurie e persecuzioni, proprio quello che Gesù ha promesso ai suoi discepoli fedeli: 

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Matteo 5,11-12).

Parole che noi dimentichiamo facilmente. Lejeune invece sapeva che avrebbe incontrato ostilità di ogni genere, sapeva che anche tanti amici avrebbero voltato le spalle ma… sapeva anche di difendere la verità più semplice, quella cioè di ricordare che la vita inizia dal concepimento e come tale va accolta e custodita. Una verità semplice che pochi giorni fa Papa Leone ha ricordato al Parlamento spagnolo e lo ha fatto con parole che non possono lasciare spazio a interpretazioni: