IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

giovedì 26 giugno 2014

Riassunto: i genitori preferiscono le scuole pubbliche, e diminuiscono le iscrizioni alle scuole paritarie. Ma...

Riassunto: i genitori preferiscono le scuole pubbliche, e diminuiscono le iscrizioni alle scuole paritarie.  
In via di principio una ottima cosa.  
Meglio scuole pluraliste che scuole confessionali, settarie, a scopo di lucro. 
No ai ghetti e sì a scuole con gli educatori migliori, selezionati tramite concorso, obbligati a formazione continua.  
Scuole con una forte presenza dei genitori che democraticamente incidono sulle scelte organizzative, e non scuole organizzate a puro scopo commerciale, con consigli di Amministrazione lontani dalle necessità e dalle motivazioni di chi frequenta la scuola.
Amministrazioni pubbliche locali attente alle strutture, in grado di gestire al meglio i pochi soldi disponibili, e pronte  a fare investimenti continui per il loro miglioramento.

Ma il risultato della scelta dei genitori potrebbe essere invece un ulteriore taglio nei finanziamenti alle scuole pubbliche, visto che (almeno in piccola parte) i genitori che accettavano di iscrivere i propri figli a scuole private ne coprivano i costi (con alcune eccezioni), ed ora i contributi alla scuola andranno divisi tra più studenti. 

La "vittoria" della scuola pluralista contro quella confessionale o a scopo di lucro potrebbe diventare una sconfitta per entrambe, se il governo continuerà a fare proclami e non si impegnerà seriamente a trovare fondi per la cultura ed a permetterne una gestione migliore.

In tutto ciò come comemntare il taglio del 50% dei permessi sindacali nella Pubblica Amministrazione?Potrebbe essere motivato (anche) dal fine di avere sindacati più arrendevoli alle decisioni del Governo, o comunque peggio organizzati?   I Sindacati del Personale della scuola agiscono prevalentemente a difesa dei propri iscritti, o privilegiano le necessità degli utenti (parola orribile da usare in questo contesto!).

Come avviene la selezione di insegnanti, personale diretttvo e non docente nella scuola pubblica? Quanta importanza viene data alla formazione continua, all'uso di nuovi strumenti, alla specializzazione, alla motivazione e valutazione?
Come vengono valutati i benefici degli investimenti tecnologici?.  Una scuola puà dirsi migliore di un'altra solo perchè offre i palmari agli studenti?  
O per l'ambiente educativo che si crea?  
O per la motivazione, la preparazione, l'umanità dei MAESTRI che ci lavorano?

Temi che sollecitano ancora una volta l'impegno dei genitori e di chi ha a cuore il futuro.
Franco

Tratto da:  http://www.unita.it/scuola/scuola-paritaria-statale-giannini-renzi-governo-priorit%25C3%25B9-emergenza-convegno-luiss-treelle-1.577226

«Pericolo chiusura paritarie»
Cgil: «Ministro pensi a pubblica»
25 giugno 2014

Calano le iscrizioni alle scuole paritarie, e cioè tutte quelle non statali ma finanziate con risorse pubbliche e l'associazione Treelle in in convegno alla Luiss lancia l'allarme. Che viene condiviso dal ministro Stefania Giannini: «Abbiamo un pericolo all'orizzonte: che le scuole non statali spengano le luci. Questo comporterebbe un problema serio per lo Stato perché bisognerebbe mettere 6 mld sul piatto per compensare queste chiusure». 


Ad insorgere è la Flc-Cgil col suo segretario Mimmo Pantaleo: «Il ministro si dovrebbe occupare del fatto che chiudono le scuole pubbliche», tuona. «La scuola statale è in sofferenza crescente e, con tutto il rispetto per le paritarie, la mia opinione e è che la priorità vera debba restare la garanzia di un'offerta formativa adeguata per tutti, come stabilisce la nostra Costituzione».

I numeri dicono che è il 5% dell'intera popolazione scolastica a frequentare la scuola paritaria, secondo un'indagine di Treelle, che scorge all'orizzonte il pericolo di un “monopolio dello Stato”. Assurdo per Pantaleo visto che la scuola statale è per definizione pluralista.

Gli altri numeri comunicati da Treelle sono quelli relativi ai costi: una vecchia diatriba, sui cui Bologna ha indetto lo scorso anno anche un referendum, con il quale veniva chiesto ai cittadini se preferissero che le risorse pubbliche fossero destinate prioritariamente alla scuola pubblica o no. Il 30% dei bolognesi allora scelse la scuola pubblica, ma la convenzione che il Comune ha in essere con le scuole (dell'infanzia, in questo caso) paritarie non è stata tolta.

E' lo stesso ministro a comunicare il costo totale delle paritarie per lo Stato: circa 500 milioni di euro destinati a 13 mila 800 istituti paritari in cui sono iscritti 1 milione e 34 mila alunni. Tradotto: ogni studente iscritto alle scuole paritarie costa 460 euro contro i 6.800 di un allievo che frequenta la scuola statale, aggiunge Treelle. 

«La scuola non è un mercato – sbotta Pantaleo – come si può pensare di fare calcoli economici sulla garanzia di un diritto?».

