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mercoledì 22 settembre 2010

Cosa è lo IOR ?

Ho trovato un articolo sullo IOR che mi sembra interessante.
LINK: http://www3.lastampa.it/domande-risposte/articolo/lstp/333092/

Domande & Risposte 22/09/2010 - Indagine Ior, come funziona la banca vaticana?
MARCO TOSATTI, ROMA

Che cosa è lo Ior?
Lo Ior (Istituto per le opere di Religione) è un istituto privato, creato nel 1942 da papa Pio XII, con sede nella Città del Vaticano, quindi in zona extraterritoriale. Ha un direttore generale, che fa capo a un consiglio di amministrazione, formato da cardinali. Dopo i problemi creati dalla gestione di monsignor Marcinkus, negli anni ’70 e ’80, alla guida dello Ior è stato scelto un laico, proveniente dal mondo della finanza. L’attuale presidente è Ettore Gotti Tedeschi.

Segue nei commenti 3 e 4

4 commenti:

Franco Gatti ha detto...

sullo stesso argomento:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201009articoli/58754girata.asp

22/9/2010 (7:29) - LA STORIA
La banca del Papa
tra scandali e profitti

Deve investire i beni del Vaticano: è celebre per i suoi scivoloni
MARCO TOSATTI
CITTA' DEL VATICANO
E’ l’organismo del Vaticano che ha sempre creato il maggior numero di problemi a quella che è stata definita una multinazionale dello spirito; proprio perché di spirituale sembra abbia ben poco. La sua nascita risale all’11 febbraio 1887, quando papa Pecci, Leone XIII, costituì la Commissione delle Opere Pie. Roma è capitale d’Italia da neanche vent’anni, le cicatrici della Breccia sono ancora aperte, la Santa Sede non si fida di amministrazioni finanziarie esterne… Pio X nel 1908 confermò bisogno ed esistenza della gestione autonoma dei soldi vaticani, sotto un nuovo nome: Commissione amministratrice delle Opere di Religione.

E’ l’epoca del «prigioniero del Vaticano»; il Pontefice non varca le Mura Leonine, e l’attività della Santa Sede è limitata. Ci vogliono i Patti Lateranensi firmati un altro 11 febbraio – 1929 – per riconoscere la Santa Sede come Stato indipendente. L’accordo riconobbe l’extraterritorialità del minuscolo stato e dei suoi organismi; e per rifondere la Chiesa di una serie di espropri iniziati in era napoleonica e terminati con la presa di Roma le versava 750 milioni di lire; inoltre la Santa Sede riceveva titoli di debito pubblico per un miliardo. Con questa «dote» ha inizio la storia moderna della finanza di Oltretevere.

Il banchiere laico Bernardino Nogara fu scelto da papa Ratti, Pio XI, come capo della neo-costituita Amministrazione speciale per le Opere di Religione, l’antenato più recente dello Ior. Nogara accettò, a due condizioni: gli investimenti dovevano essere slegati da considerazioni religiose o dottrinali e doveva poter operare in ogni parte del mondo. Nel periodo – poco più di dieci anni – che separò l’accordo Stato-Chiesa dall’inizio della Seconda Guerra mondiale Nogara investì i capitali vaticani nell’economia italiana: energia elettrica, comunicazioni telefoniche, credito bancario, ferrovie locali, produzione di macchine agricole, cemento, acqua e fibre tessili sintetiche.

Franco Gatti ha detto...

Il 27 giugno 1942 un documento autografo di papa Pio XII segna la nascita dell’Istituto per le Opere di Religione; una banca vera e propria con lo scopo di far fruttare i capitali a disposizione. Siamo giunti al periodo di tormentato e discusso della Banca vaticana. Se la sua esistenza trova una giustificazione – almeno agli occhi del mondo ecclesiale – nella necessità di porre al riparo da speculazioni, partecipazioni finanziarie problematiche da un punto di vista etico e indiscrezioni sempre temute, d’altro canto la gestione dello Ior egli ultimi sessanta anni è stata marcata da scandali e infortuni clamorosi.

