mercoledì 31 dicembre 2025

10 Dicembre - L'Unione Europea vuole più aborti?





“Diritto di abortire”, l’Europa ci pensa

Audizione pubblica per l’Iniziativa di cittadini europei “My Voice My Choice” che con oltre un milione d firme vuole convincere la Ue a estendere l’accesso agli aborti (dopo aver bocciato i diritti del concepito con Une of us)

martedì 30 dicembre 2025

La carne coltivata in laboratorio non decolla e resta un prodotto di nicchia - 24 Dicembre 2025

https://www.tvsvizzera.it/tvs/qui-svizzera/la-carne-in-laboratorio-non-decolla-e-resta-un-prodotto-di-nicchia/90685634?utm_source=multiple&utm_medium=website&utm_campaign=news_it&utm_content=o&utm_term=wpblock_news

Questi prodotti hanno conosciuto una forte crescita durante la pandemia di coronavirus, ma l’entusiasmo è ormai evaporato, osserva Tschanz in un’intervista odierna alla “Neue Zürcher Zeitung“.
Si tratta di un prodotto di nicchia, ha spiegato, “soprattutto a causa del sapore, che non è paragonabile a quello della carne”. E spesso si tratta di “prodotti altamente trasformati con numerosi additivi”, sottolinea il manager al giornale zurighese.

Bell, il maggiore trasformatore di carne in Svizzera, intende continuare a puntare sulla carne convenzionale. Il consumo pro capite in Svizzera è stabile da molti anni, spiega Tschanz, anche se si assiste a un sensibile incremento del consumo di pollo negli ultimi tempi.

Il produttore continua comunque a puntare anche sulla carne prodotta in laboratorio. Nel 2018, l’azienda ha acquisito una partecipazione nella start-up olandese Mosa Meat. “Se verrà sviluppata una tecnica che consente di produrre carne senza macellare o tagliare un animale, dobbiamo esserci”, afferma.

Ma, precisa, ci vorrà ancora del tempo prima che un prodotto a base di carne coltivata in laboratorio raggiunga il mercato di massa. Il processo di autorizzazione è “molto costoso e fortemente regolamentato”, spiega il responsabile di Bell Svizzera. Nell’Unione Europea, le procedure durano dai due ai tre anni, poi spetta alla politica decidere. “Ci vorranno quindi ancora almeno cinque anni”, ha puntualizzato il manager.

domenica 28 dicembre 2025

Quando i bambini illegittimi venivano trafficati di nascosto dalla Svizzera verso Milano

Nel XIX secolo, poco dopo la nascita, le bambine e i bambini illegittimi venivano trasportati dalla Svizzera tedesca a Milano. Una pratica lucrativa che destò scalpore in tutta Europa.




Fattura da 80’000 franchi per la manifestazione pro-Palestina

La polizia cantonale vallesana ha inviato una fattura da 80'000 franchi agli organizzatori di una manifestazione non autorizzata per la Palestina a Sion per coprire i costi della sicurezza, una decisione contro cui è stato inoltrato ricorso.


sabato 27 dicembre 2025

Buccinasco - Sportello Anagrafe, da gennaio aperto due pomeriggi a settimana

Per consentire un maggiore accesso degli utenti, cambiano gli orari di accesso allo sportello per le carte d’identità - 23 Dicembre 2025


Descrizione

Per consentire un maggiore accesso degli utenti, cambiano gli orari di accesso allo sportello per le carte d’identità (entro luglio 2026 necessario dismettere i documenti cartacei)


Buccinasco (23 dicembre 2025) – Da gennaio 2026 cambiano gli orari dello Sportello Anagrafe, per favorire la sostituzione delle carte d’identità rilasciate su supporto cartaceo con le carte d’identità elettronica (CIE), in vista della scadenza dei documenti cartacei prevista per il 3 agosto 2026. 
All’apertura pomeridiana del lunedì (da gennaio dalle 14 alle 17 per tutti i servizi demografici con accesso libero), si aggiunge anche la possibilità di accedere allo sportello per le sole carte d’identità anche il giovedì pomeriggio dalle 14.30 alle 16 su appuntamento. Nella giornata di giovedì, quindi, lo Sportello sarà aperto al mattino come di consueto dalle 8.30 alle 12 con accesso libero (sia per carte d’identità che per altri certificati) e di pomeriggio solo per le carte d’identità, su appuntamento. 
Confermata inoltre l’apertura del primo sabato del mese dalle 9 alle 12 su appuntamento. 

