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giovedì 18 agosto 2011

Tassazione retroattiva

Segnalo un articolo tratto dal Sole24ore: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-08-17/supertassa-retroattiva-schiaffo-222223.shtml?uuid=AaDSc4wD

Supertassa retroattiva, uno schiaffo
di Guido Gentili - Questo articolo è stato pubblicato il 18 agosto 2011 alle ore 08:19.

Si parla tanto di costituzionalizzare il principio del pareggio di bilancio con la riscrittura dell'articolo 81 della Carta. E si ri-parla (il primo annuncio è del giugno 2010, ma tutto era poi rimasto nei cassetti) di riformare l'articolo 41 sull'iniziativa economica. Ma se si procedesse anche alla riformulazione - in modo da garantire meglio i cittadini contribuenti- dell'articolo 53 della Costituzione, quello che stabilisce l'obbligo generale di concorrere alla spesa pubblica in ragione della capacità contributiva?


Il perché è presto detto. Il 'contributo di solidarietà' di Ferragosto che colpisce - senza distinguo per carichi familiari- chi dichiara un reddito complessivo a partire dai 90 mila euro l'anno è di fatto retroattivo. Si applica infatti per tre anni (due aveva detto il premier Silvio Berlusconi il quale ha poi precisato che il consiglio dei ministri aveva votato per due e che lui era stato ingannato!) già con riferimento al 2011. In deroga esplicita all'articolo 3 della legge 212 del 2000 (votata allora in perfetto assetto bipartisan), più nota come lo 'Statuto del contribuente', con la quale si stabilisce che le disposizioni tributarie non debbano avere effetto retroattivo.


Che lo 'Statuto del contribuente' nato, trent'anni dopo quello dei lavoratori, per regolare i rapporti tra cittadini e la pubblica amministrazione secondo principi di buona fede e leale collaborazione, sia stata una conquista nessuno lo nega, come avvalorato spesso dalla più autorevole giurisprudenza. Ma è anche un fatto che le sue violazioni (il Sole 24 Ore ne ha contate circa 400 in dieci anni) hanno travolto ogni barriera normativa.


Bastavano, e bastano, due parole -'in deroga'- ed il gioco è fatto. Con tanti saluti al principio sacrosanto della irretroattività fissato dallo Statuto del contribuente, pur sempre una legge ordinaria che altrettanto ordinariamente è stata aggirata dal Parlamento, dai governi di ogni colore e dalla stessa amministrazione.


Memorabile la definizione data da un alto dirigente dell'Agenzia delle Entrate: più che un insieme di «norme cogenti» lo Statuto è un «humus culturale entro cui agire con più o meno sensibilità a seconda dei casi».
Anche la super-Irpef di Ferragosto da 3,8 miliardi che preme soprattutto su una platea ristretta di lavoratori dipendenti che le tasse le pagano già tutte, è naturalmente 'in deroga' ed è dettata, sta scritto nel decreto del

Governo, dalla «eccezionalità» della situazione economica internazionale e tenuto conto degli obiettivi concordati in sede europea.


Sì, ma si può mettere nel piatto tutto il 2011 considerando anche il fatto che ancora il 13 aprile scorso il ministro Giulio Tremonti assicurava che l'Italia non aveva di fronte «emergenze o urgenze», che soffermarsi su un 2011 pesante era frutto di una «visione pessimistica» e che erano escluse «lacrime e sangue»? Quanti conti familiari rischiano ora di andare in rosso o in tilt anche a motivo di una manovra che - annunciata a metà agosto - 'reclama' non solo per il presente ed il futuro (come è possibile) ma anche per il passato (come non dovrebbe essere possibile)? Non a caso il decreto attuativo del Tesoro dovrà entro il 30 settembre fornire tutti i chiarimenti necessari.


Il Parlamento tutto, il Governo e la maggioranza hanno di che riflettere. Per l'oggi e per il domani, se davvero si vuole riportare sui binari della correttezza il rapporto tra i cittadini-contribuenti e lo Stato. E la riformulazione dell'articolo 53 della Costituzione, stabilendo il principio delle irretroattività (sul modello della sfera penale), servirebbe in prospettiva a rendere meno ordinarie e molto più forti (col rango costituzionale) le norme già previste dallo Statuto del contribuente.


Del resto (oltre al progetto in questa direzione già presentato dal presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti) basta scorrere gli atti parlamentari. Al Senato, ad esempio, c'è una proposta dell'Idv che aggiunge un solo comma all'articolo 53: «La legge tributaria non dispone che per l'avvenire: essa non ha effetto retroattivo». Alla Camera, primo firmatario il presidente della Commissione Finanze Gianfranco Conte, un progetto del Pdl stabilisce anch'esso il divieto della retroattività come garanzia necessaria per la certezza dei diritti e dei doveri fiscali. Nei rapporti tra i cittadini e il fisco, vi è scritto tra l'altro, «la possibilità di prevedere quanto dell'entrata annua di una famiglia, di un'attività o di un'impresa dovrà essere destinanto all'adempimento dell'obbligo tributario, consente di programmare ordinatamente le spese, senza soggiacere a mutamenti imprevisti che possono pregiudicare l'adempimento degli adempimenti assunti o il conseguimento dei risultati attesi».


La proposta è del 2008, all'inizio della corrente legislatura, e in tre anni ha fatto un solo passo, quello dell'assegnazione alla Commissione Affari costituzionali. Sono citati il grande statista Francesco Saverio Nitti («in materia tributaria niente più nuoce della instabilità»), le 'Prediche inutili' di Luigi Einaudi ed il colosso del pensiero economico Adam Smith che nel 1776 spiegava le quattro regole fondamentali della tassazione: giustizia, certezza, comodità, economicità. Nell'estate 2011, in Italia, poco ci manca che debbano ancora essere scoperte.




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