IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

venerdì 6 settembre 2013

Che rapporto c'è in Italia tra la politica (intesa come capacità di guadagnare voti e preferenze), e Facebook?

Pongo solo la domanda.  Non ho risposte.
Credo che qualche volta lo strumento sia sopravvalutato (magari da chi compera "mi piace" o vive la sua vita sociale solo nel WEB), e qualche volta sia invece sottovalutato (da chi ha problemi a gestire le "nuove tecnologie")
Quindi lascio la domanda, senza proporre una risposta!

3 commenti:

Andrea D. ha detto...

Personalmente credo che Facebook e più in generale internet nelle sue varie sfaccettature siano "nuovi" media, cioè nuovi veicoli di comunicazione.
La domanda, allora, dovrebbe essere estesa al rapporto che c'è tra i media e il consenso e dovremmo chiederci se questi nuovi media, più accessibili (?), possano contribuire a un miglior accesso alle informazioni, a un dibattito più approfondito e a una maggior diffusione della democrazia e della partecipazione.

Franco Gatti ha detto...

Grazie Andrea per avere formulato la mia domanda in una maniera differente..

Proprio ieri ho letto nel sito personale del nostro vicesindaco

"ho 2400 amici su facebook" (vedi sotto per i dettagli)

Ecco. Secondo me uno dei punti è questo: cosa significa per un politico avere 2'400 amici in Facebook, o 10'000, o 100'00?

Portano voti? Diventano preferenze?

Oppure possono servire anche, come tu scrivi a
" contribuire a un miglior accesso alle informazioni, a un dibattito più approfondito e a una maggior diffusione della democrazia e della partecipazione."

Mi sembra un tema che all'interno di un blog sia interessante da affrontare.
Franco

Fonte: Rino Pruiti il 4 settembre, 2013 alle 23:13
Post: http://www.rinopruiti.it/index.php/2013/09/03/milano-citta-metropolitana-per-il-momento-se-ne-frega-di-buccinasco-e-dei-comuni-dellhinterland/comment-page-2/#comment-9376

Andrea D. ha detto...

Credo che la differenza fondamentale sia tra chi, come membro della comunità, si sente il dovere di contribuire a migliorare la "cosa pubblica" e chi, invece, ha scelto la politica come "mestiere".
Per i primi la diffusione della partecipazione informata è un obiettivo primario, non importa che generi o meno consenso, quello che conta è che migliori la comprensione e il funzionamento della casa comune, per i secondi conta solo essere eletti, per cui la ricerca è quella del consenso ad ogni costo.