Il primo grande scandalo risale agli anni ’60. Nel 1962 lo Ior deteneva il 24,5% della Banca privata finanziaria di Michele Sindona, al quale, nel 1969, papa Paolo VI affidò una consulenza per la modernizzazione dello Ior. A Sindona fu venduta la Società Generale Immobiliare, della quale lo Ior mantenne una quota del 3%. Successivamente, furono numerosissime le partecipazioni comuni, comprese le movimentazioni di capitali in paradisi fiscali, fra Ior e Sindona. Le disavventure giudiziarie del finanziere siciliano, e la sua morte per avvelenamento gettarono un’ombra pesante anche sulla banca vaticana.

Ma il peggio doveva ancora venire. Nel 1971 l’arcivescovo statunitense Paul Marcinkus, che si era guadagnata la fiducia di papa Montini, Paolo VI, per l’energia e l’efficienza con cui organizzava i viaggi papali, fu nominato presidente dello Ior, dopo un breve corso di formazione bancaria negli Usa, il suo unico (e scarso) bagaglio professionale.

Nel 1972 lo Ior possedeva circa il 51% della Banca Cattolica del Veneto. Per volontà di Marcinkus, il 37% delle azioni vennero cedute al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, provocando la reazione dei vescovi veneti e dell’allora vescovo Albino Luciani (futuro papa Giovanni Paolo I) che, non essendone stati informati, chiusero per protesta i loro conti presso la Cattolica del Veneto.

Dieci anni più tardi, nel giugno del 1982 esplose il caso del Banco Ambrosiano. Il crac della banca di Roberto Calvi vide il coinvolgimento diretto dei vertici dello Ior, che si salvarono dall’arresto solo grazie all’extraterritorialità della Città del Vaticano. Lo Ior fu, tra il 1946 e il 1971, il maggior azionista del Banco Ambrosiano; ma i problemi diventarono gravissimi con l’arrivo di Calvi. Marcinkus firmò lettere di «patronage» – una sostanziale copertura – per le operazioni eseguite all’estero, su società fittizie o di comodo. Tutte società fantasma con sede in paradisi fiscali, la cui funzione era fare da schermo alla scomparsa di circa duemila miliardi di lire dalle casse dell’Ambrosiano.

Beniamino Andreatta, allora ministro del Tesoro, impose la liquidazione dell’Ambrosiano. Marcinkus fu indagato in Italia nel 1987 per concorso in bancarotta fraudolenta. La Banca Vaticana non ammise alcuna responsabilità per il fallimento del Banco Ambrosiano, una commissione mista (Agostino Gambino, Pellegrino Capaldo e Renato Dardozzi per il Vaticano, Filippo Chiomenti, Mario Cattaneo e Alberto Santa Maria per lo Stato Italiano) giunse – non all’unanimità – ad ammettere una responsabilità morale dello Ior nel crac. Il 25 maggio 1984, a Ginevra, lo Ior siglò un accordo con le banche creditrici dell’Ambrosiano, versando 406 milioni di dollari a titolo di «contributo volontario». E gli affari ricominciarono…

Franco Gatti ha detto...

L'articolo del post:
LINK: http://www3.lastampa.it/domande-risposte/articolo/lstp/333092/

Domande & Risposte 22/09/2010 - Indagine Ior, come funziona la banca vaticana?
MARCO TOSATTI, ROMA

Che cosa è lo Ior?
Lo Ior (Istituto per le opere di Religione) è un istituto privato, creato nel 1942 da papa Pio XII, con sede nella Città del Vaticano, quindi in zona extraterritoriale. Ha un direttore generale, che fa capo a un consiglio di amministrazione, formato da cardinali. Dopo i problemi creati dalla gestione di monsignor Marcinkus, negli anni ’70 e ’80, alla guida dello Ior è stato scelto un laico, proveniente dal mondo della finanza. L’attuale presidente è Ettore Gotti Tedeschi.

Che cosa fa lo Ior?
Secondo il suo statuto, compito dello Ior è «provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo Ior medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità. L’Istituto pertanto accetta beni con l destinazione, almeno parziale e futura, di cui al precedente comma»; anche se l’applicazione di questa regola, nella realtà è piuttosto aleatoria.

