IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

mercoledì 3 giugno 2015

Il "Bravo politico", dopo una spossante nottata passata a giocare alla Play-Station, va improvvisamente in Afganistan ad avvertire i nostri soldati che anziché rientrare on Ottobre dovranno restare alcuni (?) mesi in più.

Tratto da:  http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php

Matteo il condottiero. Quelli che non hanno fatto il militare

Scritto da Nando dalla Chiesa  - Tuesday 02 June 2015 

Festa della Repubblica, festa che accomuna e Dio sa se ce n’è bisogno. Continuo a pensare che lo spettacolo post-elettorale a cui stiamo assistendo confermi quel che insegno in Gestione comunicazione di impresa quando affrontiamo il capitolo della comunicazione di crisi (per capirsi: quella che obbliga ogni tanto Ilva a spiegare i tumori a Taranto o Adidas perché fa fare i palloni dai bambini del terzo mondo asiatico…),ovvero che a una cattiva gestione segue sempre una cattiva comunicazione. E non è solo un problema di gruppi dirigenti; anche il popolo di partito non scherza. Difendevano B. quando disonorava l’Italia nel mondo (“lui almeno va con le donne”). Andavano in sollucchero quando Cossiga picconava le istituzioni (“hai visto come gliele canta chiare?”) o quando Andreotti si faceva beffe pubblicamente delle vittime di mafia (“quant’è spiritoso!”). Difendevano Bossi come rappresentante del nord produttivo quando era il perfetto esemplare del nullafacente a vita. Avevano difeso perfino i carri armati di Budapest o di Praga. Quant’è brutta la gente, diceva Eduardo. E questo sospetto ogni tanto viene anche a me, che pure cerco di raccontare nei miei articoli sul Fatto tutti i gesti, i volti, le piccole e grandi passioni e gentilezze che danno senso alla vita.
Ora si scopre che il Renzi in divisa non ha fatto il militare. Lo so che agli italiani, che in fondo sono antimilitaristi, non gliene frega niente. Ma vedete, se c’è qualcosa che lega indissolubilmente Renzi ai suoi predecessori, e ne fa uno come gli altri, è proprio questo. Perché se la gente deve denunciare i privilegi del politico pensa subito all’appannaggio parlamentare. E invece c’è (c’è stato) un privilegio ancora più esclusivo, che lega e unifica tutti (o quasi) i leader politici degli scorsi decenni: non essere andati militari a differenza dei loro coetanei. Avere battuto la strada del privilegio sin da piccoli, non come compenso per una funzione pubblica, ma come riconoscimento di uno status privato
. Non lo fece Cossiga, non lo fece Spadolini, non l’ha fatto Berlusconi, e nemmeno D’Alema o Veltroni. Ma a Cossiga piaceva da matti travestirsi e farsi fotografare vestito da ammiraglio, e anzi grazie a un cavillo si fece nominare capitano di corvetta da Gronchi e poi capitano di fregata da Giovanni Leone. Spadolini che se l’era scapolata (insufficienza toracica?) andava pazzo per giocare ai soldatini con l’esercito. Non parliamo di B., “l’uomo che portò il paese in guerra senza avere fatto il servizio militare”, come brillantemente il vostro Anfitrione sottotitolò un suo fortunato libro. Anche D’Alema fece della guerra in Kossovo la prova del nove della sua qualità di statista. Bello comandare i militari dopo essersi fatti esonerare. Alla faccia della Costituzione. Già. Sentite cosa scrissero quei poveri costituenti (articolo 52, primo e secondo comma): “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici”. W la Repubblica!
 

...Mi sembra che ci stiamo lavando la coscienza laddove possiamo trarne vantaggio.
La mimetica non è un gioco. Non la si può indossare se non la si sa portare. Tutto ciò glielo dice una madre che ha perso un figlio per un dovere dettato dalle Istituzioni italiane e non permetterà che tali Istituzioni traggano profitto – se pur soltanto in termini di visibilità mediatica - da quel Sangue, perché i nostri figli Vivi o Morti non sono un baratto politico.

Renzi ha reso gli onori ai caduti, insieme al presidente della repubblica islamica dell’Afghanistan, Ashraf Ghani.
“Permettemi di congratularmi per la vostra vittoria nelle elezioni e i vostri sforzi in Europa, sotto la guida del vostro presidente del Consiglio dei ministri, che ha una visione chiara per portare pace, benessere e prosperità in tutto il mondo” ha detto Ghani. 

Non si vuol aprire nessuna riflessione, non si vuol mostrare nessuna incertezza. Anche se la Liguria è persa, e l'unica altra candidata renziana oltre a Raffaella Paita, Alessandra Moretti, è uscita con le ossa rotte dalla competizione del Veneto. 

Matteo Renzi vestito come Rambo che arringa le truppe neanche fosse il generale Patton, è sembrato così infervorato nel suo discorso da far immaginare chissà quale curriculum militare nel suo passato. Eppure, proprio lui che ama ricordare in ogni occasione i suoi trascorsi nei boy scout, tanto da citare a ogni pie’ sospinto i discorsi di Baden Powell, ha sempre calato un velo pietoso sui suoi trascorsi al servizio della Patria. Appena insediato a Palazzo Chigi, un’associazione di reduci di guerra gli aveva inviato una mail nella quale si chiedeva molto semplicemente: «Renzi ha mai fatto il militare?». Una domanda semplice semplice alla quale gli spin doctor di Renzi hanno preferito non rispondere mai. Sarebbe stata troppo imbarazzante la risposta.Risposta che soltanto due mesi fa è riuscita a ottenere il Fatto quotidiano. No, Renzi non ha mai fatto il militare (insieme ai tre quarti dei rappresentanti di governo) avendo presentato domanda per farsi esentare perché doveva accudire la moglie e il figlio. Nel segno del più classico dei motti italici: “Tengo famiglia”. Altro che Rambo.

... Orfini risponde a polemiche. "Organizzare all'improvviso un viaggio in Afghanistan è piuttosto complesso, per ragioni di sicurezza. La notizia del viaggio, che avviene in occasione del 2 giugno, non è stata data in anticipo per ragioni di sicurezza, come sempre in questi casi". Così risponde il presidente del Pd Matteo Orfini, a chi in conferenza stampa chiede le ragioni del viaggio del premier in Afghanistan e alle polemiche su una sua presunta 'fuga' all'indomani del risultato delle elezioni regionali.

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