IO NON HO VOTATO PER MATTEO RENZI come SEGRETARIO PD (e neppure come PRESIDENTE DEL CONSIGLIO)

domenica 25 marzo 2012

Intervista a Rosy Bindi

Bindi: «Monti forte con operai e pensionati, debole su tv ed evasori»
di Ugo Magri - da La Stampa,  23/3/2012

Monti promette che verranno evitati abusi sui licenziamenti economici. Soddisfatta, onorevole Bindi?
«Il ministro Fornero sembra dire il contrario. Forse non ci si è ancora resi conto che si tratta di materia esplosiva e per il Pd molto molto delicata».

A questo punto?
«Noi avevamo lavorato per un accordo condiviso con tutte le parti sociali e fondato sul modello tedesco. Rivendichiamo la possibilità di lavorare in Parlamento per arrivare a quella soluzione. Nei licenziamenti per motivi economici è necessario che sia un magistrato a stabilire se ci vuole il reintegro o l'indennizzo. Ci sembrava un punto di mediazione importante. Non si capisce perché sia stato abbandonato, e soprattutto come mai l'abbia abbandonato il governo».

Ve l'aspettavate un professore così «tosto»?

«È esattamente tra le ragioni per cui gli abbiamo dato fiducia. Semmai la sorpresa sta nello scoprire un presidente del Consiglio fermissimo in alcune decisioni, non altrettanto in altre. Sull'articolo 18 la determinazione è la stessa che ci fu sulle pensioni; non mi sembra identica a quella vista sulle liberalizzazioni, sulle frequenze tivù, sulla lotta all'evasione fiscale...».

Cosa vi preoccupa, onorevole Bindi?
«I due pesi e le due misure. La mano debole con i forti, la mano forte con i deboli. Anche in campo sociale. Siccome le scelte da fare sono così dolorose e impegnative, si possono quantomeno spiegare agli italiani nella misura in cui davvero ci sia lotta alla precarietà e si applichi il principio dell'equità, sacrifici proporzionali per tutti. Io mi sono chiesta ad esempio come mai gli imprenditori non abbiano alzato le barricate contro una riforma delle pensioni che li obbligherà a tenere i lavoratori fino a 67 anni...».

Nutre sospetti?
«Non vorrei che la libertà di licenziare senza reintegro fosse l'arma offerta alle imprese per consentire loro di liberarsi del personale meno efficiente, soprattutto in relazione all'età... Sarebbe il massimo dell'ingratitudine verso una generazione che da 20 anni regge l'urto della crisi. Ma poi la vera domanda è: siamo sicuri che a fronte di tutto questo si ottenga più crescita?».

Ecco, appunto, siamo sicuri?
«Io nutro profondi dubbi. Anzi ho quasi delle certezze. Dal mio punto di vista dico che quelle sull'articolo 18 sono scelte sbagliate. Rischiano di avvitare ancora di più i meccanismi recessivi, di aggravare l'impoverimento delle fasce più deboli».

Monti è sicuro del contrario. Non si fida di lui?
«Si figuri se non sono disposta a interloquire con la competenza di questo presidente del Consiglio. La discontinuità c'è e si vede nella serietà, nel decoro, nelle persone perbene al governo, nel diverso clima tra le forze politiche. Però non possiamo pagare questa discontinuità con scelte che nel merito somiglino alle ricette del governo Berlusconi in risposta alla lettera Bce».

Forse qualcuno ha dimenticato che Monti è un liberale, per giunta all'antica...
«Io l'ho sempre saputo. E magari in Italia ci fosse stata una destra europea, liberale! Però il patto fondante di questo governo sta nell'affrontare la crisi attraverso la coesione sociale. Nel luglio 1993 Ciampi portò fuori l'Italia dal baratro attraverso un patto con le forze sindacali. E non era il capo dei comunisti, faccio notare, ma il governatore della Banca d'Italia».

Insomma, sull'articolo 18 il governo rischia o non rischia?
«Noi del Pd siamo assolutamente convinti di avere fatto la scelta giusta su Monti e su questo governo. Vogliamo rinnovarla fino alla scadenza naturale della legislatura. Chiediamo soltanto che si rispettino la dignità, la sensibilità, il punto di vista di tutte le forze politiche».

Ma avete lanciato un ultimatum...
«No, il rovescio: noi non accettiamo diktat. E nemmeno accettiamo questo accerchiamento dalle altre forze di governo. Chiediamo rispetto. Si faccia la fatica del dialogo parlamentare. Anche sull'articolo 18 si cerchino i punti di incontro, se davvero si vuole costruire per il futuro un bipolarismo meno muscolare e più civile, è l'occasione giusta».

Tratto da:  http://www.democraticidavvero.it/adon.pl?act=doc&doc=11618

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