martedì 24 giugno 2025

Martiri dei nazisti o della Guerra civile spagnola, la Chiesa avrà 175 nuovi Beati

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-06/chiesa-175-nuovi-beati-martiri-guerra-civile-spagnola-e-nazismo.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Il Papa ha autorizzato il Dicastero per le Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti 124 martiri uccisi in odio alla fede e 50 durante la Seconda Guerra mondiale. Promulgati anche i Decreti di quattro nuovi venerabili

Vatican News

La Chiesa cattolica universale avrà 175 nuovi beati e quattro nuovi venerabili. Durante l’udienza concessa questa mattina al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, Papa Leone XIV ha autorizzato la promulgazione dei loro Decreti.



I futuri Beati

Dei prossimi Beati uno lo diventerà per il riconoscimento del miracolo: si tratta del venerabile Servo di Dio, Salvador Valera Parra, sacerdote diocesano, arciprete e parroco di Huércal-Overa, nato il 27 febbraio 1816 a Huércal-Overa (Spagna) e morto il 15 marzo 1889. Gli altri 174 saranno elevati agli onori degli altari per il riconoscimento del martirio: 124 sono stati uccisi in odio alla fede durante la Guerra civile spagnola e 50 dai nazisti durante la Seconda Guerra mondiale.

Più nel dettaglio, i Decreti riguardano: il martirio dei Servi di Dio Manuel Izquierdo Izquierdo, sacerdote diocesano, e 58 compagni della Diocesi di Jaén (Spagna), uccisi tra il 1936 e il 1938, in odio alla fede, in diversi luoghi della Spagna, nel contesto della medesima persecuzione; poi il martirio dei Servi di Dio Antonio Montañés Chiquero sacerdote diocesano e 64 Compagni della Diocesi di Jaén (Spagna), uccisi tra il 1936 e il 1937, in odio alla fede, in diversi luoghi della Spagna, nel contesto della medesima persecuzione. Infine il martirio dei Servi di Dio Raimond Cayré, sacerdote diocesano, Gerard Martin Cendrier, religioso professo dell’Ordine dei Frati Minori, Roger Vallée, seminarista, Jean Mestre, fedele laico, e 46 compagni, uccisi tra il 1944 e il 1945 in odio alla fede, in diversi luoghi, nel contesto della medesima persecuzione. 


I venerabili

I Decreti relativi ai venerabili riguardano invece le virtù eroiche del Servo di Dio Raffaele Mennella, chierico professo della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori, nato il 22 giugno 1877 a Torre del Greco (Italia) e ivi morto il 15 settembre 1898; le virtù eroiche del Servo di Dio João Luiz Pozzobon, diacono permanente e padre di famiglia, nato il 12 dicembre 1904 nel distretto di Cachoeira, nello Stato di Rio Grande do Sul (Brasile) e morto a Santa Maria (Brasile) il 27 giugno 1985; le virtù eroiche della Serva di Dio Teresa Tambelli (al secolo Maria Olga), religiosa professa delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, nata il 17 gennaio 1884 a Revere (Italia) e morta il 23 febbraio 1964 a Cagliari (Italia); le virtù eroiche della Serva di Dio Anna Fulgida Bartolacelli, fedele laica, dell’Associazione dei Silenziosi Operai della Croce, nata il 24 febbraio 1928 a Rocca Santa Maria (Italia) e morta 27 luglio 1993 a Formigine (Italia).

segue, segui link

Anche la Svezia non ne può più di Greta Thunberg



Il governo svedese attacca la giovane ambientalista, che con il suo narcisismo patologico ha messo in pericolo i suoi connazionali facendo intasare la hotline consolare

lunedì 23 giugno 2025

Cos’è il genere e perché parlarne spaventa molti? Intervista ad Antonio Prunas



di Lina Cerrato

Il genere è un concetto molto complesso da definire: ognuno ha una sua idea di che cosa voglia dire essere uomo, essere donna, o essere qualcos’altro. Per comprendere meglio che cosa sia il genere e riflettere su come siamo abituati a pensare alle categorie di genere abbiamo posto alcune domande ad Antonio Prunas. Psicoterapeuta specializzato in sessuologia clinica, durante la scorsa edizione del CICAP Fest, nella conferenza Come si misura il genere?, ha illustrato e messo in discussione il modello tradizionale che abbiamo di genere: binario, statico e legato al sesso biologico degli individui. Le categorie di genere sono, ha evidenziato Prunas, concetti in mutamento, legati sia alla cultura sociale sia alla psicologia individuale.

