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lunedì 19 ottobre 2026

«Sánchez? Un disastro. La Spagna è più povera, più polarizzata e più debole»

Tra aumenti delle imposte, crescita del debito pubblico e scandali giudiziari, l’ex premier socialista lascia solo macerie. «Se punta sugli aggettivi e non sui risultati c’è un motivo». Intervista a Diego Sánchez de la Cruz, direttore delle ricerche dell’Istituto Juan de Mariana

Sánchez è il nuovo Orbán d’Europa

Il leader socialista, che ieri si dimesso da premier annunciando nuove elezioni per il 29 novembre, ha trasformato la Spagna nella porta d’ingresso della Cina in Europa. Come aveva fatto Orbán con l’Ungheria

mercoledì 14 ottobre 2026

La premier giapponese Takaichi prepara una "strategia globale" contro il declino demografico

Il capo del governo ammette: si tratta di "una crisi nazionale che avanza silenziosamente"


Il “dimagrimento” è costante. E, apparentemente, inarrestabile. “Una crisi nazionale che avanza silenziosamente", è la diagnosi (amara) della premier giapponese, Sanae Takaichi. Che ha promesso, nel suo discorso programmatico in Parlamento, di "formulare una strategia globale in materia di popolazione" entro la fine dell'anno.
I numeri non lasciano spazio all’ottimismo. E catturano un Paese attraversato da squilibri sempre più vistosi. Primo: il declino non si arresta. Il numero di cittadini giapponesi residenti nel Paese è sceso sotto i 120 milioni per la prima volta negli ultimi 42 anni. Il Paese perde in media tra i 600.000 e gli 800.000 residenti ogni anno. Più nel dettaglio: secondo i dati del censimento, pubblicati dal Ministero degli Interni, al 1° ottobre 2025 la popolazione totale del Giappone, inclusi i residenti stranieri, ammontava a 122,9 milioni di abitanti, in calo di 3,17 milioni, pari al 2,5%, rispetto a cinque anni prima. Si è trattato del terzo calo consecutivo nell'indagine quinquennale che risale al 1920. Il numero di cittadini giapponesi è diminuito del 3,5%, attestandosi a 119,1 milioni, dopo un calo dell'1,4% registrato nel precedente censimento del 2020, mentre quello dei residenti stranieri è aumentato del 39,8%, raggiungendo il livello record di 3,84 milioni. I cittadini cinesi rappresentavano la quota maggiore di residenti stranieri, con il 24%, seguiti dai vietnamiti, con il 15,9%, e dai sudcoreani e nordcoreani, con il 10,4%.
Secondo aspetto: il tasso di fecondità resta ai minimi, oscillando attorno a 1,2 figli per donna, ben al di sotto del livello di sostituzione (2,1) necessario per stabilizzare la popolazione. Il terzo, anche questo sempre più evidente fenomeno: lo squilibrio generazionale. Oltre il 29% della popolazione ha più di 65 anni, rendendo il Giappone la società più anziana al mondo, mentre la fascia d'età tra 0 e 14 anni rappresenta meno dell'11%.
Le previsioni per il futuro sono fosche. L'Istituto nazionale giapponese per la ricerca sulla popolazione e la sicurezza sociale stima che la popolazione del Paese potrebbe scendere a circa 91,6 milioni entro il 2065 e a 87 milioni entro il 2070. A quel punto, quasi quattro giapponesi su dieci avranno 65 anni o più.
Come si muoverà dunque Tokyo per arginare la “crisi nazionale” demografica? La premier Takaichi promette di superare la logica degli interventi del passato. Troppo frammentari ed episodici. L'obiettivo sarà mettere in campo un approccio complessivo, più ampio e organico. Agendo su più fronti. Dall’aumento dei salari reali per i lavoratori più giovani ai sussidi diretti all'infanzia per incentivare la formazione di nuove famiglie. Fino ad arrivare a un traguardo ambizioso: sagomare stili di vita che contemplino una (ri)conciliazione vita-lavoro. Le ipotesi sul tavolo? Puntare a nuove riduzioni dell'orario di lavoro straordinario e a incentivare i congedi di paternità effettivi. Il governo mira, poi, a investimenti massicci nell'adozione di robotica, intelligenza artificiale e automazione industriale per compensare la mancanza di manodopera nei settori chiave del Paese.

