giovedì 8 ottobre 2026
Il crollo a Gaza e la strage di bambini: «Si era festeggiato un matrimonio» di Francesca Ghirardelli - 16 settembre 2026
domenica 15 marzo 2026
San Massimiliano di Tebessa, il primo obiettore di coscienza
lunedì 9 marzo 2026
Iran, il cardinale americano Cupich (vicino al Papa) contro video di Trump: «È disgustoso»
"Ridurre la guerra a un videogioco, profondo fallimento morale". L'arcivescovo di Chicago è tra gli esponenti più autorevoli della Chiesa negli Usa, leale a Leone XIV. Il suo «appello alla coscienza» rappresenta la più dura e amara delle critiche all'uomo di War-a-Lago.
domenica 8 febbraio 2026
Pace, guerra. E aborto - Avvenire Newsletter, 04/02/2026
Cari amici. «Il più grande distruttore della pace è l’aborto»: è una delle più celebri frasi di Madre Teresa di Calcutta, che in un discorso del 1994 ricorse a questa apparente iperbole per far comprendere che a generare le guerre è, in definitiva, il disprezzo per la vita. Un mondo che non sa più riconoscere nel bambino concepito la vita in assoluto più indifesa della quale prendersi cura e, anzi, contempla persino come un diritto la possibilità di sopprimerla è pronto a ogni altra forma di violenza. Le citazione della “santa degli ultimi” è tornata nelle cronache dei giorni scorsi grazie a papa Leone, che ricevendo i partecipanti al convegno “One humanity, one planet” li ha invitati «a riflettere sul fatto che non ci sarà pace senza porre fine alla guerra che l’umanità fa a sé stessa quando scarta chi è debole, quando esclude chi è povero, quando resta indifferente davanti al profugo e all’oppresso. Solo chi ha cura dei più piccoli può fare cose davvero grandi». Un principio che papa Francesco definiva di “ecologia integrale”, un’antropologia che si pone davanti alla persona umana come un assoluto, indisponibile, sempre. Con occhi che sapevano cogliere come pochi nel nostro tempo la dignità umana nella sua pienezza Madre Teresa si fece voce «profetica – come l’ha definita Leone –: nessuna politica può infatti porsi a servizio dei popoli se esclude dalla vita coloro che stanno per venire al mondo, se non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale». Una profezia, è vero. Della quale possiamo farci testimoni anche noi. (Se vi interessa questa newsletter condividetela con una persona amica: può abbonarsi gratis. Basta registrarsi qui ad Avvenire.it e poi iscriversi) Francesco Ognibene f.ognibene@avvenire.it (nella foto: un recente bombardamento russo su abitazioni di Kharkiv) |
domenica 2 novembre 2025
IA e armi, servono norme per evitare una deriva disumana
Valerio Palombaro - Città del Vaticano
segue in
https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-11/intelligenza-artificiale-armi-papa-leone-xiv-disarmo.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT
venerdì 3 ottobre 2025
Ucraina. Orrore a Zaporizhzhia: «Ci sono camere della tortura nella centrale nucleare»
mercoledì 27 agosto 2025
Storie di brava gente. Le diciotto guerre dichiarate dall'Italia di Piero Graglia
lunedì 25 agosto 2025
Caritas Internationalis: a Gaza non è guerra, ma annientamento
Parolin: allibiti di fronte a quello che sta succedendo a Gaza
Gaza, altri 5 giornalisti uccisi in un raid sull'ospedale Nasser
domenica 29 giugno 2025
Mine antiuomo, cos'è la Convenzione di Ottawa e cosa significa l'uscita dell'Ucraina
La storia della Convenzione di Ottawa
La Farnesina ricorda che la convenzione conclusa nel 1997 ed entrata in vigore nel 1999, è stata ratificata inizialmente da 164 Stati, inclusa l'Italia. Tra i membri della Convenzione, però, non figurano sei Paesi significativi: Cina, Federazione Russa, India, Pakistan, Repubblica di Corea e Stati Uniti. L'universalizzazione della partecipazione al Trattato resta, quindi, uno degli obiettivi principali nel quadro della sua attuazione efficace. Attualmente, gravi preoccupazioni sono suscitate dal diffuso ricorso a questi tipi di armi da parte di attori non statuali, che sono anche in grado di produrle in proprio o di ricorrere a ordigni di circostanza noti come ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Devices - Ieds).
