IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

domenica 22 febbraio 2009

Commenti all'elezione di Franceschini

Non commenti miei, ma pagine lette in giro ...
Per i mei commenti c'è tempo ...

3 commenti:

Franco Gatti ha detto...

Bindi: sarà un leader di garanzia, finito il finto unanimismo
da Il Messaggero, 22/2/2009

Rosy Bindi il 14 ottobre si candidò, non da sola, contro Veltroní. Ora ha detto sì a Franceschini. E spiega perché: «Io non sono entrata in maggioranza. La mia adesione all'elezione di Dario è esattamente il contrario: è la fine della maggioranza del 14 ottobre».

E il giudizio sulla sua elezione è positivo...
«Sì, giudizio positivo su come si è svolta l'assemblea: finalmente si è discusso serenamente, si è votato... Le altre volte era liturgia, stavolta è stato un momento di confronto vero».

Meglio di primarie subito o di un congresso anticipato.
«Decisamente sì. Io penso che noi abbiamo bisogno di assise vere, che non era possibile fare adesso. Per questo ero d'accordo con l'elezione ora di un segretario. Noi continuiamo ad avere l'illusione di dover nominare un leader che poi farà il partito; invece l'impostazione va rovesciata: c'è bisogno di un partito che poi si sceglierà il leader».

Cosa le è piaciuto di più dell'intervento di Franceschini?
«Ha fatto un discorso diretto, a braccio, e così ha potuto avere accenti davvero sinceri: quando uno parla a braccio tira fuori le cose che ha dentro, e credo che sia stato un atto di verità di cui avevamo bisogno».

Ma lei ha parlato anche di discontinuità. Quale?
«Adesso è finita la maggioranza confusa del 14 ottobre, quel 75 per cento di finto unanimismo che non ha fatto bene al partito e neanche a Veltroni. Ora c'è un elemento di chiarezza. Io il 14 ottobre ero da un'altra parte, stavolta con il mio appoggio, quello di Enrico Letta è chiaro che comincia una fase unitaria vera del partito. Franceschini ha tutte le possibilità di essere un vero segretario di garanzia...».

E non solo un reggente.
«Esattamente. Ciascuno si assume le sue responsabilità e contribuirà con le proprie idee a che il prossimo congresso scelga un leader di un partito che ha definito una linea politica, programmatica, le alleanze, la qualità della sua opposizione. Ossia tutto ciò che finora è rimasto indefinito per responsabilità, io ritengo, di quella maggioranza delle primarie che non è mai andata d'accordo e ha imposto anche a Veltroni una gestione che invece di discutere moltiplicava gli incarichi. Quella fase sí è conclusa».

Qual è la priorità ora?
«L'orientamento prevalente in periferia, lo sappiamo, era cambiamento subito, primarie subito, leader forte subito. L'assemblea ha deciso un percorso diverso e dunque credo che si sia bisogno di spiegare ai nostri militanti, alla nostra gente, il perché di questa scelta. Non una decisione delle oligarchie, bensì una scelta di responsabilità in un momento difficile, un segretario di garanzia per il congresso».

E i pericoli di scissione si sono fugati?
«Un segretario di garanzia come è Dario, e che per di più è espressione della cultura cattolico-democratica, che guida un partito dove c'è una maggioranza di sinistra, è una garanzia per scommettere sulla validità del Pd come partito plurale. Questa mi sembra la risposta migliore a tutti coloro sono alla ricerca di pretesti per costruire un nuovo centro prendendo a pretesto il fatto che ci sarebbe una egemonia díessina. Oggi abbiamo assicurato futuro al progetto dell'Ulivo e del Pd».

tratto da: http://www.democraticidavvero.it/adon.pl?act=doc&doc=3871

Franco Gatti ha detto...

Bachelet: un leader non abbandona la barca alla deriva
di Maria Paola Milanesio - da Il Mattino - 19/2/2009

«Sarebbe un po' maligno ricordare che è già la seconda volta». Giovanni Bachelet, deputato del Pd, non fa sconti a Walter Veltroni.

L'ex segretario è stato logorato più dall'interno o dall'esterno?
«Mi è difficile rispondere perché a suo tempo scelsi Rosy Bindi. Ma temevo già da allora una guida incerta del partito. Non ho mai avuta molta fiducia su Veltroni e sulle sue capacità di guidare questo autobus».

Le dimissioni devono esserle sembrate la naturale conclusione...
«E' la sua seconda volta. Quando Veltroni era segretario dei Ds abbandonò quel ruolo, era il 2001, per candidarsi al Campidoglio. E il partito raggiunse alle Politiche il peggior risultato della sua storia».

Veltroni recidivo?
«Ha fatto la cosa peggiore nel momento peggiore. Non solo per il partito ma perché si è dimesso nel giorno in cui il Tribunale di Milano ha condannato David Mills per corruzione (il processo, prima dello stralcio, vedeva come coimputato anche Berlusconi, ndr)».

Non sarà facile per il nuovo segretario guidare un partito allo stremo.
«Veltroni non ha tutte le colpe. Ha fatto molti errori, ma attorno a lui c'erano anche molti personaggi che ancor meno credevano nel modello di questo nuovo partito».

