IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

sabato 16 marzo 2013

Gentile Padre Lombardi

Gentile Padre Lombardi
La voglio rassicurare.  Non sono un "elemento anticlericale della sinistra che attacca la Chiesa" (vedi sotto).
Ritengo però utile comprendere quale sia stato il rapporto tra l'attuale Papa Francesco, allora Jorge Bergoglio, ed i dittatori argentini. [Post Habemus Papam (1)]
Perchè la Chiesa è stata in passato troppo spesso  "vicina" ad alcuni regimi.
Ed io non voglio far parte di una Chiesa amica dei dittatori.
Non basta "chiaramente e fermamente negare" un fatto per far sì che i dubbi scompaiano. Lo stesso Cardinale Bergoglio da arcivescovo di Buenos Aires “chiese il perdono per la Chiesa, per non avere fatto abbastanza durante il periodo della dittatura”.  Allora forse (forse!?) parte della Chiesa non si era comportanta in modo onorevole ai tempi della dittatura..., lei stesso lo ha dichiarato (vedi sotto)..., perchè ora cambiare atteggiamento ed accusare anticlericalismo e di essere di sinistra chi pone dubbi?

Se può rassicurarla, avrei posto simili domande anche nel caso lo Spirito Santo avesse scelto un altro come Pontefice.

Se fosse stato eletto il Cardinale Scola avrei per esempio voluto capire qualche cosa di più sui suoi rapporti con l'ex presidente della Regione Lombardia Formigoni.(vedi sotto)
Perchè in passato la Chiesa è stata troppo spesso "vicina" a politici ed imprenditori disonesti.
Ed io non voglio far parte di una Chiesa che difende i disonesti in cambio di "favori".

Quindi, gentile padre Lombardi, la invito a ripensare a quanto ha scritto, prima di accusarmi.

Cordiali saluti
Franco Gatti



Vaticano nega silenzio Papa Francesco durante dittatura Argentina

venerdì 15 marzo 2013 15:07


ROMA (Reuters) - Il Vaticano nega in modo deciso le accuse, arrivate da alcuni critici, secondo le quali Papa Francesco sarebbe rimasto in silenzio quando il regime dittatoriale in Argentina perpetrava violazioni sistematiche dei diritti umani.

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha detto ai giornalisti che le accuse "devono essere chiaramente e fermamente negate" e ha aggiunto che "rivelano elementi anticlericali della sinistra usati per attaccare la Chiesa".

I critici di Jorge Bergoglio, che è stato arcivescovo di Buenos Aires, accusano il neo Papa di non aver protetto i preti che avevano sfidato la dittatura durante la 'sporca guerra' del 1976-1983 e di aver detto troppo poco sulla complicità della Chiesa durante il regime militare. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

venerdì, marzo 15th, 2013

Padre Lombardi: “Da vescovo di Buenos Aires, Bergoglio chiese scusa per il comportamento della Chiesa”


Padre Lombardi (Getty Images)
Jorge Mario Bergoglio, all’epoca della dittatura argentina a capo della comunità gesuita, non ha nulla a che vedere con i crimini commessi dai colonnelli guidati da Videla. Ad affermarlo, il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, nel briefing odierno con parole molto nette e chiare: Bergoglio “fece molto per proteggere la gente durante la dittatura” e una volta diventato arcivescovo di Buenos Aires “chiese il perdono per la Chiesa, per non avere fatto abbastanza durante il periodo della dittatura”.
Padre Lombardi ha poi proseguito attaccando gli attacchi di certa stampa argentina contro Papa Francesco I, sostenendo che le accuse relative al periodo della dittatura in Argentina, arrivano da “una sinistra anticlericale per attaccare la Chiesa e debbono essere respinte con decisione”. Quella in corso sarebbe dunque, secondo il portavoce della Sala Stampa del Vaticano, “una campagna ben nota e diffamatoria. Mai vi è stata un’accusa credibile nei suoi confronti, è stato interrogato come persona informata dei fatti ma mai gli è stato imputato nulla”.
Ha spiegato Lombardi: “L’accusa si riferisce al tempo in cui Bergoglio non era ancora vescovo, ma superiore dei Gesuiti in Argentina, e a due sacerdoti che sono stati rapiti e che lui non avrebbe protetto. Non vi è mai stata un’accusa concreta credibile nei suoi confronti. La Giustizia argentina lo ha interrogato una volta come persona informata sui fatti, ma non gli ha mai imputato nulla. Egli ha negato in modo documentato le accuse. Vi sono invece moltissime dichiarazioni che dimostrano quanto Bergoglio fece per proteggere molte persone nel tempo della dittatura militare”.




