IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

giovedì 7 gennaio 2010

Downshifting, downshifter

Downshifting: stile di vita mirante ad una maggiore semplicità.
Si esprime attraverso la scelta da parte di lavoratori bene integrati nel sistema, usualmente con redditi notevoli, di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (famiglia, relax, hobby, ecc.).
Downshifter: è colui sceglie una maggiore disponibilità di tempo libero al miraggio di possibili brillanti carriere professionali.


Il concetto del downshifting è anche oggetto di una mail dal titolo "Desiderio di una bambina" o "Danza lenta", che circola da alcuni anni, e che racccoglierebbe i desideri di una bambina malato di cancro.
Purtroppo in questo caso, oltre alla meritoria indicazione di dedicare più tempo ai propri cari, c'è la bufala di una presunta raccolta di fondi che potrebbe avvenire spammando il mail verso i propri contatti. (maggiori informazioni nei commenti).

Consiglio quindi, come sempre, di interrompere la catena di spam, salvandone eventualmente solo il valore "umano" ...

2 commenti:

Franco Gatti ha detto...

tratto da: http://www.pianetamamma.it/articoli-delle-mamme/downshifting-scegliere-di-guadagnare-meno-e-vivere-di-piu.html

Downshifting: scegliere di guadagnare meno e vivere di più
3 novembre 2009

Una parola nuova per l’Italia: downshifting. Ovvero la scelta di guadagnare meno, consumare meno e di conseguenza avere più tempo per i propri interessi, la famiglia e il relax, cambiando la propria vita in modo da abbandonare un lavoro a tempo pieno, spesso le città caotiche e lo stress che ne deriva.
Scambiare una carriera economicamente soddisfacente ma stressante con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante dal punto di vista personale, è un fenomeno che esiste già da tempo ma negli ultimi anni sta assumendo dimensioni sempre maggiori.
Il temine downshifting fu usato per la prima volta nel 1994 dal Trend Research Institute di New Nork per indicare il comportamento di persone che pur di avere maggior tempo a disposizione si dichiaravano pronte ad una riduzione, anche consistente, del loro stipendio. Sono soprattutto uomini, in possesso di laurea, già impiegati, di età maggiore ai 34 anni e residenti principalmente al nord, persone che attribuiscono sempre maggior valore alla qualità della vita e che vedono quindi sotto occhi diversi l’organizzazione del lavoro, consapevoli che la carriera ha perso il suo fascino, delusi dalla modernità e che hanno toccato con mano la grande illusione della tecnologia che sembrava dovesse liberarci dal lavoro e che invece di darci più tempo libero ce lo ha tolto. (fonte: http://employerbranding.blogspot.com/)

Ci racconta cosa si prova e perchè si arriva a questa decisione, chi ha fatto questa scelta da un giorno all'altro.

Cosa sta accadendo alla mia vita?
Il tempo.
Bisognerebbe avere una giornata di 48 ore per riuscire a conciliare tutto: fare bene la mamma, essere una moglie perfetta, una brava professionista, una buona amica, un'amante fantasiosa, una figlia premurosa…
Ho fatto i salti mortali per 35 anni. Ho bruciato tutte le tappe: a 23 anni ero sposata, a 27 divorziata, laurea, lavoro e carriera prima di tutto… e poi è arrivato Matteo e ora quelli che mi conoscono mi dicono che sono impazzita.
Ho tolto l’orologio, non timbro più il cartellino. Ho rivisto le mie priorità.
Qualcuno, usando il termine coniato dallo svedese Jörrgen Larsson, lo chiama downshifting: un cambiamento volontario e a lungo termine del proprio stile di vita, che, disinnescando l'equazione "il tempo è denaro", porta verso una ragionata "decrescita". Lavorare meno, guadagnare meno e consumare meno. Altri, invece, la chiamano "semplicità volontaria": vivere con poco ma meglio, in maniera più consapevole, preferendo la qualità alla quantità e dedicando il proprio tempo a se stessi e alle relazioni con gli altri.
... segue

Franco Gatti ha detto...

... Basta, quindi, con l’agenda fitta fino allo spasimo. Basta smanie irrefrenabili di carriera e stress da superlavoro. Basta sms scritti al volo risparmiando sulle vocali e sulla punteggiatura. E basta pure con le corse all'ultimo gadget tecnologico, o all'ennesimo paio di scarpe. Per poi tornare a casa e scoprire che lo shopping non dà la felicità.
Perché più hai e più vuoi avere più accumuli e più ti serve spazio e così via.
E’ un circolo vizioso, non finisce mai.
Matteo è stato la chiave di volta del mio cambiamento.

La nostra giornata si svolgeva così:
6:30: sveglia
7:30-9:00: traffico snervante per arrivare a scuola
9:30: ufficio di mamma
13:30: fine part-time
14:30: lavoro autonomo
18:00: uscita da scuola
19:00-19:30: casa
20:00: cena
21:00: nanna
E così era la mia vita da quando Matteo aveva 13 giorni. Ho lavorato in gravidanza fino ad 1 settimana prima di partorire, e ho ricominciato solo 13 giorni dopo aver partorito.
Per cosa?
Amo il mio lavoro, mi occupo di migliorare la qualità dei servizi scolastici per i bambini da zero a sei anni. Un lavoro di prestigio che mi dà grosse soddisfazioni.
Amo lo shopping, amo circondarmi di cose belle, amo viaggiare, frequentare ristoranti tipici, beauty farm e day spa.

Ho cambiato stile di vita quando Matteo ed io siamo stati malati contemporaneamente.
Perché quando Matteo sta male rimane coi nonni. Io non ho mai preso un giorno. Siamo stati a casa insieme per una intera settimana, la mattina ci svegliavamo con calma tra coccole e sorrisi, guardavamo pure un po’ di tv!!!
Poi giocavamo in salone aspettando le ore più calde per poter uscire a fare una passeggiata, una volta tornati a casa cucinavamo ciò che ci piaceva mangiare in quel momento, poi ninna, sveglia, giochi e tante coccole!!! Aspettare il papà che torna a casa dall’ufficio è stata una novità assoluta!!!

E quando è stato il momento di tornare alla routine quotidiana mi veniva da piangere. Che senso ha lavorare? Mio figlio ha 2 anni oggi, oggi ha bisogno di me.
E io cosa faccio per lui?
Mille interrogativi si sono susseguiti nella mia testa. Ho fatto 2 conti nelle mie tasche (mutuo da pagare, bollette e spese varie) e ho stabilito che, per vivere dignitosamente e godere appieno dei momenti meravigliosi con mio figlio, mi bastava lavorare meno della metà.
Ho lasciato il mio lavoro “sicuro”, ho abbandonato gli asili che seguivo da anni, ho tolto Matteo dal nido e ho tenuto solo alcune scuole con cui avevo firmato dei contratti “vantaggiosi”.
E tutto questo è accaduto da un giorno all’altro.

Nel giro di una settimana la mia vita è cambiata dalla notte al giorno.
E ho scoperto che per viaggiare esistono i siti internet in cui ci si scambiano le case, ho scoperto che esiste la settimana del baratto in cui puoi fare ciò che sai in cambio di ciò che ti serve, già compravo abitini usati sui siti internet e, a mia volta vendevo le cose che non usavo più. Avevo cominciato a preparare detersivi fai da te e a riciclare in maniera creativa ciò di cui non avevo bisogno.
Non so se tornerò mai ad essere una donna in carriera. Ma per il momento questa vita è la migliore possibile che posso offrire a mio figlio e a me stessa. E non me ne pento.

A cura della pedagogista dott.ssa Mariaelena La Banca