Quante possibilità ci sono che si torni indietro ai due partiti, Ds e Dl?
«Faccio parte di quella piccola comunità che non proviene dai due partiti fondatori del Pd. Mi sembra, però, una cosa impensabile, anche se non metterei limiti al peggio...».

Il Pd e l'innovazione, è il binomio spesso citato da Veltroni. Come reagirà il partito a questo terremoto: con una rivoluzione o una restaurazione?
«Sono un fisico e come tale sono allergico al termine innovazione in politica e in altri settori. Per me vale il rinnovamento che è l'abbandono delle cattive abitudini, Non basta avere 20 anni meno di Prodi per essere meglio di Prodi. Il rinnovamento non è solo anagrafico, perché più che l'età conta che il nuovo gruppo non sia riconducibile a vista ai due vecchi partiti fondatori».

Il prossimo leader?
«Non riesco a vedere altra soluzione che tenerci per ora il vice di Veltroni, Franceschini».

tratto da: http://www.democraticidavvero.it/adon.pl?act=doc&doc=3871

Franco Gatti ha detto...

Nando dalla Chiesa
Ovazioni e capolinea. Ormai è "che fare?"

Scritto da Nando dalla Chiesa
Sunday 22 February 2009

Roma, Nuova Fiera, ingresso Est. L’assemblea costituente del Pd è andata esattamente come me la immaginavo. Investitura quasi unanime di Franceschini. Ma no vieni, mi avevano detto. Non sarà inutile, la base è in subbuglio, può succedere qualsiasi cosa. Bubbole. Non è successa, e mai si è avuto sentore che potesse succedere, “qualsiasi cosa”. E’ successa l’unica cosa che potesse accadere per chi conosce ormai a memoria i riti della politica. Lo stato di necessità, l’amore per il partito in un momento come questo, l’ottimo è nemico del buono, il ruolo lo migliorerà, ecc. Certe volte penso che un partito perda il diritto al mugugno. Che l’assemblea costituente, o quel che ne è rimasto (ieri stava ben sotto la metà dei ranghi), si meriti quel che accade e che accadrà. E’ ostaggio permanente di un gruppo dirigente senza sangue. E, per non prenderne atto, gli vede il sangue dentro appena lo sente declamare con enfasi qualche frase demagogica. Così ieri, verso la fine dell’intervento di Franceschini (nel corso del quale poco ci è mancato che venissimo rimproverati degli errori sciagurati commessi nella costruzione del partito: “Ma perché, non lo sapevate che sarebbe stato difficile, difficilissimo?”. Risposta: certo, lo sapevamo, per questo abbiamo inutilmente cercato di farvi capire gli errori che stavate facendo). La fine dell’intervento, stavo dicendo. Dice il neosegretario: e volete sapere quale sarà la prima cosa che farò se sarò eletto? Io commento ad alta voce: ora ci dice che andrà a rendere omaggio alla tomba di qualcuno (ricordandolo subito in pellegrinaggio con Veltroni sulla tomba di don Milani…). Praticamente indovinato. “A Ferrara” dice “domani si ricorderà una strage di partigiani, che vennero impiccati e lasciati in visione al popolo come monito. Ci andrò, alla cerimonia, e chiederò di esserci a mio padre, ottantasette anni ed ex partigiano. Gli farò portare la sua Costituzione e lì giurerò fedeltà alla Costituzione”. Applausi. Ovazione. Tutto dimenticato, basta questo per sentirsi pronti al “nuovo corso”. A me invece non è piaciuto. Non per i valori evocati, ovviamente. Ma perché, davanti a quella e altre memorie, non si aspetta a diventare segretari di partito per giurare fedeltà alla Costituzione (dentro di sé, spero; a meno che non si voglia fare una recita per le televisioni). E vorrei idee nuove. Slanci autentici.


Confermo. Il ’92-’93 avrebbe dovuto far chiudere bottega a tutti. La sinistra a minor ragione essendo meno travolta dalla questione morale, ma a maggior ragione cadendo il Muro più su di lei che sugli altri. L’Ulivo le diede aria e orizzonti nuovi e rigeneratori, ma i gruppi dirigenti del passato pensarono bene di rinnegarlo. Poi la nuova benzina venne dai movimenti, e anche quelli vennero rinnegati. Ora è il capolinea. E’ arrivato il momento di diventare imprenditori e di creare il nuovo. Dove e come è il grande problema.


Ultime tre notizie. La prima. Io ho votato Parisi perché ho pensato che il suo coraggio dovesse essere premiato, almeno non si è comportato come chi prima esorta tutti a fare un gesto d’amore per il partito e poi aspetta, per candidarsi, che il partito perda le europee guidato da qualcun altro. La seconda. Non ho nemmeno chiesto di parlare, proprio non me la sono sentita per dignità, tutto era solo contorno pomeridiano dell’incoronatura, già decisa, di Franceschini. La terza. Tanti saluti al governo ombra. Tra applausi e sospiri di sollievo. Ma anche tra le ambizioni personali di chi intende riempire le caselle vuote. Olé. (P.S. Bravo Gad!)

Tratto da: http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php