IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

venerdì 5 luglio 2013

Sono troppo buono!

Ndr: A volte penso di essere troppo duro con i dirigenti PD.  In fondo in occasione delle ultime elezioni nazionali si sono limitati a chiedermi il voto proponendomi un progetto politico e sociale, per poi abbandonare le alleanze stabilite prima delle elezioni per sostenere il programma del PDL...
Ma poi leggo i commenti di David Arboit sul sito del PD di Buccinasco LINK, e trovo conferme al fatto che in fondo io sono "troppo buono"...!
Franco

L’INTOLLERABILE SICUMERA DEGLI OLIGARCHI DEL PARTITO DEMOCRATICO RIUSCIRÀ A RENDERE INUTILE IL CONGRESSO?
LUG 3, Pubblicato da Redazione, di David Arboit

Per chiarezza una premessa importante. Non mi piace il candidato Renzi, né come candidato segretario del PD né come candidato alla presidenza del Consiglio. Non mi piace il suo stile “leggero” e ipermediatico di fare politica e il suo essere un animale da palcoscenico. Non mi piacciono i fondamenti culturali liberali e liberisti del suo orientamento politico. Non mi piace il suo recente cambiamento di rotta, il suo eclettismo culturale, e politico, che per me ha solo il sapore dell’opportunismo e di un eccesso di libertà rispetto alle idee che è squisitamente tattico. Seguo invece con molto interesse l’avventura congressuale di Gianni Cuperlo; la grande sensibilità per la cultura e il suo essere schivo sono antropologicamente più vicini al mio modo d’essere; la sfida di una rifondazione culturale e di conseguenza organizzativa del partito che lui propone mi sembrano strategicamente fondamentali per dare un futuro al Partito Democratico.

Detto questo, Matteo Renzi ha però pienamente ragione quando afferma che nel PD c’è un gruppo di oligarchi che ostacola il rinnovamento del Partito e che quindi impedisce al PD di avere un futuro. Sbaglia Matteo nel personalizzare la questione (ma è il suo stile, è nella sua natura, è un suo grave errore tattico) sbaglia perché l’oligarchia del PD non ce l’ha con lui in particolare: ce l’hanno con chiunque sfugga al loro controllo al loro progetto potere.

Dopo il disastro e la vergogna dell’affare Marini-Prodi, dopo l’enorme quantità di discredito che questi signori feudali sono riusciti a gettare sul Partito Democratico dopo le elezioni politiche, l’oligarchia del PD, invece di andare a nascondersi, pretende di dettar legge sul prossimo Congresso. Il fatto è che a questi qui esercitare il potere gli piace. Gli piace essere intervistati, fare dichiarazioni che poi finiranno sui mass media, essere ricercati e venerati come potentissimi king maker. Sicumera, arroganza, protervia non sono state dismesse dopo il disastro post elettorale, e anzi.

Ecco allora che Dario Franceschini, indirettamente e tramite il quotidiano “Europa”, manda a dire a Metteo Renzi il suo punto di vista. È uno di quei consigli che in genere non si possono rifiutare: è meglio che tu non ti candidi e in cambio avrai la Presidenza del Consiglio «quando arriverà il momento giusto» scrivono su Europa, che è un po’ come dire “Solo quando lo dico io”. Il buon Matteo, che in questo momento devo dire mi risulta perfino simpatico risponde: «Quello che farò o non farò, sarà comunque senza chiedere permesso ai capicorrente».

Al “consiglio” di Farnceschini segue il perentorio diktat del gran visir degli oligarchi del PD, Massimo D’Alema. Fatico a comprendere come dopo l’affare Prodi questo anziano signore osi ancora aprire bocca; sarà che è innamorato del suo nome, sarà che ogni mattina davanti allo specchio si dice “sono il massimo”, e del resto come dargli torto. «Renzi ha detto tante volte che vuole essere la persona che si candida a guidare il centrosinistra alle prossime elezioni – ha sentenziato il “Massimo” del PD –. Aspetti le primarie per il leader del centrosinistra e ci consenta adesso di eleggere il segretario del partito». Di questa affermazione è notevole in particolare il «ci consenta»; mi chiedo se è da interpretare come un “noi” Massimo D’Alema (plurale maiestatico) o come un noi Massimo D’Alema, Dario Franceschini, Rosi Bindi, Pierluigi Bersani (oligarchia del PD).

Ma questi signori feudali ce lo hanno veramente il potere? Forse sì. A ciascuno di loro fa capo una catena di lealtà vassallatiche che a volte può essere abbastanza estesa. Lo stuolo dei clienti, uomini e donne leccaculo servili, gli garantisce effettivamente un certo potere. Obiettivo di queste clientele è la scalata al potere, mentre le idee contano assai poco e vengono di solito calibrate, adattate, contorte in funzione dell’obiettivo (di potere personale) che si vuole raggiungere.

L’intollerabile sicumera degli oligarchi del partito democratico riuscirà a rendere il congresso un rito inutile, se non dannoso? Dipende. Dipende da quante persone saranno disponibili a seguire la strada della servitù feudale, da quanti servi ci sono nel PD. Il dibattito sarà un confronto aperto e sincero sulle idee o sarà determinato da una retorica funzionale soltanto ai posizionamenti tattici suggeriti dalle cordate? Dipende, dipende soprattutto dalla vivacità dei circoli.

Le oligarchie oggi sono veri nemici del popolo. Le oligarchie finanziarie, le oligarchie delle grandi imprese multinazionali, le oligarchie politiche nazionali e internazionali, e la mentalità massonica di cui sono intrise, sono il vero nemico della democrazia. Sono “l’assolutismo illuminato” del XXI secolo. Per questi illuminati la democrazia è solo apparenza, è il teatrino che fa credere al popolo di essere sovrano, che fa credere al popolo di avere la possibilità di decidere, quando invece le decisioni vengono prese altrove.

Da quanto precede si deduce necessariamente una scelta pratica importante e urgente. Con quale metodo eleggere il Segretario del PD? Hanno una parte di ragione quelli che dicono che tocca agli iscritti decidere, mentre è più logico che il candidato Presidente del Consiglio del Centrosinistra sia eletto con primarie aperte a tutti. Vista però la feudalizzazione che affligge il PD, è invece forse più ragionevole che si continui con il metodo delle primarie aperte già utilizzato per i due precedenti congressi. Tutto sommato ha dato buona prova con l’elezione di Veltroni e di Bersani. Il metodo delle primarie aperte consegnerà al neosegretario una autorevolezza assai maggiore, sia nel Partito sia nel Paese, di quella che avrebbe se fosse eletto da alcune centinaia di migliaia di tesserati.
Tratto da:  http://pdbuccinasco.wordpress.com/2013/07/03/lintollerabile-sicumera-degli-oligarchi-del-partito-democratico-riuscira-a-rendere-inutile-il-congresso/

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