giovedì 6 febbraio 2025

L'intervento. Ogni neonato è speranza: serve un'alleanza per fare spazio a nuove vite



 sabato 1 febbraio 2025

Il presidente della Commissione episcopale per la Famiglia, i Giovani e la Vita: ogni bambino che arriva mette in moto energie tali da renderlo la forma più tangibile di speranza

Nella teologia islamica i due principali appellativi di Allah – clemente e misericordioso – con i quali iniziano le “sure” del Corano hanno in comune una radice che fa riferimento alle viscere materne. Mi spiegava qualche giorno fa l’imam della moschea di Roma, Nader Akkad, che la realtà della maternità ben si presta a essere associata con la misericordia divina, perché una gestante accoglie la nuova vita nel proprio corpo senza sapere se il figlio che nascerà sarà buono o cattivo, rispettoso o ingrato, intelligente o sciocco... E così la gravidanza viene usata come immagine dell’infinita misericordia di Dio verso i suoi figli, così come ciascuno è.

Questa similitudine ben si presta a parlare anche del “Dio della speranza”, perché ogni mamma, mentre accoglie nel grembo una vita del tutto indeterminata, al tempo stesso nutre per essa desideri infiniti, che riversano sul nascituro – e poi sul neonato e sul bambino – grandi aspettative di bene e di felicità. Non solo: nessun genitore si limita al piano dei sogni, ma sin da subito, appena sa di attendere una nuova vita, inizia a mettere in atto quei comportamenti che potrebbero favorirne la realizzazione.

Una volta si trattava di semplici attenzioni provenienti dalla tradizione, oggi ci si avvale delle conoscenze della medicina, della pedagogia e della psicologia; l’intenzione è però la medesima: proprio perché si nutrono speranze, è necessario cominciare a renderle vere da subito, facendo quanto è possibile perché le potenzialità presenti nella nuova vita si traducano in realtà.

La trasmissione della vita, pertanto, sia nella generazione biologica che nell’educazione, è un colossale segno di speranza, poiché sbilancia decisamente verso il futuro l’esistenza di tutti i soggetti coinvolti: dei genitori, della famiglia, della comunità e della società. Il misto di ideali e di investimenti che ogni nuova vita mette in moto appare come l’incarnazione più tangibile della speranza.

È sorprendente come essa si rinnovi con immutato entusiasmo nonostante l’umanità offra un vasto campionario di esiti deludenti. Eppure nel cuore degli adulti si cela una riserva di speranza che è più forte dell’evidenza delle fatiche, dei rischi e delle difficoltà che il generare comporta. L’entusiasmo di trasmettere la vita sopravvive con una tenacia che non può non stupire.

Il calo delle nascite, di converso, può essere letto, prima ancora che come conseguenza di problemi strutturali (economici, abitativi, logistici...), come esito dell’affievolirsi della speranza, della perdita di entusiasmo dinanzi all’avventura della trasmissione della vita. Lo nota papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo Spes non confundit, dove la denatalità è indicata – insieme al crescere dei conflitti armati – come principale segno della crisi di speranza che attanaglia il mondo, a partire da alcune società tra le più progredite.

Ci sono luoghi e situazioni, infatti, dove sarebbe assai ragionevole evitare di mettere al mondo dei figli, nei quali invece la trasmissione della vita gode di grandissima considerazione; altrove, invece, non sono sufficienti le generali condizioni di prosperità e di garanzia per collocare la generatività tra le priorità delle giovani coppie e della società intera. Si registra una drammatica «perdita del desiderio di trasmettere la vita».

La questione non è affatto privata, come è ormai divenuto evidente, non solo perché la denatalità pone forti ipoteche sullo sviluppo economico e la tenuta sociale dei Paesi ricchi, ma anche perché l’affievolirsi di questo segno di speranza è insieme sintomo e causa del calo di fiducia nel futuro e della disponibilità ad assumersi rischi e responsabilità per assicurare a sé e agli altri un domani migliore. Due elementi poco quantificabili, ma del tutto essenziali per l’esistenza di una collettività in grado di sopravvivere e prosperare.

Il Giubileo, quindi, sollecita la comunità cristiana a promuovere «un’alleanza sociale per la speranza, che sia inclusiva e non ideologica, e lavori per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote in molte parti del mondo»; le chiede inoltre un’azione per «recuperare la gioia di vivere, perché l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio, non può accontentarsi di sopravvivere o vivacchiare, di adeguarsi al presente lasciandosi soddisfare da realtà soltanto materiali. Ciò rinchiude nell’individualismo e corrode la speranza, generando una tristezza che si annida nel cuore, rendendo acidi e insofferenti».