sabato 10 ottobre 2026

L’autodeterminazione prevale sulla libertà religiosa: Zurigo lancia un forte segnale sul suicidio assistito - 28 settembre 2026 - 17:36

https://www.tvsvizzera.it/tvs/svizzera-istruzioni-per-luso/lautodeterminazione-prevale-sulla-libert%c3%a0-religiosa-zurigo-lancia-un-forte-segnale-sul-suicidio-assistito/92131277?utm_campaign=manual_tvs&utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_content=o&utm_term=manual

L’elettorato zurighese obbliga case di cura e ospedali a tollerare il suicidio assistito. La decisione pone le istituzioni di ispirazione cristiana di fronte a un dilemma e invia un segnale che va ben oltre i confini cantonali. 


La situazione non cambia: in Svizzera nessuno mette in discussione il diritto al suicidio assistito. Nel Cantone di Zurigo, questa domenica, una maggioranza di due terzi ha approvato una modifica legislativa che obbliga case di cura e ospedali a consentire alle organizzazioni di assistenza al suicidio l’accesso alle persone residenti e a chi è ricoverato.  

Anche quando ciò contrasta con i principi fondamentali di queste istituzioni. 

La proposta riguarda in particolare le quasi 30 case di cura private cristiane del Cantone che rifiutano questa prassi. Dovranno aprire le porte a Exit, Dignitas e ad altre organizzazioni oppure trasferire la propria attività in un altro Cantone che non disponga ancora di una normativa analoga. 

La legge introduce un cambiamento anche per il corpo medico. Anche gli ospedali del Cantone di Zurigo sono ora obbligati a consentire l’accesso a chi accompagna le persone nel fine vita. 

Le voci critiche avevano inutilmente messo in guardia dal possibile contrasto tra cure palliative e assistenza al suicidio negli ospedali, così come il Governo cantonale di Zurigo, che proprio per questo motivo aveva respinto la proposta.


La situazione non cambia: in Svizzera nessuno mette in discussione il diritto al suicidio assistito. Nel Cantone di Zurigo, questa domenica, una maggioranza di due terzi ha approvato una modifica legislativa che obbliga case di cura e ospedali a consentire alle organizzazioni di assistenza al suicidio l’accesso alle persone residenti e a chi è ricoverato.  

Anche quando ciò contrasta con i principi fondamentali di queste istituzioni. 

La proposta riguarda in particolare le quasi 30 case di cura private cristiane del Cantone che rifiutano questa prassi. Dovranno aprire le porte a Exit, Dignitas e ad altre organizzazioni oppure trasferire la propria attività in un altro Cantone che non disponga ancora di una normativa analoga. 

La legge introduce un cambiamento anche per il corpo medico. Anche gli ospedali del Cantone di Zurigo sono ora obbligati a consentire l’accesso a chi accompagna le persone nel fine vita. 

Le voci critiche avevano inutilmente messo in guardia dal possibile contrasto tra cure palliative e assistenza al suicidio negli ospedali, così come il Governo cantonale di Zurigo, che proprio per questo motivo aveva respinto la proposta. 

La situazione non cambia: in Svizzera nessuno mette in discussione il diritto al suicidio assistito. Nel Cantone di Zurigo, questa domenica, una maggioranza di due terzi ha approvato una modifica legislativa che obbliga case di cura e ospedali a consentire alle organizzazioni di assistenza al suicidio l’accesso alle persone residenti e a chi è ricoverato.  

Anche quando ciò contrasta con i principi fondamentali di queste istituzioni. 

La proposta riguarda in particolare le quasi 30 case di cura private cristiane del Cantone che rifiutano questa prassi. Dovranno aprire le porte a Exit, Dignitas e ad altre organizzazioni oppure trasferire la propria attività in un altro Cantone che non disponga ancora di una normativa analoga. 

La legge introduce un cambiamento anche per il corpo medico. Anche gli ospedali del Cantone di Zurigo sono ora obbligati a consentire l’accesso a chi accompagna le persone nel fine vita. 

Le voci critiche avevano inutilmente messo in guardia dal possibile contrasto tra cure palliative e assistenza al suicidio negli ospedali, così come il Governo cantonale di Zurigo, che proprio per questo motivo aveva respinto la proposta. 

