IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

venerdì 7 novembre 2014

Che scuola ci aspetta

Commento inserito nel sito del PD di Buccinasco Venerdì 7 Novembre 2014

Buonasera
suggerisco alcuni argomenti che andrebbero ulteriormente sviluppati, e sui quali mi piacerebbe leggere le riflessioni dei visitatori di questo blog (che è scalcinato o non scalcinato?).

1) Senza voler fare gerarchie, io privilegerei l’insegnamento di nozioni base di Economia e Diritto (anche con quelle nozioni base che una volta rientravano nella Educazione Civica) all’insegnamento della Musica e della Storia dell’Arte. Credo che i nostri giovani se ne potrebbero meglio avvantaggiare nella loro maturazione verso la maturità non solo anagrafica.

2) Con la “certificazione” della morte degli organi collegiali, e lo spostamento del potere decisionale (e delle responsabilità collegate) ai Dirigenti scolastici, non mi è chiaro chi avrà il potere di decidere le strategie
Quando si arriverà (se si arriverà) ai docenti selezionati e giudicati dal preside, chi e come valuterà i Dirigenti scolastici? Sarà come negli USA, con un Consiglio di Amministrazione che assume, premia o rimuove i dirigenti, così come avviene in qualunque azienda privata?
Oppure sarà un organo politico? o Sindacale? Rappresenterà gli “utenti” o sarà un compito burocratico, che premierà chi risparmierà di più? Quali criteri di valutazione verranno utilizzati? La valutazione dei dirigenti (da Montezemolo in giù…!) è familiare a chiunque lavori per una azienda privata: sono curioso di vedere l’applicazione in ambito pubblico, soprattutto se ispirata da un “personaggio” della statura politica di Renzi e dei suoi alleati!

3) Renzi imporrà anche ai lavoratori della scuola la sua filosofia che “il posto fisso è non esiste più”! Che faranno i docenti giudicati inidonei all’insegnamento, magari dopo 5, 10, o 35 anni dietro (o davanti) una cattedra? Come sopravviveranno i docenti espulsi dalla scuola fino all’età del pensionamento? Un tempo da questo punto di vista gli insegnanti erano una categoria privilegiata . Con le attuali regole sulla età per richiedere la pensione, siamo pronti a vedere insegnanti di scuola materna che potrebbero essere bisnonne dei bambini loro affidati, o ad insegnanti incapaci di utilizzare gli strumento informatici oggi usuali in qualunque presentazione?

4) Al contrario, ha ancora senso una distinzione tra chi è dentro e chi è fuori dalla scuola, e gli attuali metodi per la preparazione e la selezione dei docenti? Oppure andrebbero rivisti? O potrebbe esserci una alternanza per la quale persone che abbiano acquisito una professionalità fuori dalla scuola possano essere chiamati a trasmettere le loro esperienze e le loro competenze ai giovani? Non solo con la classica testimonianza spot, ma con idonei seminari, anche curriculari, con idonea retribuzione e sufficiente tempo? Non sto pensando solo alle scuole professionali, ma a tutte le scuole superiori. E’ possibile immaginare il manager, il professionista, l’artigiano, il sindacalista, l’operaio specializzato che ad un certo punto della vita per 1, 2, 5 anni torna a scuola come docente nelle materie di cui è esperto, o il professore che al contrario va a lavorare in una impresa privata per qualche anno?
Potrebbe essere agevolata la richiesta di anni sabbatici? In alcune nazioni credo che sia la norma, in Italia credo sia invece l’eccezione.
Come insegnare agli studenti l’ ABC per diventare imprenditori, visto che li attende un futuro in cui dovranno essere imprenditori, almeno di se stessi?

5) Ed infine, chiedo al ex professore Morano: secondo Lui sarebbe preferibile che i giovani trovino e si confrontino con dei “maestri” o degli “insegnanti”? Non si tratta di una differenza da poco, ed influenza il disegno di scuola che si vorrebbe attuare con la riforma.
In base a questa distinzione cambiano soggetti ed oggetti, valutazione dei costi e dei benefici, ruoli e prospettive

Grazie per la ospitalità per le Vs valutazioni
Franco

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