Chi può aprire un conto?
Lo Statuto recita che «L’Istituto può accettare depositi di beni da parte di Enti e persone della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano». Secondo gli ultimi dati disponibili, ci sono attualmente nell’Istituto quarantaquattromila mila conti correnti, riservati a dipendenti vaticani, ad ecclesiastici di tutto il mondo (diocesi e ordini religiosi compresi) e ad una ristretta quantità di enti privati. Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza titoli di stato, o portafogli a basso rischio. Dopo le disastrose esperienze degli anni ’70 e ’80, in cui speculazioni finanziarie gettarono l’Istituto in una crisi profonda, sembra che la politica sia quella di una gestione molto prudente e tranquilla.
Perché è interessante un conto allo Ior?
Perché gli interessi medi annui sui conti correnti oscillano dal 4 al 12% e, non esistendo tasse all’interno della Città del Vaticano, si tratta di rendimenti netti; anche se alla fine dell’anno, o in momenti particolari, ai correntisti può essere chiesto un obolo per aiutare la carità del Papa. Qualche anno fa, per esempio, in un momento di particolare bisogno della Santa Sede (che non ha nessun introito) fu chiesto alle diocesi più ricche e agli ordini religiosi di dare un contributo alle spese per il funzionamento del governo centrale della Chiesa.
...

Franco Gatti ha detto...

A chi vanno gli utili guadagnati dall’Istituto?
Non esistono azionisti, in questo Istituto così particolare, il cui referente ultimo è il Papa. Alla «carità del Papa» e ad altre iniziative sempre di genere caritatevole vanno quindi i frutti annuali.

Come funziona l’Istituto?
E’ gestito da professionisti bancari e guidato da un presidente, non necessariamente un consacrato o un religioso, che riferisce direttamente ad un collegio di cinque cardinali, nominati dal Papa e in carica per un quinquennio con lo scopo di vigilare sulla fedeltà dell’istituto agli obblighi statutari, e al Papa (o al cardinale camerlengo durante un periodo di sede vacante). Il bilancio e tutti i movimenti che vengono fatti dall’Istituto sono noti solo ed esclusivamente al Papa, al collegio dei cardinali che lo gestiscono, al Prelato dell’istituto, al Consiglio di sovrintendenza, alla Direzione generale ed ai revisori dei conti.

Perché lo Ior si trova al centro di questa iniziativa giudiziaria?
Lo Ior dispone di un’ampia rete di contatti con gli istituti bancari di tutto il mondo, e questo rende possibile l’esportazione di quantità notevoli di denaro in condizioni di assoluta riservatezza, poiché la Città del Vaticano non aderisce ai patti internazionali antiriciclaggio, anche se nel 2010 il Vaticano si è impegnato, entro la fine dell’anno, a far proprie le norme dell'Unione europea in materia di lotta al riciclaggio. Inoltre, il conto può essere aperto sia in euro che in valuta straniera. I clienti vengono identificati solo attraverso un numero codificato, alle operazioni non si rilasciano ricevute, non esistono libretti di assegni intestati allo Ior e tutti i depositi e passaggi di denaro avvengono tramite bonifici Infine, avendo sede in uno Stato sovrano, ogni richiesta di rogatoria deve partire tramite il ministero degli esteri del paese richiedente. Finora quasi nessuna rogatoria è stata mai concessa dal Vaticano. Nel 1993 lo Ior decise di rispondere ad una rogatoria richiesta dall’allora pm Antonio Di Pietro che lavorava allora nel pool di Mani pulite ed indagava sul caso della tangente Enimont. Tuttavia secondo i magistrati la documentazione fornita era incompleta e insufficiente.

Dove è lo Ior, e chi ci lavora?
Lo Ior ha una sola sede, all’interno delle mura vaticane, vicino alla porta Sant’Anna, il più frequentato degli ingressi alla Città. E’ collocato nel torrione di Niccolò V addossato al Palazzo di Sisto V. Lo Ior impiega 130 dipendenti, e dispone di un patrimonio stimato (nel 2008) di 5 miliardi di euro.