Formigoni al telefono: "Cl mi deve difendere
Il cardinale Scola ingrato con gli amici"

L'ex governatore cerca di organizzare una mobilitazione per difendere la propria immagine dopo l'inchiesta sullo scandalo Maugeri. E se la prende con la moglie di Simone Carla Vites: "Va fermata, è pazza".  "Bisognerebbe cercare
qualcuno fra gli amici cardinali, ma che non dicano troppe stronzate. Anche altri amici hanno evitato di sostenermi"
di EMILIO RANDACIO

MILANO - L'inchiesta giudiziaria, gli imbarazzi per le prime foto in vacanza in località da sogno. Le allusioni sulle amicizie e i favori dei faccendieri Simone e Daccò. Per difendere la propria immagine, Roberto Formigoni pretende la mobilitazione dei vertici di Comunione e liberazione. È lo spaccato che emerge dalle intercettazioni telefoniche disposte, nell'aprile scorso, dalla procura di Milano sull'ex governatore della Lombardia: chiamate a raccolta, consultazioni convulse, campagne stampa orchestrate a tavolino, interventi ad hoc per far tacere chi, come l'ex moglie di Antonio Simone, Carla Vites, ha accusato Formigoni di ipocrisia.

"Scola dubita di me"
Per capire meglio la cronistoria di questo affaire, bisogna partire dal 13 aprile scorso. Due mesi prima della formale iscrizione di Formigoni tra gli indagati di corruzione per lo scandalo Maugeri, a Milano finisce in manette Antonio Simone. Insieme a Pierangelo Daccò è considerato dalla procura il faccendiere che intermedia tangenti o "utilità" (70 milioni di euro in tutto) da girare in parte al governatore. L'impero formigoniano sembra vacillare anche sotto i colpi di critiche di alleati, compagni del movimento e uomini a lui tradizionalmente vicini. Emblematica la telefonata del 29 aprile con la sorella. Il governatore è in vacanza in Sardegna. E si sfoga. "La sorella - scrivono nel brogliaccio gli uomini della sezione di Pg della procura di Milano - commenta la durezza delle vicende di questi giorni sui giornali. Formigoni dice "magari a cercare degli amici cardinali che non dicano troppe str.... "". Il riferimento è diretto all'arcivescovo Angelo Scola. Due giorni prima, il porporato durante un convegno, incalzato sugli scandali scoppiati in Regione aveva detto: "Formigoni un buon cristiano? Chiedetelo a lui". Per tutti una presa di distanze che, al telefono, il governatore non perdona. "Formigoni si lamenta che il cardinale ha pensato solo a se stesso. Formigoni dice che lui gli amici li ha sempre difesi e cita la difesa fatta di Antonio Simone... Formigoni dice di essersela presa perché Scola ha dato il segnale di avere qualche dubbio su di lui. Poi i due si lamentano del fatto che il cardinale in pubblico prenda le distanze da Cl. Formigoni continua a lamentarsi che altri amici non lo hanno difeso".

