IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

martedì 27 gennaio 2015

Dalla Chiesa for President?

A Renzi non piace (perché non piace a Berlusconi?, e perché non piace a Berlusconi?) ma c'è un candidato che potrebbe ricoprire degnamente l'onere di essere il nuovo Presidente della Repubblica Italiana, e che conosce bene Buccinasco...!

Nando Dalla Chiesa, un altro nome giusto ma sbagliato per il Presidente della Repubblica

nando
Come ogni volta il totoquirinale imperversa. E l’elezione per il Quirinale è un po’ come quando i Cardinali si riuniscono per eleggere il Papa. L’unica differenza è che questi ultimi, nel conclave, sono aiutati dallo Spirito Santo. Questa volta, forse, la similitudine è più stretta perché, sono in molti a dirlo, la nomina del nuovo Capo dello Stato sarà, se non altro, suggerita dal Nazareno.
Oggi il parlamentare piddino Giorgio Tonini al Senato, conversando con i giornalisti, ripeteva che non si sa assolutamente il nome che c’è nella testa di Renzi, e che lo stesso premier non si svela nemmeno con i collaboratori più stretti, leali e fedeli. Questo anche se il nome o “i nomi” ce li potrebbe già avere in mente. Tanti nomi per tanti scenari diversi. E aggiungeva che la situazione è un po’ come quella per l’elezione del Papa. Per diventare Papa serve che ti votino e che poi tu accetti. Quindi il mondo potrebbe esser pieno di Papa a metà, pronti ad accettare. Ma poi serve l’altro 50%, il voto dei Cardinali elettori. Nel caso del presidente della Repubblica almeno di 757 elettori alle prime tre votazioni e 505 dalla quarta in poi.

Ma il tema vero è legato ai nomi che circolano. Ce ne sono alcuni che stanno sui giornali e sui media quotidianamente, che però arrivano direttamente dalle chiacchiere in Transatlantico o dai capannelli politici di Camera e Senato. Altri che invece, sebbene spinti dalla società civile, spariscono nonostante ci siano davvero persone in caarne ed ossa a sostenerli.
Il direttore di articolo 21 Stefano Corradino ha fatto il caso eclatante di Stefano Rodotà. Fra i  preferiti dagli italiani nei sondaggi, in cima alle classifiche; ma nel dibattito politico non passa perché scomodo. Oltre a Stefano Rodotà un’altra candidatura lanciata dalla società civile attraverso i social media e raccolte di firme è Nando Dalla Chiesa.
Su Facebook cittadini semplici, professori, intellettuali hanno organizzato una pagina (Nando dalla Chiesa presidente della Repubblica) che in pochi giorni ha raccolto più di tremila utenti. Su Change.org una raccolta di firma con poco più di 2000 sostenitori. Qualcuno può dire “pochi!”. Si, pochi ma veri. Ma pochi anche perché sebbene la Costituzione definisca che qualunque cittadino sopra i 50 anni con la fedina penale pulita e con il pieno godimento dei diritti politici possa essere elettor presidente della Repubblica, poi quelli che si candidano o vengono candidati davvero, sono solo coloro che riescono ad intercettare lo spazio dei media.
Questa è la prima regola. La seconda è la scomodità. Nando Dalla Chiesa e Stefano Rodotà – sebbene tra loro molto diversi – in comune hanno il rispetto massimo per la carta Costituzionale e per la legalità. Nando Dalla Chiesa è Presidente onorario di Libera. L’associazione fondata da Don Luigi Ciotti con la quale ogni politico è pronto a sottoscrivere patti ma poi, alla fine, quando si tratta di trasferire il patto pre elettorale, utile a raccogliere consenso nelle stanze di Montecitorio o di Palazzo Madama, in pochi lo rispettano.
Basta guardare alla legislazione legata al riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, alla definizione di leggi antimafia su scala europea, alla necessità di una legge anticorruzione ben più forte di quella attualmente in vigore. O, molto più semplicemente, alla lotta contro una delle principali battaglie avanzata da Libera negli ultimi anni che è quella contro il gioco d’azzardo di Stato. Quel gioco d’azzardo legalizzato come le slot nei bar che produce disastri familiari, nuove povertà, malattie riconosciute come il gioco compulsivo. Si rinnovano concessioni e sconti alle società gestrici e poco si fa per intervenire sulla causa del disagio sociale prodotto da quel gioco infernale. Perché lo Stato, alla fine, ci guadagna. Anche se poi quei soldi li deve spendere per recuperare i malati di gioco alla vita normale.
Per questo la candidatura di Nando Dalla Chiesa non emerge. Perché forse ha detto molto sul berlusconismo di questi anni, ha contestato le leggi ad personam, si è espresso più volte sul conflitto di interessi. Non passa, anche se la sua candidatura potrebbe essere gradita ai cattolici e non è senza dubbio una candidatura del “Partito Democratico” e che, quindi, dovrebbe andare incontro alle richieste che arrivano dai centristi.
Insomma. L’identikit di Nando Dalla Chiesa è quello giusto stando alle parole che vengono spese ufficialmente e che sono “vere” forse come l’esistenza di Paperopoli. Ma non rispondono all’identikit reale che è quello che effettivamente c’è alla base di una scelta che deve mettere d’acordo non “le ragione” di tutti ma “gli interessi” di tutti. E badate bene: quegli interessi non sembrano quelli degli italiani ma quelli di cerchie più ristrette. Mah, speriamo che i grandi elettori siano aiutati. Sarebbe bello che la loro mano fosse forte nella scelta come quella dell’ultima elezione d’oltretevere. Non serve un aiuto divino. Ma il senso di responsabilità laico e civile.
26 gennaio 2015

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