Anche per le case di cura cambierà poco. La maggioranza delle oltre 200 strutture zurighesi consentiva già l’accesso alle organizzazioni di assistenza al suicidio. Nelle altre strutture, prevalentemente di ispirazione cristiana, secondo Rickli la maggior parte delle residenti e dei residenti probabilmente non ne farà uso neppure in futuro. 

Rickli prevede che la legge entrerà in vigore la prossima primavera, a condizione che non venga presentato alcun ricorso. 

Il significato più profondo del risultato della votazione

Con questa votazione, la popolazione zurighese ha posto il diritto fondamentale a una morte autodeterminata al di sopra della libertà religiosa e della libertà economica delle case di cura. 

L’opposizione si è raccolta attorno a questi due sistemi di valori. Ne facevano parte l’UDF (Unione democratica federale), partito cristiano conservatore, e il PEV (Partito evangelico svizzero), il cui elettorato proviene in misura significativa dagli ambienti delle chiese libere e guarda con spirito critico al suicidio assistito, sia in generale sia nella sua applicazione alle strutture di cura. A questi si è aggiunta l’UDC (Unione democratica di centro), favorevole a una regolamentazione statale limitata. 


Il PLR (Partito liberale radicale), tradizionalmente liberale sia sul piano economico sia su quello sociale, aveva invece lasciato libertà di voto su un tema che vedeva contrapposte libertà individuale e autonomia istituzionale. Tutti gli altri partiti, dalla sinistra verde fino al Centro, si erano schierati a favore della legge, compreso il Centro, erede del Partito popolare democratico (PPD). Un segnale di quanto anche la base delle chiese nazionali svizzere sia ormai aperta all’assistenza al suicidio. 

Da un punto di vista giuridico, la priorità dell’autodeterminazione è già riconosciuta. Dieci anni fa, in seguito a un ricorso contro una revisione legislativa nel Cantone di Neuchâtel, il Tribunale federale Collegamento esternosi era già pronunciato sulla questione. Aveva stabilito che l’obbligo di tollerare l’assistenza al suicidio incide sulla libertà di fede e di coscienza delle case di cura, ma non in misura tale da prevalere sul diritto all’autodeterminazione.

Con la decisione presa a Zurigo, la strada è ora aperta alle organizzazioni di assistenza al suicidio, che potrebbero chiedere l’introduzione di regole analoghe anche in altri Cantoni o a livello nazionale. Sono state Exit e Dignitas, le due principali organizzazioni svizzere attive in questo ambito, a innescare la revisione legislativa nel Cantone con un’iniziativa. 

Nel paese pioniere dell’assistenza al suicidio vi è bisogno di discutere


La Svizzera, considerata a livello internazionale un Paese pioniere dell’assistenza al suicidio, con la normativa zurighese si avvicina a realtà che, sotto alcuni aspetti, si sono spinte più lontano nella regolamentazione del fine vita.

È il caso del Canada, dove l’accompagnamento alla morte in ospedale è praticato da ormai dieci anni. A differenza di quanto avverrà a Zurigo, tuttavia, la procedura è pienamente integrata nell’attività ospedaliera ed è svolta dal personale medico, un aspetto che anche in Canada continua a suscitare critiche. 

Per la Svizzera, la decisione di Zurigo rappresenta il primo cambiamento significativo da molto tempo. Le norme sull’assistenza al suicidio, rimaste sostanzialmente invariate dall’entrata in vigore del primo Codice penale svizzero nel 1942, continuano a essere considerate tra le più permissive sotto diversi aspetti. Consentono, ad esempio, l’assistenza al suicidio anche a persone che non soffrono di una malattia terminale, purché vi siano un desiderio di morire, la capacità di discernimento e una decisione presa autonomamente dall’interessato. Tuttavia, ogni tentativo di disciplinare la materia con una legge specifica è finora fallito. 

Un dibattito che attende la Svizzera riguarda l’assistenza al fine vita in caso di demenza. In Paesi come i Paesi Bassi, le persone affette da demenza possono mettere per iscritto la propria volontà di morire. L’eutanasia viene poi praticata dal personale medico. 

In Svizzera, invece, questa forma di eutanasia attiva diretta è punibile. Il suicidio assistito deve essere compiuto dalla persona stessa e l’accompagnamento alla morte presuppone la capacità di discernimento di chi desidera morire. 

