IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

giovedì 21 marzo 2013

Vale a Bergamo. Ma forse anche nel resto della Lombardia ed a Buccinasco...

L'intervento
Cristiano Forte legge il risultato delle elezioni regionali lombarde: è come se il centrosinistra non avesse voluto affondare il colpo, nessuno slogan a sostegno di Ambrosoli, e soprattutto poca credibilità dopo anni e anni di sintonia con Comunione e liberazione.
Non ha vinto Maroni, ha perso il Pd, troppo vicino a Cl




Grillo, Berlusconi e Lega Nord. Questi i nomi dei vincitori delle recenti elezioni nazionali e regionali lombarde.
Su Grillo s’è già scritto tutto, Berlusconi è riuscito nell’impresa impossibile di rendersi indispensabile al governo del Paese, mentre la Lega ha raggiunto l’unico obiettivo che si era posta in questa campagna elettorale: far eleggere Maroni alla presidenza della regione Lombardia.
Ha perso la metà dei consensi a livello nazionale, ha un partito ridotto a brandelli a causa delle correnti interne, non riuscirà nemmeno a formare un gruppo parlamentare ma, date le premesse, di più non poteva fare.
Grande sconfitto il PD. Grande sconfitto a livello nazionale ma anche in regione Lombardia, dove aveva un’occasione unica per scalzare la corazzata PDL/Lega. Una corazzata malridotta, che in Regione ha dovuto dimettersi un paio d’anni prima della scadenza naturale e sulla quale era difficile scommettere considerati gli scandali di ogni tipo che l’avevano coinvolta a tutti i livelli, a partire dal presidente Formigoni, passando per il presidente del Consiglio e gli assessori, fino ad arrivare agli ultimi peones, semplici consiglieri regionali che in mancanza di opportunità più allettanti sono indagati per aver utilizzato i soldi del finanziamento pubblico per spese personali (dagli aperitivi ai pasticcini, ai computer, alle cartucce da caccia fino alle spese per i matrimoni di famiglia).
Non ha vinto Maroni, è il PD ad aver perso.
Ha perso a causa di una campagna elettorale moscia e di un risvolto politico di cui difficilmente si troverà traccia sulla stampa, tanto meno nelle analisi del voto di vittoriosi e sconfitti.
Partiamo dalla campagna elettorale, che ha lasciato campo libero al programma di Maroni, tutto racchiuso in quel “il 75% delle tasse dei Lombardi in Lombardia”. Un obiettivo irrealizzabile con la semplice conquista della Lombardia, chiunque mastichi minimamente di politica e conosca il funzionamento delle istituzioni lo sa bene, ma lo slogan ha fatto breccia.
Pochi spot ben distribuiti magari intitolati “Maroni casciaball” dove spiegare in 20 secondi perché la proposta di Maroni non sta in piedi, aggiungendo un paio di dichiarazioni in proposito degli esponenti di “Fratelli d’Italia” e “Grande sud”, alleati della Lega a livello nazionale, avrebbero reso l’idea di quanto l’obiettivo leghista fosse irrealistico. Si sarebbe scatenata una tempesta mediatica che avrebbe permesso di raggiungere buona parte degli elettori, con l’obiettivo di demolire l’unico obiettivo del programma leghista.
Invece niente.
A questo aggiungiamo l’assenza di punti qualificanti dal programma elettorale del centrosinistra. Non ricordo un solo slogan, anche solo uno, su un obiettivo della sinistra per la Lombardia, se non gli incessanti richiami all’onestà e alla pulizia; un po’ poco, soprattutto perché l’ultimo candidato di sinistra alla presidenza regionale, si parla di solo 3 anni fa, è stato quel Penati che da ex sindaco di Sesto S. Giovanni e presidente della provincia di Milano è accusato di una sfilza di reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, abuso d’ufficio).
Ma veniamo all’impronunciabile risvolto politico. Parlando di regione si parla soprattutto di sanità, che assorbe oltre 3/4 del bilancio regionale, e parlando di sanità si parla di Comunione e Liberazione. Rimandiamo l’approfondimento in proposito al libro “La lobby di Dio” del giornalista d’inchiestaFerruccio Pinotti, ampi stralci del quale sono consultabili sul sitohttp://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/18/tutti-gli-interessi-della-lob... La Lombardia ha ottenuto ottimi risultati in campo sanitario, anche se a caro prezzo per i portafogli dei cittadini lombardi, ma nel tempo la sanità lombarda ha subito un processo di degenerazione, come le recenti inchieste stanno documentando.
Un serio programma rinnovatore per la Lombardia non poteva prescindere da una profonda revisione di questo sistema, evitando di buttar via il bambino insieme all’acqua sporca, ma ponendo un argine alla voracità pubblica e privata che viene soddisfatta sulla pelle della gente.
E qui casca l’asino, cioè il PD.
Perché il PD sulla sanità non solo non ha mai effettuato un’opposizione seria in regione Lombardia, ma appare complice del sistema CL/Sanità Lombarda.
Leggo che qualcuno incolpa il segretario regionale PD Martina di questa situazione. Sin dai suoi esordi come segretario provinciale di Bergamo, Martina ha dimostrato vicinanza a CL, che garantiva buona stampa su L’Eco di Bergamo (la direzione di allora era targata CL. Oggi non più) e successivamente una buona messe di preferenze alle elezioni.
Martina non è però la causa, ma la conseguenza di una politica PD che da oltre 15 anni, tramite le cooperative rosse, ha stretto un’alleanza economica e strategica con CL, arrivando ad affermare conBersani (Meeting di Rimini del 2003) che “Se vuole rifondarsi, la sinistra deve partire dal retroterra di CL.
La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’800, il partito socialista arriva dopo, il partito comunista dopo ancora.
E i movimenti del Sessantotto sono tutti morti, solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più vicino alla base popolare, è lo stesso ideale che è alla base delle cooperative, un dare per educare”.
In parole povere l’allora ministro delle attività produttive e futuro segretario del partito erede del glorioso PCI, pur di consolidare i legami con CL non ha esitato a buttare nello sciacquone in un colpo solo socialismo, comunismo e sessantotto.
Con queste premesse come poteva il centrosinistra proporre un programma riformatore per la sanità, lombarda?
Come poteva affrontare in termini innovativi i temi del sociale, delle attività produttive, dell’agricoltura quando la longa manus di CL ne ha influenzato pesantemente le politiche regionali?
Come poteva fare una proposta che deve necessariamente passare attraverso un ridimensionamento di CL?
Come poteva proporsi di demolire i consolidati sistemi di potere nei quali esso stesso è invischiato?
Non poteva. E il risultato elettorale è venuto di conseguenza.
Chiudo offrendo ai dirigenti del centrosinistra uno spunto di riflessione: gli unici a denunciare la situazione della sanità lombarda sono stati quelli del Movimento 5 Stelle.
Cristiano Forte
Venerdì, 1 Marzo, 2013
 Autore: Redazione Berga...

1 commento:

Franco Gatti ha detto...

Ndr. L'articolo è del 1° Marzo. Ma è ancora MOLTO attuale...!