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martedì 25 agosto 2009

Omissioni ...

La rassegna stampa pubblicata sul sito istituzionale (ISTITUZIONALE) del Comune di Buccinasco riporta molti articoli relativi alle recenti determinazioni del Sindaco (ad esempio contro il fumo nei parchi), ma ha invece omesso di segnalare l'articolo che il Corriere della Sera ha dedicato nel Corriere della sera Milano, con ripresa IN PRIMA PAGINA della edizione nazionale, alla visita dello scrittore Frederick Forsyth a Buccinasco
Per i distratti, ecco il link: http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_20/thriller_cocaina_forsyth_buccinasco_376e1380-8d4f-11de-ac5b-00144f02aabc.shtml

4 commenti:

Franco Gatti ha detto...

Lo scrittore
Thriller sulla cocaina
Forsyth a Buccinasco
Sulla tangenziale Ovest alla ricerca della prigione della Sgarella. Il consiglio dell’Fbi: vai lì se vuoi capire la ’ndrangheta

Frederick Forsyth
MILANO — Una camminata nei campi lungo la tangenziale Ovest con l’afa che sof­foca e le zanzare. Sei, settecento metri su e giù alla ricerca di quel buco che 12 anni fa era la gabbia di una sequestrata. Alessandra Sgarella in questa tomba di terra e fango ci rimase per due mesi. Era l'inverno del 1997. Un inverno terribile. A guardare, a sentire l'odore di questa campagna che non sembra neanche Milano, c'è un signore di 70 anni, capelli grigi, un paio di pantaloni color sabbia. Osserva e cer­ca di capire, di immaginarsi cosa volesse di­re vivere in quella tana.

Frederick Forsyth è uno dei più celebri autori di spy story al mondo. Best seller, scritti con la maniacale ricerca del dettaglio. Qui, nel Ferragosto di Milano nei suoi 40 gradi percepiti, ce lo han­no spedito da Quantico gli investigatori del­­l’Fbi: «Vuole conoscere la 'ndrangheta? Be­ne, vada a Milano. E a Buccinasco». Il prossimo romanzo, altro best seller assi­curato, dicono che parlerà di cocaina. Di un traffico mondiale di polvere bianca partito dai narcos del cartello di Medellin e diretto in Europa. Ai calabresi di Milano. E lui, auto­re de Il giorno dello sciacallo , di Dossier Odessa , de L’afghano , a Milano tra i suoi cantieri in odore di ’ndrangheta, tra i locali sequestrati e le ville dei boss, ci ha passato quasi una settimana. Studiando. È stato dai carabinieri del Ros, ha parlato con i poliziot­ti della narcotici, con i magistrati. Ha osser­vato. Ha fatto domande, con calma. Ha avu­to risposte. A Buccinasco ci è finito lunedì pomerig­gio. Ha incontrato l’ex sindaco Maurizio Car­bonera. Uno che i padrini, suo malgrado, li ha conosciuti da vicino: proiettili spediti a casa, auto bruciate, tre croci lasciate in un parco alla vigilia del vo­to sul piano regolato­re. «Mister Carbonera, mi dica dov’è la ’ndran­gheta? ».

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Franco Gatti ha detto...

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E allora via, a cercare la buca della Sgarella, il garage di via Aldo Moro, 8 dove venne tenuto nel 1988 Cesare Casella, e anco­ra sotto al cavalcavia della tangenziale dove, quattro anni fa sbuca­rono due bazooka, che dovevano servire per far saltare in aria l’auto del magistrato antima­fia Alberto Nobili. Ma anche il tour, in auto con un traduttore e gli uomini della casa edi­trice Mondadori , per osservare le case confi­scate ai vecchi boss, ai Sergi, al temuto Anto­nio Papalia. E le nuove ville, quelle dei nipo­ti dei padrini cresciuti con identica spavalde­ria e immutato rispetto per le leggi dei clan. Di Antonio Papalia, 55 anni, in carcere da quasi vent’anni, si dice che tenga ancora le fila degli affari calabresi a Milano. Della città dove, per il sostituto procuratore della Dire­zione nazionale antimafia Enzo Macrì, le co­sche sono più forti che in Calabria. Perché è da qui che passa la droga. Lo scrittore britan­nico, prima ancora di finire al quartier gene­rale dell’Fbi, ha raccolto informazioni in Co­lombia. «I più grandi produttori sono qui, ma i trafficanti sono altrove. In Europa».