Le persone affette da demenza che intendono scegliere autonomamente il momento della propria morte sono spinte ad agire. Devono confrontarsi con una domanda complessa: fino a quando posso attendere? 

Un interrogativo che riguarda anche la Svizzera, chiamata prima o poi a definire il proprio quadro normativo. 

 

domenica 4 ottobre 2026

Milan Panić

 (Serbian Cyrillic: Милан Панић, pronounced [mǐlan pǎːnit͡ɕ]; 20 December 1929 – 24 September 2026) 


...  In 2002, ICN settled an SEC civil lawsuit related to misleading statements issued regarding their products.[48][49] Panić decided to retire as CEO and Chairman of ICN in June 2002 after opposing shareholders took control of ICN's Board of Directors.[50] Over the course of his career as Chairman, CEO, and President, Panić led ICN to annual sales in 90 countries exceeding $672 million (USD), with over 600 drugs in its portfolio by his final year in 2001.[22][51][52]

Panić maintained other business entities and investments both in the U.S. and internationally. In 2003, after Panić's departure, ICN Pharmaceuticals changed its name to Valeant Pharmaceuticals International, Inc.[53]

After retiring from ICN, Panić bought a bioassay subsidiary of ICN Biomedicals and changed its name to MP Biomedicals.[54] MP specializes in research and development of life science and diagnostic products.[55] MP's global headquarters is located in Santa Ana, California, with its U.S. headquarters and central distribution center located in Solon, Ohio. The company maintains global operations in North America, South America, Asia, Australia, and Europe. On 14 June 2010, Panić and MP acquired ICPBio International LTD., a New Zealand-based protein biologics manufacturing company.[56] On 11 December 2014, the FDA approved MP Diagnostics HTLV Blot 2.4, the first FDA-licensed supplemental test for Human T-cell Lymphotropic Virus-I/II (HTLV-I/II).[57] In October 2015, Panić announced the sale of MP Biomedicals to China-based Valiant Fine Chemicals Co. Ltd., a developer of chemical products.[55]

venerdì 2 ottobre 2026

Sul glifosato arriva il parere del RAC: una classificazione come cancerogeno non è giustificata

Il RAC si esprime nuovamente sul rapporto tra glifosato e cancerogenicità, a seguito della richiesta di rivalutazione avanzata dalla Commissione europea dopo la pubblicazione di un nuovo studio dell’Istituto Ramazzini


segue al link:

Come vi avevamo anticipato in un’informativa a marzo nella quale raccontavamo brevemente la storia del problema, un nuovo studio sul glifosato, condotto dall'Istituto Ramazzini (2025), ha riaperto la discussione, ponendo la necessità di una nuova valutazione del potenziale cancerogeno della sostanza.

Pertanto, la Commissione Europea si è mossa per dare mandato al comitato di valutazione del rischio (RAC) dell’agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) di valutare le ultime novità allo scopo di stabilire se i risultati fossero scientificamente robusti e attendibili e, soprattutto, se potessero rimettere in discussione la valutazione effettuata nel 2022 dallo stesso comitato, che aveva confermato la precedente del 2017, concludendo che la sostanza glifosato non necessitasse di una classificazione per cancerogenicità.

In questo contesto, la Commissione ha, inoltre, chiesto a ECHA ed EFSA (autorità europea per la sicurezza alimentare) di contattare l'Istituto Ramazzini per disporre di tutti i dati disponibili, compresi i dati grezzi, al fine di poterli esaminare.

A marzo 2026 si è svolta la consultazione mirata e circostanziata all’analisi del solo nuovo studio, a seguito della quale si è tenuta una discussione preliminare del RAC a giugno 2026.

Il parere finale di RAC di settembre è stato formulato tenendo conto dei commenti e delle osservazioni raccolti sia in fase di consultazione, che a seguito del parere preliminare di giugno.

RAC ha esaminato in dettaglio i dati sugli effetti cancerogeni del glifosato emersi dallo studio e la loro relazione con i criteri CLP applicabili. Sulla base della valutazione e a seguito delle discussioni, RAC ha concluso che i risultati dello studio, di per sé, non soddisfano i criteri di classificazione CLP per classificare il glifosato come cancerogeno; inoltre, il nuovo studio non è sufficiente a rimettere in discussione le conclusioni della valutazione del pericolo del glifosato, basate sul peso delle evidenze, e, in particolare, la precedente decisione del 2022.