Accogliere la vita, servire la vita, sostenere la natalità, investire sulle nuove generazioni, far loro posto nella società, fare sacrifici per lasciare loro un mondo migliore... sono tratti necessari nel pellegrinaggio della speranza che il Giubileo ci invita a intraprendere. Non perché il raggiungimento dell’ideale sia in nostro potere ma perché l’unico modo per rendere vere le promesse è quello di iniziare a praticarle, per quanto è possibile, giorno dopo giorno, passo dopo passo. Con l’unica certezza che esiste una meta che vale la fatica del cammino, e che in questo percorso il “divin pellegrino” e sempre accanto a noi.
Arcivescovo di Lucca
Presidente della Commissione episcopale per la Famiglia, i Giovani e la Vita

Francia. Allagato il santuario di Lourdes, chiusa la grotta - sabato 7 settembre 2024

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/lourdes-allagata




martedì 4 febbraio 2025

"La gloria dei buoni a nulla", una guida per accogliere l'imperfezione

Il volume pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana a cura del domenicano Sylvain Detoc si propone come proposta spirituale, piena di umorismo, per riconciliarsi con i nostri limiti. Il Papa ha regalato il libro alla Curia romana in occasione dell'udienza per gli auguri di Natale

lunedì 3 febbraio 2025

In Aula la legge sulla partecipazione. Malagola: «Credo ancora in un voto bipartisan»

Il deputato di Fdi relatore della proposta ispirata dalla Cisl: «Riforma in spirito costituente in vista di cambiamenti epocali. Un peccato che la sinistra abbia cambiato idea per obbedire a Landini»

domenica 2 febbraio 2025

L'evento. Giornata per la vita, la gioia dell'accoglienza

https://www.avvenire.it/speciali/pagine/giornata-per-la-vita-in-campo-con-la-gioia-dellaccoglienza

 venerdì 31 gennaio 2025

Domenica 2 febbraio: torna l'appuntamento con le primule portate in centinaia di parrocchie italiane dal Movimento per la Vita come simbolo della vita che fiorisce. Il senso di un gesto pieno di senso

Ci siamo! È arrivata fedele e puntuale anche quest’anno, per la quarantasettesima volta. Sto parlando della Giornata per la Vita che domenica verrà celebrata in tutta Italia alla luce del bellissimo messaggio dei vescovi che sviluppa il tema «Trasmettere la vita, speranza per il mondo». È l’occasione per riflettere su quel valore così fondamentale che è la vita dell’uomo. Un’occasione però che non deve limitarsi a una giornata ma attualizzarsi tutti i giorni dell’anno, di ogni anno. E ancora una volta il Movimento per la Vita darà il suo contributo propositivo alla comunità cristiana e a quella civile. Un contributo di riflessione discreto, umile ma qualificato ricco di esperienza e competenza. Un contributo teso soprattutto a non dimenticare le ragioni della Giornata, voluta dai vescovi all’indomani dell’approvazione della legge sull’aborto per testimoniare che la Chiesa non si arrende davanti alle offese recate alla vita umana, per dire che se viene meno la difesa della legge resti almeno la coscienza.
Dunque, la sua specifica funzione è far riflettere in modo specifico e prioritario sulla vita nascente, perché il bambino anche di nascere è sempre bambino, uno di noi, un figlio, una persona. La Giornata per la vita chiama tutti i credenti e gli uomini di buona volontà all’impegno in difesa del diritto alla vita proprio di ogni uomo e fondamento della umana convivenza. Riflettendo sulla vita è giusto e legittimo ricordare le molte situazioni in cui la vita umana è disprezzata, ma questo non deve far archiviare le minacce alla sua fase più debole, quella nascosta nel grembo di una donna o nel gelo di una provetta quando a quell’uomo invisibile è negato tutto, persino la comune appartenenza alla famiglia umana. Le offese al più povero dei pove-ri sono andate moltiplicandosi, ma non hanno né intimidito né scoraggiato il popolo della vita. Il messaggio dei vescovi è chiaro e dialogante. Chiaro perché non esitano a parlare di una «grande “strage degli innocenti”, che non può trovare alcuna giustificazione razionale o etica»; dialogante perché la mano è tesa verso tutti, nella consapevolezza che «abbandonare uno sguardo di speranza, capace di sostenere la difesa della vita e la tutela dei deboli, cedendo a logiche ispirate all’utilità immediata, alla difesa di interessi di parte o all’imposizione della legge del più forte, conduce inevitabilmente a uno scenario di morte».

