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giovedì 19 febbraio 2015

Il reddito degli italiani




DISUGUAGLIANZA, IL PIL PRO-CAPITE AL SUD È LA METÀ DI QUELLO DEL CENTRO-NORD
Redditi, il 26% è sotto i 10 mila euro
Oltre la metà non supera i 30 mila
Solo il 2,4% degli italiani guadagna più di 70 mila euro all’anno. 
Oltre la metà degli autonomi ha reddito pari a meno di 15 mila euro. 
Il costo medio del lavoro in Italia è 31 mila euro, al lavoratore va solo la metà
di Redazione Economia

Grandi disparità tra il Nord e il Sud dell’Italia, sia in termini di Pil pro-capite (nel Mezzogiorno è la metà che a Settentrione) sia in termini di distribuzione dei redditi. Ecco quanto emerge dalle analisi Istat: un quarto dei redditi degli italiani è sotto i 10mila euro, mentre meno di 3 su 100 sforano i 70 mila. Dati dell’Istat alla mano, nel 2012 «oltre la metà dei redditi lordi individuali (54%)» è tra 10.001 e 30.000 euro annui, il 25,8% è sotto i 10.001 e il 17,6% è tra 30.001 e 70.000. Solo il 2,4% supera i 70.000 euro», si legge nell’indagine Istat «Reddito e condizioni di vita».

Autonomi: il 55,6% è sotto i 15 mila euro
Oltre la metà, precisamente il 55,6% dei redditi lordi individuali (al netto dei contributi sociali) da lavoro autonomo è sotto i 15 mila euro annui. È quanto emerge dalle tavole dell’Istat relative al 2012. Nel dettaglio il 40,3% è sotto i 40 mila, mentre il 15,3% si colloca tra i 10 e i 15 mila euro annui.

Cuneo fiscale abnorme, al 46,7%
In Italia il costo medio del lavoro dipendente, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è di 30.953 euro all’anno. Il lavoratore, sotto forma di retribuzione netta, ne percepisce poco più della metà (il 53,3%), ovvero 16.498 euro. Lo rileva l’Istat, diffondendo gli ultimi dati disponibili, relativi al 2012.
La differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore, il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo, è pari, in media, al 46,7%: i contributi sociali dei datori di lavoro ammontano al 25,6% e il restante 21,1% è a carico dei lavoratori in termini di imposte e contributi. Il reddito medio da lavoro autonomo, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è pari a 23.432 euro annui, il reddito netto rappresenta il 69,3% del totale, (16.237 euro). Se si include anche la stima dell’Irap, le imposte sul reddito da lavoro autonomo rappresentano il 14,3% del reddito lordo, i contributi sociali il 16,4%. Oltre la metà dei redditi lordi individuali (54%) si colloca tra 10.001 e 30.000 euro annui, il 25,8% è al di sotto dei 10.001 euro e il 17,6% risulta tra 30.001 e 70.000. Solo il 2,4% supera i 70.000 euro. L’incidenza delle imposte dirette sul totale dei redditi individuali lordi (al netto dei contributi sociali) è pari al 19,4%, si attesta al 21,3% per il reddito da lavoro dipendente, al 17,5% per le pensioni e al 17,1% (Irap inclusa) per il reddito da lavoro autonomo.
Il costo del lavoro più elevato in Italia si registra nel Nord Ovest (34.714), mentre quello più basso, si tratta di quasi dieci mila euro in meno (-28,3%), si rileva al Mezzogiorno (24.885). Lo testimoniano i dati dell’Istat sul 2012, cifre che confermano anche un ampio divario (-24,4%) tra il costo del lavoro per gli uomini (34.752) e quello per le donne (26.281).

Occupati salgono solo a Bolzano, Trento e Lombardia
Il calo dell’occupazione registrato a livello nazionale tra e il 2011 e il 2013 (-2,2%) ha interessato quasi tutte le regioni, con le eccezioni di Bolzano (+2,2%), Trento (+1,3%) e Lombardia (+0,4%)). Lo riferisce l’Istat, nell’analisi sui Conti territoriali. Le regioni che nel biennio presentano le cadute dell’occupazione più ampie sono Calabria (-8,1%), Molise (-8,0%), Sardegna (-7,5%) e Sicilia (-7,4%).

Pil pro-capite: a Sud la metà che a Nord
Oltre alle differenze occupazionali, in Italia sopravvivono difformità abissali in termini di prodotto: il Mezzogiorno con un Pil pro capite di 17,2 mila euro, presenta «un differenziale negativo molto ampio» con il resto del Paese: il suo livello è inferiore del 45,8%, quindi quasi dimezzato, rispetto a quello del Centro-Nord, rileva ancora l’Istat, diffondendo i dati per il 2013, aggiornati secondo il nuovo sistema dei conti (Sec 2010).
Il Pil per abitante nel 2013 risulta, infatti, pari a 33,5 mila euro nel Nord Ovest, a 31,4 mila euro nel Nord Est e a 29,4 mila euro nel Centro. Rispetto al 2011, fa notare l’Istat, si è registrata una riduzione in tutte le regioni italiane, con l’eccezione di Bolzano e della Campania. In particolare, a livello regionale o di provincia autonoma, risulta in testa Bolzano con un Pil per abitante di 39,8 mila euro, seguito da Valle d’Aosta e Lombardia (rispettivamente con 36,8 e 36,3 mila euro). All’ultimo posto della graduatoria si trova la Calabria con 15,5 mila euro, un valore del 61% più basso rispetto a Bolzano e del 57% sulla Lombardia.

Svimez: cresce la divergenza Nord-Sud
Uno studio della Svimez intanto conferma la divergenza delle dinamiche Nord-Sud. Negli anni di crisi 2007-2012 i redditi delle famiglie con un capofamiglia under 35 in cui lavora meno di una persona su due sono scesi al Sud del 24,8%, mentre al Nord sono cresciuti dell’1,7%.

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