Pertanto, RAC ha confermato e concluso che la sostanza non richiede una classificazione per cancerogenicità.

Fonte:



La terribile storia della surrogata ribelle e del neonato malato conteso in tre stati Usa

Un utero affittato, un bambino prima desiderato, poi rifiutato e infine reclamato dai committenti. Il caso di McKenna West diventa una battaglia giudiziaria sul «miglior interesse» (ma di chi?)

segue:

giovedì 1 ottobre 2026

La Barriera Corallina si rifiuta di dar retta ai catastrofisti

Stabile e in crescita da anni, continua a essere raccontata come «al collasso» e «devastata». Qualche appunto alla narrazione dominante di chi continua a fare previsioni sbagliate


Gli scienziati marini australiani hanno recentemente pubblicato il loro rapporto annuale sulla Grande Barriera Corallina, e contiene una notizia che quasi certamente non avete sentito: la copertura corallina è rimasta stabile o è aumentata nella maggior parte della barriera. Nei quarant’anni in cui gli scienziati l’hanno misurata sistematicamente, i cinque anni migliori mai registrati sono gli ultimi cinque. Questo è il rumore di una catastrofe che non si sta verificando.

Segue al link

mercoledì 30 settembre 2026

Deficit/Pil. Il 3 per cento è una regola «senza un perché»

Italia in infrazione di bilancio per uno 0,8 per cento, ma vanno ricordati anche i risultati raggiunti. E la storia di una regola capestro nata per caso

https://www.tempi.it/deficit-pil-3-per-cento-regola-senza-perche/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=Il+gran+discorso+di+Leone+XIV+a+Macron+-+23473267
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Caro direttore, ma questa storia dell’infrazione di bilancio per uno 0,8 per cento non è un po’ ridicola? Il deficit di bilancio 2025 è rimasto al 3,08 per cento del Pil anziché scendere sotto la fatidica soglia del 3. Questo secondo i calcoli dell’Istat e io non so dire, come ha fatto ieri sera Giorgia Meloni da Bruno Vespa, se c’è un eccesso di “cautela” dell’ente di ricerca o se c’è stato un errore del Mef. Poco cambia, mi pare: il dato di fatto è che, dovendo rimandare di un anno il rientro imposto da Bruxelles, questo governo si ritrova con meno quattrini in tasca, e il voto del 2027 è dietro l’angolo…
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Innanzitutto, vanno ricordati tre fatti.

  • Il primo: la fine della procedura di infrazione è sempre stata fissata al 2027; l’unico vero contrattempo è non essere riusciti ad anticipare i tempi.
  • Il secondo: nel 2021 il debito pubblico sfiorava il 150 per cento del Pil e il deficit viaggiava su vette comprese tra l’8 e il 9 per cento. Al governo attuale si possono muovere diverse critiche, ma non certo quella di aver scialacquato il pubblico denaro: passare dal 9 al 3,08 per cento nel giro di una sola legislatura è un risultato di tutto rispetto. A maggior ragione se si considera che ad aprile l’Istat si è accorta di un improvviso extra-costo di 8,4 miliardi dovuto al Superbonus grillino (a proposito di mani bucate e soldi buttati dalla finestra).
  • Il terzo: quest’anno il deficit italiano equivale alla metà di quello statunitense e supera di slancio i dati di Germania (3,7 per cento) e Francia (5,4 per cento).

La regola del 3 per cento

Detto questo, comprendo benissimo il tuo sconcerto per questa dittatura dello zerovirgola che governa i destini delle nazioni. Un feticcio contabile basato peraltro su una cifra, il 3 per cento, estratta dal cilindro nel 1981 da Guy Abeille, allora oscuro funzionario del ministero delle Finanze francese. Qualche anno fa, fu lui stesso a raccontare la storia del perché fosse stata fissata proprio quella soglia. «Fu una scelta casuale, senza nessun ragionamento scientifico – disse a Repubblica -. Quando François Mitterrand venne eletto, nel 1981, scoprimmo che il deficit lasciato da Valery Giscard d’Estaing per l’anno in corso non era di 29, ma di 50 miliardi di franchi. Sembrava anche difficile fermare l’appetito dei nuovi ministri socialisti. Avevamo davanti uno spauracchio: superare 100 miliardi di deficit. Mitterrand chiese all’ufficio in cui lavoravo di trovare una regola per bloccare questa deriva».

