Giandujotto scettico n°210 di Sofia Lincos e Giuseppe Stilo
La sera del 9 giugno 1959, al centralino dell’Ospedale delle Molinette di Torino, la signora Emanuela stava svolgendo il suo turno come ogni altra sera. Poi il telefono squillò. “Pronto? Ho visto il figlio di Alida Valli”. La telefonista non capì, e riagganciò. Ma squillò di nuovo. E ancora. E ancora… Nel giro di pochi minuti, a quanto pare, tutte e ventiquattro le linee dell’ospedale erano occupate; la situazione andò normalizzandosi soltanto verso mezzanotte.
Era successo qualcosa di curioso: c’entrano uno sceneggiato televisivo, un finto rapimento e un numero di telefono menzionato con troppa leggerezza.
La Rai al tempo del canale unico
Per capire questa vicenda, occorre ripensare al ruolo della televisione nell’Italia della fine degli Anni ‘50. La Rai aveva iniziato le sue trasmissioni tv in maniera regolare nel gennaio del 1954, appena cinque anni prima. C’era un solo canale che trasmetteva per un numero limitato di ore programmi in bianco e nero; la copertura del territorio nazionale da parte dei trasmettitori era ancora parziale, e il Secondo Programma, oggi Rai 2, sarebbe nato due anni dopo, nel 1961. Gli abbonamenti erano circa un milione in un paese di cinquanta milioni di abitanti, e un televisore costava circa 200.000 lire, quando uno stipendio da impiegato era di 60.000 lire al mese. Molti italiani guardavano la tv a casa del vicino, o al bar, oppure nelle sale parrocchiali attrezzate.
Era però già una televisione capace di grandi cose. Carosello, lo spazio pubblicitario fatto di mini-sketch, era iniziato nel 1957 e stava diventando un rito nazionale. L’anno successivo, nel 1960, sarebbe partito Non è mai troppo tardi, in cui il maestro Alberto Manzi avrebbe insegnato a leggere e scrivere a oltre un milione di adulti analfabeti. E poi c’erano già i grandi sceneggiati, il teatro in televisione, i varietà, i programmi a quiz, a cominciare, dalla fine del 1955, da Lascia o raddoppia?, che aveva lanciato Mike Bongiorno.
È a questo mondo che appartiene I figli di Medea, il “teledramma” che provocò i problemi che abbiamo menzionato in apertura. Il regista, Anton Giulio Majano, negli anni successivi era destinato a diventare uno dei nomi più importanti della televisione italiana: avrebbe firmato La cittadella, La freccia nera, E le stelle stanno a guardare, produzioni da milioni di spettatori, rimaste a lungo nella memoria collettiva.
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