IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

sabato 5 novembre 2011

L'importanza di avere Bersani

Spesso Simone negri pubblica sul suo blog degli articoli di politica nazionale che ci aiutano a comprendere i "dietro le quinte".
I questo caso ha pubblicato un articolo su Bersani che invito a leggere.

Sostenere Bersani per salvare il centrosinistra

Incredibilmente mi è capitato sentire PG Battista ripetere il solito stornello:"Purtroppo non c'è l'alternativa a Berlusconi".

Non ho mai condiviso questa espressione, al di là dei problemi del centrosinistra (che ci sono).
La prima domanda da porsi è "alternativa a che cosa?". Qual è stata infatti la portata di questo esecutivo? Se non penso allo scudo fiscale, a qualche legge ad personam sulla giustizia, alla retorica sulla sicurezza che ha partorito quattro soldati infreddoliti distribuiti a spot su vari chilometri quadrati di territorio, faccio fatica a ricordare altro. Ah no, ci sono anche le ronde e gli accordi con Gheddafi!
E allora, come si fa ad essere alternativi a tale nullità? Qualcuno pensa che il centrosinistra avrebbe potuto fare peggio? Io non credo. Anzi.
Precisato ciò, nessuno nega che ci sia più di qualche problema. Che nasce nel PD, ma che si estende inevitabilmente a tutta la coalizione (quale peraltro?).
In questo post mi interessa però descrivere come vengono rappresentati il Partito Democratico ed il centrosinistra dai principali mezzi di comunicazione e quale penso sia la posta in gioco.

