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giovedì 28 marzo 2013

Quando la pretesa "libertà di cura" può diventare uno spreco dei nostri soldi?

POLITICA E SANITÀ - Critiche sul caso Stamina dalle pagine di Nature

Mentre nel resto del mondo, le cliniche in cui si fa uso di terapie con cellule staminali di non provata efficacia, devono generalmente nascondere le proprie attività alle autorità sanitarie, in Italia ricevono un'approvazione ufficiale da un decreto ministeriale. È in questi termini che la rivista Nature pone la vicenda del metodo Stamina, pubblicando un articolo firmato da Alison Abbot, che segue le vicende europee e che lo assimila a un «nuovo caso Di Bella» sul quale il ministro Balduzzi ha preso una decisione che «ha fatto inorridire gli scienziati». Con il decreto del 21 marzo, il ministro ha di fatto concesso che negli ospedali pubblici si faccia uso del metodo che, nel 2012, l'Aifa aveva definito inadeguato in quanto «eseguito in condizioni caotiche, senza protocolli dettagliati né follow up sui pazienti» e perché ciò che viene iniettato nei malati «non è in alcun modo identificabile come cellule staminali». E aggiunge che l'unica sperimentazione resa pubblica, condotta presso l'ospedale Burlo Garofalo di Trieste, ha raccolto dati imprecisi e ha registrato il decesso di due bambini e nessun miglioramento negli altri. Il metodo Stamina, per detto di Davide Vannoni, presidente della Fondazione Stamina, nasce da una sua esperienza in Russia, dove ha assistito al successo dell'uso di staminali in un caso di paralisi facciale e ha in seguito, portato in Italia ricercatori russi e ucraini per sviluppare il metodo. Dopo vari spostamenti delle attività della Fondazione per trovare condizioni meno ostiche, il metodo Stamina è arrivato anche nei tribunali, dove alcuni giudici hanno ritenuto opportuno "ordinare" che venissero eseguite sui pazienti ricorrenti alle vie legali. Ed è proprio nell'ambito giuridico che Renato Balduzzi riporta la questione: «La decisione del governo di autorizzare la prosecuzione delle terapie» scrive in una nota «"ordinate" dai magistrati si è resa necessaria per ovviare a una discriminazione, frutto di autonomi pronunciamenti dei giudici» e ribadisce che al metodo Stamina, «nessun riconoscimento ufficiale è stato mai conferito». Ma, secondo Amedeo Santosuosso, magistrato e docente all'università di Pavia, tale riconoscimento, «è nelle parole del testo pubblicato, comunque le si interpreti, ed è per altro illusorio pensare che questo provvedimento risolva la discriminazione. Anzi la accentua poiché esclude tutte quelle persone che non hanno avviato la terapia e che ora protestano contro il decreto». E aggiunge: «Mancano inoltre i presupposti perché si invochi l'uso compassionevole del metodo che non ha prove scientifiche né dati di letteratura, criteri richiesti dal ministero per procedere. A meno che non si voglia sganciare l'uso compassionevole dal rigore scientifico, ma si aprirebbero le porte a qualsiasi terapia non dimostrata con conseguenze gravi sulle stesse persone che le richiedono».

Simona Zazzetta

Tratto da Doctor news 33 del 28 Marzo 2013

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