La “strage deprima gli innocenti” dei più piccoli, poveri e inermi degli uomini, è mentale prima che fisica: la concezione debole della persona o addirittura la negazione dell’uomo in quanto tale. Non dobbiamo abbandonare la speranza e promuovere, come chiedono i vescovi, «un’alleanza sociale che promuova la cultura della vita». Altre volte su questa pagina ho commentato il messaggio dei vescovi. Il Movimento per la vita ha sempre messo a disposizione le sue forze e continuerà a farlo in questa e nelle prossime occasioni. Ma se la Giornata è ecclesiale sono tutte le strutture ecclesiali a doversi mobilitare e a inventarsi, con la fantasia che sa suscitare la carità, gesti capaci di colpire l’opinione pubblica suscitando simpatia nei confronti dell’impegno per il diritto a nascere e l’autentica tutela della maternità e scuotendo dalla distrazione e dall'inerzia.

Tanti anni sono passati, ma la Chiesa non si rassegna all’assuefazione. Lo disse 47 anni fa e lo ripete oggi con parole non di rancorosa chiusura ma di aperta speranza. Che prenda vigore, ogni anno di più, quella solidarietà concreta verso le madri in difficoltà, che testimoniando con i fatti l’amore per ogni uomo appena concepito, penetri nelle coscienze assopite e vi risvegli la gioia dell’accoglienza, speranza per il mondo. «Ci vuole coraggio, anche perché non sappiamo dove la radicalità del valore della vita condurrà i nostri passi, una volta che vogliamo accoglierne fino in fondo le esigenze. Un valore così grande è incompatibile con le nostre pigrizie in ogni campo. La dignità umana è così alta che è ragione sufficiente per proibire l’aggressione anche al potente che ha di fronte il debole ed è così impegnativa che chiede talora di dare la vita (la propria) per la vita (degli altri)» (Carlo Casini, 1984).

*Presidente Movimento per la Vita italiano

Il Deicidio di Trump

Con l'abolizione dei programmi di diversità, equità e inclusione in tutte le agenzie federali americane il presidente vuole tornare a una società «basata sul merito e non sul colore». Una rivoluzione
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Nell’ordinanza firmata da Trump si legge che le politiche Dei «minano la nostra unità nazionale, poiché negano, screditano e minano i tradizionali valori americani di duro lavoro...


Obama ha deportato il doppio dei migranti di Trump (e nessuno si è lamentato)

Il tycoon non riuscirà a espellere 11 milioni di immigrati: costerebbe troppo. Chi lo accusa di essere "disumano", però, dovrebbe dare un'occhiata ai numeri dei presidenti Dem

https://www.tempi.it/obama-ha-deportato-il-doppio-dei-migranti-di-trump-e-nessuno-si-e-lamentato/

I numero

G.W. Bush: 5 milioni e mezzo di respingimenti durante il primo mandato, 5 milioni durante il secondo.

Invece Donald Trump nel corso del suo primo mandato presidenziale ha allontanato dagli Usa 1,5 milioni di immigrati irregolari: la stessa identica cifra con la quale si è concluso il mandato presidenziale di Joe Biden, e molto meno del primo mandato di Barack Obama, quando erano state deportate 2,9 milioni di persone.

Nel corso del secondo mandato del presidente afroamericano la cifra era scesa a 1,9 milioni a causa del fenomeno delle “città santuario”, nelle quali le amministrazioni locali di segno democratico hanno prodotto legislazioni che ostacolano la collaborazione fra le agenzie di sicurezza locali e quelle federali (Ice e Cbp, Customs and Borders Protection, che si occupa dei controlli alle frontiere) in materia di espulsioni di immigrati. Secondo la Costituzione americana, infatti, il governo federale non ha autorità sugli organi di controllo dei singoli stati.

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... coloro che si scandalizzano per le politiche di Donald Trump non hanno battuto ciglio – con rare eccezioni – quando a fare le stesse cose senza strombazzarle erano presidenti democratici come Obama e Biden; coloro che salutano la svolta trumpiana come una rottura col lassismo delle amministrazioni democratiche fingono di non riconoscere il carattere propagandistico degli annunci della nuova amministrazione, e tendono a occultare l’elemento bipartisan che, al di là delle schermaglie partitiche, traspare dalle politiche di livello federale 

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La terza ragione per cui l’amministrazione Trump non espellerà affatto 11 milioni di immigrati irregolari è che una cosa del genere avrebbe conseguenze negative sull’economia americana. «Abbiamo calcolato che le deportazioni di massa ridurrebbero il Prodotto interno lordo degli Usa fra il 4,2 e il 6,8 per cento, a causa della perdita di lavoratori in tutte le industrie americane», scrive in un rapporto l’Aic.




Diritto alla vita: perché l’Europa è inquieta (e il dialogo così difficile)

Parlare di aborto non solo nei termini di “diritto” indiscutibile non è mai stato facile, ma ora le cose si stanno complicando, e non soltan...