IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

martedì 4 gennaio 2011

Comprare, buttare comprare- Obsolescenza programmata delle cose e delle persone

Segnalo l'editoriale del direttore dell'Unità, pubblicato sul suo blog il 30 Dicembre.
Ne pubblico l'incipit:

Invece di Concita De Gregorio - Direttore
Il nuovo tempo

Circola un documentario, in Europa ma non in Italia, intitolato Comprare, buttare, comprare. La storia segreta dell’obsolescenza programmata. Lo ha girato Cosima Dannoritzer. L’obsolescenza programmata è il deliberato accorciamento della vita di un prodotto al fine di incrementarne il consumo. Una storia affascinante e tragica che inizia nel 1920, con un cartello creato per limitare la vita delle lampadine elettriche, e finisce per ora agli IPod. Una pratica imprenditoriale che è diventata la base dell’economia moderna: l’economia del consumo. I tempi di mortalità degli oggetti sono sempre più brevi, la loro sostituzione inevitabile. Riparare oggetti rotti è sempre meno conveniente, in certi casi impossibile: bisogna ricomprarne di nuovi. Più moderni, apparentemente meno costosi, assai più deperibili. Vale per i materassi come per i frigoriferi. In genere, naturalmente, erano meglio i vecchi: i vecchi materassi e i vecchi frigoriferi, quelli che duravano una vita. I tecnici e gli artigiani della loro manutenzione non esistono più, con loro se ne sono andate anche le parole per dirlo. Sprimacciare, per esempio, è un verbo scomparso.
Erano migliori perché la qualità degli oggetti era costituita in gran parte dalla loro costanza di rendimento. Si tramandavano di casa in casa, di generazione in generazione. Con loro si tramandava l’enorme cura, persino l’affetto alle volte, che gli umani dovevano alle cose nelle quali si incarnava una tradizione, un ricordo, una vicenda familiare. Anche solo semplicemente l’attenzione e la premura verso gli oggetti: non romperli, custodirli con metodo, mettere in moto la macchina una volta al giorno anche se non si usava, assumere su di sé una responsabilità. La responsabilità di avere qualcosa in consegna dai padri e destinarla ai figli. Più o meno, anche quando qualcosa in corso d’opera si sostituiva – una casa più piccola in città con i proventi della casa più grande in campagna o in periferia, per esempio – il principio era quello: far fruttare il patrimonio avuto in dote.

Pensavo, vedendo il documentario, che quel principio si è smarrito per le cose come per le persone. Che la fragilità del successo, la mortalità precoce e l’indifferenza alla sostituzione di un volto con un altro, un nome con un altro, l’accelerazione del consumo vale anche per gli uomini e le donne. Siano star della musica sex symbol o candidati leader. Avanti un altro. Dipende dal fatto che il cadere del senso di responsabilità individuale nelle scelte collettive ci lascia tutti in balia degli eventi che sembrano arrivare dall’esterno, come per una specie di ineluttabile avvicendarsi di stagioni alle quali si assiste osservandole, criticandole, lamentandosene, mai determinandole. Spettatori, non protagonisti.
E’ stato, anche questo, un programma attuato con metodo e costanza: l’obsolescenza programmata dello spirito critico, il disinnesco del principio di autodeterminazione, lo smarrimento del senso primitivo della delega. Le conseguenze sono attorno a noi, dentro di noi.

Segue al link: http://concita.blog.unita.it/il-nuovo-tempo-1.263565

1 commento:

RENFA ha detto...

dove si può trovare o scaricare questo documentario?