"La Vites da abbattere"

Con una lettera al Corriere della Sera, il 19 aprile l'ex moglie di Antonio Simone, Carla Vites, si scaglia contro il governatore, raccontando cene lussuose e vacanze esotiche e accusandolo di rinnegare l'amicizia e la lunga frequentazione con la sua famiglia. L'attacco dall'interno di Cl sconcerta Formigoni. Parlando il giorno successivo con una donna, il governatore viene rassicurato che "un amico le ha consigliato (alla Vites, ndr) di andare via per un po', pare che accetti". Ma quando poco dopo si sparge la notizia che la consorte di Simone, in realtà, sarà ospite de l'Infedele di Gad Lerner, ai piani alti del Pirellone scatta il panico. Il 22 aprile, "Formigoni chiede a Piero se lui è amico di Carla, perché ha sentito che è stata invitata da Lerner". La polizia giudiziaria annota che Piero conferma e "Formigoni dice di verificare in incognito e di fargli sapere". Si mobilita anche il direttore di Tempi, Luigi Amicone, che alle 15 e 55 contatta Formigoni e gli conferma l'intervista, ma aggiunge di "non sapere cosa ha detto. Dice che l'ha accompagnata Perrone ma non ha presenziato ed è riuscito a convincerla a non andare in studio, ma a fare solo una registrazione". Quando tre ore dopo Formigoni viene messo al corrente del contenuto delle dichiarazioni della signora Vites, è furibondo, e chiama una donna, Anna Maria M., probabilmente anche lei di Cl, e sbotta. "La tua amica pazza impazza  -  esordisce Formigoni  -  si è fatta intervistare da Lerner... voleva andare là, qualcuno in extremis è riuscito a convincerla a non andare, a farsi intervistare". Avuta l'informazione, l'interlocutrice risponde sconsolata: "Oh, signur". E allora Formigoni è categorico: "Comunque quella lì o la si ferma o la si abbatte, non è che ci siano alternative, eh?".

Lo scudo di Cl
I vertici di Comunione e liberazione, dopo un incontro di preghiera a Rimini, studiano una controffensiva. Il 21 aprile Formigoni "chiede il numero di una giornalista dell'Ansa in modo che possa farla chiamare da qualcuno". La strategia è ben orchestrata. Formigoni per primo contatta Alberto Garocchio, ex consigliere comunale del Pdl, uomo da sempre di Cl. Il governatore "chiede di rilasciare dichiarazioni all'Ansa". Ma Formigoni va oltre, sembra voler dettare l'intervento. "Avverte che hanno affidato a questa dell'Ansa il compito di riportare notizie relative alle reazioni all'interno di Cl e suggerisce di dire che è stato politico e di essere stato uno dei primi allievi di Giussani". Non basta. Perché il messaggio sia ancora più chiaro, il governatore "dà delle direttive sugli argomenti da trattare: marginalmente Vites, il sostegno di Cl a Formigoni". Pochi minuti dopo la giornalista viene contattata puntualmente da Garocchio. E la stessa cosa succederà per Giancarlo Cesana, altro storico fondatore di Cl. Sul sito di Tempi, ancora oggi spicca proprio il suo intervento: "Cl non è una lobby, contro Formigoni un processo mediatico".

Cerca l'appoggio di Carron
Formigoni per essere sicuro, contatta anche il leader di Comunione e Liberazione, Juan Carron, che già aveva incontrato a Rimini, durante gli esercizi spirituali. Amicone, l'uomo più vicino al governatore, il 21 aprile a mezzogiorno chiede all'amico se "ha sentito stamane Carron". E il direttore di Tempi gli consiglia una nuova mossa per compattare intorno alla sua figura il livello più alto di Cl. "Allora Formigoni prende per la seconda volta penna in mano e fa parlare Carron attraverso gli appunti personalmente presi". Il 22 aprile, Formigoni vuole ringraziare il numero uno di Cl di persona, e a un interlocutore spiega "di avere un vecchio numero. L'interlocutore dice di mandare un messaggio a lui che glielo gira". "Caro Julian, voglio ringraziarti per gli esercizi e per tutto il tuo lavoro". Formigoni è soddisfatto delle risposte ricevute. "Sappi - continua - che in questi tre giorni tantissimi dei nostri sono venuti a salutarmi, abbracciarmi, incoraggiarmi: gente qualunque, preti, conosciuti e no. Era quello che mi aspettavo. Ma averlo vissuto è stato travolgente". E la chiosa finale: "Lode al Signore".
(16 marzo 2013)


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