Il postulato è quello di PG Battista, ossia che non deve esistere un'alternativa a Berlusconi (aggiungo oggi "di centrosinistra").
Perché ciò avvenga, bisogna rimarcare le differenze e le spaccature interne del Partito Democratico e la dialettica interna alla coalizione, per rievocare l'esercito messicano che fu l'Unione.
Inoltre bisogna far sì che si palesi l'assoluta mancanza di un leader che nell'ideologia contemporanea è indispensabile per condurre un Paese (siamo infatti tutti strabiliati dal carisma di Angela Merkel o dei monocordi primi ministri dei paesi scandinavi che ci hanno impressionato a tal punto da non ricordarne il nome...).
In tale modello viene anche il dubbio che l'esistenza stessa di un Partito nell'accezione novecentesca, strutturato e caratterizzato da un organizzato dibattito interno, possa guidare un Paese: secondo gli stessi ragionamenti la DC oggi non potrebbe governare per l'alto numero di correnti (peccato che nel bene o nel male siano andati avanti 50 anni).
Impossibile non ricordare i lunghi servizi del TG5 di poco più di un anno fa su Vendola! L'astro pugliese vincitore meritatamente nella sua terra anche grazie alle scelte errate telecomandate da D'Alema, venne proposto su scala nazionale e ne furono alimentate le ambizioni di leadership del centrosinistra. Il tutto a discapito del PD (che uscì con le ossa rotte anche dalle serie di primarie locali) e soprattutto di Pierluigi Bersani. Lo scopo era quello di indebolire il principale partito della coalizione, spaventando il cosiddetto elettorato moderato ed inquietando la cosiddetta componente centrista (già ad alto rischio sismico date le esternazioni a valanga di Veltroni).
In quel momento, l'establishment aveva ancora l'interesse a sostenere Berlusconi. Si pensava che bastasse agitare le acque dall'altra parte per poter continuare a dire "non c'è l'alternativa". Poi è arrivata la stagione delle amministrative, la grande vittoria di Pisapia a Milano, sono arrivati i referendum... il PD e il centrosinistra, complici le débâcle del Governo e il manifestarsi della crisi che evidentemente non "abbiamo affrontato meglio di altri", sono tornati a crescere nei sondaggi in maniera significativa.
Parallelamente, ha cominciato a farsi largo una nuova idea di centrodestra, ribattezzata "nuovo centro", che ha nella prolusione di un mese fa di Bagnasco un valido riferimento programmatico, nella Confindustria (e quindi nel Corriere) un blocco di riferimento e che vede nella Lega Nord un avversario, non un possibile alleato.
Intanto, durante l'estate, è scoppiato il caso Penati, capo della segreteria politica di Bersani. Basta ricordare il ruolo dell'ex Presidente della Provincia per alimentare la domanda semi-spontanea:"poteva Bersani non sapere?".
In autunno le ruspe del cantiere del "nuovo centro" si sono rimesse in moto e più recentemente i "poteri forti" hanno reso definitivo il distacco da Berlusconi. Purtroppo (si fa per dire) però a questo schieramento manca ancora un leader. Non vanno bene i vecchi Fini (osteggiato da buona parte del centrodestra per aver abbandonato il PDL) e Casini (lanciato nella corsa alla poltrona che fu di Napolitano). Dubbi pure sul continuo tira-e-molla di Montezemolo.
Si apre quindi un nuovo ed interessante orizzonte: Matteo Renzi. Il ragazzotto si è guadagnato la simpatia di "quelli che contano" grazie alla sua celebre esclamazione da stadio sull'accordo di Mirafiori "io sto con Marchionne", è l'uomo nuovo, giovane, liberista alla fiorentina, un pò spaccone ed è pure cattolico (non era presente quando il PD in consiglio comunale a Firenze votò l'istituzione di un registro delle ultime volontà - una specie di testamento biologico). Oggi, in un'intervista tutt'altro che interessante, Billy Costacurta ha detto che il Sindaco toscano è il nuovo Silvio Berlusconi. Credo abbia ragione. Ma, aggiungo io, senza il sogno del nuovo miracolo italiano.
L'operazione, chiaramente, va ben oltre Matteo Renzi.
Cercando di occupare posti al centro, un PD ancora più moderato e centrista (il P-DC) sarebbe l'oggetto dei desideri ed andrebbe a completare il quadro di una nuova e stabile compagine di Governo.
L'OPA sul PD servirebbe anche a ridurre la portata della Lega, che verrebbe isolata e resa inoffensiva. Pur tra i mille difetti di Bossi e soci, bisogna riconoscere che il Carroccio, ad eccezione delle forze dichiaratamente di sinistra, è l'unico partito a non risentire (almeno in epoca premaronita) dell'influsso dei "livelli intermedi" ma a rispondere direttamente dei brontolii della propria base elettorale. Sappiamo che anche per il Partito Democratico, benché in posizione di assoluta sudditanza, questo non è vero (e non mi riferisco solo ai sindacati...).
Stessa sorte, probabilmente, dovrebbe essere riservata a SEL e Italia dei Valori. In pratica, l'operazione Renzi, che come al solito risponde al consolidato intento di scombinare le carte in casa PD e mettere in difficoltà Bersani, mira pure a disarticolare il centrosinistra e modificare la natura del Partito Democratico.
Bersani (purtroppo) sempre timidamente ed anche per via del ruolo ricoperto, ha fatto intuire come la pensa presentandosi, in disaccordo con buona parte della dirigenza PD, al meeting di Vasto con Di Pietro e Vendola. Come a dire: di qui si parte, questo è il punto fermo, poi (eventualmente) il resto.
Questo, penso, è il sottile pericolo di cui molti non si sono accorti: se in eventuali primarie interne al Partito Democratico per la candidatura a primo ministro, Renzi dovesse prevalere, non esisterebbe più un centrosinistra in Italia. E' un problema che interroga, e fortemente, anche la sinistra, che non può pensare di stare alla finestra.
E, personificando il problema, non per stare al passo coi tempi, ma per rispondere alla realtà che stiamo vivendo, Pierluigi Bersani in questo momento, forse più per collocazione che per meriti, è il baluardo di quel modo di intendere il progressismo all'italiana che, fino ad ora, ha dato il là alle esperienze del centrosinistra di Governo in Italia (Ulivo e Unione).
Mi pare che Di Pietro e Vendola abbiano capito come stanno le cose. L'ex PM si è detto infatti pronto a sostenere Bersani in eventuali primarie. Vendola, invece , dopo aver attaccato Renzi bollandolo come "vecchio" e di "destra" ha sibillinamente aggiunto:
"E invece sento una sensibilità comune a quella di Pierluigi Bersani nella ricerca di quella giustizia sociale che deve essere il cuore di una politica di alternativa. Considero la querelle generazionale inappropriata, una maschera che nasconde le cose. Renzi è molto più giovane di me e di Bersani ma è molto più vecchio culturalmente e politicamente di me e di Bersani. Renzi è vecchio quanto è vecchia la rivoluzione liberista nel mondo".
Vedremo.

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