Altre aree di lavoro attuali riguardano la distruzione degli stock, la bonifica delle aree minate (e relative richieste di proroga ai termini finali per il raggiungimento di tali obiettivi), le misure di trasparenza e, soprattutto, l'assistenza alle vittime. Distruzione degli stock: la Convenzione impegna gli Stati parte alla distruzione di tutte le mine antipersona in loro possesso o sotto il loro controllo, «al più presto» ma in ogni caso non oltre i quattro anni dall'entrata in vigore del Trattato per lo Stato interessato. L'unica eccezione alle disposizioni sulla distruzione riguarda mine che possono essere tenute ai fini di addestramento relativo a tecniche di rilevamento, bonifica o eliminazione e in numeri comunque minimi necessari a tali fini. A oggi, 157 Stati membri hanno eliminato l'interezza dei loro depositi, che cumulativamente contano oltre 47 milioni di ordigni.
In cosa consiste
Il Trattato impone ai suoi membri l'identificazione delle aree contaminate, la loro segnalazione e delimitazione che garantisca la protezione dei civili finché il processo di bonifica non sia terminato. La bonifica totale deve intervenire entro 10 anni dall'entrata in vigore della Convenzione per lo Stato interessato, salvo richiesta di proroga che, comunque, non può superare un ulteriore periodo di 10 anni. Le disposizioni sull'assistenza alle vittime sono di centrale importanza nella Convenzione di Ottawa e, al tempo della sua negoziazione, rappresentarono una novità nel panorama degli strumenti di disarmo e controllo degli armamenti.
martedì 3 giugno 2025
OK del Governo (svizzero) alla vendita dei Leopard 1, ma nessun trasferimento in Ucraina - 28 Maggio 2025
RUAG MRO può vendere alla Germania senza autorizzazione 71 dei 96 carri armati Leopard 1 A5, compresi accessori, che si trovano in Italia. È però escluso un trasferimento all'Ucraina.
venerdì 27 dicembre 2024
Demografia, il nemico comune di Russia e Ucraina
venerdì 4 ottobre 2024
giovedì 25 aprile 2024
Record storico per la spesa militare: il mondo sempre più armato
Paola Simonetti e Giulia Mutti – Città del Vaticano
Le guerra si configura ormai come il più redditizio business planetario, con ingenti costi che non lasciano fuori alcuna regione del mondo. La spesa per gli armamenti vede, infatti, una straordinaria escalation per il nono anno consecutivo, raggiungendo il picco inedito di 2.443 miliardi di dollari, con la Nato che spende il 55% dell’importo complessivo. Cifre, queste, che rappresentano il 2,3% del PIL mondiale. Lo relaziona il rapporto dell'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (SIPRI), che sottolinea come dal 2009 gli investimenti militari siano aumentati in tutte e cinque le regioni geografiche mondiali, dove la spesa è monopolizzata dagli Usa e dalla Nato. A dare una sferzata all’incremento degli armamenti, sottolinea il rapporto, c’è stata certamente la guerra in Ucraina, che ha stravolto “radicalmente le prospettive degli Stati europei sulla sicurezza. Questo cambiamento nella percezione della minaccia – ha spiegato il report - si riflette nella destinazione di quote crescenti del Prodotto interno lordo alla spesa militare”. Dunque, punte significative per l’innalzamento dei costi bellici, si registrano anche in Europa, oltre che in Asia, Oceania e Medio Oriente. "Nessuna zona del mondo - aggiunge il documento - ha visto purtroppo miglioramenti”.
Russia e Ucraina
In particolare la Russia, terza nella classifica mondiale, ha stanziato una cifra stimata in 102 miliardi di euro, il 4,5 % a livello globale e il 24 % in più su base annua, ovvero il 5,9 % del suo Prodotto interno lordo (PIL). Dal canto suo, l'Ucraina, ottavo investitore mondiale nel settore delle armi, ha aumentato la sua spesa del 51 %, pari a oltre 60 miliardi di euro, un terzo del suo PIL. Con i quasi 32 miliardi di euro di aiuti militari ricevuti, Kyiv ha ridotto notevolmente il divario con Mosca e la spesa militare totale ucraina è stata pari al 91 % di quella russa.
Stati Uniti e Nato
Nello scenario globale dei costi militari, il dominio incontrastato, segnala il rapporto Sipri, è degli Stati Uniti con un investimento di 2,3 % in più, pari a 860 miliardi di euro, ovvero il 37 % della spesa globale e il 68 % di quella dei 31 Paesi membri della Nato. Nel contesto statunitense, in particolare nelle regioni di America centrale e Caraibi, a far lievitare la spesa del 54 % in più lo scorso anno è stata la lotta alla criminalità organizzata, con la maglia nera al Brasile, che ha visto una spesa di 21,5 miliardi di euro, con un incremento di oltre il 3 %. Significativo, secondo il documento, anche l'aumento degli investimenti nella difesa dei Paesi europei della Nato, che ora rappresentano il 28 % di quelli dell'intera Alleanza, il livello più alto in un decennio con undici di loro al di sopra dell'impegno del 2% del PIL. Tra questi spicca la Polonia che, con un incremento annuo del 75 %, fa registrare il più ingente aumento annuo in Europa.