Il segretario dell'Flc non si stupisce che gli iscritti alle paritarie siano in calo: «Ormai l'allarme dell'abbandono, in certe zone del Sud, è anche per la scuola primaria perché le famiglie non riescono a sostenere i costi, figuriamoci se le famiglie italiane oggi hanno soldi per mandare i figli alle scuole paritarie...». Per il sindacato non vale neppure il confronto con i paesi stranieri in questo senso, sebbene Treelle rilevi che la percentuale di alunni iscritti alle paritarie sia pari al 13% negli Stati Uniti, al 26% in Inghilterra, al 71% nei Paesi Bassi e al 17% in Francia.

«“Non si possono fare raffronti simili: in Italia è stata fatta la scelta di garantire a ogni cittadino le stesse possibilità di apprendimento. Se poi si vogliono fare scuole per ricchi di serie A e scuole per poveri di serie B lo si dica chiaramente...».

3 commenti:

Andrea D. ha detto...

Ciao Franco, come sai su questo punto le nostre opinioni divergono. Tu dici: "In via di principio una ottima cosa. Meglio scuole pluraliste che scuole confessionali, settarie, a scopo di lucro." Personalmente non posso concordare: la libertà è libertà di scegliere, tra più alternative, quella che io, con il mio personale e unico sistema di valori e di credenze, reputo più interessante e confacente, per me! Un altro avrà la libertà di fare una scelta diversa. Questo è il vero pluralismo: non l'unicità di una soluzione valida per tutti, in quanto pluralista (che, per inciso, non vuol dire nulla). Ti rendi conto che se applicassimo il tuo metro di giudizio alla politica, qualcuno potrebbe affermare che l'unica scelta che puoi compiere è di votare PD (o PDL o M5S non cambia) perché è un partito pluralista! Non puoi non essere d'accordo perché se è pluralista deve andare bene per tutti, te compreso. A quel punto anche le elezioni non avrebbero più senso, perché tanto non potresti che fare quella scelta. Io non vivrei a mio agio in un tale Paese, e tu? Io non voglio un'unica soluzione che deve andare bene per tutti, ma la libertà per ciascuno di scegliere la soluzione che ritiene più congeniale per lui! Pluralismo non è omologazione, ma rispetto delle reciproche differenze! http://www.treccani.it/vocabolario/pluralismo/

Franco Gatti ha detto...

Ciao Andrea
Grazie per il commento.
Partivo dal presupposto che se più genitori hanno scelto di iscrivere i propri figli alle scuole pubbliche anzichè a quelle paritarie, forse è anche perchè le ritengono migliori.

Non riesco a comprendere come una scuola che sia costruita su un solo "personale e unico sistema di valori e di credenze" possa essere considerata pluralista.
Chi la frequenterà incontrerà solo persone sue "gemelle", mai incontrerà persone da ceti, culture, con esperienze e desideri diversi.
Come potrà poi essere aperto alla variabilità, alla flessibilità, alla bellezza della differenza che la vita presenta?

Temo gli ambienti troppo omogenei, dove ogni differenza viene contrastata ed annullata.
E temo che certe scuole rappresentino proprio questo modello educativo.

Ciao
Franco

Andrea D. ha detto...

Dipende molto dal motivo per il quale le famiglie hanno fatto una determinata scelta; può essere che lo abbiano fatto perché ritengono la scuola statale (perché anche le paritarie sono pubbliche) migliore, ma potrebbe anche essere che lo abbiano dovuto fare a causa della crisi economica, visto che la paritaria richiede un esborso sensibilmente più elevato. In questo caso, credo che obbligare un cittadino a fare scelte diverse da quelle che avrebbe voluto, quando, teoricamente, le due scelte potrebbero avere lo stesso costo per la collettività, si riveli una forma di coercizione.

La mia impressione è che quando si parla di paritaria tu abbia in mente una scuola confessionale, ma non è necessariamente vero: è un dato di fatto che un numero molto elevato di paritarie siano anche confessionali, ma non è la regola, anzi se il sistema consentisse una vera libertà di scelta sono certo che diventerebbero l'eccezione. Per il resto può essere vero che all'interno di una scuola possa esserci molta più omogeneità (e oggi è così), ma questo non implicherebbe l'assenza di pluralismo, che si realizza nel contesto sociale. Poi qualcuno giudicherà migliore una scelta piuttosto che l'altra: libero di farlo. Il pluralismo si concretizza nella coesistenza e nel rispetto reciproco di una varietà di scelte (che possono anche essere non pluraliste al loro interno) e non nell'infilare tutti in un unico calderone che, in quanto pluralista, deve andare bene. One size fits all non vale. Almeno così la vedo io.

Approfitto del tema per parlare di un Europa che non c'è, a cominciare dalla scuola: abbiamo la libera circolazione delle persone e delle merci, ma non facciamo abbastanza. Pensa se domani ti trasferissero, ad esempio, a Madrid o ad Atene o a Berlino. Che fai? Lasci la famiglia? Te la porti dietro? E, soprattutto, con la scuola dei figli che fai?
Abbiamo ancora tanta strada da fare se vogliamo che l'Europa diventi qualcosa di più di un trattato commerciale.