IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

venerdì 2 maggio 2014

Certo si può pensare che ogni aborto sia un omicidio...

... ma quando si arriva alla situazione descritta nell'articolo allegato..., significa che c'è qualche problema.
Non riesco poi a capire perchè i medici non obiettori debbano occuparsi quasi esclusivamente di aborti, e vedersi precluse altre attività professionali, magari più gradevoli.  
Mi sembra che la legge 194 sia in pratica attuata a solo vantaggio dei medici obiettori.
Attendo quindi eventuali commenti chiarificatori
Franco

Milano, è emergenza aborti: Niguarda deve chiedere aiuto ai colleghi del Sacco
I medici non obiettori sono rimasti soltanto in due. 
Collaborazione necessaria per evitare lunghe attese. 
Il dg Trivelli: "Il progetto sta andando in porto, così riusciremo a garantire l’applicazione della 194"
di LAURA ASNAGHI,  26 aprile 2014

Emergenza aborto all’ospedale di Niguarda. I medici non obiettori si sono ridotti a due e i vertici dell’ospedale, per garantire l’applicazione della 194, la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza, hanno chiesto aiuto ai ginecologi del Sacco. È la prima vota che succede a Milano. I medici non obiettori scarseggiano e così Marco Trivelli, il direttore generale del Niguarda, ha deciso di fare appello ai colleghi. «Il progetto sta andando in porto — spiega Trivelli — e grazie alla collaborazione tra i due enti, riusciamo a garantire la corretta applicazione della 194».

Nell’ultimo anno al Niguarda la situazione si era fatta molto critica per le donne che chiedevano di abortire. «Ci siamo ridotti ad accettare una media di venti richieste alla settimana e non di più — spiega Maurizio Bini, medico non obiettore del Niguarda, sempre in prima linea in difesa dei diritti delle donne — quando si è in pochi, far fronte a tutte le richieste è davvero difficile». E visto che, nonostante l’aiuto di un medico 'gettonista' (il cui contratto è in scadenza) molte finivano in lista d’attesa per l’aborto con interventi che venivano fatti a ridosso della scadenza della dodicesima settimana (il tetto imposto dalla legge), i medici hanno lanciato l’allarme e sollecitato i vertici a prendere provvedimenti. 

Niguarda è l’ospedale che più soffre per la carenza di medici non obiettori: sono due su 16, che garantiscono 780 interruzioni l’anno. Negli altri enti le cose vanno meglio. In Mangiagalli ci sono 20 medici su 60, che garantiscono 1.300 interventi l’anno. Al Fatebenefratelli, a cui fa capo anche la Macedonio Melloni, i medici non obiettori sono otto su 26, ed eseguono 1.200 aborti l’anno. Al Sacco, l’ospedale che darà una mano al Niguarda, il rapporto è sei medici non obiettori su 12 (con 420 interruzioni di gravidanza). Al Buzzi cinque camici bianchi su 20 fanno aborti (1.000 all’anno), al San Paolo, otto su 18 sono pro 194 e garantiscono 400 interventi, mentre al San Carlo sette medici su 13 sono abortisti, con circa 700 interruzioni l’anno. 

A Milano, rispetto al resto della Lombardia, la legge sull’interruzione della gravidanza è abbastanza tutelata. Fuori dal capoluogo lombardo, gli obiettori sfiorano percentuali del 76 per cento, come è stato denunciato di recente da Sara Valmaggi, consigliera del Pd e vicepresidente del Consiglio regionale. Ma il caso Niguarda dimostra che qualche crepa si sta aprendo anche a Milano. «Certo la collaborazione non si nega mai — spiega Irene Cetin, il primario di ginecologia del Sacco — i medici che accetteranno di andare a fare interruzioni di gravidanza al Niguarda lo faranno su base volontaria e fuori dall’orario di servizio. Altrimenti si rischia di impoverire il nostro servizio». E Mario Meroni, il primario della ginecologia ostetricia del Niguarda, spiega: «Con due medici non obiettori e un 'gettonista' è complicato applicare la 194 e coprire ferie, malattie e i turni notturni in corsia. La convenzione con il Sacco è un’ancora di salvezza». 

Ma da cosa nasce il connubio tra i due ospedali? Secondo un piano, non ancora ufficializzato dalla Regione che prevede la riduzione delle direzioni generali degli ospedali, Sacco e Niguarda dovrebbero finire sotto lo stesso tetto e diventare parenti. E così in vista di questo nuovo capitolo della spending review sanitaria, i due ospedali fanno le prove
generali. «La cosa importante di tutta questa operazione — conclude Maurizio Bini — è che alla fine le donne che decidono di ricorrere all’aborto possano farlo in tempi brevi. L’attesa di una interruzione di gravidanza è sempre fonte di angosce».

Tratto da: http://milano.repubblica.it/cronaca/2014/04/26/news/milano_emergenza_aborti_niguarda_deve_chiedere_aiuto_ai_colleghi_del_sacco-84472661/

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