Che cosa ci rende appartenenti a un genere piuttosto che a un altro?

Se ci riflettiamo, noi stessi non sappiamo dire bene che cosa fa di noi un uomo o una donna. È per noi un’evidenza che funziona in se stessa, che non viene messa in discussione. Ci troviamo quindi con tantissime persone che dicono di essere uomini e di essere donne partendo da questa evidenza che loro stessi non saprebbero neanche definire. E abbiamo uno sterminato gruppo di entità diverse che consideriamo accettabili nel contesto dell’essere uomo o dell’essere donna. Ad esempio, possiamo pensare a un uomo che nasce senza testicoli, a un uomo che ha la voce femminile, o a un uomo con la ginecomastia. Tutti questi individui rimangono, per noi, sempre uomini. Ma se pensiamo a un uomo con la vagina, improvvisamente, il discorso cambia: non riusciamo più a considerarlo un uomo. In quel punto poniamo un veto molto rigido, definiamo un confine che riguarda però soltanto quella categoria, mentre tutto il resto è assolutamente legittimo e fa parte di una variabilità che siamo in grado di concepire. Se ci fermiamo a riflettere, quel confine sembrerà sempre più arbitrario. 

Cos’è, quindi, l’identità di genere? 

L’identità di genere è un costrutto sociale che, però, si incarna anche in una dimensione psicologica. È qualcosa che noi respiriamo costantemente e si trova al di fuori di noi, ma che a un certo punto penetra nel modo in cui pensiamo a noi stessi e ci rapportiamo al mondo esterno, presentandoci in un modo più o meno aderente a uno stereotipo che corrisponde al maschile o al femminile. Nell’immagine che diamo di noi stessi infatti, come risvolto esterno, è presente anche la nostra decisione di conformarci o meno a ciò che la società ci dice essere “maschile” o “femminile”. È importante ricordare però ciò che la società reputa essere “maschile” o “femminile” è valido oggi e per uno specifico contesto: siamo abituati a pensare che il nostro sistema di pensiero contemporaneo e occidentale sia immobile, l’unico sempre esistito, ma non è affatto così.

Esistono sistemi di pensiero senza il binarismo rigido di uomo e donna?

Ci sono moltissime altre culture diverse da quella occidentale in cui il genere non è binario, ma si possono trovare fenomeni simili anche nelle culture occidentali. Ad esempio, anche in Italia: molti antropologi sostengono che il fenomeno campano dei “femminielli” sia un fenomeno culturale che è riconducibile a un genere altro: il “femminiello” non è una donna trans, appartiene a una categoria altra, riconosciuta socialmente e con un valore di buon auspicio. Il problema è che la cultura occidentale tende ad appiattire tutto, e così l’idea del binarismo maschio-femmina è radicata anche a un livello ancora più profondo. Pensiamo ad esempio alle persone intersex che vengono operate senza il loro consenso: tutto ciò che non è incanalabile in stereotipicamente maschile o stereotipicamente femminile non ha diritto di esistere, viene patologizzato, e per essere reso comprensibile viene portato da una parte o dall’altra. Porpora Marcasciano, un’attivista trans, diceva che quando leggiamo sul National Geographic che in un metro quadro di foresta equatoriale ci sono 80 miliardi di specie di uccelli, tessiamo le lodi del Creatore; quando invece pensiamo agli esseri umani ci limitiamo a pensare al grembiulino rosa e al grembiulino azzurro, e qualsiasi cosa che sta in mezzo ci spaventa. Però, pensare che l’output di un sistema così complesso come l’essere umano sia “grembiulino azzurro” o “grembiulino rosa” è molto poco credibile.