“I nuovi orari – spiega il sindaco Rino Pruiti – saranno validi fino al 31 luglio 2026, perché prevediamo nei prossimi mesi l’aumento degli accessi allo Sportello Anagrafe per sostituire i documenti cartacei con la CIE. Invitiamo chi è ancora in possesso della carta d’identità cartacea a recarsi allo Sportello nei prossimi mesi, senza attendere l’estate, in modo da evitare attese e code. Sia il giovedì pomeriggio che nella mattina del primo sabato del mese si potrà accedere su appuntamento, una modalità comoda soprattutto per chi ha la necessità di ridurre i tempi di attesa allo sportello. Per tutte le altre giornate resta invece l’accesso libero, utile soprattutto per chi ha più urgenza per il rilascio dei documenti”.  

I nuovi orari dello Sportello Anagrafe da venerdì 2 gennaio 2026: 

    • lunedì dalle ore 14 alle ore 17 (distribuzione massima garantita di 24 numeri per l’accesso)
    • martedì dalle ore 8.30 alle ore 12
    • mercoledì dalle ore 8.30 alle ore 13.30 
    • giovedì dalle ore 8.30 alle ore 12 e dalle ore 14.30 alle ore 16 
      di pomeriggio accesso su prenotazione solo per carte d’identità al numero 02 45797262
    • venerdì dalle 8.30 alle ore 12
    • primo sabato del mese dalle 9 alle 12 
      accesso su prenotazione solo per carte d’identità al numero 02 45797262
Attenzione! A gennaio 2026 l’apertura del sabato è programmato per il giorno 10 gennaio


venerdì 26 dicembre 2025

Piccoli abortisti crescono

Un libro illustrato spiega l’interruzione di gravidanza ai bambini di cinque anni come «un superpotere». Tra attivisti pop e format virali, cucinare balle parlando di feti come fantasmi, carie o cetrioli di mare diventa educazione infantile

l'auto elettrica come mezzo per il traino

(ancora non sono convinto che l'auto elettrica sia una soluzione per chi ha una roulotte oppure un gommone, ad esempio non  si può ricaricare con la caravan attaccata, ma va staccata (e custodita per evitare che venga rubata...,)  e quasi dappertutto non si può fare!)

Chi traina regolarmente un rimorchio potrebbe non aver ancora osato passare a un'auto elettrica. Una possibile causa è la scarsa conoscenza dei modelli di veicoli disponibili e della loro capacità di traino. Altrettanto difficile da valutare è il maggiore consumo e la conseguente riduzione dell'autonomia dei veicoli elettrici. Questo studio ha lo scopo di verificare se tale consumo aggiuntivo sia così elevato da influire in modo determinante sull'autonomia.



martedì 23 dicembre 2025

La raclette vegana, il Governo e l’insulto alla tradizione vallesana

In un Paese celebre per la sua neutralità, una notizia ha scatenato un conflitto che minaccia la scissione di un Cantone: Agroscope, il centro di competenza della Confederazione per la ricerca agricola, ha osato creare una raclette vegana. Un affronto, un sacrilegio, una vera e propria dichiarazione di guerra per il Vallese, patria indiscussa della raclette tradizionale. 



Idee e Commenti - Ma che "cura" sarebbe l'aborto? Il cortocircuito di Strasburgo di Francesco Ognibene 20 dicembre 2025

Il voto di mercoledì chiede una pratica «sicura e accessibile» in tutta l'Unione Europea. E propone l'idea di una "cura" rovesciata: quella che nega la vita e non sa farsene carico, dal suo principio alla fine

https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/ma-che-cura-sarebbe-laborto-il-cortocircuito-di-strasburgo_102348

Mettiamo pure di crederci. Che, come ci dicono gli esperti, la risoluzione di Strasburgo per l’aborto “sicuro e accessibile” in tutta l’Unione Europea sia poco più che un generico appello; che tanto poi ci penseranno Commissione e Consiglio, l’anno prossimo, a fermare la corsa della “Iniziativa di Cittadini europei” per facilitare le interruzioni di gravidanza anche nei Paesi dove non sono del tutto liberalizzate; e che, alla fine, a decidere sono sempre i singoli Stati. Ma a noi piace guardare i fatti dritti negli occhi. E il voto col quale mercoledì, a larga maggioranza, l’Assemblea parlamentare ha detto che l’Europa oggi ha bisogno di più aborti dice molte cose. I sostenitori della petizione, firmata da un milione e 200mila cittadini dei 27 Paesi nell’anno previsto dalle regole Ue per le iniziative popolari, dicono che oggi abortire può essere molto complicato e pericoloso perché – si legge nel sito dell’Iniziativa – «più di 20 milioni di donne in tutta l’Ue non hanno accesso a cure abortive sicure». Potremmo andare avanti a citare gli organizzatori che parlano anche di «ingiustificabile stress economico e mentale per loro e per le proprie famiglie».