«Un po’ per caso»

Così, «una sera del 1981», in una riunione durata circa «un’ora», nacque l’idea. «Avevamo pensato in termini assoluti di stabilire come soglia massima 100 miliardi di franchi. Ma era un limite inattendibile data l’alta fluttuazione dei cambi e le possibili svalutazioni. Quindi decidemmo di dare il valore relativo rispetto al Prodotto interno lordo che all’epoca era di 3.300 miliardi. Da qui il fatidico 3 per cento. Qualche mese dopo, Mitterrand parlò ufficialmente della regola per il controllo dei conti pubblici. La Finanziaria si chiuse con uno squilibrio di 95 miliardi. Ma Laurent Fabius, allora premier, anziché dare la cifra parlò di un deficit pari al 2,6 per cento del Pil. Faceva molta meno impressione. Così è cominciato tutto».

Da quel momento in avanti, grazie alla benedizione di Jean-Claude Trichet, il parametro è scivolato dritto nel Trattato di Maastricht. Da quella lontana sera del 1981 in cui fu partorito un po’ per caso – chiosava Abeille – quel 3 per cento è diventato lo sfondo immutabile delle nostre vite. Senza che nessuno «si chieda più il perché».


mercoledì 16 settembre 2026

Pizzaballa: «Non tutti i pacifisti sono davvero pacifici»

In visita in Basilicata il patriarca ha incontrato i giovani della diocesi di Tursi-Lagonegro. Un'occasione per parlare dei drammi della Terra Santa. «Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome, senza creare nuove barriere»

lunedì 27 luglio 2026

Chiedo all’Europa di difendere la mia libertà di pensarla cristianamente su matrimonio e sessualità

https://www.tempi.it/paivi-rasanen-ricorso-cedu-liberta-pensiero-matrimonio/?utm_source=convertkit&utm_medium=email&utm_campaign=%C2%ABLegittima+difesa%3F+Non+si+cambia+la+legge+per+il+caso+Roggero%C2%BB+-+22671379


Condannata in patria dopo 7 anni di assurda persecuzione giudiziaria a causa di un libro «basato sugli insegnamenti della Bibbia», l’ex ministro finlandese Päivi Räsänen ufficializza il suo ricorso alla Cedu. E qui offre la sua versione.

Pubblichiamo di seguito il comunicato diffuso ieri dalla parlamentare finlandese Päivi Räsänen, già ministro dell’Interno del paese scandinavo, in merito al suo annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) contro la sentenza della Corte suprema di Helsinki del marzo scorso che l’ha riconosciuta colpevole di “incitamento all’odio” per aver scritto quel che pensa, da cristiana luterana, su matrimonio e omosessualità. Qui il Te Deum con cui nel dicembre scorso Räsänen ha raccontato ai lettori di Tempi i suoi incredibili sette anni di persecuzione.


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Päivi Räsänen nella “guerra dei mondi” intorno alla libertà

Il ricorso dell’ex ministro finlandese alla Cedu contro la censura delle sue idee su matrimonio e omosessualità offre la chance per dimostrare che Vance si sbagliava a proposito dell’Europa. O no?

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Päivi Räsänen condannata. La sua battaglia non è ancora finita


Dopo sette anni, la politica finlandese è stata condannata per aver scritto un pamphlet intitolato “Maschio e femmina lì creò”. L’accusa? «Incitamento all’odio»

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Te Deum laudamus perché hai usato la mia persecuzione per la Tua gloria



Non è piacevole essere processati per avere condiviso sui social pochi versetti della Bibbia. Ma in questi sei anni di interrogatori e udienze sono stata benedetta con migliaia di nuovi amici e occasioni impensabili per testimoniare Lui


































Diritto alla vita: perché l’Europa è inquieta (e il dialogo così difficile)

Parlare di aborto non solo nei termini di “diritto” indiscutibile non è mai stato facile, ma ora le cose si stanno complicando, e non soltan...