Il Medio Oriente
Il Medio Oriente ha registrato l'aumento maggiore in un decennio, pari al 9 %, con l'Arabia Saudita come leader regionale, seguita da Israele che ha aumentato la propria spesa del 24 % a causa della sua offensiva nella Striscia di Gaza dopo gli attentati di Hamas dello scorso ottobre. "Il grande aumento della spesa militare in Medio Oriente nel 2023 - si legge ancora nel documento Sipri-riflette la situazione in rapido cambiamento nella regione, dal miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Paesi arabi negli ultimi anni allo scoppio di una grande guerra a Gaza e alla paura di un conflitto regionale".
L’Estremo Oriente
La metà degli investimenti nella regione asiatica li ha spesi, secondo il rapporto Sipri, la Cina con quasi 278 miliardi di euro, il 6 % in più. Il Giappone, dal canto suo, ha stanziato 50,2 miliardi di dollari per le sue forze armate nel 2023, con un incremento dell’11 % rispetto al 2022. Anche la spesa militare di Taiwan è cresciuta lo scorso anno dell’11 % iraggiungendo 16,6 miliardi di dollari.
Più armi, più tensione
L'aumento della spesa militare globale è confermato da Maurizio Simoncelli, vicedirettore dell’Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, intervistato da Radio Vaticana - Vatican News. Negli ultimi anni, infatti, in fenomeno ha preso il via dopo "l’occupazione russa della penisola di Crimea”, spiega il professore.
Le spese militari sono state, poi, incrementate esponenzialmente come conseguenza dell’invasione dell’Ucraina nel 2022 e con la crisi in Medio Oriente: “Questo quadro è collegato al venire meno del ruolo della Nato come organismo di controllo dell’area del Nord Atlantico", afferma il vicedirettore di Archivio Disarmo, sottolineando che “i dati ci indicano che Paesi come Cina, India, Giappone e Taiwan stanno aumentando gli armamenti, mentre, la Cina rimane il secondo Paese mondiale per spese militari dopo gli Usa”. Il quadrante del Pacifico, infatti, rimane un’area di alta tensione: “La Cina è il grande competitor degli Usa. Tuttavia, la spesa militare cinese è sempre un terzo rispetto a quella degli Stati Uniti”.
Ritorno alla guerra fredda
Sul fronte europeo nel 2023 tutti i 27 Paesi membri hanno aumentato la spesa militare. “Il conflitto in Ucraina sta esacerbando i rapporti internazionali; ormai, tra la Russia e i Paesi occidentali non ci sono spazi di dialogo, si pensa solo ad aumentare il budget militare”, spiega l’esperto. Questo sta comportando “una ripresa in pieno della guerra fredda che si ripropone nel nuovo millennio”, spiega l'esperto. A suo parere, in un clima di crisi internazionale, affinché si possa tornare a parlare di disarmo “bisogna operare per arrivare ad una de-escalation nei conflitti attuali”. “Pensare di risolvere i problemi internazionali con la forza è una pura illusione, lo abbiamo visto nella storia: ogni volta che l’uomo ha cercato di risolvere i problemi con la violenza ha creato i presupposti per nuove guerre e odi pluridecennali”. “Il tentativo che bisogna fare - conclude - è quello di puntare alla de-escalation a non volere risolvere i problemi con l’arma, addirittura nucleare, come è stato paventato dalla Russia. E soprattutto avviare negoziati”.
domenica 21 aprile 2024
La scorta alimentare d’emergenza in ogni casa svizzera
venerdì 15 marzo 2024
Guerra in Europa. La Danimarca ha paura della Russia e chiama le donne alla leva
L'anno scorso i danesi che hanno prestato servizio militare sono stati 4.700, le donne erano il 25%. Quest'anno il numero dovrebbe salire a 5.000. Il governo vuole inoltre aumentare il bilancio della difesa di quasi 6 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per raggiungere gli obiettivi della Nato. Le forze armate danesi contano attualmente circa 20.000 persone attive, tra cui circa 9.000 truppe professionali.