Ma confessiamo di non riuscire proprio ad andare oltre quella espressione sottoscritta con il loro voto da 358 deputati (inclusi molti italiani): che “cure” sarebbero quelle “abortive”? Esiste un ossimoro più paradossale di questo? Cosa “cura” l’aborto? La gravidanza è forse una malattia? Il bambino al centro della “cura abortiva” di quale “cura” sarebbe oggetto? E la mamma è “curata” da un aborto, o in lei si apre una ferita che tutt’attorno le dicono di nascondere e tenere per sé? Se la petizione chiede che si renda l’aborto più “accessibile e sicuro”, i parlamentari convinti che si tratti di una “cura” hanno aggiunto, con un emendamento, che sarebbe bene includerlo nella Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, accanto al “Diritto alla vita” (articolo 2). Potranno replicarci: il diritto alla vita è di chi è già nato. Ma nella società dell’inclusione, delle libertà e dei diritti per tutti, il solo escluso sembra l’essere umano che ha il torto di essere ancora nel grembo materno, discriminato per la sua condizione di “non-nato” pur essendo con ogni evidenza vita umana. “Uno di noi”, come disse con felicissima espressione Carlo Casini lanciando nel 2012 l’Iniziativa precedente e opposta a questa e che raccolse 800mila firme in più ma venne fermata dai Palazzi europei perché chiedeva l’inosabile: di lasciar stare l’embrione, considerandolo soggetto di diritti in quanto vita umana individuale.

Questa Europa alla quale manca il coraggio di guardare la vita che chiede il solo diritto di nascere è la stessa che si sta avvitando in una spirale demografica negativa e che, come risposta politica, non sa inventarsi altro che il tragico malinteso dell’auspicio di poter presto avere più aborti e, dunque, meno nascite. Un messaggio persino chiarissimo, disperato nel suo lodare la prospettiva di erigere l’aborto a diritto dell’Unione Europea come forma di “libertà”. Può forse, un’Europa che ammette questo, pensare di tornare a fiorire di nuova vita, di futuro, di speranza, di creatività, di idee e sogni? Aver smarrito la cognizione elementare del punto di svolta simbolica di un voto come quello sulla petizione per l’aborto come diritto mostra che a essersi persi nella nebbia etica e ideale sono i fondamenti stessi dello stare insieme come popoli uniti da un destino e da un desiderio comune. Desiderio di cosa, signori eurodeputati? Di vite spente sul nascere come obiettivo della vostra azione di nostri rappresentanti? Di giovani ai quali si dice che concepire può essere un male da curare, salvo poi chiedersi come mai le culle di un continente mai tanto vecchio sono sempre più vuote?
Sì, il voto di Strasburgo potrà essere dimenticato quando – forse, si spera – le istituzioni di governo della Ue non arriveranno a un accordo unanime e archivieranno “My voice my choice” come “Uno di noi”. Ma non vogliamo dimenticare il giorno in cui l’espressione democratica dell’Europa, sulla cui identità a lungo ci siamo interrogati prima del più recente rinnovo del Parlamento di Strasburgo, ha detto che una nuova vita può essere un male che va estirpato in modo più efficiente. Siamo davanti all’espressione plastica di un cortocircuito che allontana quote crescenti di opinione pubblica da un’idea di unità dei popoli costruita attorno alla “cura” rovesciata: quella che nega la vita e non sa farsene carico, dal suo principio alla fine. Stiamo parlando della stessa Europa dove si espande il favore – politico, mediatico e di mentalità diffusa – verso il suicidio assistito e l’eutanasia, e che davanti all’irrompere della guerra alla sua frontiera orientale ha saputo parlare sin dal primo giorno quasi solo la lingua della risposta armata, ignorando ogni altro registro, condannandosi all’afonìa diplomatica e alla dipendenza rispetto al dilagare della legge del più forte, dettata da altri. «Se non c’è una speranza attiva, se manca una utopia realistica non c’è futuro, non c’è impegno per la vita e prevale la morte. Dobbiamo essere consapevoli del primato della morte nelle nostre società e della conseguente sottovalutazione del valore della vita. L’insensibilità alla morte di milioni di persone, procurata da deliberate scelte politiche, porta allo sfaldamento dei legami culturali che tengono insieme l’umanità. Per ricostituirli è necessaria una cultura della vita contro una cultura della morte. Cultura della vita significa reclamare innanzitutto la difesa della vita come dovere prioritario delle autorità politiche». L’ha scritto pochi mesi fa su Avvenire una voce laicissima come quella di Luciano Violante. Europa, cura te stessa.

Avvenire: Il "Buen camino" di Zalone riguarda un po' tutti noi

Tra accuse di populismo e di buonismo, il comico finisce per consegnare un messaggio profondamente natalizio: l’invito a mettersi in cammino...