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giovedì 21 marzo 2013

Si indaga anche in Italia

Crisi marò, Latorre e Girone indagati dalla procura militare

Per "violata consegna e dispersione di armamento militare". Ma procuratore valuta trasmissione atti a procura ordinaria


Roma, 21 mar. (TMNews) - Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono indagati da circa un anno dalla procura militare della Repubblica per "violata consegna aggravata e dispersione di armamento militare". E' quanto si è appreso da fonti giudiziarie al termine di un pomeriggio trascorso nella sede della procura militare a Roma. I due marò italiani, accusati di omicidio dalle autorità indiane in relazione alla morte di due pescatori locali nel febbraio 2012, sono stati convocati dal procuratore Marco De Paolis, che però avrebbe interrogato solo Girone. Latorre sarebbe stato ascoltato una decina di giorni fa.

In particolare, il procuratore ha inteso verificare se, nell'esercizio delle loro funzioni, i due marò hanno rispettato le regole di ingaggio imposte ai nuclei di protezione armata sui mercantili a rischio di attacchi di pirateria e se hanno fatto un uso corretto delle armi in dotazione. Quanto alla "dispersione di armamento militare", invece, gli inquirenti hanno cercato di appurare se c'è stato abbandono di proiettili.

De Paolis - hanno riferito le fonti giudiziarie - starebbe ora valutando se trasmettere gli atti, per connessione, alla procura ordinaria di Roma, che indaga per un reato più grave, quello di omicidio volontario. Quest'ultima, tra l'altro, ha disposto oggi una perizia tecnica sulla strumentazione di bordo della Enrica Lexie, il mercantile sul quale Latorre e Girone erano impegnati in attività di contrasto alla pirateria. I due marò si trovano in Italia grazie a un permesso elettorale che scadrà il prossimo venerdì. Il governo italiano ha già reso noto che i due militari non faranno ritorno in India, una decisione che ha creato una crisi diplomatica tra i due paesi. La Corte Suprema indiana ha negato la piena immunità all'ambasciatore di Roma a Nuova Delhi, Daniele Mancini, che si era fatto garante del ritorno dei due marò. L'alta istanza indiana ha inoltre esteso fino a nuovo ordine il divieto imposto al diplomatico italiano di lasciare il paese.

L'Italia contesta duramente la posizione indiana, ritenendo il ritorno dei due marò in India "in contrasto con le nostre norme costituzionali" che prevedono il rispetto del giudice naturale precostituito per legge e il divieto di estradizione dei propri cittadini in paesi in cui vige la pena capitale per i reati contestati (art. 25, 26 e 111 della Costituzione). In sostanza, spiega a margine dell'interrogatorio di Latorre e Girone una fonte del governo italiano, la Corte Suprema indiana ha attribuito il giudizio a un tribunale speciale che non è stato ancora formato, dopo avere ritenuto "incompetente" la Corte del Kerala che aveva avviato le indagini.

Da parte sua l'Italia, che ha sempre avanzato la richiesta delle rogatorie ai giudici indiani, rimaste finora senza risposta, si è detta disponibile a un arbitrato internazionale. Ma anche in questo caso, fanno sapere le fonti, non è arrivata alcuna replica da Nuova Delhi. In ogni caso, trattenendo in Italia Latorre e Girone, il governo italiano ritiene di non avere violato alcun patto e considera "uan palese violazione della Convenzione di Vienna" la decisione dell'India di precludere all'ambasciatore Mancini la possibilità di lasciare il paese. Tanto più che, in tutti gli 'affidavit' (dichiarazioni scritte, ndr) consegnati dal diplomatico alle autorità indiane per ottenere la licenza per i due marò - si spiega - c'è sempre stata la postilla che "i militari sarebbero rientrati dalla licenza solo in funzione dei poteri costituzionali esistenti in Italia".

Int8

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