Dalla Polonia ai Paesi baltici e scandinavi, cresce la spesa difendersi
La Danimarca non è l'unico Paese europeo a preoccuparsi per la difesa dei propri confini da un'eventuale aggressione russa. Con la guerra in Europa che non accenna a finire, in seguito all'invasione dell'Ucraina il 24 febbraio 2022, cresce la paura in tutti gli Stati vicini alla Federazione Russia o alla Bielorussia sua alleata. È di ieri l'annuncio del presidente russo Vladimir Putin dell'intenzione di schierare le truppe lungo il confine con la Finlandia. È stata proprio la guerra in Ucraina a spingere la Finlandia e la Svezia a diventare membri della Nato.
La Svezia e l'Estonia, anch'essa Paese Nato, hanno discusso delle possibilità di cooperare nell'industria della difesa, compreso il lancio di progetti comuni per l'applicazione delle nuove tecnologie all'industria militare. «Date le notevoli capacità dell'aeronautica e della marina svedese, le rotte marittime e aeree del mar Baltico sono più sicure» ha detto il ministro della Difesa estone, Hanno Pevkur.
Il presidente della Polonia, Andrzej Duda, ricevuto ieri alla Casa Bianca, ha caldeggiato con il presidente Joe Biden la proposta che i Paesi Nato aumentino la spesa per la difesa dal 2% al 3% del Pil. «Il 2% era buono dieci anni fa. Ora il 3% è necessario in risposta alla guerra su larga scala lanciata dalla Russia proprio oltre il confine orientale della Nato».
I Paesi baltici - Lettonia, Estonia e Lituania - sollecitano un aumento del sostegno militare occidentale all'Ucraina. «Non possiamo rifiutare alcuna forma di sostegno: dobbiamo tracciare linee rosse per la Russia, non per noi stessi» ha detto di recente il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis. Il presidente lituano, Gitanas Nauseda, incontrando ieri a Parigi l'omologo francese Emmanuel Macron, ha sostenuto che «dobbiamo considerare seriamente l'idea di inviare truppe in Ucraina».
La Lettonia ha aderito all'iniziativa della Repubblica Ceca di acquisire e trasferire munizioni a Kiev e ha approvato un piano per blindare i confini con Russia e Bielorussia. Il progetto, che si inserisce nella costruzione di una linea difensiva del confine orientale della Nato in area baltica, prevede la realizzazione di fortificazioni, fossati anticarro, depositi di esplosivi e mine. Il costo è di 303 milioni di euro e i lavori dureranno cinque anni.
Vilnius ha inoltre rafforzato, da ieri e fino al 12 settembre, il controllo della frontiera con la Bielorussia: la polizia e l'esercito potranno eseguire con più facilità controlli e sequestri e intervenire rapidamente in caso di sospette minacce alla sicurezza del Paese. Da tre anni la Lettonia è meta, assieme a Lituania e Polonia, di ripetute ondate di immigrazione clandestina dalla Bielorussia, in particolare nella stagione estiva.
domenica 10 marzo 2024
Il Papa sulla guerra in Ucraina: non abbiate vergogna di negoziare
martedì 16 gennaio 2024
Io ex fabbricante di armi dico: la guerra è una follia
venerdì 21 luglio 2023
8 Luglio 2023 - Ucraina, 500 giorni di un conflitto senza fine. Zelensky: "Una guerra totale"
La Cina fornisce armi a Mosca e Kyiv usa bombe a grappolo
lunedì 29 maggio 2023
L’Armenia, abbandonata da tutti, offre il Nagorno-Karabakh a Baku
Il premier Pashinyan è pronto a cedere il territorio storicamente armeno in cambio di una pace duratura e garanzie internazionali. È la mossa della disperazione
lunedì 22 maggio 2023
Guerra in Ucraina. Cardini: «Un errore continuare ad armare Kiev»
Diritto alla vita: perché l’Europa è inquieta (e il dialogo così difficile)
Parlare di aborto non solo nei termini di “diritto” indiscutibile non è mai stato facile, ma ora le cose si stanno complicando, e non soltan...
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Delibera n° 81 Approvata nella seduta del: 30/01/2009 Deliberante: Determinazioni dei Coordinatori OGGETTO: IMPEGNO DI SPESA PER LIQUIDAZION...
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Il problema Prima di essere pubblicata, la seguente lettera è stata sottoscritta da oltre 270 medici di diverse Regioni italiane Siamo un gr...
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Ascoltare la voce di chi soffre patologie gravi rimette al centro la prospettiva umana, rimossa da un approccio procedurale. E fa capire che...