Come mai questa complessità ci spaventa così tanto? Si parla addirittura spesso di “ideologia gender”: perché?

Credo che uno dei punti fondamentali a questo proposito sia la convinzione che riconoscere l’esistenza di altre opzioni oltre a eterosessuale e cisgender sia in grado di attivare automaticamente nelle persone il bisogno o il desiderio di “andare da quella parte”: ma questa è una delle più grandi idiozie che siano mai state dette. La prova più evidente di questo sono le persone LGBT stesse, che raccontano che da bambini nessuno mai parlato loro di mondi pieni di unicorni in cui le persone gay sono felici, anzi. Alcune persone hanno subìto maltrattamenti non da poco per il fatto di aver detto di essere diversi, e nonostante ciò la loro identità è rimasta assolutamente invariata: neanche le percosse riescono a cambiare una persona, figuriamoci sapere che esistono persone gay e persone trans.

Immagine: Antonio Prunas (a sinistra) con Lorenzo Montali durante il suo intervento al CICAP Fest, foto di Serena Pea

sabato 21 giugno 2025

Statale community - Ornella Vanoni laureata ad honorem dell’Università Statale di Milano

https://lastatalenews.unimi.it/ornella-vanoni-laureata-ad-honorem-delluniversita-statale-milano


mercoledì 11 giugno 2025 alle ore 17

L'Ateneo ha conferito la laurea honoris causa in "Musica, Culture, Media, Performance" alla celebre cantante, punto di riferimento non solo artistico, ma anche civile, in grado di trasmettere valori e consapevolezza.


...


La stessa Ornella Vanoni ha infatti sottolineato nel suo libro autobiografico che “va bene cantare un testo con le scarpe, ma bisogna soprattutto saperlo cantare “a piedi nudi”, “per sentire il contatto del corpo con il suolo e ascoltare la vibrazione che ti percorre”.

mercoledì 18 giugno 2025

Limitare la circolazione delle auto Euro 5 diesel non serve a molto


Di Francesco Ramella
17 Giugno 2025


Il provvedimento ha costi di gran lunga superiori ai benefici. Le emissioni pro-capite dell’Italia sono tra le più basse in Europa e le abbiamo drasticamente ridotte negli ultimi decenni. Un po' di numeri e grafici

Vietato vietare. Il vecchio slogan sessantottino potrebbe utilmente essere riesumato per le auto sulle quali sta per abbattersi l’ennesimo provvedimento restrittivo: dal primo ottobre, nei comuni con più di 30 mila abitanti in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna non potranno più circolare le auto diesel con standard di emissioni Euro 5 come previsto dal decreto 121/2023. Il provvedimento legislativo si propone di dare attuazione a due sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, una del 2020 e l’altra del 2022, che condannano l’Italia per il mancato rispetto della normativa relativa alla qualità dell’aria e, più nello specifico, dei limiti relativi alla concentrazione di polveri sottili (PM10) e di biossido di azoto (NO2).

Qual è la nostra colpa? Inquiniamo più degli altri? No, anzi. Per entrambi gli inquinanti le emissioni pro-capite dell’Italia sono tra le più basse in Europa.

E sono state drasticamente ridotte negli ultimi decenni con conseguente radicale (ma sconosciuto ai più) miglioramento della qualità dell’aria.

Emissioni di inquinanti atmosferici in Italia
Emissioni di inquinanti atmosferici in Italia

Radere al suolo il passo del Turchino

Il valore limite annuale per il PM10 è rispettato su tutto il territorio nazionale ad eccezione di qualche isolato valore. E così quello del biossido di azoto che è soddisfatto in 606 stazioni su 617, pari al 98 per cento dei casi. Il valore limite giornaliero per le polveri sottili è rispettato in 83 casi su 100; gli sforamenti sono in prevalenza nell’area del bacino padano colpevole di… essere circondato dalle Alpi con conseguenti condizioni molto più sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti in atmosfera rispetto alle altre zone dell’Europa. Non è, ovviamente, un fattore sul quale sia possibile intervenire con un’azione governativa (a meno di non voler riesumare la bizzarra idea del signore che a Portobello, per migliorare la ventilazione in Val Padana, propose di radere al suolo il passo del Turchino).