La strage di Duisburg di 2 anni fa ha sco­perchiato il velo, ha portato alla ribalta i cala­bresi con le loro leggi arcaiche e spietate. «Dicono che sia la mafia più pericolosa, una mafia di imprenditori, pastori, assassini, av­vocati e spacciatori. Davvero è l’emergenza del terzo millennio?», ha chiesto lo scrittore agli investigatori. «Abbiamo spiegato la struttura familistica delle cosche, il loro la­vorare sotto traccia. Il loro essere invisibili e invincibili», racconta un carabiniere del Rag­gruppamento operativo speciale. E allora via, in strada, per vedere da vici­no l’Ortomercato, i suoi capannoni stermi­nati e la torre con le vetrate a specchio. Qui c’era il covo di Salvatore Morabito, il nipote del capostipite del clan di Africo, ’u tiradrit­tu . E c’era anche un night aperto chissà co­me tra i banchi della verdura. Poi il bel palaz­zo di viale Brianza, 33, dove fino a pochi me­si fa si nascondeva Antonio, il figlio del boss Giuseppe Piromalli. E ancora i cantieri del nuovo Pirellone e della vecchia Fiera dove sta nascendo la Milano del futuro. Dove i bi­lici colmi di terra, un business a cui punta­no le cosche, fanno su e giù, verso i depositi dell’hinterland. Dove i nomi, le partite iva, rimandano alla Locride, a San Luca, a Platì. Ecco Buccinasco, quella che all’Fbi hanno de­finito ancora una volta la Platì del nord, per­ché ci finirono i boss al confino negli anni ’60. Qui, al tavolino di un bar chiacchierato, di un covo dei giovani rampolli delle fami­glie Barbaro e Papalia, Forsyth ha osservato i gesti, i volti, le camice rigorosamente bian­che e aperte fino al terzo bottone. Ha ascolta­to accenti incomprensibili, annotato con pa­zienza i gesti di questi giovani boss. Ragazzi da romanzo, i nuovi padrini della droga.

Cesare Giuzzi
20 agosto 2009

Franco Gatti ha detto...

anche Panorama ne parla:
http://blog.panorama.it/libri/2009/08/25/a-spasso-con-forsyth-parlando-di-mafia-cocaina-e-del-suo-prossimo-libro-italiano/


A spasso con Forsyth. Parlando di mafia, cocaina. E del suo prossimo libro “italiano”
redazione Martedì 25 Agosto 2009

Foto di Alberto Roveri - Testo di Giacomo Amadori e Gianluca Ferraris

L’epifania del celebrato scrittore avviene il 7 agosto. Via cavo: «Pronto… sono l’agente di Frederick Forsyth. Lui vorrebbe parlarle ». Il cronista, all’altro capo del telefono, pensa a un colpo di sole. Non ha mai incrociato il settantunenne romanziere inglese in vita sua, sa solo che ha scritto bestseller come Il giorno dello sciacallo (in classifica in Italia da 37 anni) e, se può aiutare, ha visto anche il film. Nient’altro. Ci deve essere un errore. L’agente si convince e contatta il suo principale. Poi torna alla carica: «No, mister Forsyth non si è sbagliato: sta scrivendo un libro sul traffico di cocaina e avrebbe bisogno di un aiuto per avere più informazioni sulla ’ndrangheta. Vorrebbe incontrare qualche investigatore, magari un magistrato».

Forsyth, il campione del giornalismo anglosassone, uno degli autori di spystory, più amati del pianeta, interessato alla ’ndrangheta calabrese? «Arriverebbe a Milano il 14 agosto». Il cronista solleva, con cortesia, un’obiezione: alla vigilia di Ferragosto a Milano non circolano nemmeno gli spacciatori. Conciliabolo con il romanziere e mozione accolta: vada per il 17 agosto. Non sono ammesse repliche, il piano di Forsyth giunge via email lunedì 10: arrivo in Mondadori alle 11.15, partenza da Linate alle ore 19. Esattamente sette giorni dopo, alle 11.15 ovviamente, appare nei corridoi di Panorama l’uomo da 45 milioni di copie vendute nel mondo: giacca blu, con una macchiolina bianca sul bavero, camicia rosa, pantaloni beige, valigia color cuoio con la combinazione (che non usa). Ha gli occhi azzurri liquidi e l’aria un po’ spaesata: «Ho lasciato Londra con lo stesso splendido sole che ho trovato qui e, visto che tornerò solo in serata, mi sto perdendo metà dell’estate britannica». Da accademia di humour inglese. Arguzia che non vacilla quando vede quale auto lo scorrazzerà nel tour nella Milano della ’ndrangheta: una Fiat 600 nera arrostita dalla canicola. L’abitacolo è una sauna. Lui, con aplomb, si siede al fianco del guidatore ed estrae il suo bloc-notes con la spirale. Prende appunti con un pennarello nero.