L’esperimento involontario condotto nel 2020 in occasione del lockdown ha mostrato come gli attuali limiti e, a maggior ragione, quelli ancora più stringenti che entreranno in vigore nel 2030, non possono essere rispettati nel bacino padano neppure con una riduzione della mobilità di oltre l’80 per cento anche perché per le polveri sottili, l’inquinante più dannoso, il contributo di auto e camion è minoritario, intorno al 20 per cento.


Chi inquina, paga

Ogni politica, così come ogni terapia, comporta non solo benefici ma anche effetti collaterali negativi.

La decisione di attuarla o meno dovrebbe sempre essere preceduta da una valutazione di entrambi: un’aria più pulita è ovviamente un beneficio ma non ogni riduzione dell’inquinamento è desiderabile; se così fosse dovremmo vietare da subito non solo ogni forma di mobilità ma tutte le attività che hanno un qualche impatto negativo.

Provvedimenti come il divieto di circolazione per gli Euro 5 hanno costi di gran lunga superiori ai benefici e, pertanto, non dovrebbero essere adottati.

Una politica ragionevole è quella basata sul principio, in teoria sostenuto dalla stessa Ue, del “polluter pays”: chi inquina, paga.


Ora, è la stessa Commissione Europea, a dirci quanto vale l’inquinamento atmosferico causato da una persona che si sposta in città con un’auto diesel Euro 5: 1,04 centesimi di euro per chilometro. Se in un anno costui percorre 10 mila chilometri, il danno complessivo è pari a 104 euro, solo 18 euro in più di chi possiede una Euro 6 che, almeno per ora, continua a poter circolare.

Costo esterno dell’inquinamento atmosferico di un’autovettura diesel in ambito urbano

Non servono altri divieti

A fronte di questo “costo esterno”, la stessa persona versa alla collettività intorno ai 500 euro di tasse sul gasolio. Fatta eccezione per i veicoli più vecchi, chi inquina, in Italia e in Europa, paga già fin troppo anche tenendo in considerazione gli altri impatti ambientali.

Non servono altri divieti, incentivi all’acquisto di auto nuove o limiti imposti a tutti da Bruxelles a prescindere dalle condizioni particolari di ogni territorio.

Il problema, peraltro, non si limita all’inquinamento atmosferico. È identico per le emissioni di CO2 e, più in generale, per le politiche dei trasporti. Da decenni la Ue e i singoli Stati promuovono il cosiddetto riequilibrio modale: meno strada e più ferrovia. Si fissano obiettivi da raggiungere (mai conseguiti) e si spendono centinaia di miliardi dei contribuenti europei sulla base dell’argomentazione – corretta – che il treno ha un minore impatto ambientale di auto e camion. Anche in questo caso, come per i limiti dell’inquinamento atmosferico, tranne poche eccezioni come la Milano – Napoli, i costi di costruzione e gestione superano di gran lunga i benefici (compresi quelli per chi viaggia) e, quindi, la realizzazione delle opere danneggia la collettività pur generando un limitato e decrescente nel tempo vantaggio ambientale.

Un esempio

Chi scrive, avendo contributo alla redazione di una valutazione molto negativa della nuova linea ferroviaria Torino – Lione, fu accusato dal Commissario del Governo, Paolo Foietta, di “costruire i presupposti per trasformare la valle di Susa in una camera a gas”.

Peccato che, anzi per fortuna, in Valsusa, come ovunque, la qualità dell’aria è oggi molto migliore di trent’anni fa quando si iniziò a discutere di Tav e in futuro sarà migliore di oggi grazie a camion e auto sempre più puliti.

Per non farci del male, servono meno direttive, meno finanziamenti europei, più sussidiarietà e più valutazioni.


L'illusione della coincidenza

Il caso distribuisce le carte senza preoccuparsi dell’equità; noi proviamo a costruire la nostra partita https://www.avvenire.it/rubriche/in...