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Franco Gatti ha detto...

La prima tappa è Buccinasco, paesone nell’hinterland milanese, la cosiddetta Platì del Nord, in passato luogo di confino per gli ’ndranghetisti, oggi la loro terra promessa. «Bella, mi ricorda la campagna inglese» si stupisce lo scrittore, originario del Kent. È tutto in ordine… «A tutte le latitudini non si ruba a casa dei ladri» commenta Forsyth. Poi di fronte alle ville sequestrate ai boss e tappezzate di piastrelline anni Settanta ci ripensa: «Questi signori non hanno un gran gusto per le abitazioni. Certo non vivono nelle baracche dei contadini come Provenzano e Riina, ma le loro dimore non assomigliano alle ville hollywoodiane dei colleghi colombiani». Rimugina. Si capisce che le palazzine dei capi della ’ndrangheta lombarda gli hanno scombussolato i piani. «Per i boss calabresi avevo pensato a una location tipo villa di Scarface, ma dovrò ripiegare su qualcosa di più spartano».

I suoi accompagnatori gli spiegano che la ’ndrangheta è una mafia feroce e impermeabile ai pentimenti. «Mi sembra una mitizzazione» ribatte lui. «I calabresi secondo me sono malavitosi come gli altri». Durante il viaggio annota solo pochi nomi: Buccinasco, Corsico (il paese confinante), Lion’s bar (locale frequentato, secondo gli inquirenti, da diversi ‘ndranghetisti), For a king (un night), soppressata (traduce in italiano: salame piccante) e Naviglio. «In uno di questi canali vorrei farci galleggiare sino a Buccinasco qualche trafficante di droga». È l’ora dell’appuntamento con l’ex sindaco, Maurizio Carbonera: gli uomini dei clan gli hanno bruciato due auto e inviato minacce. Per la visita della cittadina Forsyth e il suo seguito trasbordano sulla Panda rossa del «mayor». Inizia un tour nelle campagne per visitare i luoghi dei sequestri degli anni Ottanta (da Alessandra Sgarella a Cesare Casella). Il sindaco indica pure dove sono stati rinvenuti alcuni bazooka; mostra con orgoglio i campi strappati al controllo della ’ndrangheta e convertiti in boschi e orti per pensionati.

Il tema non appassiona Forsyth che chiede di proseguire la chiacchierata in un bar, «davanti a una birra». La Panda rossa prosegue nella gimkana tra i campi per un altro quarto d’ora. Forsyth insiste per trovare un pub: «Campi e alberi» bofonchia. Finalmente, alle 13 in punto, lo scrittore è seduto al tavolino dell’unico locale aperto in zona. Non è certo l’Harry’s bar, ma può bastare. Con un ampio sorriso Forsyth domanda al cameriere «una birra media ». Poi si giustifica: «A colazione bevo caffè, ma non è più colazione». Regge l’alcol anche con 30 gradi all’ombra e non lo deve accompagnare con una piadina come i commensali. Dopo una sosta di una quarantina di minuti si riparte. Tappa successiva Milano, dove Forsyth ha appuntamento con i carabinieri del Ros. Vuole verificare con gli investigatori italiani la plausibilità dell’intreccio del suo prossimo libro. Nel tragitto verso la caserma di via Lamarmora confida come nascano i suoi romanzi: «Quando scrivo non amo prendermi pause. Non credo a quelli che stanno lì ad aspettare l’ispirazione (imita, con gestualità degna di Laurence Olivier, l’attesa della folgorazione, ndr). Scrivere è un lavoro come un altro».

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